Autunno
Piove sui campi e i colli. Era l’estate
ieri, una bella e grande estate. Ed ecco:
ha mutato stagione all’improvviso.
È pianto quel che fu ieri sorriso
del mondo. In cielo ininterrotte lente
vanno le nubi; dicono un’estate,
una gioia finita.
Dove andò la tua vita,
con tutte le sue pene,
con la grazia arridente,
con le ore serene?
Antichissima oscura
la città dalle lunghe erte ti appare.
All’orizzonte un mare
trema d’acque? O ti trema agli occhi il pianto?
Ch’io giungessi, che accanto
io, non atteso, ti giungessi? Ieri
era la bella estate, oggi diversa
delle cose è l’immagine. E i pensieri
vanno ai soli nel mondo, ai prigionieri,
ai marinai nostalgici,
all’avversa fortuna. E il cor, pure, lo sente.
Firenze, 1906
Pubblicando questi versi scritti cinquanta anni or sono e in cui è dato cogliere quasi alla sua origine l’inconfondibile accento che anima da una pagina all’altra il Canzoniere del poeta triestino, intendiamo rendere un omaggio del tutto insolito ai nostri lettori e, insieme, alla voce poetico che ha costantemente accompagnato sin dall’inizio il cammino del nostro secolo. Dopo il libro Uccelli-Quasi un racconto, edito da Mondadori nel 1952, questa voce tace. Ma il lettore fedele, tra le molte definizioni della propria poesia che Saba ha dato anche in versi, sceglie oggi quella della quercia che «antica resiste allo sfacelo» e ne trae un augurio per l’uomo.