{"id":935,"date":"1970-12-10T15:16:55","date_gmt":"1970-12-10T15:16:55","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=935"},"modified":"2019-05-13T09:03:25","modified_gmt":"2019-05-13T09:03:25","slug":"emigrazione-e-mobilita-di-lavoro","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/emigrazione-e-mobilita-di-lavoro\/","title":{"rendered":"Emigrazione e mobilit\u00e0 di lavoro"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2533,"template":"","categories":[],"tags":[40],"class_list":["post-935","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-politica-economia"],"acf":{"edizione":"N.11, 1970","autore":[{"ID":176,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 16:05:03","post_date_gmt":"2019-04-08 16:05:03","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Politico ed economista, Francesco Forte (1929) \u00e8 assistente di Ezio Vanoni all\u2019Universit\u00e0 di Milano e poi professore ordinario di Scienza delle finanze all\u2019Universit\u00e0 di Torino, dove prende il posto di Luigi Einaudi. Vicepresidente dell\u2019ENI negli anni Settanta, sar\u00e0 ministro delle Finanze del quinto governo Fanfani, ministro delle Politiche comunitarie nel primo governo Craxi e sottosegretario delegato per gli interventi straordinari nel Terzo Mondo negli anni Ottanta. Collabora con \u00abIl Giorno\u00bb, \u00abL\u2019Espresso\u00bb e \u00abIl Sole 24 Ore\u00bb come editorialista economico. Tra le sue pubblicazioni: <em>Oltre questa Europa<\/em> (1984); <em>Il controllo del potere economico<\/em> (1989); <em>A onor del vero<\/em> (2017).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Francesco Forte","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"francesco-forte","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 16:05:09","post_modified_gmt":"2019-04-08 16:05:09","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=176","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>L\u2019emigrazione \u00e8 stata ed \u00e8 uno dei fenomeni pi\u00f9 grossi dell\u2019economia e della societ\u00e0 italiana: dapprima principalmente come migrazione internazionale, poi anche \u2013 e in certe epoche recenti soprattutto \u2013 come migrazione interna; dapprima come fenomeno che muoveva da tutte le aree del paese poi, sempre pi\u00f9, come fenomeno che muove dal Sud e dalle montagne; generalmente come fenomeno che investiva soprattutto le classi contadine e i manovali, da ultimo per\u00f2 anche come fenomeno che riguarda una crescente aliquota di operai qualificati e di lavoratori del terziario.<\/p>\n<p>Alla imponenza del fenomeno fa da singolare contrasto la scarsezza di strumenti di intervento, rivolti a considerarlo, sia sul piano internazionale come sul piano interno. Persino dal punto di vista statistico, questo fenomeno si presenta come mal conosciuto, perch\u00e9 le rilevazioni che lo riguardano sono molto approssimative.<\/p>\n<p>[&#8230;] Si direbbe che, trattandosi di una \u00abpiaga\u00bb, di un qualcosa che \u00e8 considerato come patologico, anzich\u00e9 come normale, come fisiologico, vi \u00e8 una sorta di ritegno a indagarlo troppo minutamente e a dettare per esso interventi troppo vistosi e sistematici; si direbbe che si preferisca, a volte, ignorarlo o lasciar supporre che vi saranno soluzioni radicali che elimineranno il fenomeno, piuttosto che considerarlo esplicitamente.<\/p>\n<p>Ma bisogna intendersi: se il termine \u00abmigrazione\u00bb suona male ed evoca distacchi e lontananze dolorose, il termine \u00abmobilit\u00e0\u00bb delle forze lavoro e dei cittadini evoca, all\u2019opposto, il senso di un diritto umano, di una effettiva liberazione dalla servit\u00f9 della gleba e di una ampliata possibilit\u00e0 di scelta, nello sviluppo delle proprie capacit\u00e0, dei propri interessi, delle prospettive della propria famiglia.<\/p>\n<p>In termini sintetici, si pu\u00f2 dire che l\u2019obiettivo di fondo, per quanto riguarda l\u2019emigrazione, non \u00e8 di regolamentarla minuziosamente, imbrigliarla ed eliminarla, ma di trasformarla \u2013 via via \u2013 in mobilit\u00e0 del lavoro. \u00c8 quasi un paradosso, ma l\u2019Italia che \u00e8 un paese, storicamente ed attualmente, caratterizzato da una fortissima emigrazione interna ed internazionale, \u00e8 anche un paese a bassa mobilit\u00e0 del lavoro. Queste due caratteristiche dell\u2019economia e della societ\u00e0 italiana possono simultaneamente coesistere (anche se a tutta prima ci\u00f2 potrebbe sembrare assurdo) \u2013 e tenacemente coesistere \u2013 perch\u00e9 se da un lato sono molti coloro che prendono la drammatica decisione di emigrare e anche molti coloro che rientrano, dopo un breve numero di anni, per\u00f2 il flusso \u00e8 poco fluido, nella sua articolazione capillare e nella sua distribuzione. Sia l\u2019esodo come il rientro tendono ad essere fatti traumatici, scelte drammatiche (a volte, pi\u00f9 che di scelta, si deve parlare di azioni forzate, compiute in condizione di necessit\u00e0), mentre non \u00e8 agevole effettuare spostamenti normali, liberi. Si pu\u00f2 fare l\u2019analogia con certi fiumi dell\u2019Africa, i quali nei periodi della piena esondano, con grandi inondazioni mentre poi, per il resto del tempo e delle condizioni, sono poveri di acqua e incapaci di alimentare il fabbisogno agricolo delle terre circostanti: sicch\u00e9, in relazione ad essi, coesistono le due caratteristiche di grande ricchezza di acque che vengono spostate e di modestissima capacit\u00e0 di irrigazione.<\/p>\n<p>L\u2019analogia per\u00f2 non pu\u00f2 essere perseguita troppo oltre, poich\u00e9 diventerebbe fallace. Infatti nel caso della differenza tra migrazione e mobilit\u00e0, non vi \u00e8 solo l\u2019aspetto della forzatura nel primo caso, in contrasto con la scelta oculata nel secondo. Vi \u00e8 anche un altro aspetto: mentre la migrazione \u00e8 tendenzialmente unidirezionale, la mobilit\u00e0 \u00e8 bi-direzionale. [&#8230;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1336\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172137\/Emigrazione_e_mobilita_001.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172137\/Emigrazione_e_mobilita_001.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172137\/Emigrazione_e_mobilita_001-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>Ma veniamo al nostro tema soffermandoci, dapprima, sulla migrazione internazionale. Il primo punto, da considerare, sta nella insufficienza dei servizi di assistenza all\u2019emigrazione nei luoghi d\u2019origine. Questa assistenza compete istituzionalmente al ministero del Lavoro. Esso, in linea di principio, trasmette le richieste di manodopera che gli giungono dall\u2019estero, ai vari Uffici provinciali del lavoro, dopo averle vagliate, per quanto riguarda il trattamento economico e le varie altre condizioni (qualifica richiesta, oneri previdenziali e fiscali, diritti assicurativi, ferie, ecc.). Questi, a loro volta, comunicano tali dati agli Uffici comunali che provvedono a dare pubblicit\u00e0 alle circolari in cui sono contenute le richieste in questione. I lavoratori interessati si sottopongono a visite sanitarie e a un controllo professionale; indi la loro richiesta viene inoltrata alla Commissione di selezione, che \u00e8 formata di rappresentanti delle ditte estere che hanno fatto la richiesta o da Commissioni del lavoro estere, di natura pi\u00f9 generale. Le persone la cui richiesta \u00e8 accolta vengono aiutate dagli Uffici provinciali del lavoro nel disbrigo delle pratiche per ottenere i permessi di espatrio, e vengono dotate dei contratti di lavoro cui la loro assunzione si riferisce. Dopo di che partono alla volta del luogo di lavoro straniero. Qui finisce il servizio di assistenza all\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>I risultati di questo congegno, per la verit\u00e0, attualmente non sono molto lusinghieri. Come rileva il rapporto del cnel ricordato in precedenza, una parte considerevole degli emigranti preferisce andare a cercarsi all\u2019estero il posto, per conto proprio, piuttosto che ricorrere ai canali ufficiali. [&#8230;] La crisi del nostro servizio di collocamento e assistenza all\u2019immigrazione non potrebbe esser pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p>[&#8230;] Quali le cause della profonda disfunzione dei nostri organi di collocamento, assistenze avviamento all\u2019emigrazione? Secondo il ricordato rapporto del cnel uno dei maggiori motivi sta nel fatto che si tratta di organi burocratici, lenti, le cui procedure, nella loro distaccata ufficialit\u00e0, allontanano l\u2019emigrante, che, cos\u00ec, preferisce tentare l\u2019avventura per conto proprio. Gli emigranti \u2013 a quanto sembra \u2013 ormai hanno scarsa fiducia in tali organi. Ma bisogna anche domandarsi se ci\u00f2 che questi organi forniscono (a parte il modo come lo forniscono e i tempi) \u00e8 veramente ci\u00f2 che occorre agli emigranti. Innanzitutto, va detto che una aliquota di emigranti decide di recarsi all\u2019estero non gi\u00e0 perch\u00e9 abbia una soluzione precisa, ma perch\u00e9 ha la speranza di trovare, nell\u2019altro paese, una buona sistemazione: non aspetta, dunque, di essere prescelto, procede di propria iniziativa e desidera andar sul posto per scegliere meglio. In periodi e paesi ad ampia domanda di lavoro, in verit\u00e0, non \u00e8 difficile a realizzare, in un modo o nell\u2019altro, tale aspirazione. Gli organi di ausilio all\u2019emigrazione, pur continuando nella loro particolare attivit\u00e0 di collocamento in base a singole specifiche domande di addetti, dovrebbero anche \u2013 realisticamente \u2013 attrezzarsi per fornire assistenza a chi voglia recarsi all\u2019estero senza necessariamente disporre di un contratto: funzionando da centri di informazione sulle prospettive generali di sistemazione che vi sono nei vari paesi, sui problemi che in essi si prospettano, sui metodi per effettuare i viaggi e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>[&#8230;] Un altro importante capitolo dell\u2019assistenza all\u2019emigrazione riguarda l\u2019addestramento professionale. Indubbiamente questo problema presenta un aspetto delicato: perch\u00e9 mai l\u2019Italia dovrebbe sopportare il costo di un addestramento, il cui risultato utile \u00e8 usufruito dagli stranieri? E come realizzare tale addestramento in province a bassa industrializzazione, se in esse \u2013 per definizione \u2013 scarseggiano le imprese, ove esso (magari fuori orario) potrebbe essere efficacemente realizzato, mediante diretti, concreti contatti con le attrezzature produttive? Nell\u2019ambito della cee il problema potrebbe forse essere risolto, facendo appello al Fondo sociale europeo.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019addestramento, il collocamento e l\u2019avviamento all\u2019estero, vi dovrebbe essere una quarta fase, raccordata a quella dell\u2019avviamento all\u2019estero, consistente nell\u2019assistenza nei luoghi di arrivo. Se i centri di assistenza agli emigrati fornissero loro le informazioni e i servizi con cui collegarli con centri di assistenza nel luogo di arrivo, il ricorso ad essi sarebbe verosimilmente assai pi\u00f9 ampio. L\u2019emigrato saprebbe che se si assoggetta a un certo controllo e a una certa trafila alla partenza, usufruisce anche del diritto ad essere aiutato, nelle sue pratiche nei suoi problemi, nel luogo di arrivo. Oggi questo servizio \u00e8 svolto da un personale molto ridotto, presso le ambasciate e i gli uffici consolari. Occorrerebbe, invece, sviluppare centri esteri di accoglimento e prima assistenza agli immigrati. [&#8230;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1337 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172153\/Emigrazione_e_mobilita_002.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172153\/Emigrazione_e_mobilita_002.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11172153\/Emigrazione_e_mobilita_002-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>Passiamo, ora, dunque, a un secondo aspetto: quello dell\u2019inserimento nella comunit\u00e0 di immigrazione. \u00c8 forse qui che, oggi, si riscontrano le carenze pi\u00f9 gravi. Ma il problema differisce da paese a paese. In Europa, bisogna distinguere, a grandi linee, fra i paesi della cee e la Svizzera. I problemi maggiori riguardano la Svizzera. Infatti in questa nazione non esiste, a livello centrale, un ben sviluppato sistema di assicurazioni sociali o di sicurezza sociale. Una parte notevole \u00e8 lasciata ai singoli Cantoni, gelosi della loro autonomia. Di questa carenza, chi pi\u00f9 ne risente sono i lavoratori stranieri, che sono pi\u00f9 esposti ai problemi della insicurezza del posto di lavoro e alle varie sopravvenienze rischiose, della vita di un lavoratore, anche perch\u00e9 non posseggono, come invece molti dei lavoratori svizzeri, dei risparmi personali, un\u2019abitazione, una piccola propriet\u00e0, n\u00e9 hanno peso nella vita cantonale. Il problema pi\u00f9 grave concerne la tutela nel caso di malattia. Non esistendo in Svizzera una assicurazione sociale contro le malattie a livello federale, i singoli Cantoni hanno, al riguardo, legislazioni variabili, spesso non obbligatorie. Anche quando vi sia una assicurazione obbligatoria contro le malattie, essa sovente non si estende automaticamente ai familiari; questi, cos\u00ec, rimangono privi di tale tutela. [&#8230;]<\/p>\n<p>Un\u2019altra grossa fonte di discriminazioni per gli emigrati italiani in Svizzera deriva dalla clausola della limitazione dei benefici di varie forme di tutela previdenziale a favore dei soli dimoranti in Svizzera: ci\u00f2 toglie a coloro che rimpatriano una parte considerevole dei benefici assicurativi accumulati. Ci\u00f2, innanzitutto, accade per la assicurazione contro la disoccupazione, il cui diritto viene automaticamente perso da chi rientra in Italia, anche se abbia lavorato in Svizzera un certo numero di anni. Un\u2019altra discriminazione dello stesso tipo riguarda la assicurazione per la vecchiaia (che in Svizzera \u00e8 strettamente collegata al numero di anni di lavoro prestati) [&#8230;].<\/p>\n<p>Problemi analoghi, anche se non identici, sorgono per la assicurazione contro le malattie professionali: a volte queste si manifestano chiaramente come tali solo a distanza di tempo. Ci\u00f2 rende difficile l\u2019accertamento dell\u2019obbligo, per il paese in cui esse sono state causate, di pagare le indennit\u00e0. Si sviluppano conflitti fra Italia e Svizzera circa l\u2019onere di ciascuno dei due paesi, con il risultato che l\u2019ex emigrato, spesso, deve attendere parecchio tempo e rischia di rimanere privo di tutela, magari egli \u00e8 dovuto rientrare in Italia perch\u00e9 malato. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito dei paesi del MEC il problema della tutela assicurativa e dei diritti in genere dei nostri emigrati \u00e8, in gran parte, risolto. I lavoratori italiani sono pienamente equiparati, nei loro diritti, a quelli della nazione ospitante e hanno diritto, generalmente, alle prestazioni assicurative sociali di tale paese sia che vi permangano sia che tornino nel proprio o vadano in un terzo paese.<\/p>\n<p>[&#8230;] I problemi pi\u00f9 delicati, per i diritti previdenziali degli emigrati, nell\u2019area MEC, sono quelli di coordinamento e di unificazione. Un lavoratore che abbia maturato diritti di pensione in diversi paesi del MEC attualmente ne usufruisce pro quota a carico delle assicurazioni sociali dei vari paesi del MEC in cui ha lavorato; ci\u00f2 lo sottopone a procedure burocratiche complesse. Inoltre, sovente, i criteri per la determinazione delle malattie professionali, quelli per il pagamento per le prestazioni sanitarie, l\u2019et\u00e0 di pensionamento, i sussidi di disoccupazione differiscono da paese a paese: anche ci\u00f2 crea incertezza e complicazioni. Questo problema dovrebbe essere eliminato, \u00e8 vero, con l\u2019armonizzazione integrale dei sistemi di assicurazione e sicurezza sociale nella CEE. Ma non sempre i singoli paesi membri della CEE si muovono nella medesima direzione in tale materia: esistono diverse esigenze, diverse possibilit\u00e0 e diverse opzioni nazionali. \u00c8 importante che si operi nel campo specifico della manodopera emigrata, per semplificare al massimo la variet\u00e0 dei regimi che la riguardano e portarla al regime migliore. \u00c8 possibile farlo, non solo mediante le convenzioni bilaterali, ma al pi\u00f9 ampio livello comunitario, anche utilizzando il Fondo sociale europeo, per colmare certe discrepanze.<\/p>\n<p>Nella CEE non esistono limitazioni alla mobilit\u00e0 di persone. Le famiglie possono dunque liberamente ricongiungersi al lavoratore immigrato, quando vogliono. Ci\u00f2 per\u00f2 sul piano giuridico. In concreto, a ci\u00f2 osta spesso il costo del trasferimento della famiglia e la difficolt\u00e0 di trovare un alloggio. [&#8230;] Tuttavia \u00e8 noto che in Germania (come in Svizzera) sussistono dei pregiudizi (come del resto nell\u2019Italia del Nord verso gli immigrati meridionali) che ostacolano particolarmente le famiglie emigrate. In aggiunta a ci\u00f2, vi sono talvolta provvidenze edilizie che vengono riservate ai connazionali. [&#8230;] Il punto pi\u00f9 delicato in fatto di alloggi per\u00f2 \u00e8 quello degli alloggiamenti particolari predisposti dalle aziende, per la manodopera che viene dall\u2019estero e che vive senza famiglia. Vi \u00e8 spesso la tendenza a configurarli in un modo che, sia pure con notevoli differenze, ricorda i Lager; baraccamenti a fitta densit\u00e0, con servizi igienici collettivi scarsi e sbrigativi; pochi servizi ricreativi, di ristoro, di ritrovo. Il problema si presenta oltrech\u00e9 in Germania anche in Svizzera. Dovrebbe competere alle autorit\u00e0 italiane preposte all\u2019assistenza agli emigrati all\u2019estero esercitare una attenta sorveglianza perch\u00e9 questi alloggi siano il pi\u00f9 possibile decorosi, confortevoli, gradevoli, adatti alle esigenze dei nostri connazionali. I sindacati italiani e i rappresentanti sindacali degli emigrati potrebbero svolgere, in ci\u00f2, un lavoro efficace, se sostenuti dai nostri organi ufficiali. Occorre anche istituire centri di ritrovo, in luoghi diversi dagli alloggi. Questi del resto dovrebbero essere, il pi\u00f9 possibile, sparpagliati e individualizzati, ad evitare l\u2019immagine e la condizione sociologica della \u00absegregazione\u00bb e della \u00abmassificazione\u00bb che umilia i lavoratori italiani all\u2019estero. Attualmente di questi centri di ritrovo ve ne sono, a cura di autorit\u00e0 religiose cattoliche. Ma occorre agire sul piano ufficiale.<\/p>\n<p>[&#8230;] Un importante capitolo dell\u2019assistenza degli emigrati all\u2019estero \u00e8 quello dei programmi per loro da parte dei centri di informazione e cultura italiani: non esistono organi di stampa che ne trattino, specificamente, i problemi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Infine il capitolo delle rimesse e dei risparmi degli emigrati. Vi \u00e8 fondato motivo di ritenere che, per carenza nell\u2019offerta di idonei canali di raccolta da parte del nostro paese, una parte notevole dei risparmi degli emigrati negli anni recenti sia andata a confluire nei Fondi di investimento internazionali. Naturalmente non vi \u00e8 nulla da eccepire sulla scelta degli emigrati per un impiego di questo tipo, in confronto ad altri, qualora essi abbiano, veramente, diverse opzioni. Ma il fatto \u00e8 che spesso l\u2019unica altra alternativa \u00e8 quella dell\u2019acquisto \u2013 in modo ingenuo \u2013 di una terra o di un alloggio nel paese d\u2019origine, ci\u00f2 che, spesso, si risolve in uno spreco perch\u00e9 l\u2019emigrante cade in balia di mediatori con pochi scrupoli, nella soddisfazione di un miraggio, pi\u00f9 che nella effettuazione di un risparmio utile, facilmente mobilizzabile all\u2019occorrenza. I grandi istituti finanziari italiani, invece, dovrebbero studiare delle forme di risparmio assicurativo, di risparmio-casa, di risparmio protetto da deprezzamento monetario, di risparmio protetto dalle variazioni del cambio, ecc., appositamente concepite per le esigenze degli emigrati: con una rete di raccolta idonea a raggiungerli, formule di investimento semplici e dotate delle pi\u00f9 serie garanzie, elevata possibilit\u00e0 di frazionamento, facile trasferibilit\u00e0 e negoziabilit\u00e0 a corsi stabilizzati.<\/p>\n<p>Per accrescere l\u2019utilit\u00e0 di queste formule, si potrebbe stabilire che esse (o alcune di esse o elementi collaterali di esse) servano anche per il trasferimento delle rimesse, con idonea tutela riguardo alla fruizione del cambio pi\u00f9 vantaggioso (spesso accade che, non esperti del cambio, gli emigrati, al rientro, convertano le valute estere nel luogo e nel momento in cui esso \u00e8 meno favorevole).<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/935","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2533"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=935"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=935"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=935"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}