Al tramonto, sulle spiagge umide e calde del mar Tirreno e del mar Ligure, dell’Adriatico e dello Jonio abbandonate dai bagnanti, i pescatori si avviano con gli arnesi verso le loro barche. Si accendono le lampare: il «battello guardiano» è il primo a scendere in acqua. Poi c’è l’imbarcazione più grossa con l’equipaggio e la rete
Al largo si fermano, una vicino all’altra. Gettata la rete, si aspetta alla luce gialla della lampara.
Qualcuno sostiene che lampara in origine non era il nome della barca e neppure della lampada, ma della rete. Viene disposta a cerchio, è tenuta a galla dai sugheri. Poi vengono tirate le due bande e insieme sollevata la parte bassa, il «letto»: tutto il pesce finisce nel cappuccio. Fu inventata, sembra, a Napoli dal pescatore Matteo di Gregorio intorno al 1830 e per molto tempo la si usò senza lampada.
Poi ci si rese conto che la pesca si raddoppiava, attirando i pesci con una luce: e il sistema si diffuse fra i pescatori di tutta l’Italia, poi della Francia e della Spagna.
Al ritorno sono i vecchi a preparare le cassette per il mercato. È appena passata l’alba. Fra poco sulla piazza cominceranno le voci stridule dei venditori: per chi è andato con la lampara, comincia il riposo.