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Vecchio Brasile

1˚ cronista: PERO VAZ CAMINHA

 

La scoperta

Seguimmo di lungo il nostro cammino per questo mare

Sino all’ottava di Pasqua

C’imbattemmo in uccelli

E udimmo vista di terra

 

I selvaggi

Mostrarono loro una gallina

Quasi avevano paura d’essa

E non volevano metterci la mano

E dopo l’afferrarono come spaventati

 

Fanciulle

Erano tre o quattro fanciulle molto bambine

Con i capelli molto neri per le spalle

E le vergogne loro molto in sù e molto golosette

Che noi benone occhieggiammo

Senza alcuna vergogna

 

2˚ cronista: GANDAVO

Ospitalità

Perché tale è la terra stessa

E tanto favorevole a chi la cerca

Tutti alberga e invita

 

Corografia

Ha la forma di un’arpa

Confina con le altissime terre delle Ande

E con falde del Perù

Le quali sono tanto superbe in cima alla terra

Che le passano gli uccelli a fatica, si dice

 

Salubrità

L’essere essa tanto salutifera e libera da infermità

Procede dai venti che si incrociano in essa

E come tutti procedono dalla parte del mare

Giungono tanto puliti e vaporosi

Che non solamente non danneggiano

Ma ricreano e accrescono l’umana vita

 

Sistema idrografico

Le fonti che ha nella terra sono infinite

Le cui acque l’acqua fanno crescere

A molti fiumi molto grandi che per questa costa

Così dal lato del Nord come da Oriente

Entrano nel mare oceano

 

Paese dell’oro

Tutti vi trovano da campare

E nessun povero va per le porte

A mendicare come in codesti Regni

 

 

Natura morta

Queste frutta le chiamano Ananasse

Quando sono mature hanno odore soave

Per condirne la tagliada[1] le riducono a raspatura

Così le mangiano

E per esse gli abitanti fanno più

Avendole in maggiore stima

Che per qualsiasi altro pomo della terra

 

Ricchezze naturali

Molti metalli cetrioli melagrane e fichi

Di molte caste

Cedri limoni e arance

Un’infinità

Molte canne da zucchero

Infinito cotone

In queste nostre capitanie

C’è anche molto pàu brasil[2]

 

Festa della stirpe

Un certo animale lo trovi anche da queste parti

Che chiamano Pigrizia[3]

Gli scende una gran chioma dalla nuca

E si muove con passo tanto tardo

Che anche se andasse per quindici giorni senza mai fermarsi

Non coprirebbe la distanza di un sasso tirato

 

3˚ cronista: IL CAPPUCCINO D’ABBEVILLE

La moda

Le donne non hanno affatto il labbro bucato

Ma in compenso

Hanno le orecchie bucate

E si stimano tanto valenti

Con delle ruotelle di legno dentro i buchi

Quanto le donne di per di qua

Con quelle grosse perle e quei ricchi diamanti

 

Il paese

C’è una fontana

Nel bel mezzo

Speciale per bellezza

E per la bontà

D’acque vive e chiarissime

Che da quella sprizzano

E guizzano in mare

Essendo attorniata

Da palmizi guaiacchi mirti

Sui quali si possono vedere

Bertucce e macacchi

 

4˚ cronista: FRA VICENTE DO SALVADOR

 

Paesaggio

Coltivansi palme di grossi cocco

Principalmente in vista al mare

 

Gli uccelli

Ci sono aquile della macchia

E femmine di struzzo grandi quanto quelle d’Affrica

Talune bianche e le altre

Con nella trama delle piume il nero

Con un’ala levata in alto

A guisa di vela latina

Corrono con il vento

 

Amore di nemica

Visto che taluna

Per l’amore che gli porta

Scioglie persino il preso

E se ne va seco lui per le sue terre

 

Prosperità di San Paulo

Questa villa

Circondano quattro accampamenti di indigeni amici

Che i padri della compagnia addottrinano

E fuori c’è molta altra gente

Che esce ogni giorno dalla macchia

 

 

5˚ cronista: FERNAO DIAS PAES

 

Biglietto

Partirò

Con quaranta uomini bianchi in più di me

Di mio figlio

Di quattro truppe di mozzi miei

Gente che paga lo scotto con polvere e piombo

Vossignoria consideri

Che questo scoprimento

Merita considerazione a livello del molto rendimento

Anche smeraldi

 

6˚ cronista: FRA MANOEL CALADO

 

Il paradiso terrestre

Le donne impazziscono

Costano tanto

E non s’accontentano di taffetà

Di tante gioie s’adornano

Che sembra sulla loro testa e sul collo

Piovere perle rubini diamanti

Tutto qui finisce in delizie

E questa terra sembra

Il ritratto del paradiso terrestre

 

Ultimo cronista: IL TRADUTTORE

(Giuseppe Ungaretti)

 

Boschetti di cahusù

Come in tutte le parti del Matto Grosso

L’angico vi abbonda

E già si vedono alcuni piedi di sapindo

Libarò dei guaranì

E boschetti qua e là di rado di cahusù

Un albero di fusto dritto e alto

Di scorza ambigua

È caro ai cambebà

Va sorreggendo una cupola lucida

La scorgi di lontano

Di fitte foglie a tre per tre

Ma troppo verdi

Con la sua gomma

Quegli Indi fanno bottiglie e otri

La forma degli oggetti appare arcadica

Ai portoghesi fa chiamare

Una sì altiera pianta seringueira

E seringa è la gomma

E chi la va estraendo è il seringueiro

E un seringal è lo strano boschetto

Straordinario a vero dire e bello

 

OSWALD DE ANDRADE

 

Commiato

Le cose sono

Le cose vengono

Le cose vanno

Le cose

Vanno e vengono

Non invano

Le ore

Vanno e vengono

Non invano

 

 

 

[1] Talhada: dolce di farina di mandioca.

[2] Brasil: pianta leguminosa (Caesalpinia echinata). Poiché è albero abbondante nelle foreste del litorale, e dà il pàu-brasil (legno-brasile) – un legno rosso da tintura ch’era il principale articolo d’esportazione della regione nel Cinquecento – alla Terra de Santa Cruz è rimasto il suo nome.

[3] Preguiça: è il bradipo.