{"id":873,"date":"2019-05-09T12:59:58","date_gmt":"2019-05-09T12:59:58","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=873"},"modified":"2019-07-30T07:22:22","modified_gmt":"2019-07-30T07:22:22","slug":"verso-una-civilta-della-visione","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/verso-una-civilta-della-visione\/","title":{"rendered":"Verso una civilt\u00e0 della visione?"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1452,"template":"","categories":[],"tags":[24],"class_list":["post-873","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-societa-costumi-e-stili-di-vita"],"acf":{"edizione":"N.1, 1961","autore":[{"ID":137,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 15:32:02","post_date_gmt":"2019-04-08 15:32:02","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore, linguista e semiologo (1932-2016), \u00e8 uno degli intellettuali italiani pi\u00f9 noti all\u2019estero. Laureato in filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Torino con una tesi su Tommaso d\u2019Aquino, dopo un\u2019esperienza in RAI in qualit\u00e0 di autore pubblica il saggio <em>Opera aperta<\/em> (1962), seguito da <em>Apocalittici e integrati<\/em> (1963). Professore di semiotica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna dal 1971, \u00e8 tra gli ispiratori del primo corso di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS) dello stesso ateneo. Nel 1980 esordisce nella narrativa con il best seller mondiale <em>Il nome della rosa<\/em>, cui seguir\u00e0 nel 1988 <em>Il pendolo di Foucault<\/em>. Tra i suoi saggi di maggior successo: <em>Diario minimo<\/em> (1963); <em>Lector in fabula<\/em> (1979); <em>Kant e l\u2019ornitorinco<\/em> (1997).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Umberto Eco","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"umberto-eco","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 15:32:07","post_modified_gmt":"2019-04-08 15:32:07","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=137","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Un fatto comunicativo che si inserisce in modo cos\u00ec massiccio nel tempo libero dell\u2019uomo d\u2019oggi come la TV, pone immediatamente il problema del suo rapporto con la cultura di massa. In seconda istanza pone il problema del suo rapporto con la cultura contemporanea <em>tout court<\/em>, di cui la cultura di massa non \u00e8 una deviazione, una escrescenza transitoria, ma uno degli aspetti fondamentali.<\/p>\n<p>[&#8230;] Tipico mezzo per una comunicazione alla massa, la TV dovr\u00e0 trovare la propria misura di cultura nel proprio ambito: il massimo di gusto realizzabile nei limiti di uno spettacolo di variet\u00e0 costituisce un fatto di cultura, l\u00e0 dove una brutta visita al museo etrusco, realizzata riprendendo passivamente la passeggiata di un erudito che illustra via via i pezzi esposti, rappresenta un fatto anticulturale per eccellenza. [&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La comunicazione televisiva: intimit\u00e0 e isolamento, passivit\u00e0 e reazione critica.<\/em><br \/>\nUna comunicazione, per diventare esperienza culturale richiede un atteggiamento critico, la chiara coscienza del rapporto in cui si \u00e8 immessi e l\u2019intento di fruire di tale rapporto. [&#8230;] <em>La maggior parte delle indagini psicologiche sull\u2019ascolto televisivo tendono invece a definirlo come un particolare tipo di ricezione nell\u2019intimit\u00e0 che si differenzia dall\u2019intimit\u00e0 critica del lettore per assumere l\u2019aspetto di una resa passiva, di una forma di ipnosi.<\/em> [&#8230;] In questo tipo di ricezione passiva lo spettatore \u00e8 <em>relaxed<\/em>: [&#8230;] in questo stato d\u2019animo di rilassamento si stabilisce un particolarissimo tipo di transazione per cui si tende ad attribuire al messaggio il significato che inconsciamente si desidera. Pi\u00f9 che di ipnosi si pu\u00f2 parlare di autoipnosi o di proiezione. [&#8230;] \u00c8 di due anni fa l\u2019episodio de <em>I figli di Medea<\/em>, una trasmissione-sorpresa di Vladimiro Cajoli, in cui una rappresentazione drammatica veniva interrotta per avvisare il pubblico che il figlio di Alida Valli era stato rapito dall\u2019attore Salerno. Malgrado l\u2019inverosimiglianza della notizia, malgrado il commissario di polizia prontamente intervenuto fosse impersonato da Tino Bianchi (un attore noto al pubblico televisivo perch\u00e9 ha sempre preso parte a commedie e spettacoli di variet\u00e0), ci furono numerosi ascoltatori che tempestarono di telefonate allarmate la TV e chiamarono i numeri telefonici fittizi dati dallo pseudo-commissario.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1453 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185825\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_5.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185825\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_5.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185825\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_5-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Facile veicolo di false suggestioni, la TV viene anche vista come stimolo a una <em>falsa partecipazione<\/em>, a un <em>falso senso dell\u2019immediatezza<\/em>, a un <em>falso senso della drammaticit\u00e0<\/em>. Il pubblico che assiste in sala ai programmi di variet\u00e0 e applaude a comando (spesso sostituito da applausi registrati) pare effettivamente suggerire una socialit\u00e0 inesistente; la presenza aggressiva di volti che ci parlano in primo piano, in casa nostra, crea l\u2019illusione di un rapporto di cordialit\u00e0 che in effetti non esiste [&#8230;].<\/p>\n<p>Il continuo passaggio da un materiale filmato a un materiale in ripresa diretta (e il fatto che molte riprese dirette siano accuratamente montate in modo da non lasciare niente al caso) creano in effetti una impressione di partecipazione immediata all\u2019evento che in definitiva \u00e8 ingannevole. [&#8230;] Quando il pubblico viene deluso in questa sua fiducia, reagisce duramente: \u00e8 recente l\u2019episodio del figlio del noto critico letterario Van Doren che, dopo aver trionfato in una trasmissione di <em>quizzes<\/em>, confess\u00f2 in seguito che la trasmissione era \u00abtruccata\u00bb. La reazione indignata del pubblico rivel\u00f2 tutto il disappunto per tante energie emotive spese fiduciosamente di fronte a un dramma inesistente: a Van Doren poteva essere perdonata la truffa finanziaria, non i falsi sudori in primo piano, il corrugare di sopracciglia, il gioco nervoso delle mani tormentate in cabina.<\/p>\n<p>Tutti questi rilievi sono indubbiamente validi, ma occorre pure contemperarli con altre osservazioni. Quanto all\u2019intimit\u00e0 passiva, occorre ad esempio notare che l\u2019ascoltatore tipo della TV non sempre \u00e8 l\u2019uomo solitario seduto di fronte al televisore in una casa deserta.<\/p>\n<p>L\u2019ascoltatore tipo siede in un bar oppure in famiglia, e non sempre le luci del locale sono spente: ci\u00f2 significa che egli non si trova in una posizione di isolamento psicologico, tanto \u00e8 vero che, a differenza della sala cinematografica, due o pi\u00f9 persone di fronte a un televisore si scambiano commenti e osservazioni; spesso la situazione stessa del locale, bar o soggiorno di casa propria, impone un andirivieni che interviene in senso anti-ipnotico; il commento in comune esorcizza il fascino dell\u2019immagine e rappresenta, sia pure in senso rudimentale, un fatto critico. Le definizioni correnti della TV come \u00abfocolare moderno\u00bb provengono in fondo da questa constatazione, in gran parte fondata (l\u2019accusa mossa alla TV di togliere ai membri della famiglia l\u2019abitudine della conversazione, prevede con molto ottimismo che nella maggior parte delle famiglie prima della TV non si facesse altro che conversare amabilmente, anzich\u00e9 accudire chi alle faccende di casa, chi alla lettura del giornale; intorno al televisore in fondo il nucleo familiare, non foss\u2019altro che attraverso la disputa sulle qualit\u00e0 di un cantante, ritrova spesso un\u2019unit\u00e0 almeno esteriore).<\/p>\n<p>L\u2019illusione della socialit\u00e0, dal canto suo, non annulla una certa partecipazione a un mondo esterno che, bene o male, si viene a conoscere: il fatto che per una sera i patemi della popolazione di Novi Ligure impegnata in <em>Campanile sera<\/em> siano i miei patemi, mi introduce volente o nolente in una dimensione sociale elementare. Quanto all\u2019illusione della drammaticit\u00e0, sta di fatto che attraverso la TV lo spettatore si vede sfilare davanti agli occhi, truccato sin che si vuole, il mondo esterno, quel mondo che un tempo avrebbe potuto raggiungere (e molto saltuariamente) solo attraverso vaghe evocative notizie di giornale. Questa mole di informazioni su quanto avviene, bene o male allarga il raggio delle mie esperienze, non mi <em>forma<\/em> ma mi <em>informa<\/em>, mi d\u00e0 il senso della presenza <em>attuale<\/em> di ci\u00f2 su cui vengo informato. La ripresa di un dibattito alla Camera o del matrimonio di Margaret, per \u00abmontata\u00bb che sia, mi fa partecipare a qualcosa che mi sarebbe stato altrimenti estraneo. Non fonda un vero e proprio rapporto sociale, ma ne offre gli elementi preliminari.<\/p>\n<p>\u00c8 vero peraltro che anzich\u00e9 fornirmi la coscienza ordinata dell\u2019ambiente cui sono personalmente integrato (il che costituisce l\u2019atto di cultura per eccellenza), la TV mi offre una congerie di informazioni disordinate e frammentarie circa un mondo di cui non individuo i nessi che lo legano a me.<\/p>\n<p>Ma proprio qui si arresta il problema di un <em>impact<\/em> psicologico della TV e si apre quello della sua efficacia \u00abculturale\u00bb. [&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1454 alignright\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185844\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_10.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185844\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_10.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185844\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_10-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/em><\/p>\n<p><em>Mitologia negativa<\/em><br \/>\nAppena il discorso si sposta sul piano culturale, la prima classificazione che si impone \u00e8 quella della TV come <em>mass medium<\/em> [&#8230;].<\/p>\n<p>L\u2019uomo circuito dai <em>mass media<\/em> \u00e8 in fondo, tra tutti i suoi simili, il pi\u00f9 rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ci\u00f2 che egli \u00e8 gi\u00e0. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poich\u00e9 uno dei compensi narcotici a cui ha diritto \u00e8 l\u2019evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilit\u00e0 si provvede per\u00f2 a far s\u00ec che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cio\u00e8 gli si chiede di rimanere com\u2019\u00e8 aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L\u2019ideale del consumatore di <em>mass media<\/em> \u00e8 un superuomo che egli non pretender\u00e0 mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.<\/p>\n<p>La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV \u00e8 questa: la TV non offre come ideale in cui immedesimarsi il <em>superman<\/em> ma l\u2019<em>everyman<\/em>. La TV presenta come ideale l\u2019uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e d\u00e0 il nome a un\u2019epoca. In TV appare a pi\u00f9 riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l\u2019idolo non \u00e8 costei, ma l\u2019annunciatrice, e tra le annunciatrici la pi\u00f9 amata e famosa sar\u00e0 proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, <em>sex appeal<\/em> limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo; e per chi non vi si \u00e8 ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota <em>boutade<\/em>, la statistica \u00e8 quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno, per l\u2019uomo che non ha mangiato, la met\u00e0 di un pollo al giorno \u00e8 qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda <em>tutte<\/em> le virt\u00f9 morali e intellettuali <em>in<\/em> <em>grado medio<\/em>, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La \u00abmediet\u00e0\u00bb aristotelica \u00e8 equilibrio nell\u2019esercizio delle proprie passioni, retto dalla virt\u00f9 discernitrice della \u00abprudenza\u00bb. Ma nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 vistoso di riduzione del <em>superman<\/em> all\u2019<em>everyman<\/em> lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest\u2019uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui d\u00e0 vita davanti alle telecamere traspare una mediocrit\u00e0 assoluta unita (questa \u00e8 l\u2019unica virt\u00f9 che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che \u00e8 e che quello che \u00e8 sia tale da non porre in stato di inferiorit\u00e0 nessuno spettatore, neppure il pi\u00f9 sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorit\u00e0 nazionale il ritratto dei propri limiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1460 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190123\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_1.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190123\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_1.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190123\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_1-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/>Fenomenologia di Mike Bongiorno<br \/>\n<\/em>Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrer\u00e0 procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria \u00abFenomenologia di Mike Bongiorno\u00bb, dove, s\u2019intende, con questo nome \u00e8 indicato non l\u2019uomo, ma il personaggio.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Mike Bongiorno non \u00e8 particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta biologicamente parlando un grado modesto di adattamento all\u2019ambiente. L\u2019amore isterico tributatogli dalle <em>teen-agers<\/em> va attribuito in parte al complesso materno che egli \u00e8 capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le pi\u00f9 vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all\u2019apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all\u2019oscuro dei fatti, ma altres\u00ec decisamente intenzionato a non apprendere nulla.<\/li>\n<li>In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualit\u00e0 di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) \u00e8 naturale che l\u2019uomo non predestinato rinunci ad ogni tentativo.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l\u2019esperto; un professore \u00e8 un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. \u00c8 il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.<\/li>\n<li>L\u2019ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L\u2019uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno ha una nozione piccolo-borghese del denaro e del suo valore (\u00abPensi, ha guadagnato gi\u00e0 100 mila lire: \u00e8 una bella sommetta!\u00bb).<\/li>\n<li>Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sar\u00e0 portato a fare: \u00abChiss\u00e0 come sar\u00e0 contento di tutti quei soldi, lei che \u00e8 sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi cos\u00ec tra le mani?\u00bb.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: \u00abScusi signora guardia&#8230;\u00bb) usando tuttavia sempre la qualifica pi\u00f9 volgare e corrente, spesso dispregiativa: \u00abSignor spazzino, signor contadino\u00bb.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno accetta tutti i miti della societ\u00e0 in cui vive: alla signora Balbiani d\u2019Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perch\u00e9 si tratta di una contessa (<em>sic<\/em>).<\/li>\n<li>Oltre ai miti accetta della societ\u00e0 le convenzioni. \u00c8 paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.<\/li>\n<li>Elargendo denaro \u00e8 istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, pi\u00f9 in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l\u2019unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che pu\u00f2 occasionalmente assumere il volto della Televisione).<\/li>\n<li>Mike Bongiorno parla un <em>basic italian<\/em>. Il suo discorso realizza il massimo di semplicit\u00e0. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi, non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio \u00e8 rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non \u00e8 necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all\u2019occasione, egli potrebbe essere pi\u00f9 facondo di lui.<\/li>\n<li>Non accetta l\u2019idea che a una domanda possa esserci pi\u00f9 di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabucodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perch\u00e9 \u00e8 fermamente convinto che A \u00e8 uguale ad A e che <em>tertium non datur<\/em>. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia \u00e8 di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno \u00e8 privo di senso dell\u2019umorismo. Ride perch\u00e9 \u00e8 contento della realt\u00e0, non perch\u00e9 sia capace di deformare la realt\u00e0. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l\u2019interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verit\u00e0, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.<\/li>\n<li>Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa&#8230; \u00abMi dica un po\u2019, si fa tanto parlare oggi di questo Futurismo. Ma cos\u2019\u00e8 di preciso questo Futurismo?\u00bb). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l\u2019opinione dell\u2019altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.<\/li>\n<li>Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una met\u00e0 degli spettatori scarterebbe subito perch\u00e9 troppo banale: \u00abCosa vuol rappresentare quel quadro?\u00bb. \u00abCome mai si \u00e8 scelto un hobby cos\u00ec diverso dal suo lavoro?\u00bb. \u00abCom\u2019\u00e8 che viene in mente di occuparsi di filosofia?\u00bb.<\/li>\n<li>Porta i <em>clich\u00e9s<\/em> alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore \u00e8 virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo \u00e8 \u00abbruciata\u00bb. Chiede alla prima se lei, che \u00e8 una ragazza cos\u00ec per bene, desidererebbe diventare come l\u2019altra; fattogli notare che la contrapposizione \u00e8 offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorit\u00e0 fisica e umiliando l\u2019educanda. In questo vertiginoso gioco di <em>gaffes<\/em> non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi \u00e8 gi\u00e0 una <em>agudeza<\/em>, e le <em>agudezas<\/em> appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno \u00e8 estraneo. Per lui, lo si \u00e8 detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l\u2019artificio retorico \u00e8 una sofisticazione. In fondo la <em>gaffe<\/em> nasce sempre da un atto di sincerit\u00e0 non mascherata; quando la sincerit\u00e0 \u00e8 voluta non si ha <em>gaffe<\/em> ma sfida e provocazione; la <em>gaffe<\/em> (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si \u00e8 sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto pi\u00f9 \u00e8 mediocre, l\u2019uomo mediocre \u00e8 maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la <em>gaffe<\/em> a dignit\u00e0 di figura retorica, nell\u2019ambito di una etichetta omologata dall\u2019ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perch\u00e9 onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull\u2019esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.<\/li>\n<li>Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrit\u00e0. Non provoca complessi di inferiorit\u00e0 pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perch\u00e9 chiunque si trova gi\u00e0 al suo livello. Nessuna religione \u00e8 mai stata cos\u00ec indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti [&#8230;].<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1455\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185922\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_8.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185922\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_8.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11185922\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_8-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/em><\/p>\n<p><em>La media dei gusti e l\u2019illusione del rating<\/em><br \/>\nMike Bongiorno vale come emblema di una situazione tipica della televisione in quanto mezzo di massa: prodotto di una industria culturale sottoposto alla legge della domanda e dell\u2019offerta, il <em>mass<\/em> <em>medium<\/em> tende a secondare il gusto medio del pubblico e si sforza di determinarlo statisticamente. La televisione americana, che vive in un regime di libera concorrenza, soddisfa a questa esigenza mediante il <em>rating<\/em>. Esso \u00e8 l\u2019indagine statistica, attuata con vari mezzi, intesa a determinare quali strati di pubblico seguano un certo programma e quale fortuna esso incontri. I responsi del <em>rating<\/em> sono oggetto di una fiducia quasi religiosa da parte dei committenti che regolano su di essi la loro partecipazione finanziaria a un dato programma.<\/p>\n<p>Talora il responso \u00e8 scientificamente ineccepibile data la massivit\u00e0 di un certo fenomeno di ascolto: nell\u2019area di Chicago ogni gioved\u00ec sera a una data ora la pressione dell\u2019acqua, verificata presso la sede centrale del <em>Chicago Department of Water<\/em>, calava improvvisamente per alcuni minuti in modo eccezionale, come se in ogni casa della citt\u00e0 di colpo i cittadini avessero aperto i rubinetti del lavabo o del bagno. E in effetti era cos\u00ec: fu possibile verificare che il fenomeno si ripeteva ogni settimana nel preciso istante in cui terminava una trasmissione televisiva di gran successo: in quel momento la maggioranza dei cittadini, che era restata ipnotizzata davanti ai televisori, al sopraggiungere dell\u2019annuncio commerciale conclusivo, si alzava e si distendeva, beveva un bicchier d\u2019acqua, preparava il caff\u00e8, dava inizio alla toeletta serale. Ma casi cos\u00ec macroscopici sono rari, e le statistiche consuete sono molto pi\u00f9 aleatorie.<\/p>\n<p>I mezzi impiegati per l\u2019inchiesta vanno dalle telefonate improvvise a centinaia di telespettatori scelti a caso sull\u2019elenco telefonico \u2013 metodo seguito anche in Italia dalla rai \u2013 ai contatori applicati al televisore per verificare quali canali, e in quali ore, siano stati prescelti con maggior frequenza nell\u2019arco di una settimana [&#8230;].<\/p>\n<p>Si fa un programma per <em>teen-agers<\/em> attenendosi all\u2019idea di un <em>teen-ager<\/em> modello, quale lo si desidererebbe perch\u00e9 esso risultasse il cliente ideale del prodotto reclamizzato. Pi\u00f9 che lo spettatore a modificare il gusto del programma, \u00e8 una inconscia politica culturale a determinare lo spettatore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la televisione appare come lo strumento tipico di una societ\u00e0 <em>individualistica eterodiretta<\/em>, in altri termini, lo strumento efficace per una azione di pacificazione e di controllo, la garanzia di conservazione dell\u2019ordine stabilito attraverso la riproposta continua di quelle opinioni e di quei gusti medi che la classe dominante giudica pi\u00f9 adatti a mantenere lo status quo [&#8230;].<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 totalitaria, se pure esistono chiari mezzi di persuasione e propaganda, questi tendono all\u2019inculcamento diretto dell\u2019ideologia imperante, senza aver paura di un <em>approach<\/em> problematico: alla popolazione viene imposto di pensare, di meditare \u2013 in termini dogmatici \u2013 sui principi che regolano la societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>In una civilt\u00e0 in cui invece il rispetto dell\u2019autonomia individuale \u00e8 un principio dichiarato e la molteplicit\u00e0 delle opinioni un articolo di fede, e in cui tuttavia per esigenze economiche si attua una direzione \u00abocculta\u00bb dell\u2019opinione onde orientarla nell\u2019ambito del sistema, l\u2019industria culturale, nel proporre al pubblico la sua implicita e facile visione del mondo, adotta i mezzi della persuasione commerciale, ma anzich\u00e9 dare al pubblico ci\u00f2 che esso vuole, gli suggerisce ci\u00f2 che deve volere o deve credere di volere.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 non fosse, non si spiegherebbe perch\u00e9 in paesi in cui la televisione non \u00e8 soggetta alla libera concorrenza, la televisione, diretta da uomini bene o male consapevoli delle realt\u00e0 culturali, non si avvalga della sua posizione di monopolio per imporre al pubblico una visuale critica dei valori. [&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La TV pu\u00f2 determinare il gusto del pubblico<br \/>\n<\/em>La TV quindi <em>sa<\/em> di poter determinare i gusti del pubblico senza bisogno di adeguarvisi supinamente. In regime di libera concorrenza essa si adegua s\u00ec a una legge della domanda e dell\u2019offerta, ma non nei confronti del pubblico, bens\u00ec dei committenti: educa il pubblico secondo gli intenti dei committenti. In regime di monopolio si adegua alla legge della domanda e dell\u2019offerta nei confronti del partito al potere.<\/p>\n<p>Naturalmente questa situazione di alienazione non \u00e8 totale. Proprio perch\u00e9 sa di poter orientare il pubblico, la TV attraverso i suoi uomini migliori cerca di compiere questa azione, sia in Italia che altrove, anche perch\u00e9 vi sono settori in cui una certa politica culturale non contrasta con le esigenze di chi controlla il mezzo. Per questo in Italia abbiamo assistito a lodevoli sforzi nel campo della divulgazione dei classici teatrali e del melodramma e ad un innalzamento del livello della musica leggera, mentre vengono fatti scarsi tentativi (anche, se talvolta rilevanti) per migliorare le conoscenze storiche e sociali del pubblico o per promuovere tendenze alla libera discussione.<\/p>\n<p>Gli esempi di questa iniziativa del mezzo rispetto alle esigenze del pubblico sono molteplici; eccone uno di livello minimale ma proprio per questo molto significativo. Sino al 1956 circa il livello medio della canzone italiana \u00e8 stato deplorevole; la produzione corrente non aveva superato certo dolciastro sentimentalismo uguale a quello anteguerra, che aveva dato le varie <em>Mamma<\/em> e <em>Villa triste<\/em>: dannunzianesimi o deamicisismi deteriori, scarsa invenzione melodica, sordit\u00e0 totale rispetto all\u2019evoluzione della musica leggera nei paesi anglosassoni (vivificata dal jazz, ritmicamente e armonicamente molto matura e raffinata) o alla antica tradizione della canzone francese (ricca di testi pregevoli, rinvigorita da una attitudine drammatica e da una tematica anticonformista). Non appena la televisione inizi\u00f2 i propri spettacoli di variet\u00e0 e musica leggera, dopo alcuni infelici tentativi, venne subito rimproverata di non portare davanti alle telecamere i vari Claudio Villa con la stessa assiduit\u00e0 con cui la radio li portava davanti ai microfoni.<\/p>\n<p>Per esigenze spettacolari (e per il buon gusto di alcuni funzionari del ramo, specie della sede di Milano) la televisione port\u00f2 invece a conoscenza del pubblico gli astri della canzone francese e altri stranieri di passaggio. Negli anni \u201955 e \u201956 i <em>funzionari di servizio<\/em> nelle ore serali furono tempestati di migliaia di telefonate rabbiose (venivano fatte addirittura interurbane nel bel mezzo di una trasmissione di variet\u00e0) in cui si chiedeva di smettere con quelle barbare strida in lingue straniere e si invocavano melodie napoletane. Per due o tre anni il pubblico italiano sub\u00ec controvoglia Juliette Greco e Gilbert B\u00e9caud, Yves Montand o Georges Ulmer, le Peters Sisters e June Richmond. Poi tra il 1957 e il 1958 ci furono due <em>booms<\/em>: Modugno espugnava con <em>Nel blu dipinto di blu<\/em> (una canzone che contraddiceva alle regole del melodismo convenzionale e non parlava n\u00e9 d\u2019amore n\u00e9 di mamma) la roccaforte di San Remo, abitacolo della reazione canora; e i bar d\u2019Italia venivano invasi da <em>juke-boxes<\/em> nei quali i <em>best sellers<\/em> erano rappresentati da giovani sconosciuti, i Dallara, le Betty Curtis, da successi americani come i Platters, tutte manifestazioni di un gusto musicale pi\u00f9 affinato, di una attenzione a nuovi e inconsueti valori ritmici, a ricerche sonore addirittura sofisticate. [&#8230;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1457 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190027\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_3.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190027\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_3.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190027\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_3-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>La posizione della TV in questa evoluzione della sensibilit\u00e0 musicale fu indubbia; la radio si adegu\u00f2 solo a fatica e in seguito a una promozione attuata dalla TV. Pi\u00f9 o meno lo stesso accadde nel campo della rivista: gli esperimenti attuati tra il \u201954 e il \u201955 (<em>Paese che vai<\/em>, <em>Ecco lo sport<\/em>, <em>Anche oggi \u00e8 domenica<\/em>) furono di una banalit\u00e0 e volgarit\u00e0 deprimente. Quando vennero tentati esperimenti di rivista da camera, tra il goliardico e l\u2019intellettualistico, con <em>Telecipede<\/em> e <em>ok TV<\/em>, le reazioni non solo del pubblico ma della stessa stampa furono esageratamente sdegnate; \u00e8 vero che gli esperimenti erano infelici, ma il pubblico reagiva in fondo contro una formula che gli imponeva di assumere nuove abitudini, un nuovo gusto umoristico.<\/p>\n<p>Dopo una serie di incerte parentesi, bast\u00f2 che l\u2019iniziazione alle nuove formule fosse sapientemente attuata con larghe compromissioni da un duo di transizione (Tognazzi e Vianello coi loro <em>schetches<\/em> <em>lampo<\/em>, basati sul paradosso e sulla satira veloce e pungente \u2013 con un pizzico di surrealismo) perch\u00e9 nel giro di tre anni, con <em>Il mattatore<\/em> di Gassman un nuovo tipo di umorismo risultasse ampiamente accetto al pubblico. Con riserve e perplessit\u00e0, d\u2019accordo: occorreva continuare; ma la formula Gassman chiedeva una pericolosa contropartita: la libert\u00e0 di satira. Cos\u00ec la rivista televisiva \u00e8 tornata in un limbo di incertezza [&#8230;].<\/p>\n<p>Riconosciuta questa possibilit\u00e0 di determinare le reazioni del pubblico, la TV poteva cimentarsi non solo nell\u2019educazione a un certo gusto calligrafico, ma anche nella proposta di dimensioni umane pi\u00f9 profonde. Strumento ideale il teatro. Qui i responsabili dei programmi si sono trovati di fronte a una scelta tra un teatro moderno \u2013compromettente sotto tutti gli aspetti \u2013 e un teatro classico. La via del teatro classico era la pi\u00f9 difficile, quanto alle reazioni del pubblico, ma la pi\u00f9 tranquilla quanto ai problemi di auto ed eterocensura: l\u2019<em>Opera da tre soldi<\/em> sar\u00e0 divertente ma fomenta disordine; <em>Edipo Re<\/em> potr\u00e0 apparire noioso ma \u00e8 innocuo, perch\u00e9 lo stesso incesto vi \u00e8 trattato nel modo rispettoso che sappiamo. Presa questa via la TV scopr\u00ec le sue enormi possibilit\u00e0 di elevazione del livello intellettuale medio: chi ha visto il pubblico affollare intento le sale dei bar davanti alle vicende di Edipo affidate a un attore di prestigio, ha capito come il teleschermo possa convincere i pi\u00f9 retrivi tra i filistei che l\u2019Arte \u00e8 in fin dei conti una cosa bella e piacevole.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da chiedersi ora se un pubblico che partecipa con attenzione la piet\u00e0 e il terrore di Edipo e la disfatta malinconica di zio Vanja, non potrebbe rivelare insospettate capacit\u00e0 di impegno e partecipazione di fronte a un dramma di Brecht, al <em>Diario di Anna Frank<\/em>, o a <em>La<\/em> <em>Giustizia<\/em> di Dess\u00ec. [&#8230;] E finalmente persino la storia patria, che per definizione \u00abannoia\u00bb, trov\u00f2 l\u2019intera nazione attenta quando venne riproposta nella rubrica <em>Cinquant\u2019anni di storia italiana<\/em>. La storia di questa rubrica fu lunga e dolorosa; concepita sin dal 1956 e preparata con rigore e coscienza spregiudicata da un gruppo di funzionari giovani e fiduciosi, riportando alla luce documenti inconsueti e riesaminando, con la forza del dato visivo, fatti e persone sotto un angolo non abituale, sub\u00ec via via rimandi e tagli, riduzioni e addolcimenti, sinch\u00e9 apparve come un documento magistrale di compromesso e di quieto vivere. E tuttavia, anche in questa forma, stimol\u00f2 l\u2019interesse delle giovani generazioni e suscit\u00f2, in un paese troppo spesso ripiegato su posizioni di passiva accettazione del proprio passato, discussioni che rimettevano in questione vecchi problemi [&#8230;].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La TV pu\u00f2 stimolare un dibattito di idee<br \/>\n<\/em>Dunque la TV pu\u00f2 proporre, con tutto il prestigio dell\u2019immagine e l\u2019aggressivit\u00e0 dell\u2019appello casalingo, problemi contemporanei, trovando un pubblico ricettivo; ricettivo proprio perch\u00e9 inizialmente passivo, disposto ad accettare ci\u00f2 che la scatola magica gli offre. Questo pubblico che ha seguito con interesse una inchiesta priva di ogni orientamento ideologico come <em>Giovani d\u2019oggi<\/em> (e che tuttavia aveva il merito di presentare figure vive che parlavano su argomenti vivi e attuali), con quale attenzione non seguirebbe una inchiesta su Palma di Montechiaro o su Partinico, una ripresa diretta tra operai in sciopero in Italia o sulle reali condizioni di vita in Russia, un dibattito non addomesticato, una esposizione violenta, immediata, di fatti e figure della vita contemporanea, dalle giornate di Budapest del \u201956 al processo ai torturatori di Algeri e al problema degli indesiderabili siculo-americani.<\/p>\n<p>Quando una rubrica giovanile, <em>Orizzonte<\/em> (negli anni 1955-1956), in forma prudente e con mezzi limitati, cerco di parlare con spregiudicatezza degli argomenti di attualit\u00e0, semplicemente dandone notizia con una fotografia, settimana per settimana (ci\u00f2 che il telegiornale non faceva), l\u2019udienza giovanile testimoni\u00f2 una attenzione insospettabile.<\/p>\n<p>Fu quella una delle poche rubriche in cui la TV parve poter promuovere movimenti critici nei confronti della realt\u00e0 nazionale. Poich\u00e9, per ipnotico che sia l\u2019ascolto, quando l\u2019ipnosi \u00e8 turbata dall\u2019irruzione violenta della realt\u00e0 e da un appello al giudizio, sia pure implicito, lo spirito critico si risveglia; e la comunicazione televisiva pu\u00f2 diventare occasione di una presa di coscienza responsabile. L\u2019uomo che per pigrizia non legge i giornali e ignora le notizie importanti, per pigrizia aprir\u00e0 gli occhi sul gran teatro del mondo che la TV gli presenta. E aprire gli occhi \u00e8 la prima operazione culturale.<\/p>\n<p>N\u00e9 \u00e8 sufficiente stimolo all\u2019atteggiamento critico il commento ai fatti politici presentati da giornalisti famosi, iniziativa che costituisce peraltro un fatto positivo dato che abitua gli spettatori a ragionare sugli eventi. Tuttavia la presenza in primo piano di un commentatore simpatico, la cui spontaneit\u00e0 e franchezza sono rese palesi persino dai tic incontrollati, come il rigirare una matita tra le mani, costituisce una forma di raggiro psicologico: \u00e8 difficile che lo spettatore non sia portato a condividere pienamente opinioni espresse con tanta chiarezza, che gli consentono finalmente di dare una interpretazione a fatti che gli erano rimasti oscuri. E poich\u00e9 questa fascinazione \u00e8 un elemento difficilmente eliminabile, l\u2019unica soluzione sta solo nel proporre al pubblico, a parit\u00e0 di fascinazione, commentatori di diverse tendenze. Questo fatto, che si attua quasi automaticamente in un gruppo di stazioni televisive in regime di libera concorrenza, potrebbe attuarsi benissimo in una televisione monopolistica che, proprio per la sua neutralit\u00e0, pu\u00f2 diventare non un pulpito ma una \u00abpasserella\u00bb che dia l\u2019immagine precisa della situazione nazionale.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 una delle tendenze dell\u2019uomo medio \u00e8 quella di rifuggire dai problemi, la funzione insostituibile della TV potrebbe essere quella di portarglieli in casa, in tutta la loro violenza. [&#8230;]<\/p>\n<p><em>Tribuna elettorale<\/em> costituisce in tal senso un episodio esemplare. E non vale obiettare che l\u2019interesse del pubblico non fu risvegliato dal dibattito ideologico ma da suggestioni psicologiche varie, da tecniche demagogico-spettacolari. [&#8230;] Con tutti i difetti di cui la si accusa, la televisione americana riesce spesso ad assolvere a questo compito. In occasione dell\u2019episodio dell\u2019U2 e del fallimento della conferenza al vertice, sul Channel n. 9 and\u00f2 in onda un dibattito \u2013 improvvisato all\u2019ultimo momento \u2013 a cui intervennero cinque o sei giornalisti di varie tendenze: quasi all\u2019unanimit\u00e0 il governo americano venne messo sotto accusa e Eisenhower, che tornava in patria per cercare la solidariet\u00e0 dei suoi concittadini, venne additato alla pubblica riprovazione. Una televisione che \u2013 sia pure per spirito \u00abgiornalistico\u00bb \u2013 esercita una tale funzione di continua correzione dell\u2019opinione ufficiale, e che comunque offre delle alternative polemiche, \u00e8 degna di essere studiata con attenzione.<\/p>\n<p>Ma in questo senso la TV italiana pare temere ogni impegno eccessivo, con un malinteso timore di disturbare i propri spettatori quando non trova nessun imbarazzo nell\u2019imporgli invece riprese di pubbliche inaugurazioni e discorsi sul mondo del lavoro completamente depurati di ogni aggancio con la realt\u00e0 concreta. C\u2019\u00e8 continuamente una tendenza a presentare il caso umano nei termini di un sentimentalismo alla peggior De Amicis in modo tale che la soluzione ne consegua subito e senza lasciar tracce ingombranti.<\/p>\n<p>L\u2019interrogarsi e il porsi problemi risponde in fondo a profonde esigenze psicologiche: provocare ad arte solo quei problemi che sono passibili di facile soluzione \u00e8 una delle forme pi\u00f9 comode atte ad arginare le reazioni incontrollate di una massa.<\/p>\n<p>Diversa la reazione a un programma che non terminasse con un <em>esclamativo<\/em> ma con un <em>interrogativo<\/em>. Ma la TV non ci ha mai dato elementi che ci permettano di dire quale potrebbe essere esattamente questa reazione.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1456\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190001\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_4.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190001\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_4.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11190001\/Verso-una-civilta-della-visione_Umberto-Eco_4-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p><em>La\u00a0<\/em><em>TV fa scemare solo le letture di evasione<br \/>\n<\/em>Ultima questione, riguardo ai rapporti tra TV e gusto del pubblico, sarebbe quella dell\u2019influenza degli spettacoli televisivi sulle abitudini di lettura. Basti tuttavia rivelare come, anche sotto questo punto di vista, non sia la TV in s\u00e9 ma un suo uso particolare che possono farne un elemento culturalmente negativo. In altri termini, \u00e8 lecito pensare che la TV non distolga dalla lettura se non in quei casi in cui la lettura non costituisce elemento di formazione culturale. [&#8230;] \u00c8 singolare che, tranne nel caso di settimanali politici, negli ultimi anni non si sia avuta l\u2019apparizione di qualche rotocalco veramente importante, mentre abbiamo assistito a una fioritura di riviste \u00abmonografiche\u00bb, dalle dispense geografiche del <em>Milione<\/em> a <em>Natura viva<\/em>, <em>Storia illustrata<\/em>, <em>Historia<\/em>, e la ricca serie dei loro sottoprodotti. Contemporaneamente si \u00e8 assistito al tentativo di creare la formula dello <em>high brow<\/em> <em>magazine<\/em>, tipo <em>Espresso Mese<\/em>. La TV pare dunque aver distolto i lettori superficiali da una serie di letture superficiali, senza aver minato l\u2019autorit\u00e0 dei quotidiani, ma avendoli spinti a \u00abvisualizzarsi\u00bb di pi\u00f9, assumendo l\u2019aspetto di rotocalchi (si veda il fenomeno de <em>II<\/em> <em>Giorno<\/em>).<\/p>\n<p>Quanto ai libri, una sostanziosa statistica dovrebbe dirci quanto successo arrida agli editori (e sono molti, spesso in concorrenza) che fanno nuove edizioni di opere celebri in occasione di un romanzo sceneggiato.<\/p>\n<p>Un ultimo problema, sinora non abbastanza studiato, anche se esistono gi\u00e0 alcuni scritti sull\u2019argomento, riguarda l\u2019influenza della TV nelle aree sottosviluppate. [&#8230;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Limiti e possibilit\u00e0<br \/>\n<\/em>Quanto si \u00e8 detto ci consente di concludere che la TV pu\u00f2 offrire effettive possibilit\u00e0 di \u00abcultura\u00bb, intesa questa come rapporto critico con l\u2019ambiente. La TV sar\u00e0 elemento di cultura per il cittadino delle aree sottosviluppate portandolo a conoscenza della realt\u00e0 nazionale e della dimensione \u00abmondo\u00bb, e sar\u00e0 elemento di cultura per l\u2019uomo medio di una zona industriale agendo come elemento di \u00abprovocazione\u00bb nei confronti delle sue tendenze passive. Riconoscere le possibilit\u00e0 di cultura insite persino in un buon programma di canzoni o in una sfilata di moda, e comprendere la necessit\u00e0 di integrare questi aspetti con una funzione di denuncia e invito alla discussione, questo \u00e8 il compito dell\u2019uomo di cultura di fronte al nuovo mezzo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nel richiedere alla TV una azione di provocazione dell\u2019opinione si pu\u00f2 legittimamente tener conto dei suoi limiti di mezzo a disposizione di tutta la comunit\u00e0 e di \u00abfocolare delle famiglie\u00bb. \u00c8 senz\u2019altro singolare la condizione di questo strumento di comunicazione che, tra tutti, ha il pubblico pi\u00f9 vasto e indifferenziato, perch\u00e9 si rivolge a tutti, anche a chi non legge i giornali, anche ai bambini che non leggono nulla. La giustificazione del responsabile televisivo che spesso dice \u00abma la tv deve poter essere vista anche dai bambini&#8230;\u00bb sa di ipocrisia, ma \u00e8 assolutamente vera. Chi ha letto il codice di autocensura della televisione americana [&#8230;] vi avr\u00e0 scoperto un monumento di prudenza, una cautela minuta degna di un casuista della Controriforma: attenendosi a quel codice, a rigore, qualsiasi trasmissione potrebbe apparire offensiva per qualche categoria di cittadini o per l\u2019infanzia. Eppure non si pu\u00f2 non consentire con ciascuno dei suoi articoli, presi uno per uno. Ancora una volta, siamo di fronte a un problema di equilibrio. Ricordiamo che c\u2019\u00e8 un modo di rispettare l\u2019innocenza dei bambini che ci pu\u00f2 portare a tradirli. \u00c8 per rispettare i bambini che le vecchie generazioni hanno evitato di rivelar loro la verit\u00e0 sulla procreazione e hanno creati degli inadattati sessuali aperti a tutte le nevrosi.<\/p>\n<p>Questi mi paiono i limiti e le possibilit\u00e0 della televisione. Azzardare previsioni \u00e8 molto difficile. [&#8230;] Viviamo forse un\u2019epoca eroica e un giorno la barbarie del <em>Musichiere<\/em> o di <em>Campanile sera<\/em> ci apparir\u00e0 come l\u2019aspetto irrecuperabile di un\u2019epoca felice, di un momento aurorale delle telecomunicazioni, in cui tutto aveva dimensioni epiche e i ministri vi inauguravano cantieri con animo \u00abperturbato e commosso\u00bb. Chiss\u00e0. Nel romanzo di Science Fiction di Robert Sheckley <em>Ammazzare il tempo<\/em>, Thomas Blaine, condotto a vivere nel futuro, acquista un paio di \u00absensoriali\u00bb, apparecchi che applicati alle tempie provocano visioni romanzesche in cui il veggente si trova direttamente immesso: \u00abI sensoriali erano parte integrale del 2110, onnipresenti e popolari quanto lo era stata la televisione ai tempi di Blaine&#8230; Naturalmente avevano anche i loro oppositori che deploravano la passivit\u00e0 progressiva a cui si riduceva l\u2019ascoltatore&#8230; Leggendo un libro o guardando la televisione, dicevano i critici, lo spettatore doveva fare uno sforzo per partecipare. I sensoriali invece si impadronivano di lui, vivaci, brillanti, insidiosi, lasciandolo sotto l\u2019impressione, una volta riservata agli schizofrenici, che i sogni fossero migliori della vita&#8230; Ancora una generazione, tuonavano i critici, e la gente non sar\u00e0 pi\u00f9 capace di leggere, di pensare, di agire!\u00bb.<\/p>\n<p>Forse la TV ci sta portando soltanto a una nuova civilt\u00e0 della visione come quella che vissero gli uomini del Medioevo di fronte ai portali della cattedrale. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ma il linguaggio dell\u2019immagine \u00e8 sempre stato lo strumento di societ\u00e0 paternalistiche che sottraevano ai propri diretti il privilegio di un corpo a corpo lucido col significato comunicato, libero dalla presenza suggestiva di una \u00abicona\u00bb concreta, comoda e persuasiva. E dietro ad ogni regia del linguaggio per immagini c\u2019\u00e8 sempre stata una <em>\u00e9lite<\/em> di strateghi della cultura educati sul simbolo scritto e sulla nozione astratta. Una civilt\u00e0 democratica si salver\u00e0 solo se far\u00e0 del linguaggio dell\u2019immagine una provocazione alla riflessione critica, non un invito all\u2019ipnosi.<\/p>\n"}],"custom_sticky":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1452"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}