{"id":955,"date":"2025-03-10T15:33:10","date_gmt":"2025-03-10T15:33:10","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=955"},"modified":"2025-04-04T15:18:14","modified_gmt":"2025-04-04T15:18:14","slug":"piccole-storie-del-grattacielo","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/piccole-storie-del-grattacielo\/","title":{"rendered":"Piccole storie del grattacielo"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2147,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-955","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N.9-10, 1970","autore":[{"ID":82,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:17:12","post_date_gmt":"2019-04-08 14:17:12","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Giornalista e scrittore (1906-1972), \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi autori fantastici del Novecento italiano. Redattore del \u00abCorriere della Sera\u00bb, diventer\u00e0 poi inviato e corrispondente di guerra. Oltre al capolavoro <em>Il deserto dei Tartari<\/em> (1940), tra le sue opere principali ricordiamo: <em>B\u00e0rnabo delle montagne<\/em> (1933); <em>Il segreto del Bosco Vecchio<\/em> (1935); <em>Il grande ritratto<\/em> (1960); <em>Sessanta racconti<\/em> (1958); <em>Il colombre e altri cinquanta racconti<\/em> (1966). Cimentatosi con il linguaggio fumettistico in <em>Poema a fumetti<\/em> (1969), fin da giovane si dedica anche alla pittura, realizzando in parallelo all\u2019attivit\u00e0 di scrittore e giornalista quelle che lui stesso definir\u00e0 le sue \u00abstorie dipinte\u00bb.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Dino Buzzati","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"dino-buzzati","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:17:16","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:17:16","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=82","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em>Piccole storie del grattacielo<br \/>\n<\/em>Sono passati appena dieci anni, eppure quando ritorna a vedere la sua torre, quando entra ancora una volta nel suo palazzo, quando prende l\u2019ascensore del suo grattacielo (pu\u00f2 capitare ogni tanto) ch\u2019egli ha inventato e costruito, nessuno pi\u00f9 lo riconosce. Nella lunga salita, egli se ne sta in piedi in un angolo di uno dei sei grandi ascensori, appoggiato al bastone, la sua bella faccia malinconica come assorta, e nell\u2019ascensore entrano ed escono, a seconda dei piani, impiegati ed impiegate, funzionari, ingegneri, alti dirigenti, e tra di loro qualcuno si saluta, essi tutti appartengono alla piccola citt\u00e0 messa all\u2019impiedi, alla piccola celebre citt\u00e0, sono anche abbastanza orgogliosi di essere cittadini del famoso grattacielo, si salutano, sorridono, scherzano anche, in quelle brevissime pause del lavoro, e accanto a loro nell\u2019ascensore sta colui che ha ideato il grattacielo, un signore in et\u00e0 dalla faccia per\u00f2 ancora fiera pur se malinconica, ma nessuno lo riconosce, nessuno lo saluta, come se fosse uno straniero capitato l\u00e0 per caso.<br \/>\nN\u00e9 Gio Ponti rimane male, o si stupisce, o si fa nervoso, sul volto suo infatti \u00e8 disegnata ormai una grande saggezza, dentro di s\u00e9, ma non si vede, dentro di s\u00e9 scommetterei che, anzi, sorride sulla caducit\u00e0 delle cose e la eterna corsa dietro il vento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Da dove guardarlo<br \/>\n<\/em>Il grattacielo Pirelli non \u00e8 l\u2019Empire State Building. Al paragone, se gli si mettesse al fianco, sembrerebbe non dico un nanerottolo ma un fratellino molto minore.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Tuttavia il conto in metri serve fino a un certo punto, esiste la relativit\u00e0, eccetera.<br \/>\nIn Milano il grattacielo Pirelli, a parte la sua incontestabile bellezza, o forse proprio per questo, \u00e8 un grande personaggio. Gli occhi, per me poi che abito a due passi da piazza della Repubblica, ci sono abituati. Ma ogni tanto, passando per le strade l\u00e0 intorno, e voltando per caso gli occhi in su, cosa che in citt\u00e0 purtroppo si fa di raro, ecco quel coso, pinnacolo, guglia, torrissima, protendersi al di sopra dei cementi, dei vetri, delle vogliose architetture residenziali, con un grande, solenne, puro respiro. Vi consiglio per esempio, da via Fabio Filzi, di entrare per pochi metri, a destra, in via Marangoni, e di alzare gli occhi; cosicch\u00e9 lui vi si presenta a fil di spada, imprevedibile, con violento lirismo.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Oppure, ancora meglio, scendere gi\u00f9 per via General Fara e a un certo punto, a destra, si apre un varco; \u00e8 questo, senza possibilit\u00e0 di discussione, uno dei punti pi\u00f9 belli di Milano, e Dio solo sa quanto sia avara Milano di bellezza; dovrebbero portarci i turisti, con i pullman, nel rituale \u00abtour de la ville\u00bb. Ivi si presenta una prospettiva stupenda. Come in montagna, quando dinanzi a noi le erte creste si accavallano una dietro l\u2019altra, sempre pi\u00f9 alte, e infine, lass\u00f9, apparentemente irraggiungibile, si erge contro il cielo la fatidica rupe. Una delle poche felici impennate di questa adorabile e orrenda citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Quando trema<br \/>\n<\/em>E se venisse un terremoto? A San Paolo del Brasile, che \u00e8 una selva di grattacieli, mi hanno detto che se la terra si mettesse a tremare, sarebbe l\u2019apocalisse.<br \/>\nNel grattacielo Pirelli si pu\u00f2 vivere a cuore tranquillo. Sondaggi e calcoli speciali vennero fatti da Danusso e da Nervi. Poi, all\u2019Istituto del cemento, si costru\u00ec un modellino alto undici metri e lo si strapazz\u00f2 in tutti i modi per mezzo di elastici che venivano tesi e poi mollati, in modo da farlo vibrare malamente.<br \/>\nUn giorno Alberto Pirelli, presidente, stava lavorando all\u2019ultimo piano e fu disturbato da un insolito ticchett\u00eco che veniva dalla vetrata. Chiam\u00f2 l\u2019usciere.<br \/>\n\u00abPer favore, fermi le tapparelle\u00bb. Era un terremoto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1382\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174726\/PIccole-storie-del-grattacielo_Buzzati-Dino_1.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174726\/PIccole-storie-del-grattacielo_Buzzati-Dino_1.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11174726\/PIccole-storie-del-grattacielo_Buzzati-Dino_1-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Che piccola!<br \/>\n<\/em>Quanto pi\u00f9 \u00e8 spiritualmente elevato, tanto pi\u00f9 l\u2019uomo misura le meschinit\u00e0 del mondo e la caducit\u00e0 delle cose. Bastano i 117 metri del grattacielo Pirelli.<br \/>\nEd ecco che la grande Milano, in fondo abbastanza orgogliosa della sua grandezza bench\u00e9 non possa ancora vantare sei o sette milioni di abitanti, viene crudelmente ridimensionata. Ci si aspettava che il panorama dei tetti, delle terrazze, delle torri, delle ciminiere si perdesse all\u2019orizzonte, nelle estreme caligini. No. Breve appare la giungla d\u2019asfalto. Si guardi da una parte o dall\u2019altra, subito l\u00ec \u00e8 il verde dei prati fabbricabili.<br \/>\nIo, che per averci vissuto ormai sessantatr\u00e9 anni, mi considero milanese, sono rimasto mortificato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Belle viscere<br \/>\n<\/em>\u00abEcco il mio Leger\u00bb dice con giusto orgoglio Gio Ponti quando accompagna qualcuno a vedere i sotterranei. Centrale termica, centrale di condizionamento, centrale idraulica, centrale telefonica, centrale frigorifera. \u00abMi piace che siano messe in onore. Danno vita a tutto il palazzo\u00bb. Qui non do numeri e misure statistiche, i quali notoriamente al lettore non dicono niente. Semplicemente lo consiglio di andarle a vedere (ogni mercoled\u00ec c\u2019\u00e8 una visita guidata). Sono dei paesaggi bellissimi, di una pulizia impressionante, come se fossero nati stamattina. Caldaie serbatoi autoclavi come immensi ippopotami di gesso, fasci intrichi cateratte baldacchini volute di tubi candidi smistati con ritmi solenni e matematici che assomigliano alle musiche di Bach. Schieramenti di macchine gonfie, macchine puntute, macchine rotanti, in figure di balletto classico punteggiate dalle manovelle scarlatte. Una specie di cattedrale meccanica, senza un granello di polvere, la quale intona il suo immobile inno a basso continuo. Il fruscio dei rotori, i ronzii, il clop dell\u2019orologio, il muggito dei condizionatori, misteriosi scatti, campanelli, scrosci, borborigmi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Nato fortunato<br \/>\n<\/em>Chi \u00e8 che porta fortuna al grattacielo? Forse la Madonnina che \u00e8 stata issata sulla vetta (per non mortificare quella del Duomo, di statura un poco pi\u00f9 bassa)? Ma se ne era fatto del lavoro, se ne erano corsi dei pericoli, prima che si raggiungesse i 117 metri e si potesse innalzare la statuetta lass\u00f9. Ci deve essere qualche altro menabuono. Sia durante la costruzione, che \u00e8 durata circa 3 anni, sia nei primi due lustri di vita attiva, non c\u2019\u00e8 stato n\u00e9 una disgrazia n\u00e9 un morto. Un record, probabilmente, in una citt\u00e0 di duemila persone. S\u00ec, per la precisione, c\u2019\u00e8 stato un decesso, ma non riguardava gente del grattacielo.<br \/>\nLuigi Palmitessa, capo della sezione di vigilanza, che lavora alla Pirelli da oltre 37 anni e del grattacielo conosce nascita, vita e miracoli, racconta che tutte le sere due ufficiali postali vengono per fare un controllo appunto all\u2019ufficio postale. Circa un anno e mezzo fa, uno dei due si \u00e8 accasciato. All\u2019infermeria c\u2019era ancora il dottore. Ma non c\u2019era pi\u00f9 niente da fare. Sembra per\u00f2 che l\u2019ultimo respiro l\u2019abbia dato sull\u2019autolettiga, quando era gi\u00e0 fuori del palazzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Nelle bufere<br \/>\n<\/em>Ma quando tira vento, vi accorgete che il grattacielo oscilla? Quelli degli ultimi piani appena appena. Milano non \u00e8 frequentata dai cicloni. Durante le bufere importanti, che capitano abbastanza di raro, l\u2019oscillazione in cima \u00e8 di 3-4 centimetri. Occorre un vento di oltre cento chilometri perch\u00e9 il dondolio superi i 15. Ma i temporali sono in compenso uno dei pi\u00f9 grandi spettacoli che possa offrire il grattacielo Pirelli. Anche i pi\u00f9 scrupolosi pignoli in quei momenti smettono di lavorare. Ma \u00e8 bellissimo anche d\u2019inverno, con la nebbia. La quale ha la consuetudine di non alzarsi oltre gli ottanta metri. E allora i fortunati degli ultimi tre piani vedono sotto di s\u00e9 il grigio mare di vapori e di smog che seppellisce l\u2019intera Milano. E per loro, lass\u00f9, il sole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>Antizoo<br \/>\n<\/em>Il grattacielo, a parte le eventuali aquile o somari che ogni giorno entrano ed escono, ha una idiosincrasia per gli animali.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Mosche: i pirelliani pi\u00f9 orgogliosi giurano che non ne \u00e8 mai entrata una, almeno a partire dal primo piano in su; e lasciamoli pure nella loro illusione.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Gatti: Luigi Palmitessa racconta che fino a quattro anni fa ogni tanto qualcuno riusciva a insinuarsi, proveniente in genere dai vicini alberghi. \u00abMe ne ricordo uno, ferocissimo, grande cos\u00ec, eh, compariva specialmente di notte. Era tanto cattivo che abbiamo dovuto mettere il veleno. Non si \u00e8 visto pi\u00f9, n\u00e9 vivo n\u00e9 morto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Insetti: grave scandalo nell\u2019ambiente Pirelli bene informato si \u00e8 avuto l\u2019inverno scorso. \u00c8 stata trovata una cimice. Interpellato un entomologo, si \u00e8 poi tirato un respiro di sollievo. Era una cimice di pianta, inoffensiva, pulitissima e complessivamente simpatica, (trasmigrata forse dai Giardini?). In particolare: scarafaggi: nei primi tempi del grattacielo \u2013 racconta sempre Palmitessa \u2013 di scarafaggi, alla mensa, non c\u2019era che l\u2019imbarazzo della scelta. Donde, scientifica disinfestazione. E adesso potrebbero mettere un premio di un milione a chi ne scova uno.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Topi: \u00abIn fatto di topi, c\u2019\u00e8 stato un episodio. All\u2019auditorio, una sera, ci saranno state cinquecento-seicento persone. Per una conferenza, se ben ricordo. Bene, nel corridoio viene avanti di corsa un topo cos\u00ec, ve lo giuro che non esagero. Per fortuna in quel momento era semiaperta la porta della cabina di proiezione. E lui dentro al galoppo. Sono stato svelto a chiudere. A chiave ben si intende. Il giorno dopo vado a sentire, se alle volte ci fosse qualche strepito. Niente. Ma teniamo duro. Tre, quattro giorni. Dopo quattro giorni chiamo una ditta specializzata in derattizzazione. Apriamo adagio adagio, spostiamo una cassa. Era l\u00ec sotto, morto stecchito di fame\u00bb.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Falchi: \u00e8 simpatica diceria che una famiglia di falchi da vari anni abbia nidificato sulla massima terrazza. Di fatto i leggiadri rapaci si vedono spesso, nella buona stagione, roteare intorno alla vetta. La signora Teresita Camagni della Direzione Relazioni Pubbliche mi ha condotto appunto l\u00e0 in cima per farmi vedere. C\u2019era un guardiano. \u2013 E i falchi? \u2013 Che falchi? \u2013 Quelli che hanno fatto il nido. \u2013 Che nido? Qui, non ci sono nidi, e figurarsi poi di falchi. \u2014 Ma, dico, di falchi, di falchetti, non se ne vedono qui intorno? \u2013 Signore, che cosa vuole che le dica? Di uccelli, nei paraggi, ne girano, si capisce. Ma io di falchi non so niente, proprio niente. (Diceva la verit\u00e0? C\u2019era nella sua voce un\u2019ombra di incertezza. O negava i falchetti soltanto per scrupolo aziendale, per il buon nome della ditta?)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\"><em>E il fantasma?<br \/>\n<\/em>Gio Ponti nega, o meglio tende a negare perch\u00e9 lo afferma con convinzione non troppo persuasiva, nega che per il prestigio di una grande magione, o castello, o grattacielo, ci sia bisogno di un fantasma. \u00c8 una teoria rispettabile, ma dubbia. Pur nelle citt\u00e0 pi\u00f9 moderne, i massimi edifici, bench\u00e9 recenti, hanno tutti il loro bravo fantasma. Ma al Centro Pirelli, si dir\u00e0, come pu\u00f2 essercene, se non ci \u00e8 morto mai nessuno? Ingenuit\u00e0. Il fantasma talora appartiene a un vecchio castellano, o castellana defunta. Nei casi migliori tuttavia \u00e8 semplicemente l\u2019incarnazione fisica, sia pure aeriforme, della stessa architettura. Ora \u00e8 un fatto che le testimonianze circa spettrali apparizioni dentro o sul grattacielo Pirelli sono poche e scarne; nel complesso molto poco attendibili. Peccato. Ma non bisogna avere troppa fretta. Dieci anni sono pochi. Io che abito non lontano, in una casa abbastanza alta, di notte punter\u00f2 il cannocchiale sull\u2019ultimo crinale della cresta, aspettando.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">Pi\u00f9 che il grande nonno Giovanni Battista Pirelli, fondatore dell\u2019azienda (suoi ritratti sono appesi in tutti gli uffici pi\u00f9 autorevoli), io spero di veder comparire contro il cielo, magari librata in bilico su un eccellente cinturato di ectoplasma, come la dea fortuna, una bianca sorridente non bendata fanciulla.<\/p>\n<p class=\"Sottotitolosecondolivello\">\n"}],"custom_sticky":true},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/955","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=955"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=955"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=955"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}