{"id":849,"date":"1968-11-10T12:33:06","date_gmt":"1968-11-10T12:33:06","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=849"},"modified":"2023-10-18T11:31:59","modified_gmt":"2023-10-18T11:31:59","slug":"p-p-p","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/p-p-p\/","title":{"rendered":"P.P.P."},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1392,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-849","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N.11-12, 1968","autore":[{"ID":392,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 10:19:16","post_date_gmt":"2019-04-09 10:19:16","post_content":"Giornalista e critica cinematografica italiana (1931-2011). Originaria di una famiglia aristocratica, ancora diciottenne muove i primi passi nel giornalismo con il settimanale \u00abNoi Donne\u00bb. Successivamente collabora con \u00abNovella\u00bb, \u00abL\u2019Espresso\u00bb e \u00abL\u2019Europeo\u00bb, fino ad approdare a \u00abLa Stampa\u00bb nel 1970, alternando l\u2019attivit\u00e0 di critica cinematografica a quella di cronista. Legata al Torino Film Festival e al Museo del Cinema, per cui cura numerose iniziative, pubblica diversi libri, fra cui: <em>Sorelle d\u2019Italia<\/em> (1977); <em>Era Cinecitt\u00e0<\/em> (1979) e <em>Album di famiglia della tv<\/em> (1979), scritti a quattro mani con Oreste del Buono; <em>Federico Fellini. La voce della luna<\/em> (1990).","post_title":"Lietta Tornabuoni","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"lietta-tornabuoni","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 14:07:55","post_modified_gmt":"2019-04-09 14:07:55","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=392","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>Quanto pi\u00f9 Pasolini diventa provocatorio e incomodo, tanto pi\u00f9 il suo pubblico si allarga; quanto pi\u00f9 lo circonda la scandalizzata deplorazione del mondo borghese, tanto pi\u00f9 diventa commerciabile e commerciato. Un personaggio che \u00abfa notizia\u00bb, che \u00abfa opinione\u00bb, sempre consultato qualunque cosa accada o qualunque sia il problema in discussione<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vola a Parigi per vedere la Callas. Corre a Venezia in tribunale. Si sposta a Catania per girare la prima parte di \u00abPorcile\u00bb, un film in due episodi: protagonisti, un civilizzato cannibale e un giovanotto affetto da bestialit\u00e0, che si innamora soltanto dei maiali. Va a Torino per dirigere la messa in scena teatrale di \u00abOrgia\u00bb. Scappa a Grado per sorvegliare i lavori di una casa che sta facendosi costruire. Telefona a New York: Marlon Brando sarebbe libero di interpretare, nella seconda met\u00e0 del 1969, il suo film dedicato a san Paolo? Una smaniosa impazienza, un avido e sempre insaziato moltiplicarsi di progetti e di realizzazioni, un imperioso bisogno di agire, di muoversi, di essere presente. Una sorta di febbre sembra dominare Pier Paolo Pasolini: e lo ha reso certo l\u2019intellettuale pi\u00f9 discusso dell\u2019anno, la figura pi\u00f9 irritante e insieme inquietante della cultura italiana. Allora vediamolo da vicino. Ritratto dell\u2019artista a quasi 50 anni. Pasolini in casa sua. La casa \u00e8 bella, luminosa, quieta. Un palazzo nuovo costruito su un viale silenzioso dell\u2019EUR a Roma, bordato di alberi, vicinissimo a una glaciale e monumentale chiesa moderna. Affacciato dall\u2019alto su una pianura che \u00e8 ancora grigio-selvatica campagna romana. Protetto: cancello di ferro sbarrato, citofono, accorto portinaio in divisa. Completo, s\u2019intende, di garage privato, dove sostano anche le automobili dello scrittore: una Ferrari per i viaggi lunghi, una Giulietta per gli amici, una Mini Morris per le corse in citt\u00e0. L\u2019appartamento \u00e8 grande. Ingresso padronale e ingresso di servizio. Atrio, vasto salotto, studio, stanze da letto, doppi servizi, cucina in formica. Arredato secondo tutte le regole gi\u00e0 un po\u2019 antiquate dell\u2019illuminato benvivere e benessere borghese: mobili Ottocento, soprammobili esotici ricordo di viaggi in Africa o in India, divani di velluto, tappeti, quadri di buon autore, portacenere di madreperla (intatti: lui non fuma). Poltrona a dondolo, come quella di Kennedy: con cuscinetto di cretonne a fiori. Lievi tendaggi candidi. Un ritratto del padrone di casa: con un garofano in bocca, come Beloyannis. Pavimenti lucidi, ordine e pulizia rigorosi, nitore. In questa casa (schermo di rispettabilit\u00e0 troppo programmatica e ovvia per non incoraggiare il sospetto di un rimorso, di una nostalgia o della realizzazione di un vecchio sogno piccolo-borghese) Pasolini vive con sua madre e con una giovane nipote che gli fa un poco da segretaria.<\/p>\n<p class=\"Testo\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1393\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175247\/PPP_Tornabioni-Lietta_2.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175247\/PPP_Tornabioni-Lietta_2.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175247\/PPP_Tornabioni-Lietta_2-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/>In questa casa (nello studio, certo) Pasolini siede stamattina su un seggiolone antico dietro la scrivania scura, tenendosi dritto con le spalle. \u00c8 molto magro, di una magrezza consumata e giovanile che rende pi\u00f9 aguzzi gli zigomi pronunciati, pi\u00f9 profondi gli occhi inquieti, pi\u00f9 drammatico il viso scavato. Un viso singolare e fotogenico. Anche se non lo avessero spinto la curiosit\u00e0, il desiderio di gioco e l\u2019esibizionismo, avrebbe potuto comunque fare l\u2019attore: in parti di povero, di santo, di gangster professionale o di pugile sfinito nei film americani degli anni quaranta; nella parte di un poeta o magari di una apparizione simbolica (il Destino, la Morte, cose cos\u00ec) in un film francese del 1937. Invece ha fatto l\u2019attore recitando un piccolo bandito romano con un braccio solo trafficante di borsa nera, e un killer messicano ma western, con sombrero: in due film di Carlo Lizzani. E anche in un film diretto da se stesso ha recitato, \u00abEdipo re\u00bb: nella parte di un senatore con la faccia e la testa avvolte in una cuffia di conchiglie marine. Pasolini siede dietro la scrivania con estrema, persino eccessiva compostezza: i piccoli piedi calzati di stivaletti con l\u2019elastico, all\u2019antica e alla moda, poggiano appena sul tappeto bianco. Ha, come sempre, un\u2019aria ferocemente inappuntabile. Fresca, ordinata e assestata: i capelli ben pettinati, la persona ben curata, gli abiti ben stirati che paiono sempre indossati per la prima volta. Essere elegante non gli dispiace, dell\u2019eleganza segue anche i sussulti: cravatte o camicie fiorite, camicie di voile leggero accostate al corpo dalle pinces, pantaloni aderenti al bacino e slargati in fondo, alte cinture di cuoio con pesanti fibbie metalliche, corti giubbetti di chevreau laccato. Ogni tanto qualche prevedibile eccentricit\u00e0: se va in America si compra subito il maglione da universitario o la giacca a vento rossa, l\u2019impermeabile da poliziotto privato o la camicia da carcerato, con il numero stampato ben chiaro sul petto. Ma sono scherzi, capricci da turista presto messi da parte.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Con la sua aria linda, la sua camicia a disegni geometrici giallo dorati e i suoi stivaletti da dandy, Pasolini parla stamattina di cose che gli stanno a cuore. La sua voce \u00e8 bassa, educata, soave, di una dolcezza cos\u00ec intensa da sfiorare a volte la leziosit\u00e0, di una seriet\u00e0 cos\u00ec totale da lasciar trasparire a volte una certa pedanteria predicatoria. Le sue frasi sono belle e ben costruite. Dense di espressioni colte. Fitte di vocaboli importanti (esistenziale, marxista, crudelt\u00e0, diversit\u00e0, enunciazioni, arcaico, ispirazione, fede, bellezza) pronunciati senza pudori. Ricche di aggettivi inconsueti (atroce, luccicante, struggente, teologico, sublime, lazzaroncello) usati con naturalezza. Piene di idee sostenute senza cinismo, di confessioni o contraddizioni esposte senza paura. Il fervore appassionato e l\u2019irrompere a tratti di espressioni quotidiane gli evitano quasi sempre di diventare noioso o accademico. Gli mancano del tutto la volgarit\u00e0 verbale e il senso dell\u2019umorismo: il che ha spesso l\u2019effetto di mettere meccanicamente l\u2019interlocutore, specie se italiano, in posizione di inferiorit\u00e0. Il suo modo di rivolgersi all\u2019interlocutore \u00e8 aperto, fiducioso. Semplice, anche se tutt\u2019altro che ingenuo. Pasolini sembra credere profondamente ed emotivamente in tutto ci\u00f2 che dice, almeno nel momento in cui lo dice. Il suo discorso non \u00e8 mai stracco, casuale o distratto; ma sempre attento, impegnato, impregnato di ragionevolezza e di pazienza didascalica. Appare appassionato e sincero. Questo gli d\u00e0 un grande fascino oratorio e una straordinaria capacit\u00e0 di convinzione: come il pifferaio di Hamelin, quando parla riesce quasi sempre a influenzare il suo pubblico, ad incantarlo, a trascinarselo dietro dovunque vuole. Il conformismo borghese della casa, degli abiti, dei modi, della parte palese della sua vita, \u00e8 singolare in Pasolini, che dell\u2019odio e della ripugnanza per la classe e la mentalit\u00e0 borghese (\u00abun marchio d\u2019infamia, una malattia\u00bb) ha fatto la propria divisa morale, estetica e politica. Ancora di pi\u00f9 contrasta con le sue opere recenti, nelle quali il populismo lirico, il misticismo estetizzante e il civismo emotivo sono stati sostituiti dalla violenza, dalla provocazione, dall\u2019orrore e dalla tragedia. Anche di questo parliamo, stamattina.<\/p>\n<p>\u00abQualche tempo fa\u00bb, racconta Pasolini, \u00abho avuto una grave malattia, un\u2019ulcera che mi ha portato vicino alla morte e mi ha tenuto un mese a letto, immobile. In quel mese ho letto certi testi. E dopo, confusamente, ho scritto sei tragedie. Era il periodo della protesta violenta dei negri; l\u2019estate precedente avevo visto la violenza nel mondo del Village a New York. Forse c\u2019\u00e8 entrato un fatto psicologico, o anche il trauma fisico. Non so. Da tutti questi elementi mi \u00e8 nata l\u2019ispirazione di un cinema che si potrebbe definire cinema della crudelt\u00e0. Cio\u00e8 di film che esprimano una rivolta esistenziale irrazionale, violenta, fisica: in contrasto con la razionale rivolta marxista contro la societ\u00e0. \u201cTeorema\u201d porta il segno di questa violenza: \u00e8 una parabola tutta sopra le righe e la seconda parte \u00e8 terribile, presenta una gamma di sentimenti e di figure che imbarazzano, che urlano, che si denudano, che gridano la propria disperazione, che danno fastidio. Lo stesso si pu\u00f2 dire di \u201cPorcile\u201d, il mio nuovo film. Naturalmente, la stampa fascista si \u00e8 sfrenata in gran spiritosaggini su questo titolo: non gli \u00e8 venuto neppure in mente che i porci sono loro. Il film racconta due storie atroci: il cannibalismo e la bestialit\u00e0 ne sono soltanto i dati esterni. Nell\u2019identico filone rientra il film che progetto di dirigere con Maria Callas come protagonista, \u201cMedea\u201d: crudelt\u00e0, violenza, strage, distruzione e autodistruzione. I motivi di questa scelta&#8230; Un motivo pu\u00f2 essere il desiderio di provocare, di scuotere: e di riproporre l\u2019orribile ma reale dimensione della tragedia in un mondo che vive nella tragedia, ma che cerca di nasconderla sotto un\u2019apparenza di falsa civilizzazione, di razionalit\u00e0 e di opulenza. Ma poi ci sono altri motivi, ragioni pi\u00f9 profonde.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTeorema\u00bb \u00e8 l\u2019unico dei film appartenenti a questo nuovo corso che sia stato presentato al pubblico: e subito \u00e8 stato fermato dall\u2019intervento moralizzante della magistratura. \u00abIo non mi sento colpevole di nessun reato\u00bb dice Pasolini \u00abe la censura mi colpisce sino a un certo punto. A me interessa fare i film, interessa che li vedano certe persone. Il resto \u00e8 un problema del produttore. Naturalmente, capisco benissimo perch\u00e9 \u201cTeorema\u201d sia parso scandaloso. I moralisti sono terrorizzati da ogni verit\u00e0 sulla famiglia. I difensori dell\u2019ordine sociale costituito non sopportano l\u2019immagine di una famiglia straziata infelice e non \u201cfamiliare\u201d come quella del film. Io non ho nulla contro la famiglia: lei lo ha visto, vivo con mia madre. Ma debbo dire che \u00e8 una struttura arcaica, il covo dei sentimenti patologici preistorici dell\u2019uomo. I moralisti, poi, sono sempre spaventati dall\u2019argomento teologico.\u00bb<\/p>\n<p>Nonostante la scomodit\u00e0 dell\u2019argomento teologico, \u00e8 ancora su questo argomento che Pasolini sta preparando un altro film, da girare subito dopo o subito prima \u00abMedea\u00bb: \u00abIl titolo sar\u00e0 appunto \u201cStoria teologica\u201d\u00bb spiega. \u00abRacconter\u00e0 tutta la vita di san Paolo, ma trasposta nel mondo moderno: per via di analogie. La capitale del potere, Roma, sar\u00e0 invece New York. Il centro della cultura, Gerusalemme, sar\u00e0 invece Parigi. Proprio a Parigi il film comincia, durante l\u2019occupazione nazista: con il problema della resistenza all\u2019oppressore, della rivolta attiva o passiva contro l\u2019invasore straniero: lo stesso problema che si poneva allora nei confronti dei romani. La situazione dei negri o dei poveri oggi \u00e8 la stessa degli schiavi allora. Il film implica tutti gli interrogativi del mondo contemporaneo: e la risposta \u00e8 sempre quella santa. Mi interessa il contrasto tra due lati della personalit\u00e0 di san Paolo: da un lato il prete organizzatore, l\u2019ex fariseo legalitario, prude e in fondo conformista; dall\u2019altro lato, semplicemente, il santo\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1394 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175305\/PPP_Tornabioni-Lietta_1.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175305\/PPP_Tornabioni-Lietta_1.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11175305\/PPP_Tornabioni-Lietta_1-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Quindi ecco la collettivit\u00e0 paleocristiana dei fedeli in opposizione alla gerarchia ecclesiastica, il sacerdote come strumento organizzativo anzich\u00e9 come unico depositario della verit\u00e0 rivelata, il legame con Dio realizzato direttamente invece che con la mediazione degli interpreti autorizzati, la santit\u00e0 come unica salvezza: Pasolini interverr\u00e0 anche su questo che \u00e8 uno dei problemi centrali del cattolicesimo contemporaneo. Proprio come, nel corso dell\u2019ultimo anno, \u00e8 intervenuto puntualmente e vivacemente su ogni altra questione di attualit\u00e0. Nasce la rivolta del movimento studentesco, e Pasolini dice la sua: con la famosa poesia contro gli studenti che gli attira infinite antipatie, simpatie umilianti e polemiche aspre. Arriva la scadenza del premio Strega, e Pasolini si mette alla testa della contestazione dei premi letterari: anche se solo pochi giorni prima aveva inviato a dodici giurati un\u2019appassionata lettera invocante il voto per il suo libro in concorso, \u00abTeorema\u00bb; anche se qualche mese dopo sar\u00e0 egli stesso membro di una giuria letteraria, quella del premio Zafferana. Si inaugura il Festival cinematografico di Venezia, e Pasolini guida il gruppo dei contestatori dei festival cinematografici: anche se con mille tormenti, esitazioni, slanci, pentimenti e contraddizioni. Si riunisce a Ca\u2019 Foscari l\u2019assemblea del movimento studentesco per organizzare la propria azione invernale, e Pasolini va all\u2019assemblea: anche se prevede, come infatti avviene, di venir respinto, insultato, persino malmenato. Si sviluppa in tutto il mondo la ribellione giovanile, l\u2019estremismo neorivoluzionario \u00abcinese\u00bb, l\u2019intransigenza guevarista, e Pasolini \u00e8 pronto a fronteggiarli, inventando tra l\u2019altro un felice slogan ideologico: \u00abLa mia scelta \u00e8 contro il fascismo di sinistra. Il vecchio conformismo accademico dell\u2019establishment mi \u00e8 totalmente estraneo: ho verso di esso una ripugnanza ormai abitudinaria. Il nuovo conformismo \u00e8 un momento intellettuale che dominer\u00e0 a lungo il nostro futuro: ne \u00e8 nato subito un cumulo di discriminazioni, vigliaccherie, condanne, ricatti, linciaggi, calcoli, esaltazioni: insomma, il terrore. La mia scelta \u00e8 contro il fascismo di sinistra\u00bb.<\/p>\n<p>Non diversamente da Fran\u00e7ois Mauriac, redige per un settimanale a rotocalco una rubrica personale in cui, grillo parlante informato e tempestivo, esamina gli avvenimenti e le persone del momento. Nonostante affermi di essere \u00abun comunista dissidente, a sinistra del pci, solo\u00bb, e sia certo uno spirito indipendente, i suoi giudizi e le sue opinioni coincidono spesso con le posizioni del radicalismo, a volte addirittura con i luoghi comuni del buon senso. Nenni? \u00abEgli mi sembra l\u2019uomo pi\u00f9 simpatico del mondo politico italiano\u00bb. Gli intellettuali affascinati dalla rivolta studentesca? \u00abMi fanno cos\u00ec ridere certi miei coetanei che improvvisamente riscoprono la vita e ti si presentano ridendo ironici, come se tu fossi rimasto vecchio e loro fossero di colpo tornati giovani. \u00c8 una luce molto tipica, quella dei loro occhi: la luce che c\u2019\u00e8 talvolta nei pazzi. Ed \u00e8 proprio per questo che talvolta sono simpatici. Altre volte \u00e8 una luce odiosa: ricattatoria, ostile, piena del piacere sgradevole di vederti finito, superato. \u00c8 una nevrosi di ansia mal capitalizzata, che rende sicari del terrorismo\u00bb. Gli omosessuali? \u00abAnch\u2019io ho in me un momento, superato nella coscienza ma rimasto nella meccanica fatale di un\u2019educazione, in cui verso l\u2019omosessualit\u00e0 ho un moto di avversione razzistica. Mi pare, almeno per un infinitesimo di secondo, che l\u2019omosessualit\u00e0 designi in un altro un carattere di inferiorit\u00e0 umana e civile. Tanto \u00e8 il terrore di un\u2019opinione pubblica terrorizzante\u00bb.<\/p>\n<p>La poesia d\u2019avanguardia? \u00abLa trasgressione al complesso di regole che seguiamo parlando, fatta dai poeti d\u2019avanguardia, \u00e8 portata velleitariamente a tali conseguenze, da non distruggere le regole: ma da farle rimpiangere\u00bb. I lettori di quel settimanale sono pi\u00f9 fortunati degli amici dello scrittore: possono conoscere la sua opinione su tutto e su tutti, mentre gli amici trovano sempre pi\u00f9 difficile avere con lui una vera discussione. Spesso Pasolini, interrogato su un qualsiasi argomento, li rimanda ad un proprio articolo appena scritto, ad un film appena uscito, ad un saggio di prossima pubblicazione, a una prefazione recente. In realt\u00e0 ogni idea, riflessione, sensazione, giudizio o esperienza dello scrittore pu\u00f2 essere ormai utilizzata in forma pubblica, pu\u00f2 trasformarsi subito in film, articolo, intervista, saggio, rubrica, prefazione, intervento televisivo: il mercato \u00e8 pi\u00f9 che pronto a riceverla. Curiosamente, quanto pi\u00f9 Pasolini diventa provocatorio e incomodo, tanto pi\u00f9 il suo pubblico si allarga. Curiosamente, quanto pi\u00f9 lo circonda la scandalizzata deplorazione del mondo borghese, tanto pi\u00f9 diventa, per cos\u00ec dire, commerciale: e commerciabile, e commerciato. Curiosamente, quanto pi\u00f9 si accentua la sua eccentricit\u00e0 e diversit\u00e0 rispetto agli altri intellettuali italiani, tanto pi\u00f9 Pasolini diventa un personaggio pubblico. Cio\u00e8 un personaggio sempre fotografato ovunque vada, sempre consultato qualunque cosa accada o qualunque sia il problema in discussione, sempre seguito dalla curiosit\u00e0, sempre considerato in qualche modo autorevole: un personaggio, insomma, che \u00abfa notizia\u00bb, che \u00abfa opinione\u00bb.<\/p>\n<p>Curiosamente: ma non tanto, forse. Il mondo letterario francese, per esempio, \u00e8 stato spesso dominato da personaggi simili, \u00abscandalosi\u00bb e nello stesso tempo popolari, autorevoli: per dire, Andr\u00e9 Gide nell\u2019accezione seria, o Jean Cocteau nell\u2019accezione frivola.<\/p>\n<p>Dal 1961, anno in cui debutt\u00f2 nella regia con \u00abAccattone\u00bb, Pasolini ha diretto sette film e tre sketches cinematografici. Dal 1964, anno in cui usc\u00ec \u00abPoesia in forma di rosa\u00bb, Pasolini non ha pi\u00f9 pubblicato un volume di versi. Dal 1965, anno in cui venne pubblicato \u00abAl\u00ec dagli occhi azzurri\u00bb, una raccolta di prose quasi tutte risalenti a molto tempo prima, Pasolini non ha pi\u00f9 scritto un libro: \u00abTeorema\u00bb, del 1968, \u00e8 la sceneggiatura del film omonimo pi\u00f9 che un romanzo-saggio. La celebrit\u00e0 pu\u00f2 essere un piacere per la vanit\u00e0 e una difesa per la personalit\u00e0. Il presenzialismo e l\u2019attivismo frenetico possono essere forse un modo di inseguire o magari di fermare la giovinezza che scivola via.<\/p>\n<p>Essere un personaggio pubblico comporta quasi sempre un rischio grave: la perdita di contatto con se stessi. Quindi l\u2019estroversione, il bisogno degli altri, la necessit\u00e0 continua di una compagnia e di un pubblico. Quindi la ripugnanza, addirittura l\u2019odio insormontabile, per quella fatica solitaria e ingrata che \u00e8 il lavoro dello scrittore.<\/p>\n"}],"custom_sticky":true},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1392"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}