{"id":903,"date":"1959-01-10T14:45:53","date_gmt":"1959-01-10T14:45:53","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=903"},"modified":"2019-05-13T09:13:22","modified_gmt":"2019-05-13T09:13:22","slug":"dove-il-nilo-e-lunica-strada","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/dove-il-nilo-e-lunica-strada\/","title":{"rendered":"Dove il Nilo \u00e8 l\u2019unica strada"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2532,"template":"","categories":[],"tags":[32],"class_list":["post-903","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-viaggi-e-tempo-libero"],"acf":{"edizione":"N.1, 1959","autore":[{"ID":2495,"post_author":"1","post_date":"2019-04-29 09:20:40","post_date_gmt":"2019-04-29 09:20:40","post_content":"Pseudonimo di Giovanni Pirelli <em>(vedi)<\/em>.","post_title":"Franco Fellini","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"franco-fellini","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-05-02 15:56:54","post_modified_gmt":"2019-05-02 15:56:54","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/qa-www.rivistapirelli.org\/?post_type=autori&#038;p=2495","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>Il pittore Renato Guttuso ha raggiunto ad Aswan il nostro collaboratore Franco Fellini disceso da Khartoum. Insieme essi hanno percorso il Nilo fino al Delta. Ecco la prima parte del loro taccuino. La seconda parte verr\u00e0 pubblicata nel numero di aprile<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1289\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163638\/Dove_il_Nilo_001.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"1120\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163638\/Dove_il_Nilo_001.jpg 560w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163638\/Dove_il_Nilo_001-150x300.jpg 150w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163638\/Dove_il_Nilo_001-512x1024.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/em><\/p>\n<p>Siedo, quasi affondo nel terreno soffice, tra filari di fave lambiti dall\u2019acque del fiume. Le stelle si spengono, a occidente discende opaca la luna, a oriente la linea dell\u2019orizzonte si tinge di gialli e di rossi. Dalla riva si stacca silenziosa una barca, prende l\u2019abbrivio, muove obliquando veloce verso il centro del fiume. Dei due uomini in barca, uno siede al timone, l\u2019altro sposta da prua a poppa una cesta colma di reti. La barca scompare. Dal buio emergono, sulla destra, tronchi lisci e chiari di sicomori. Di l\u00ec si leva un fitto cicaleccio di uccelli. Alle mie spalle si delinea una muraglia striata di feritoie e in pi\u00f9 punti sbrecciata. Ecco: sono questi i bastioni di Omdurman. [&#8230;] Un poco pi\u00f9 a monte, ma non tanto che non cominci a distinguere il ribollire dell\u2019acqua, Nilo Bianco e Nilo Blu s\u2019incontrano a formare il grande Nilo di Nubia e d\u2019Egitto. La cupola e il minareto che s\u2019alzano oltre il fiume e i palmizi, profilandosi in nitide grafie sullo scenario dell\u2019alba, sono una moschea di Khartoum, porta dell\u2019Africa Nera. Con il giorno avanzante si sciolgono le brume della mia stanchezza e tutto si va collocando in memorie favolose e in riferimenti precisi [&#8230;]. Una sola cosa non riesco ad ambientare: me stesso. Nel villaggio dove vivo nevicava, nevicava senza posa da quattro, cinque, sei giorni e tutti gli uomini del paese erano mobilitati, sicch\u00e9 mi toccava lasciare i libri e badilare buona parte del giorno per tenere aperto un varco dalla casa alla strada. Un mattino, al risveglio, il cielo apparve terso come cristallo sull\u2019anfiteatro grandioso di strapiombi e di guglie. Il tempo di chiudere le valigie ed abbracciare i bambini e gi\u00e0 da una parete del Bianco appena lambita dal sole discendeva rombando la prima valanga. Adesso siedo sulla sabbia del Nilo mentre il disco vermiglio del sole s\u2019alza dietro la cupola della moschea, spaccandola come un\u2019anguria. Quante albe si sono succedute tra quella sul Monte Bianco e questa sul Nilo? Nessuna. Il salto \u00e8 avvenuto entro un unico giro di sole. C\u2019\u00e8 da domandarsi se non \u00e8 un sogno, una fantasticheria. [&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Breve giorno di una capitale<\/em><br \/>\nIl volonteroso signore venuto a prendermi all\u2019aeroporto alle due e mezza di notte ha un nome lungo come quello di un prodotto farmaceutico: Castrinoyannakis. \u00c8 nato in Grecia, cresciuto in Egitto, lavora nel Sudan e sogna di venire a stare in Italia. L\u2019ho conosciuto come agente di una compagnia di turismo e lo scopro, dopo un po\u2019 di conversazione, rappresentante della Pirelli nel Sudan. [&#8230;]<br \/>\nLa Buick nera del Signor Castrinoyannakis mi ha portato nella notte, attraverso le vie di Khartoum e di Omdurman. C\u2019erano fantasmi bianchi, che camminavano frettolosi ai margini delle vie. [&#8230;] <em>Jeeps<\/em> della polizia scorrazzavano sferragliando per le vie di Khartoum. Tra le case di fango di Omdurman, immenso sobborgo proletario della capitale, non un\u2019anima. [&#8230;] Dopo avermi abbandonato, a mia richiesta, e recuperato dopo l\u2019alba [&#8230;], sulla riva del Nilo, il signor Castrinoyannakis mi scorta al Grand Hotel [&#8230;].<br \/>\nIl portiere dorme, la fronte riversa sul banco, un cameriere insonnolito porta due sdraio in giardino, scompare e ricompare con due provvidenziali tazze di caff\u00e8 francese. Sono le sei, la citt\u00e0 si sveglia. Macchine vecchissime ma americane e inglesi passano a grande velocit\u00e0, via via pi\u00f9 fitte, sul Lungonilo, unica strada interamente asfaltata. Qualche autobus, una quantit\u00e0 di autocarri carichi di gente come da noi quando c\u2019\u00e8 lo sciopero dei tram e degli autobus. Pochissimi pedoni. Il progresso, la modernit\u00e0 coincide qui con la motorizzazione. [&#8230;] \u00c8 cominciata la breve giornata della capitale sudanese. Verso l\u2019una, le due del pomeriggio tutti, o quasi, si ritireranno nelle case e dormiranno, n\u00e9 ricompariranno se non dopo il tramonto. [&#8230;] Lungo la via che conduce alla stazione, sui prati tra i <em>bungalows<\/em> che un tempo appartenevano ai padroni europei, ragazzini in pantaloni corti color kaki, torso nudo e moschetto, si preparano all\u2019unico compito che la dittatura chiede ai suoi cittadini: affermare l\u2019indipendenza del paese. [&#8230;]<br \/>\nIn guardia, viaggiatori del Sudan! Se andrete a prendere il treno Khartoum-Wadi Halfa attenendovi agli orari dell\u2019Ufficio del Turismo della Repubblica Araba Unita [&#8230;], la domenica prenderete il treno del mercoled\u00ec e il mercoled\u00ec il treno della successiva domenica. Sarebbe capitato anche a me, se non avessi avuto il mio bravo Castrinoyannakis; grazie al quale arrivo in stazione con cinque ore e un quarto di anticipo sull\u2019orario della suddetta agenzia e un quarto d\u2019ora sull\u2019orario effettivo del treno. Chiedo al capostazione, per controllo, a che ora saremo a Wadi Halfa. \u00abDomani\u00bb mi rassicura. \u00abDomani in giornata\u00bb. E mi guarda stranamente. Non solo lui, tutti mi guardano come una bestia rara e ridono maliziosi, come avessi un pesce d\u2019aprile attaccato alla schiena. Mi accorgo di essere ancora come ieri sera a Ciampino, con cravatta, maglia, giacca, e in aggiunta il giaccone da viaggio buttato sulle spalle per non aver impicci tra le mani. Sto dando spettacolo. Prima che il treno sia partito ho fatto in tempo a ricomparire sulla banchina vestito in <em>blu jeans<\/em>, camicetta aperta fino all\u2019ombelico e sandali, come a Portofino in agosto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1291 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163653\/Dove_il_Nilo_002.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163653\/Dove_il_Nilo_002.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11163653\/Dove_il_Nilo_002-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>Il treno bianco del Sudan<\/em><br \/>\nSiamo, sul treno, sei \u00abeuropei\u00bb. Una parigina, giovanissima, graziosa e sola. Insegna alla scuola Chateaubriand di Khartoum. Prima s\u2019\u00e8 fatta due anni di Siria. Nel \u201960 conta di andare in Giappone.\u00a0 A Parigi torna d\u2019estate. Vi torner\u00e0 definitivamente tra vent\u2019anni \u2013 dice \u2013 per fare la vecchia signora. Una coppia d\u2019americani \u00e8 alla fine di una <em>tourn\u00e9e<\/em> nell\u2019Africa Nera, durata tre mesi. Sessantott\u2019anni lui, sessantasette lei (lo leggo sui loro passaporti); sono freschi, sorridenti e salottieri come gli ospiti fissi di un albergo in Riviera. Il misterioso della nostra pattuglia \u00e8 un signore che ha il passaporto svizzero ma parla in perfetto nuovayorchese ed afferma di essere giornalista a riposo. Conosce per nome gli inservienti del treno che lo trattano con particolare rispetto. Infine c\u2019\u00e8 un italiano, giovane e solo, celibe, il quale, contro ogni regola, non fa la minima corte all\u2019insegnante parigina. \u00c8 un tipo molto squallido, l\u2019unico, in tutto il viaggio, con cui non attacco bottone. Noi sei, pi\u00f9 due sudanesi dalla statura imponente, credo due funzionari, occupiamo due vetture del treno, una vettura letto e una vettura buffet con ventilatori e vetri azzurrati. [&#8230;] La prima classe \u00e8 vuota. [&#8230;] La seconda classe, con scompartimenti isolati ma panche di legno, \u00e8 piena. Uomini, non una sola donna [&#8230;]. La terza, al contrario, \u00e8 affollata all\u2019inverosimile da donne e bambini. Per quale motivo viaggino tante donne e bambini in un paese come questo non sono riuscito a saperlo. Sembra un esodo, gli uomini sono soldati, combattono l\u2019invasore, le donne e i bambini fuggono in treno. [&#8230;]<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 il treno bianco del Sudan, che qualcuno sa quando parte e nessuno sa quando arriva. Per ragioni che forse solo il subconscio del capotreno conosce, a tratti va da lumaca, a tratti fila come un direttissimo. Fa un\u2019infinit\u00e0 di fermate ed ognuna \u00e8 una vera e propria siesta. [&#8230;] Ad Atbara, sede di smistamento per Port Sudan, c\u2019\u00e8 una vera stazione. Altrimenti le stazioni sono costituite da un capo con berretto rosso e fischietto e da due in <em>kamis<\/em>, prima e dopo la fermata, che manovrano, in mezzo alla sabbia, gli scambi.<\/p>\n<p>Dove il treno si ferma il paese si raccoglie sulla ipotetica banchina. Giungono prima gli uomini [&#8230;]. Poi le donne e i bambini. Donne e bambini vendono mercanzie [&#8230;]. Sono povere mercanzie [&#8230;]. Ho seguito una bambina per tutta la lunghezza del treno, cercava di vendere un uovo, un solo uovo. [&#8230;] I beni da vendere sono poveri, poveri gli eventuali acquirenti. [&#8230;] Non ho mai visto nessuno che chiedesse l\u2019elemosina. Non ho mai visto due venditori che si contendessero un cliente. Offrono la loro merce con dignit\u00e0, senza insistenza. \u00c8 bella gente, in generale, con l\u2019aspetto sano e discretamente vigoroso, serio e fiero. Tra loro sono straordinariamente cordiali, si danno grandi manate, scherzano volentieri e ridono di cuore. [&#8230;] Nelle ore pomeridiane non \u00e8 possibile restare a lungo sulla banchina. Si va arrosto. Dopo qualche tempo i viaggiatori rientrano negli scomparti, i villici riparano all\u2019ombra dei rari alberi, s\u2019accoccolano l\u2019uno a ridosso dell\u2019altro riempiendo fittamente il cerchio d\u2019ombra come le pecore di Sicilia e Sardegna nei meriggi d\u2019estate. Aspettano, chiacchierando, che il treno riparta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 proprio un deserto questo che scorre lentamente sotto il mio sguardo. \u00c8 peggio che un deserto. Villaggi di fango, le case racchiuse nei muri dei cortili, muri alti, grigi, allineati, sicch\u00e9 ogni agglomerato sembra una fortezza della Legione straniera. Senza campi, i campi stanno pi\u00f9 in l\u00e0, lungo il Nilo, i villaggi nel deserto, lontani dal verde, per evitare la distruzione negli anni di maggior piena. Spesso senza un solo albero. Quasi sempre senza una casa pi\u00f9 grande, un luogo di culto, una piazza che siano il segno di una qualsiasi forma di vita associata. Attorno, spersi greggi senza pastore, greggi di asinelli e di capre; i due animali, tra tutte le specie domestiche, che sappiano vivere, come l\u2019uomo e con l\u2019uomo, al limite del nulla. Non c\u2019\u00e8 un sol filo di erba, gli arbusti sono perlopi\u00f9 secchi. La distesa \u00e8 punteggiata di carcasse; i falchi qui sono di casa come nei nostri campi i passerotti. Al di l\u00e0 delle mandrie e dei loro relitti, sabbia, pietrame e sterpaglia; un vuoto di vita assoluto. Soltanto poco dopo lasciato Khartoum ho visto un trattore. Correva alto, nuovo fiammante su quelle macerie e pareva l\u2019astronave di un marziano dopo la distruzione del mondo. Pi\u00f9 avanti, in un paio di localit\u00e0, c\u2019erano costruzioni nuove, anche intere borgate nuove, in mattoni cotti, identiche, del resto, alle case di fango. Dove erano state fatte porte alle case anzich\u00e9, come di regola, sui cortili ho visto che le stavano murando. La strada ferrata non sembra aver portato nulla di nuovo.<\/p>\n<p>[&#8230;] I pali lungo la strada ferrata sono il telegrafo (una diavoleria per i ricchi e i potenti delle grandi citt\u00e0), non la luce. Cosa accadr\u00e0 il giorno in cui giunger\u00e0 la luce e con essa la radio, la televisione? Impareranno a distinguere un turboreattore da un aviogetto, e magari Perry Como da Rascel, prima ancora di sapere come funziona il rubinetto dell\u2019acqua corrente. Dopo circa cinquecento chilometri la linea abbandona le vicinanze del Nilo e s\u2019avventura attraverso il vero e proprio deserto. Dove il treno si ferma non ci sono villaggi, solo pozzi. \u00c8 notte, la luna naviga sul colmo del cielo. La sabbia \u00e8 neve, un effetto sconcertante: neve rosa che all\u2019alba, per alcuni fuggevoli istanti, diventa color rosso salmone.<\/p>\n<p>Un trambusto mi risucchia dal sonno. C\u2019\u00e8 una vera stazione, una vera cittadina con viali alberati, <em>bungalows<\/em> fioriti di buganvillee, un minareto e un campanile copto che emergono dal folto delle acacie e dei sicomori.<\/p>\n<p>\u00c8 Wadi Halfa. Sulla banchina due giovani americani, sbucati chiss\u00e0 da quale recesso del treno, accaparrano l\u2019unico taxi e lo rimpinzano di valigie, sacchi da paracadutisti, macchine da presa, pizze di pellicola, rotoli di coperte, cassette di whisky. Invano la parigina, che si ferma qui, chiede un po\u2019 di spazio per i suoi fianchi affusolati, e la sua unica borsetta da viaggio. Il treno prosegue un altro paio di chilometri: Wadi Halfa dogana. C\u2019\u00e8 un tipo atticciato e orbo che fa da capoccia; designa i facchini, inquadra i passeggeri \u00abeuropei\u00bb (salvo lo svizzero che fa da s\u00e9; anche qui \u00e8 conosciuto e riverito), li accompagna dall\u2019uno all\u2019altro ufficio di frontiera, si assicura che qualche zelante doganiere non apra una nostra valigia. Quando ci ha sistemato sullo <em>steamer<\/em>, ciascuno nella propria cabina, torna a raccoglierci e ci porta indietro, oltre lo sbarramento doganale, in visita alla citt\u00e0. Preoccuparsi sarebbe un insulto, lo <em>steamer<\/em> non partir\u00e0 finch\u00e9 lui non ci avr\u00e0 ricondotto a bordo. \u00abBella citt\u00e0, la mia, che ne dite?\u00bb. \u00c8 davvero una cittadina graziosa, linda, variopinta, con una sommessa vita di piccoli spacci, botteghe artigiane, bar sul cui pavimento giovani giocano a <em>taula<\/em> e vecchi fumano accucciati sul <em>narghil\u00e8<\/em>, non una donna nelle vie, bambini, qualcuno miserevole, qualcuno bello, una piazza tonda con al centro un immenso sicomoro, sotto il sicomoro cammellieri addormentati, all\u2019intorno cammelli aggrovigliati come formiche nella vasca da bagno. \u00abE pensare che quel Nasser vorrebbe mettermela sott\u2019acqua, questa mia citt\u00e0, con il suo <em>dam dam<\/em>\u00bb. Un sarcastico gioco di parole; perch\u00e9 <em>dam<\/em>, in inglese, vuol dire sia diga che dannato. Me, mi prende in simpatia. Mi fa montare su un cammello, mi fa riaccompagnare in cammello, attraverso lo sbarramento della dogana, fino alla passerella della nave.<\/p>\n<p>Lo <em>steamer<\/em> Wadi Halfa-Esh Shallal \u00e8 un villaggio fluviale. Al centro c\u2019\u00e8 il battello vero e proprio, con ponte di comando, sala macchine, prima e seconda classe, ristorante. Su ognuno dei due fianchi un natante a due piani, uno per i passeggeri di terza (donne e bambini appartati dietro tralicci di legno), uno per il bestiame. A prua un terzo natante per le macchine e le merci ingombranti. [&#8230;]<\/p>\n<p>Sul ponte di seconda mi faccio tre nuovi amici: Jaki Abdulla el Iaiep, di Omdurman, diciannovenne, bello come l\u2019Apollo del Belvedere, primogenito di sette fratelli e sette sorelle, studente in medicina all\u2019Universit\u00e0 del Cairo e appassionato di cinema (\u00abLadri di biciclette! l\u2019ho visto sei volte\u00bb); Naguib Shehata Khalil, alessandrino, segretario all\u2019Universit\u00e0 Araba di Khartoum, un tipo a cui vengono i lucciconi quando tira fuori le foto dei suoi bambini; e Hassan Mohamed el Alfi, che dagli italiani ha imparato a fabbricare sedie impagliate e s\u2019\u00e8 fatto \u2013 dice Jaki \u2013 i milioni. [&#8230;] Di quando in quando mi alzo a chiedere quando arriveremo a Abu Simbel. \u00abTra poco, tra poco\u00bb. Passano le ore. A un tratto si para agli occhi uno scenario da togliere il fiato. Una piccola baia di rena biondissima, racchiusa entro uno strapiombo di roccia rossigna. Scolpite nella roccia, su due lati, due facciate di templi, con portali, fregi, cornicioni. Seduti davanti al tempio di sinistra, i quattro colossali, meravigliosi Ramses ii. Ho studiato sui libri Abu Simbel, l\u2019ho atteso come da innamorato. Ora me lo vedo scorrere davanti agli occhi e in mezzo minuto sparire. Perch\u00e9? Perch\u00e9, mi dicono, bisognava chiedere al capitano di fermarsi. \u00c8 un\u2019altra avvertenza per chi seguir\u00e0 le mie orme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1297\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164541\/Dove_il_Nilo_003.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164541\/Dove_il_Nilo_003.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164541\/Dove_il_Nilo_003-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/>Battello trasformato in questura<br \/>\n<\/em>Gran bella vita la vita del coccodrillo; dal tepore della sabbia alla frescura dell\u2019acqua, e viceversa. A giudicare dalla boccaccia di cui madre natura li ha forniti, approvvigionarsi di cibo deve essere un gioco. [&#8230;] Il primo che ho visto era enorme, disteso su un pendio di rena con attorno il suo harem composto di tre coccodrilli pi\u00f9 piccoli. Alle nostre grida l\u2019harem \u00e8 scivolato in acqua. Lui, lo sdegnoso sultano, non si \u00e8 mosso. Ha soltanto spalancato le mandibole in uno sbadiglio, lo sbadiglio pi\u00f9 mostruoso che si possa immaginare. [&#8230;] Ora la riva si spacca in profonde insenature. Sembra di navigare in un arcipelago. Barche nere di pescatori scivolano sull\u2019acqua doppiando il solco della luna&#8230; Verso mezzanotte un vento estroso si leva dal nord, investe il convoglio, solleva spruzzi tra natante e natante fin sul ponte pi\u00f9 alto. Mi muovo come un sonnambulo verso la mia cabina. [&#8230;] Fischia la sirena, m\u2019affaccio sulla porta della cabina, s\u2019affaccia anche l\u2019americano, il viso gonfio di sapone da barba, torna a ritirarsi sbattendo porta. Sulla roccia di qua e di l\u00e0 del fiume corrono due lunghe linee parallele dipinte con vernice bianca. \u00c8 il tracciato dell\u2019Alta Diga. [&#8230;] \u00abL\u2019Alta Diga si far\u00e0\u00bb, mi sussurra Naguib Shehata, come fosse un segreto. Ha i lucciconi agli occhi come quando mi mostrava le fotografie dei suoi figli. Sventolo anch\u2019io il fazzoletto agli operai della diga.<\/p>\n<p>[&#8230;] Appena attraccati, il battello si muta in questura. Sale a bordo uno stuolo di funzionari, quali in divisa e quali in borghese, prendono possesso di un paio di locali, schierano tavoli e sedie, vi distribuiscono calamai, timbri, registri. [&#8230;] Comincia l\u2019esame di ammissione alla rau. [&#8230;] Qual \u00e8 esattamente la mia occupazione, perch\u00e9 vengo in Egitto, se viaggio solo, se in Egitto ho amici, parenti, beni mobili o immobili, che itinerario intendo compiere, dove allogger\u00f2. E via dicendo. Sembro promosso. Macch\u00e9, c\u2019\u00e8 ancora l\u2019uomo terribile. \u00c8 solo, a un tavolino d\u2019angolo, \u00e8 miope e affonda lo sguardo in un enorme registro. \u00c8 l\u2019uomo delle liste nere. [&#8230;] Sul mio fianco, alle prese con la terza commissione, c\u2019\u00e8 la signora americana. \u00abOh che bravi questi egiziani\u00bb dice con slancio genuino. \u00abSapeste cosa dobbiamo passare noialtri quando torniamo <em>in the States<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Come vestono d\u2019inverno gli indigeni?<br \/>\n<\/em>Per chi vi approda dalla Nubia, Assuan sembra Cannes. [&#8230;] La bellezza stessa del luogo \u00e8 cos\u00ec compiuta e perfetta da riuscire artefatta, illustrativa e leziosa. Malgrado il suo nome l\u2019Hotel Cataract non sorge affatto dove l\u2019acqua irrompe drammaticamente dalle bocche della diga incontro al greto ripido e aspro della prima cateratta. Dall\u2019alto di una riva che sembra lisciata con carta vetro il Cataract si specchia in un lago, un Nilo-lago ove l\u2019acqua dolcemente lambisce affusolate isole con palmizi scenograficamente arruffati, avanzi d\u2019antichi templi, villaggi barbarini, ordinati parchi con ciuffi di buganvillee rosa e scarlatte, scogli basaltici neri, fantasiosamente scolpiti e perfettamente levigati.<\/p>\n<p>[&#8230;] Un paesaggio che al primo incontro ti si conferma bellissimo ma subito acquisito, interamente scontato, poi, nel pigro volgere delle ore, nel trasmutare delle luci e dei toni, emana un fascino che continuamente s\u2019accresce, che tanto pi\u00f9 t\u2019incanta quanto meno riesci a individuarne il segreto. E che clima! [&#8230;] La <em>hall<\/em> del Cataract \u00e8 l\u2019accampamento dei nuovi giunti dal Cairo, il deposito del loro bagaglio. Attendono che venga libera la stanza che hanno prenotato con mesi di anticipo. [&#8230;] Sul piazzale d\u2019accesso giungono taxi strombettanti come avessero a bordo feriti, scaricano comitive, caricano comitive, ripartono scompigliando le schiere di asinelli e cavallini arabi predisposte in giardino per la felicit\u00e0 dei turisti bambini. [&#8230;] L\u2019Organizzazione \u00e8 un polipo con cento tentacoli. Afferra anche me che stavo in disparte, mi godevo la scena e non chiedevo niente a nessuno. Mi afferra e mi carica, verso le dieci di sera, in una barca straripante di milanesi, torinesi, romani che gareggiano a chi \u00e8 pi\u00f9 spiritoso. [&#8230;] Si approda su una sottile lingua di rena finissima e rosa: un luogo d\u2019incanto. [&#8230;] Siamo nella notte fra il 30 e il 31 dicembre.<\/p>\n<p>Nel sole di mezzogiorno scendono alla stazione di Aswan, giunti via mare-terra, Guttuso, sua moglie e mia moglie. Sono felici, specialmente mia moglie che mi credeva nella sperduta Nubia. Dal treno, svegliandosi, ha visto il Nilo, lo ha visto blu (il Nilo \u00e8 come il Tevere, \u00e8 \u00abbiondo\u00bb) e fiorito di ibis. I Guttuso raccontano quanto era bella Citera vista dal ponte dell\u2019\u00abAusonia\u00bb. A Citera contrappongo i miei coccodrilli. Cos\u00ec comincia il nostro vagabondaggio a quattro. [&#8230;] Per non perdere nemmeno un quarto d\u2019ora di Nilo le mogli cambiano abito sul limitare tra stanza e balcone. Sul balcone Guttuso disegna ed io mi lascio vivere da erede dell\u2019Aga Khan. [&#8230;] Il giorno appresso una guida che d\u2019inglese sa soltanto: \u00ab<em>I speak very good english<\/em>\u00bb, ci scorta al bazar. \u00c8 giorno di mercato grande e ad Assuan confluiscono i <em>fellahin<\/em> di un lungo tratto di Nilo e di razze diverse: masri, nubiani, beduini, etiopi. Il mercato grande sta dietro il bazar: un vasto spiazzo tra squallide case inondato da una luce abbagliante. Entro una nuvola di polvere si muovono uomini in <em>kamis<\/em> bianco e donne in <em>milayeh<\/em> nero o siedono accanto alle loro mercanzie [&#8230;]. Torme di ragazzini giocano a nascondino tra i sacchi. Quando ci vedono ci assalgono chiedendo <em>bacscisc<\/em>, il soldino. Il fetore \u00e8 acuto, la polvere s\u2019appiccica in gola. Andiamo a purificarci con una veleggiata sul Nilo. Sul Nilo passeggiamo attendendo l\u2019ora dei pasti. Sul Nilo ci affacciamo, di sera, tra un whisky e l\u2019altro. Al balcone sul Nilo indugiamo, di notte, prima di coricarci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1299 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/Dove_il_Nilo_004.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/Dove_il_Nilo_004.jpg 560w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/Dove_il_Nilo_004-150x150.jpg 150w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11164751\/Dove_il_Nilo_004-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/>Scolari e d\u00e8i di Ombos<br \/>\n<\/em>A sentire che andiamo in macchina da Aswan a Luxor il portiere del Cataract scuote il capo. Ci credeva persone dabbene. La strada corre asfaltata su un terrapieno che divide in modo netto e drammatico la campagna lussureggiante e la corrosa distesa di sabbia e macerie. Ahmed, l\u2019autista a cui Allah ci ha affidato, non \u00e8 da meno dei suoi colleghi di Aswan. Sull\u2019asfalto si pu\u00f2 andare a ottanta, a novanta. Perch\u00e9 sprecare questa rara occasione? [&#8230;] Cammelli e dromedari, il collo ad <em>esse<\/em> emergente da enormi carichi di ceste o di canne, s\u2019impermaliscono; scartano e sgroppano, qualcuno si butta gi\u00f9 dal terrapieno, qualcuno strappa le redini al conducente, prende a galoppare davanti alla macchina, dimenando le scarne natiche in cima a un paio di gambe interminabili, sdinoccolate, sbatacchianti, finch\u00e9 un\u2019anima buona non si butta allo sbaraglio in mezzo alla strada e lo induce a deviare nei campi. Dove, dopo una quarantina di chilometri, l\u2019asfalto finisce, comincia l\u2019archeologia. Il sole \u00e8 ancora basso sopra le dune. Sulla brillante distesa dei campi si eleva un terrazzo tufaceo. Lo difendono a oriente mura romane, a occidente il Nilo che ne lambisce la base e piega in una amplissima ansa. Qui sorge il tempio tolemaico di Ombos. Le sabbie lo tengono ancora met\u00e0 prigioniero, in compenso l\u2019Organizzazione non lo ha ancora scoperto.Cinque piastre al custode sono sufficienti per convincerlo che non vuoi vedere mummie di sacerdoti o di coccodrilli, che non ti interessa sapere qual \u00e8 Haroeris e quale Setnofrit. Vuoi solo trascorrere una mezz\u2019ora silenziosa e felice in un luogo non meno affascinante di Agrigento, di Paestum.<\/p>\n<p>Nemmeno il tempo di formulare questo pensiero ed ecco irrompere, superando chiss\u00e0 come il bastione sul Nilo, un centinaio di ragazzini, un\u2019intera scolaresca che straripa tra basamenti, pilastri, portali e colonne, i maschi in grembiule bianco, le bambine in abitini viola, gialli, azzurri, turchesi. Richiami, grida, risa echeggiano nel colonnato della sala ipostila, sotto i soffitti istoriati d\u2019impassibili d\u00e8i. Finch\u00e9, trafelati, giungono quattro o cinque insegnanti che li incolonnano e coscenziosamente li conducono a vedere le mummie dei sacerdoti, dei coccodrilli e spiegano loro quale \u00e8 Haroeris, quale Setnofrit. Attraversa il cielo uno stormo di candide cicogne.<\/p>\n<p>Il seguito ha un antefatto che occorre riferire. La notte di Capodanno Guttuso, rientrato nella sua stanza ed affacciatosi al solito balcone, rimase stregato dalla maga Circe dell\u2019isola elefantina. Solo le prime luci dell\u2019alba lo restituirono alla legittima consorte. Il male, il giorno appresso, non si rivel\u00f2 che per piccoli trascurabili segni. Fece la sua strada lentamente come tarlo in un tavolato.Finch\u00e9, scelta la congiuntura ideale, esplose. Immaginate una pista tutta buche che si snoda attraverso un oceano di pietre e di sabbia, schiacciato dal sole di mezzogiorno, senza un\u2019anima, un albero, un qualsiasi segno di vita; che, quando alfine ti appare in lontananza un ciuffo di palme, piega in direzione opposta, s\u2019infila in un canyon profondo e interminabile per sbucare in un nuovo oceano identico al precedente. Su questa pista avanza sobbalzando a quindici o venti chilometri orari una Chevrolet nera con i finestrini ermeticamente chiusi.A fianco dell\u2019autista nubiano, Guttuso in giacca, sciarpa, palet\u00f2 d\u2019inverno con il bavero rialzato fino a incontrare la tesa del cappello di feltro; grondante sudore, inevitabilmente, scosso da brividi di febbre, assalito da dolori in ogni parte del corpo.<\/p>\n<p>Sul sedile posteriore, tre anime in pena le quali non sanno che fare se non gridare ad Ahmed di chiudere il finestrino quando questi, che non capisce cosa sta succedendo, lo apre per non soffocare.La gara a chi avanza pi\u00f9 presto \u2013 la Chevrolet di Ahmed e la febbre di Guttuso \u2013 dura l\u2019intera giornata. [&#8230;] Dopo Ehsna si rasenta la tragedia. Un bambinello di tre o quattro anni attraversa la pista davanti alla macchina. Ahmed frena e sbanda da prode, la Chevrolet finisce sul margine di un canale. Ahmed scende di macchina e siamo convinti che voglia sculacciare il bambino. No: si china su di lui, gli parla a lungo, lo accarezza sui capelli e poi torna, calmissimo, al posto di guida.Uomini e donne, bambini e cani, cammelli e asini e greggi di pecore (\u00e8 l\u2019imbrunire, l\u2019ora del rientro al villaggio) sorgono come fantasmi nella luce dei fari e dileguano nel polverone. Tutankhamon redivivo che entrasse nella hall del Winter Palace di Luxor, nella luce scintillante dei lampadari di cristallo, tra abiti da sera e nudit\u00e0 veleggianti sull\u2019onda di un valzer viennese, non sarebbe meno stordito di noi. Le stanze sono ancora occupate. Passano altre due ore prima di poter seppellire Guttuso sotto una montagna di coperte di lana.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/903","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2532"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=903"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=903"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=903"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}