{"id":960,"date":"1966-01-10T15:46:23","date_gmt":"1966-01-10T15:46:23","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=960"},"modified":"2019-05-13T09:00:35","modified_gmt":"2019-05-13T09:00:35","slug":"partiamo-da-zero","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/partiamo-da-zero\/","title":{"rendered":"Partiamo da zero"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1383,"template":"","categories":[],"tags":[24],"class_list":["post-960","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-societa-costumi-e-stili-di-vita"],"acf":{"edizione":"N.1, 1966","autore":[{"ID":106,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:54:26","post_date_gmt":"2019-04-08 14:54:26","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Giornalista e ambientalista (1921-1996), fratello di Camilla Cederna e padre dell\u2019attore Giuseppe. Dopo la laurea in archeologia classica inizia a occuparsi di problemi urbanistici, organizzando campagne per la tutela e la salvaguardia del territorio e del patrimonio italiano. Giornalista per il settimanale \u00abIl Mondo\u00bb, collabora con \u00abAbitare\u00bb, \u00abIl Corriere della Sera\u00bb, \u00abla Repubblica\u00bb e \u00abL\u2019Espresso\u00bb. La sua carriera politica inizia nel 1955, anno in cui \u00e8 tra i fondatori di Italia Nostra; segue l\u2019incarico in Parlamento fra il 1987 e il 1992 come deputato della Sinistra indipendente. Tra le sue opere: <em>I vandali in casa<\/em> (1956); <em>Mirabilia urbis<\/em> (1965); <em>Mussolini urbanista<\/em> (1979); <em>Brandelli d\u2019Italia. Come distruggere il Bel Paese<\/em> (1991).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Antonio Cederna","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"antonio-cederna","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:54:30","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:54:30","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=106","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Un recente giudizio espresso da una rivista tedesca, \u00abBauwelt\u00bb, sintetizza assai bene l\u2019allarme degli stranieri di fronte all\u2019irresistibile degradazione del nostro patrimonio storico, artistico, paesistico e naturale, in corso da decenni.<\/p>\n<p>In Italia, ha scritto G.R. Hocke, \u00abnon si pu\u00f2 parlare ancora di difesa dei monumenti in senso sistematico, perch\u00e9 non ne esiste neppure un elenco completo\u00bb: \u00e8 vero che la \u00abbrutale offensiva del cemento armato ha subito una sosta, ma gli speculatori si sono arrestati solo a causa della congiuntura economica\u00bb. [&#8230;] Nel frattempo decadono monumenti storici di ogni specie e si degradano anche, in modo vergognoso, ambienti insigni, di valore artistico inestimabile [&#8230;].<\/p>\n<p>Si tratta di una vera e propria forma di incoscienza pubblica. \u00abL\u2019Italia \u2013 prosegue l\u2019articolista \u2013 che \u00e8 uno dei Paesi che incassa la maggior quantit\u00e0 di valuta d\u2019oro proprio per il turismo estero\u00bb (oltre 600 miliardi l\u2019anno), \u00abspende per il suo patrimonio storico e artistico la somma irrisoria di 2 miliardi\u00bb, meno della Spagna, Paese assai pi\u00f9 povero. [&#8230;] Addirittura sorprendente \u00e8 l\u2019indifferenza degli uomini politici, pronti a magnificare a parole le bellezze nazionali, ma che \u00abtrascurano completamente nei loro discorsi un problema che per l\u2019Italia \u00e8 addirittura vitale\u00bb: in sostanza, i politici italiani \u00abmancano del <em>senso del tragico<\/em> che dovrebbero sentire per la distruzione di uno dei pi\u00f9 bei Paesi d\u2019Europa\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1386 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174849\/partiamo_da_zero_002.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174849\/partiamo_da_zero_002.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174849\/partiamo_da_zero_002-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Sarebbe autentica carit\u00e0 di patria collezionare ogni denuncia, ogni protesta, ogni sintomo di delusione da parte degli stranieri, per quanto riguarda il disfacimento di quello che un tempo era considerato il Giardino d\u2019Europa e il Paese dell\u2019Arte. Possiamo appena ricordare [&#8230;] l\u2019intervento dei docenti universitari italiani, i quali, \u00aballarmati per le quotidiane offese arrecate alle citt\u00e0 e al paesaggio italiano\u00bb, richiamarono nel 1962 il ministro della Pubblica Istruzione all\u2019urgente, \u00abassoluta necessit\u00e0 di opporsi, con ogni mezzo e contro qualsiasi pressione di interessi estranei, a una situazione che provoca giorno per giorno un accrescimento dei gi\u00e0 gravissimi danni arrecati al Paese\u00bb. N\u00e9 va dimenticato il voto della commissione italiana dell\u2019unesco del 1963, col quale, mentre si condivideva \u00abil senso di vivissima preoccupazione manifestato sempre pi\u00f9 intensamente negli ambienti culturali anche internazionali per i danni gi\u00e0 verificatisi e per quelli che, con ormai drammatica evidenza, minacciano un immenso e insostituibile patrimonio di cultura\u00bb, si rivolgeva una \u00abviva raccomandazione al governo della Repubblica Italiana, perch\u00e9 voglia adottare, con l\u2019urgenza richiesta dalla gravit\u00e0 della situazione, i pi\u00f9 idonei provvedimenti di sua competenza\u00bb.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 stato persino, nello stesso anno, un pronunciamento di funzionari delle Soprintendenze i quali, definita \u00abgravissima la situazione in cui versa il patrimonio archeologico, artistico e paesistico della nazione\u00bb, proclamavano \u00abl\u2019impossibilit\u00e0 di svolgere nelle attuali condizioni un\u2019azione efficace per la tutela e la divulgazione del patrimonio ad essi affidato\u00bb, minacciando addirittura le dimissioni e uno sciopero generale, con chiusura di musei, scavi, gallerie, ecc.<\/p>\n<p>Questa \u00e8, in breve, l\u2019opinione degli stranieri, della cultura universitaria, delle organizzazioni internazionali, degli stessi funzionari preposti alla tutela: occorre per\u00f2 dire subito che non si tratta solo, come vorrebbero alcuni, di mancanza di fondi, di insufficienza di personale, di inadeguatezza delle leggi esistenti. Sappiamo che i fondi si trovano sempre per iniziative inutili, retoriche, dannose; sappiamo che troppi funzionari sono inferiori al loro compito, e quanto alle leggi esistenti, anche quel poco di buono che esse contengono non viene di regola mai applicato. Il problema \u00e8 pi\u00f9 generale, e consiste nell\u2019arretratezza culturale della nostra societ\u00e0, nella sua incapacit\u00e0 di intendere l\u2019importanza della posta in gioco, nell\u2019assenza di volont\u00e0 politica, anzi di una vera politica moderna per la conservazione di quanto la storia ha avuto il torto di lasciarci in eredit\u00e0. Questo \u00e8 soprattutto evidente se appena consideriamo i due aspetti pi\u00f9 gravi della situazione: la distruzione dei centri storici, la distruzione del paesaggio e della natura. Per i centri storici delle nostre citt\u00e0 si part\u00ec col piede sbagliato subito nell\u2019immediato dopoguerra, quando, in omaggio al senso comune e in assenza di principi urbanistici da parte degli amministratori e dell\u2019opinione pubblica, si pretese, come ai tempi fascisti (e con la stessa fiducia dei medici di Moli\u00e8re nei clisteri e nei salassi), di \u00abadeguare\u00bb il nucleo antico della citt\u00e0 alla \u00abvita moderna\u00bb semplicisticamente per via di sventramenti o di ricostruzioni intensive. I risultati immediati furono l\u2019obbrobrio di via della Conciliazione a Roma (1950), compimento della tabula rasa degli anni trenta, e la ricostruzione di Por Santa Maria a Firenze, dopo le distruzioni della guerra: il caso pi\u00f9 clamoroso fu tuttavia Milano, dove le bombe, salutate ipocritamente come \u00abtragico elemento risanatore\u00bb, servirono invece da gradito incentivo alla speculazione edilizia, e quindi alla massiccia, insensata ricostruzione del centro e alla realizzazione di quella arteria denominata \u00abracchetta\u00bb, che, come ogni sventramento, avrebbe in seguito ottenuto l\u2019effetto esattamente opposto a quello sperato, determinando la concessione e l\u2019intasamento del centro cittadino. Anche Roma, nel 1952, ci volle riprovare, dopo i disastri del ventennio: venne riproposto un vecchio progetto, che sventrava tutto il centro tra piazza di Spagna e il Tevere, ma la sollevazione delle forze della cultura e della stampa indipendente ottenne l\u2019effetto, insperato, di mandarlo a monte. Da allora cominci\u00f2 la battaglia di una minoranza preparata e degli enti tecnici qualificati contro il malgoverno delle citt\u00e0 italiane [&#8230;]. I grandi sventramenti diventarono impopolari (perfino Milano dovr\u00e0 accorgersi dell\u2019errore compiuto, e sospendere definitivamente la realizzazione del secondo tronco della famigerata \u00abracchetta\u00bb); ma il cattivo esempio era stato dato, e venne seguito negli anni cinquanta dalle minori e illustri citt\u00e0 d\u2019Italia, per provincialismo e in omaggio alla speculazione privata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1387\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174851\/partiamo_da_zero_003.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174851\/partiamo_da_zero_003.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174851\/partiamo_da_zero_003-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p class=\"Testo\">In nome dei pi\u00f9 frusti luoghi comuni (\u00abla citt\u00e0 non \u00e8 un museo\u00bb, \u00aboccorre inserire il nuovo nel vecchio\u00bb, \u00abanche la nostra epoca deve lasciare la sua impronta\u00bb, ecc.), amministratori incapaci e architetti da strapazzo diedero l\u2019avvio a tutta una serie di interventi spiccioli nel cuore delle citt\u00e0 antiche, demolirono e ricostruirono, allargarono strade, isolarono monumenti, ecc., distruggendo l\u2019ambiente e l\u2019antica struttura urbanistica, attirando traffico, interesse e attivit\u00e0 sbagliate in un delicato tessuto del tutto inadatto a sopportarle. Da Pavia a Cremona, da Brescia a Lucca, da Vicenza ad Assisi, da Ferrara a Padova, da Ascoli Piceno a Orvieto, da Napoli a Catania, e via dicendo, le cento citt\u00e0 d\u2019Italia passarono l\u2019ora pi\u00f9 squallida della loro storia moderna, in base a principi che nulla avevano a che fare con l\u2019urbanistica e l\u2019interesse pubblico.<\/p>\n<p>[&#8230;] I centri storici sono un elemento insostituibile della nostra cultura, per il loro valore storico e di ambiente, per la loro struttura composita e stratificata: cosa per cui tutta la citt\u00e0 antica \u00e8 oggi un monumento da salvare. Pretendere di \u00abadeguare i centri antichi alla vita moderna\u00bb \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0, perch\u00e9 demolizioni e ricostruzioni, sventramento, ecc., fanno cascare il centro storico come un castello di carte, generano sovraffollamento, mescolanza di funzioni disparate, paralisi definitiva del traffico. Il rapporto tra antico e nuovo nelle citt\u00e0 non va inteso in senso architettonico ma urbanistico: non si tratta cio\u00e8 di inserire singoli edifici nuovi nel tessuto antico, ma, al contrario, di inserire tutto il centro antico, come organismo unitario, nel quadro generale dei nuovi sviluppi urbani, una volta assegnato ad esso un preciso compito. Il centro storico deve diventare una parte specializzata della citt\u00e0, e accogliere quelle attivit\u00e0 che sono compatibili con la sua struttura (residenziali, commerciali di un certo tipo, culturali, ecc.): per questo il piano regolatore deve allontanare da esso le funzioni incompatibili, quelle cio\u00e8 legate ai pi\u00f9 pesanti interessi economici e al traffico motorizzato.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Unico trattamento legittimo cui sottoporre i centri storici \u00e8 il \u00abrisanamento conservativo\u00bb (di cui fu fondata la \u00abcarta\u00bb al convegno di Gubbio dell\u2019Istituto Nazionale di Urbanistica nel 1960): il che significa restauro e consolidamento, rimozione del sovrastrutture recenti, deturpanti e anti-igieniche, dotazione dei servizi essenziali mancanti, bonifica interna degli edifici, recupero degli spazi una volta liberi all\u2019interno degli isolati, ripristino degli spazi verdi, restituzione ai pedoni di quanto fu fatto per i pedoni. [&#8230;] Nonostante le proposte, i progetti, gli studi avviati, nessun esperimento concreto di risanamento conservativo \u00e8 in corso in Italia: e questo, meglio di lunghi discorsi, qualifica la situazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1388 size-full\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174852\/partiamo_da_zero_004-e1556094446888.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"686\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174852\/partiamo_da_zero_004-e1556094446888.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174852\/partiamo_da_zero_004-e1556094446888-219x300.jpg 219w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p class=\"Testo\">Il problema dei centri storici \u00e8 dunque e soltanto un problema urbanistico. Guardiamo le nostre citt\u00e0, oggi: vi troviamo un nucleo antico, carico di storia e di arte e di ambienti prestigiosi, degradato, manomesso, impraticabile, intasato, quasi non pi\u00f9 godibile se non di notte; intorno, invece della citt\u00e0 moderna degna degli uomini, una sterminata e squallida periferia, quartieri incivili che smentiscono le regole elementari del vivere associato del nostro tempo. Non abbiamo saputo difendere l\u2019antico e non abbiamo saputo creare il moderno, autentico, umano, razionale. [&#8230;] Dello stesso genere sono le considerazioni che si debbono fare per l\u2019altro aspetto della questione: la distruzione del verde, del paesaggio e delle risorse naturali.<\/p>\n<p>L\u2019operazione \u00e8 stata condotta, grosso modo, in due fasi: dapprima, negli anni della furiosa e caotica saturazione edilizia delle citt\u00e0, sono stati distrutti i parchi urbani esistenti, le ville superstiti, divenute miniere d\u2019oro per i proprietari. [&#8230;]<\/p>\n<p>Contemporaneamente, in tutte le citt\u00e0, con un\u2019insipienza e un sadismo che non ha riscontro in nessuna parte del mondo, \u00e8 stato eliminato anche l\u2019ultimo filo d\u2019erba alla periferia, e si sono condannati milioni di cittadini a condizioni di vita subumane. A dimostrare la differenza astronomica che ci separa dall\u2019urbanistica dei paesi civili, baster\u00e0 osservare come sono fatti i grandi quartieri della banlieue parigina, le new towns della regione di Londra, quartieri e citt\u00e0 olandesi, svizzere, tedesche, scandinave. Per esempio: i 100 mila abitanti dei nuovi quartieri occidentali di Amsterdam e i 60 mila abitanti di V\u00e4llingby (citt\u00e0-satellite di Stoccolma) hanno a disposizione una dotazione di verde pubblico e di impianti ricreativi superiore a tutto il verde pubblico esistente a Roma per 2 milioni e mezzo di abitanti e a Milano per oltre 1 milione e mezzo di abitanti!<\/p>\n<p>Saturate le citt\u00e0, la speculazione edilizia si \u00e8 poi volta ad aggredire le risorse naturali a pi\u00f9 largo raggio, i litorali e le foreste costiere, sfruttando il boom della motorizzazione privata. [&#8230;] Tutto \u00e8 avvenuto e avviene senza piani, senza coordinamento tra sfruttamento turistico, economia, infrastrutture, senza visione e programma d\u2019insieme. Per la combinazione di quella che \u00e8 stata chiamata speculazione \u00abfamelico-familiare\u00bb e dell\u2019attivit\u00e0 delle grosse societ\u00e0 immobiliari, \u00a0[&#8230;] i litorali sono stati trasformati in congestionati agglomerati lineari, ogni continuit\u00e0 tra costa ed entroterra \u00e8 stata stroncata, le pinete sono state fatte a pezzi, l\u2019unico principio \u00e8 stata la conquista della prima linea, si \u00e8 resa impossibile qualsiasi autentica rigenerazione della natura, con grave riduzione nel tempo e nello spazio dello stesso reddito economico delle zone investite: il sistema indiscriminato della lottizzazione ha privatizzato quanto doveva diventare patrimonio pubblico e permanente della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo le coste, \u00e8 stata la volta dei parchi nazionali: \u00e8 lo scandalo dell\u2019invasione edilizia del Parco Nazionale d\u2019Abruzzo, a partire dal 1960. Il santuario della natura, creato per la protezione della flora e della fauna e per l\u2019educazione dell\u2019uomo a contatto con la natura incontaminata, viene venduto a lotti, vengono abbattute migliaia di piante, tracciate strade per valorizzare i terreni [&#8230;]. Una campagna di stampa, violenta come non mai, \u00e8 riuscita ad arrestare il disastro: ma per parecchie migliaia di ettari l\u2019equilibrio biologico di una delle pi\u00f9 famose regioni d\u2019Europa \u00e8 stato distrutto, e inutili sono state le pubbliche deplorazioni dell\u2019Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da domandarsi: perch\u00e9 quest\u2019azione suicida, che tende a distruggere la stessa materia prima del turismo, lo stesso potenziale economico del turismo, l\u2019elemento maggiore (ancora per poco) del prestigio del nostro Paese nel mondo? Se la causa immediata \u00e8, ovviamente, la stortura di un ordinamento politico-giuridico che fa della penisola una terra di conquista per le forze pi\u00f9 cieche della speculazione privata, le radici prime sembrano risalire a cause pi\u00f9 generali, culturali, sociologiche, psicologiche, che andrebbero attentamente studiate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1389\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174854\/partiamo_da_zero_005.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174854\/partiamo_da_zero_005.jpg 560w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174854\/partiamo_da_zero_005-150x150.jpg 150w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174854\/partiamo_da_zero_005-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/>In campo culturale, ad esempio, scontiamo ancora le conseguenze di una filosofia, l\u2019idealismo, che ha teorizzato seriamente l\u2019inesistenza del bello di natura, anzi della natura stessa, che ha ridotto il \u00abpaesaggio\u00bb a una labile apparenza soggettiva, che ignora proprio quello che del paesaggio costituisce il contenuto e la sostanza (acqua, aria, montagna, foresta, litorale ecc.) e i suoi scopi primari per la vita dell\u2019uomo: mantenimento del equilibrio biologico del mondo e strumento essenziale della salute pubblica. \u00c8 questa impostazione, tutta visualista ed estetizzante, che ha ispirato la legge esistente, quella del 1939 per la tutela delle \u00abbellezze panoramiche e naturali\u00bb: una legge che riducendo sostanzialmente il paesaggio a uno stato d\u2019animo, a un \u00abquadro\u00bb da contemplare, disconosce ogni valore oggettivo e funzione pratica alla natura, ne impedisce qualunque valutazione che non sia discrezionale, legittimando quindi la distruzione. Si capisce che tra lo stato d\u2019animo del contemplante o dell\u2019escursionista e lo stato d\u2019animo del lottizzatore, avr\u00e0 sempre la meglio quest\u2019ultimo, come regolarmente \u00e8 capitato in tutti questi anni, con l\u2019approvazione di tutte le autorit\u00e0. E ai poveri soprintendenti, supposto che avessero tentato di opporsi alla lottizzazione di una pineta, non \u00e8 restata (dato che siamo in campo \u00abestetico\u00bb) altra autorit\u00e0 che quella di imporre il colore degli intonaci, la vernice delle recinzioni, la qualit\u00e0 delle tegole.<\/p>\n<p>Una seconda ragione legata alla prima \u00e8, nel vuoto della nostra cultura naturalistica e urbanistica, la mentalit\u00e0 di troppi di coloro che operano sul nostro territorio, in particolare gli architetti, gli ingegneri, i \u00abtecnici\u00bb. [&#8230;] Non esiste quella complessa disciplina che \u00e8 l\u2019architettura <em>del<\/em> paesaggio (non <em>nel<\/em> paesaggio) che ha reso possibile all\u2019estero la creazione di meravigliosi parchi pubblici, naturali e attrezzati, per il tempo libero popolare. Anche in questo campo siamo stati tagliati fuori dalla storia dell\u2019urbanistica moderna: mentre all\u2019estero la creazione di continua nuova natura \u00e8 il fondamento dei piani regolatori, secondo norme e standards sempre rispondenti ai crescenti bisogni degli uomini, noi abbiamo continuato a fare giardinetti spartitraffico, aiuole che \u00e8 proibito calpestare, calpestando invece ogni elementare principio igienico e urbanistico, anteponendo l\u2019arredo floreale alla salute psico-fisica della gente.<\/p>\n<p>In terzo luogo, siamo vittime di tardivi e convulsi fenomeni sociali, e delle conseguenti aberrazioni del comportamento, abilmente sfruttate da chi \u00e8 interessato al mantenimento del caos. Abbiamo affrontato cose nuove con mentalit\u00e0 vecchia: il rapido passaggio da una condizione agricola e contadina a una condizione urbana ci ha fatto scambiare distruzione della natura per civilt\u00e0, disordine territoriale per progresso, aggressiva bruttezza per vitalit\u00e0, aria inquinata per benessere. Abbiamo usato la rapidit\u00e0 dei trasporti e l\u2019accresciuta mobilit\u00e0 come un mezzo per riprodurre nelle zone turistiche e naturali i peggiori aspetti della vita cittadina (congestione, frastuono, isolamento, ostentazioni dei simboli del benessere, ecc.); stiamo ricoprendo l\u2019Italia da un capo all\u2019altro con una repellente, uniforme crosta semiurbana, che distrugge ogni carattere distintivo di luoghi e appare come il ritratto di un volgo disperso e senza nome.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1390 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174855\/partiamo_da_zero_006.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174855\/partiamo_da_zero_006.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174855\/partiamo_da_zero_006-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Queste sommarie indicazioni sono esatte nella misura in cui si possono suggerire indicazioni generali a comprendere un fenomeno deplorevole: nulla sarebbe pi\u00f9 sbagliato che il dedurne qualunquisticamente una semplicistica condanna. \u00abGli-italiani-non-amano-la-natura, gli-italiani-sono-vandali\u00bb, e simili: dobbiamo respingere questi pigri slogans.<\/p>\n<p>Come possiamo infatti prendercela troppo con la gente, quando da decenni Stato, Comuni, Enti Pubblici e privati non offrono altro esempio che la sistematica distruzione di comprensori naturali, per scopi che sono soltanto ignobili? Quando il verde sotto casa, o il bagno in una intatta zona naturale, anzich\u00e9 un pubblico diritto, sono considerati privilegio dei ricchi, il \u00abpaesaggio\u00bb un privilegio per un\u2019\u00e9lite? Quando decenni di propaganda da parte delle forze della speculazione hanno atrofizzato nella gente anche la semplice conoscenza dei propri diritti urbanistici?<\/p>\n<p>[&#8230;] Conserveremo qualcosa solo se sapremo, mediante la programmazione economica e la pianificazione urbanistica, creare continuamente una nuova natura, nuovo verde e nuovo paesaggio al servizio degli uomini, e realizzare continuamente nuove risorse ora allo stato potenziale, in nome dell\u2019interesse pubblico. Lo scopo finale, sia della conservazione del patrimonio storico che di quello naturale, deve essere il pubblico godimento, affinch\u00e9 gli italiani, attraverso la conoscenza diretta, ne diventino i gelosi custodi e imparino a considerare il loro territorio come una propriet\u00e0 comune di cui poter essere fieri di fronte al mondo. [&#8230;] Valgano, a riprova, alcune cifre spaventose: il 55% dei ragazzi (come hanno accertato gli enti medico-sportivi di Milano e Torino) sono inadatti a praticare qualunque esercizio sportivo per le malformazioni contratte in seguito alla stasi cui sono stati condannati, a casa e a scuola, nelle nostre citt\u00e0: citt\u00e0 che, come \u00e8 noto, sono le pi\u00f9 povere di verde pubblico del mondo, e nelle quali la generazione nata col miracolo economico \u00e8 costretta a trascinarsi nelle strade e in mezzo alle immondizie, per mancanza completa di verde, giardini, parchi, spazi naturali, campi di giuoco e campi sportivi. Ancora, l\u2019Italia \u00e8 il Paese che detiene il primato dei bambini morti in seguito a incidenti stradali (oltre 500 l\u2019anno): e le ragioni sono le stesse. Abbiamo costruito citt\u00e0 omicide, nelle quali lo sfruttamento dell\u2019ultimo metro quadrato \u00e8 stato pi\u00f9 importante della vita dei giovani [&#8230;]. Il problema \u00e8 naturalmente politico, e investe tutte le strutture del Paese: il voto di tutti deve essere una legge urbanistica che rinnovi profondamente il nostro ordinamento giuridico in materia di aree fabbricabili, che istituzionalizzi l\u2019interesse pubblico al di sopra dell\u2019intrico degli interessi privati, che renda possibile un razionale assetto del territorio nazionale, ispirato al rispetto dell\u2019uomo e delle sue esigenze anzich\u00e9, come finora \u00e8 capitato, al rispetto esclusivo della mappa catastale.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo che qualche volta la battaglia \u00e8 stata coronata da successo: \u00e8 il caso clamoroso dell\u2019Appia Antica e della sua campagna, che finalmente il nuovo piano regolatore di Roma, accogliendo il voto ultradecennale della cultura e della stampa indipendente, ha destinato a parco pubblico per oltre 2000 ettari. [&#8230;] \u00c8 una conquista memorabile, ma soltanto un inizio, una premessa, un punto di partenza: per fare progressi sulla via delle realizzazioni concrete, sull\u2019Appia come nel resto dell\u2019Italia, dobbiamo renderci conto che partiamo da zero.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1383"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}