{"id":982,"date":"1952-04-10T16:02:06","date_gmt":"1952-04-10T16:02:06","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=982"},"modified":"2020-01-20T08:44:54","modified_gmt":"2020-01-20T08:44:54","slug":"lolimpiade-di-zeno-colo","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/lolimpiade-di-zeno-colo\/","title":{"rendered":"L\u2019olimpiade di Zeno Col\u00f2"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1298,"template":"","categories":[],"tags":[18],"class_list":["post-982","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-sport"],"acf":{"edizione":"N.2, 1952","autore":[{"ID":316,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 09:13:19","post_date_gmt":"2019-04-09 09:13:19","post_content":"Giornalista e scrittore (1921-2013), Rolando \u00abRolly\u00bb Marchi esordisce come cronista sportivo alla fine degli anni Trenta. Appassionato di sci e alpinismo, inizia a seguire i Giochi olimpici invernali nel 1936, svolgendo l\u2019attivit\u00e0 di corrispondente per varie testate fino al 2006. Nel 1957, insieme all\u2019alpinista Gigi Panei e a Mike Bongiorno, \u00e8 fra i creatori del Trofeo Topolino di sci alpino e, nel 1959, del Club dei 100 all\u2019ora del KL a Courmayeur. Come scalatore e alpinista partecipa a diverse imprese insieme a Dino Buzzati, Walter Bonatti e Reinhold Messner. Finalista al premio Campiello con il romanzo Ride la luna (1979), dal 1991 \u00e8 direttore del semestrale \u00abLa Buona Neve\u00bb, di cui \u00e8 anche fondatore.","post_title":"Rolando Marchi","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"rolando-marchi","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 09:13:19","post_modified_gmt":"2019-04-09 09:13:19","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=316","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Il giorno 27 febbraio un quadrimotore scaric\u00f2 alla Malpensa gli atleti italiani che ritornavano da Oslo. Giornalisti, fotografi, autorit\u00e0 sportive e un considerevole numero di appassionati, quanti mai si erano incontrati in altre occasioni, erano all\u2019aeroporto in quel soleggiato pomeriggio invernale. <em>Quid novi<\/em>? Per la prima volta nella storia dello sci italiano un atleta \u00abazzurro\u00bb aveva riportato in Italia una medaglia d\u2019oro. Zeno Col\u00f2 il suo nome.<\/p>\n<p>Un mese avanti, prima cio\u00e8 di lasciare, dallo stesso aeroporto, l\u2019Italia, il campione abetonese dichiar\u00f2 al radiocronista che gli chiese qualche dichiarazione: \u00abMi sento bene, far\u00f2 di tutto per conquistare una medaglia d\u2019oro\u00bb. Una dichiarazione schematica, scarna, come in genere ogni manifestazione dell\u2019atleta toscano, che non soddisf\u00f2 chi si aspettava una lunga chiacchierata. Ma ben importante invece. Il campione italiano sentiva, in quel momento, di poter dire la sua. La Sesta olimpiade invernale pu\u00f2 dunque essere, per noi italiani, identificata come \u00abl\u2019olimpiade di Zeno Col\u00f2\u00bb. Anche se altri nostri atleti hanno in essa conseguito considerevoli risultati.<\/p>\n<p>Un\u2019autorevole personalit\u00e0 sportiva disse che i risultati di un\u2019olimpiade possono essere confrontati \u00absoltanto\u00bb con quelli di un\u2019altra olimpiade. E in effetti l\u2019affermazione \u00e8 delle pi\u00f9 esatte. Abbiamo visto a Oslo quale tensione nervosa governava la vita quotidiana di ognuno, accompagnatori compresi. L\u2019olimpiade arriva (salvo guerre) ogni quattro anni, e se un\u2019atleta ne manca una, non ha certo molte speranze di rifarsi nelle successive.<\/p>\n<p>[&#8230;] Facciamo dunque brevemente il punto della situazione. Per la prima volta nella storia dello sci le Olimpiadi sono state disputate nel paese che \u00abvanta\u00bb l\u2019invenzione dello sci. E la capitale, Oslo, ha offerto agli atleti di tutto il mondo gli stadi, le piste, il ghiaccio, i trampolini per la quasi totalit\u00e0 delle competizioni. Un piccolo centro al Nord, Norefjell il suo nome, ha radunato invece fra i suoi abeti, lungo le sue veloci discese, i campioni della \u00ablibera\u00bb e dello \u00abslalom gigante\u00bb. Qui appunto \u00e8 nato il capolavoro di Zeno Col\u00f2, come pure l\u2019affermazione di Giuliana Minuzzo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1300\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/olimpiade_zeno_colo_01.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/olimpiade_zeno_colo_01.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/olimpiade_zeno_colo_01-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/>Le Olimpiadi norvegesi hanno insegnato che in quattro anni la situazione pu\u00f2 ampiamente mutare. Travolti i francesi in ogni specialit\u00e0, sono ricomparsi, sempre pi\u00f9 temibili, gli austriaci; i norvegesi hanno ritrovato in Stein Eriksen, perfetto atleta, il loro nuovo \u00aberoe nazionale\u00bb (fu definito il primo atleta di Norvegia), l\u2019Italia ha vinto la prima medaglia d\u2019oro. In campo femminile l\u2019America ha detto una parola in pi\u00f9 con la doppietta della fuoriclasse Andrea Mead Lawrence, mentre l\u2019Austria, vincendo una gara con la Jochum-Beiser, ha continuato la sua ottima tradizione. Collettivamente sono balzate su un piano elevato le forti discesiste di Germania che, presenti lass\u00f9 in numero di otto, hanno indicato di possedere una media atletica di prima fattura.<\/p>\n<p>Gli svizzeri, che si sono presentati con un materiale umano completamente rinnovato, hanno esibito individualit\u00e0 notevoli. Particolarmente in Fredy Rubi e nella tarchiata Berthod.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, dicevamo, ha vinto comunque la prima medaglia d\u2019oro. Zeno Col\u00f2 gi\u00e0 conosceva la pista di Norefjell dallo scorso inverno.<\/p>\n<p>Ma in quali mutate condizioni si \u00e8 ripresentata essa quest\u2019anno! Sterpi, sassi, lastre di ghiaccio, gobbe, un susseguirsi di difficolt\u00e0 che non concedevano all\u2019atleta un attimo di \u00abrespiro\u00bb. Il nostro campione comunque fin dal suo arrivo cap\u00ec che quella pista poteva essere la \u00absua\u00bb pista, e cerc\u00f2 di farla del tutto sua studiandola con uno scrupolo e una continuit\u00e0 che a taluno parve fin eccessiva. I suoi avversari pi\u00f9 pericolosi erano Eriksen, che sarebbe partito con il morale alle stelle per la gi\u00e0 acquisita vittoria nel \u00abgigante\u00bb, e i quattro austriaci, che avrebbero affrontato le picchiate di Norefjell con il sistema dell\u2019\u00ab<em>entweder&#8230; oder<\/em>\u00bb (o la va o la spacca!) pur di ottenere una medaglia d\u2019oro. Non dimentichiamo che gli austriaci, pur disponendo del pi\u00f9 formidabile complesso atletico, non avevano, prima di Oslo dal dopoguerra, vinto ancora una classica internazionale. Ma l\u2019atleta italiano, perfetto padrone della sua coscienza, ha vinto in maniera nettissima (l\u20192\u201d di distacco dal secondo) e indiscutibile: Zeno Col\u00f2 ha dimostrato con questo suo ennesimo successo di essere il campione che, con gli sci ai piedi, \u00e8 riuscito a fare del coraggio una scienza.<\/p>\n<p>[&#8230;] Che altro? Pattinaggio, bob, ancora sci? Nessun\u2019altra possibilit\u00e0, all\u2019infuori della staffetta, era concessa ai nostri atleti. Pi\u00f9 che modesta l\u2019esibizione dei nostri pattinatori sull\u2019anello del Bislet e non oltre la mediocrit\u00e0 quella dei bobbisti, peraltro presentatisi in Norvegia con l\u2019attenuante (\u00abimportantissima\u00bb!) della mancanza di allenamento. La staffetta, fortuna con noi una buona volta, avrebbe potuto ridarci quella supremazia centro-europea che era nostro vanto fino al 1941. Ma una cattiva sciolinatura (in questo caso autenticissima) del generoso De Florian compromise irrimediabilmente ogni nostra possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sulla pista di Holmenkollen i nostri tecnici imprecavano alla mala sorte, mentre le Olimpiadi stavano per concludersi. Pur essendo in realt\u00e0 essi molto felici per la grande vittoria di Col\u00f2 e per le buone affermazioni degli altri atleti.\u00a0 L\u2019Italia aveva finalmente conosciuto la strada della vittoria.<\/p>\n"}],"custom_sticky":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/982","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1298"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=982"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=982"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=982"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}