{"id":838,"date":"1967-06-10T12:20:41","date_gmt":"1967-06-10T12:20:41","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=838"},"modified":"2019-05-13T09:18:12","modified_gmt":"2019-05-13T09:18:12","slug":"le-prospettive-dei-mercati","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/le-prospettive-dei-mercati\/","title":{"rendered":"Le prospettive dei mercati"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1340,"template":"","categories":[],"tags":[40],"class_list":["post-838","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-politica-economia"],"acf":{"edizione":"N.3, 1967","autore":[{"ID":477,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 10:55:16","post_date_gmt":"2019-04-09 10:55:16","post_content":"Industriale e dirigente d\u2019azienda (1925-2007). Dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, nel 1956 assume la carica di Amministratore delegato della Pirelli, diventandone Presidente nel 1965 fino al 1992. Riconosciuto come una delle figure storiche dell\u2019imprenditoria illuminata del dopoguerra, \u00e8 fautore del progetto di riforma in ambito confindustriale noto come Rapporto Pirelli o \u00abdecretone\u00bb. Sotto la sua presidenza l\u2019azienda vive una grande fase di apertura ai mercati emergenti e di forte innovazione nel settore Ricerca e sviluppo grazie all\u2019invenzione del Cinturato. Viene nominato Cavaliere del lavoro nel 1977.","post_title":"Leopoldo Pirelli","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"leopoldo-pirelli","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 10:55:16","post_modified_gmt":"2019-04-09 10:55:16","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=477","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Non vi \u00e8 dubbio che negli anni susseguenti l\u2019ultimo grande conflitto mondiale, noi abbiamo assistito a un rapido ed eccezionale sviluppo del commercio internazionale, come probabilmente non si era mai verificato in precedenza. Naturalmente tale sviluppo non \u00e8 stato omogeneo ovunque, risultando pi\u00f9 accentuato fra certi Paesi e gruppi di Paesi piuttosto che in altri, ma si pu\u00f2 certamente dire che esso ha interessato tutto il mondo civile con intensit\u00e0 crescente. Il suddetto sviluppo pu\u00f2 essere attribuito a due ordini di cause, il primo a carattere prevalentemente economico, l\u2019altro a carattere prevalentemente politico.<\/p>\n<p>Fra le cause economiche vi \u00e8 senz\u2019altro da porre in prima linea la crescente e diversificata domanda di beni da parte delle varie collettivit\u00e0, conseguente all\u2019evoluzione dei sistemi economici verso quelle \u00absociet\u00e0 del benessere\u00bb caratterizzate da elevati livelli di vita individuale e collettiva. L\u2019aumento dei consumi che deriva e contemporaneamente alimenta questa spinta al miglioramento del tenore di vita doveva necessariamente essere accompagnato da una strutturazione dei processi economici tale da rendere minimi i costi di produzione dei beni; ci\u00f2 ha favorito la tendenza a una sempre maggiore specializzazione e quindi complementariet\u00e0 dei diversi sistemi economici poggiante sull\u2019assunto dell\u2019utilit\u00e0 di una divisione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, con conseguente incremento degli scambi internazionali.<\/p>\n<p>[&#8230;] Di gran rilievo sono anche le ragioni politiche che hanno dato impulso agli scambi internazionali e che derivano dalla convinzione, prevalsa nella maggior parte dei Paesi del mondo, che il miglioramento dei rapporti fra le varie nazioni fosse strettamente legato all\u2019intensificazione delle relazioni commerciali. [&#8230;]<\/p>\n<p>Le linee di sviluppo del commercio internazionale possono essere distinte secondo tre direttrici: gli scambi fra mercati ad alto livello di industrializzazione, i rapporti con i mercati a commercio di Stato, le relazioni con i Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che gli scambi tra Paesi industrializzati si sono sviluppati in questi anni con tassi superiori a quelli del restante commercio internazionale e maggiori di quelli verificatisi in passato fra gli stessi Paesi industrializzati. Per i Paesi europei si pu\u00f2 affermare che un forte impulso a questo processo \u00e8 stato dato dal costituirsi di aree economicamente integrate come la cee e l\u2019efta; \u00e8 da prevedersi che un ancor maggior incremento degli scambi si verificher\u00e0 a unione doganale completata, e per la cee ancor pi\u00f9 quando saranno stati eliminati gli ostacoli para-tariffari e saranno state armonizzate le legislazioni fiscali. Altrettanto probabile appare l\u2019intensificazione degli scambi con i \u00abPaesi terzi\u00bb industrializzati, tenuto conto dell\u2019atteggiamento favorevole mostrato dai vari governi e dagli ambienti economici, e dei risultati che vanno ottenendo le varie conferenze tariffarie come il \u00abKennedy round\u00bb sulla via di una sempre pi\u00f9 ampia liberalizzazione del commercio internazionale.<\/p>\n<p>Alla base di questa assai probabile ulteriore intensificazione degli scambi fra i Paesi industrializzali vi sono alcuni fattori sui quali desidererei brevemente soffermarmi. [&#8230;]<\/p>\n<p>La prima motivazione allo scambio internazionale \u00e8, in fondo, costituita dalla reciproca cessione di beni che mancano in un Paese e vengono prodotti da un altro. Ma questa complementariet\u00e0 non si limita alle risorse di materie prime o di prodotti agricoli; si estende anche alle disponibilit\u00e0 di forze di lavoro e di capitali. Cos\u00ec appare logico che nei Paesi a maggior disponibilit\u00e0 di manodopera, e quindi a costi del lavoro relativamente inferiori, si localizzassero le attivit\u00e0 ad alto contenuto di lavoro; mentre nei Paesi con maggiori risorse di capitale venissero dislocate le industrie a pi\u00f9 alti fabbisogni di investimento. [&#8230;]<\/p>\n<p>A questo elemento della complementariet\u00e0 dei sistemi economici se ne devono aggiungere altri, fra cui un particolare rilievo ha oggi la necessit\u00e0 di disporre, soprattutto per alcune produzioni, di mercati sempre pi\u00f9 ampi. In molti settori merceologici l\u2019economicit\u00e0 delle produzioni e la possibilit\u00e0 di svolgere un\u2019approfondita ricerca scientifica sono oggi condizionate dall\u2019ottenimento di certi volumi e troppo spesso i mercati nazionali rivelano domande insufficienti. Ci\u00f2 comporta che il quadro operativo di investimento e di produzione sia necessariamente esteso su mercati pi\u00f9 ampi, costituendo un fattore propulsivo di estrema importanza per il commercio internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019intensificazione dei contatti e dei rapporti umani, fornendo un elemento ulteriore di collaborazione e di coscienza delle interdipendenze dei vari Paesi, sar\u00e0 determinante per migliorare i rapporti anche politici delle varie collettivit\u00e0. Tematiche particolari, anche se in parte rientranti in quelle gi\u00e0 accennate, si presentano nell\u2019esame delle prospettive degli scambi con i Paesi a commercio di Stato. Anche in questo caso le premesse sembrano molto favorevoli, sia in una visuale tecnica dei possibili sviluppi, sia per il convergere delle impostazioni e delle mentalit\u00e0 con cui i problemi economici vengono affrontati. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nei Paesi occidentali ha avuto luogo un ripensamento delle concezioni capitalistiche quali erano intese dal liberalismo ottocentesco e si sono accettati aggiornamenti non solo di forma ma soprattutto di sostanza alle precedenti impostazioni: ne sono importanti esempi il riconoscimento di pi\u00f9 ampie funzioni dello Stato nel campo economico e l\u2019introduzione di nuovi strumenti come la programmazione, sia pure indicativa.<\/p>\n<p>Passi forse ancora pi\u00f9 decisivi si stanno compiendo nei Paesi socialisti nei quali possiamo osservare, anche se solo di recente, un graduale passaggio da un\u2019impostazione tendente all\u2019ottenimento dei massimi volumi produttivi ad un\u2019altra tendente a una prevalenza dell\u2019economicit\u00e0 nei processi di produzione. Ne \u00e8 derivato un ammorbidimento delle concezioni dirigistiche e pianificatrici che ha portato a una serie di misure, in parte gi\u00e0 in atto, in parte ancora solo previste, che certamente avvicineranno quei sistemi economici a quelli dei Paesi occidentali.<\/p>\n<p>[&#8230;] Queste nuove impostazioni hanno dato luogo sul piano del commercio internazionale a una presa di coscienza dei vantaggi derivanti da una divisione internazionale del lavoro. Cos\u00ec si \u00e8 avuta prima una trasformazione del comecon, il mercato comune dei Paesi est-europei, da semplice organo consultivo a pianificatore internazionale dello sviluppo economico in quei Paesi. Questo passo costituiva la premessa per la fase pi\u00f9 recente, che ha il principale sostenitore nel Presidente del Consiglio dei Ministri dell\u2019urss, Kosygin, e che vede un crescente intervento dell\u2019economia sovietica sui mercati occidentali, per procurarsi soprattutto macchinario e impianti, e per offrire in contropartita prodotti finiti oltre ai prodotti di base e a quelli agricoli.<\/p>\n<p>Gli scambi con l\u2019estero vanno assumendo un ruolo di importanza crescente nei piani dei Paesi socialisti e nelle scelte di priorit\u00e0 nell\u2019ambito dei piani stessi. Questo processo si \u00e8 inserito in un clima di maggior distensione politica che ha ridotto certe remore di natura anche morale, esistenti in passato soprattutto da parte degli Stati Uniti, e che ostacolavano l\u2019intensificazione dei rapporti commerciali. Ci si pu\u00f2 d\u2019altronde chiedere se non siano stati proprio i pi\u00f9 intensi scambi economici, con la conseguente interdipendenza e soprattutto la migliore conoscenza degli uomini, a permettere e ad accelerare la distensione di cui tanto si parla. Il problema dello sviluppo degli scambi si sposta quindi su un piano pi\u00f9 tecnico; in proposito sembra interessante mettere in evidenza alcuni aspetti e tendenze che si potranno presentare negli anni futuri.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 verificare anzitutto un\u2019inversione nel saldo della nostra bilancia commerciale con questi Paesi, da una situazione creditoria ad una debitoria, in seguito alle imponenti forniture previste soprattutto per interi complessi industriali (il caso fiat ne costituisce un esempio macroscopico); il che comporter\u00e0 la necessit\u00e0 di ricercare delle contropartite per aumentare le nostre importazioni dai Paesi orientali. Le trattative in corso da parte dell\u2019eni per importanti forniture di metano dall\u2019urss possono additare una via ed essere un primo passo per la soluzione di questo problema.<\/p>\n<p>In secondo luogo si deve prevedere che anche i rapporti con i Paesi a commercio di Stato saranno sempre pi\u00f9 interessati da un flusso reciproco di scambio di \u00abknow-how\u00bb e di esperienze relative alla ricerca scientifica: attualmente il flusso \u00e8 praticamente unidirezionale, ma non vi \u00e8 dubbio che nei prossimi anni avremo delle contropartite, soprattutto dall\u2019Unione Sovietica. Dobbiamo d\u2019altro canto tenere presente che le nostre esperienze nei Paesi Oltrecortina sono molto interessanti sia sul piano tecnico, per la diversit\u00e0 di clima, di gusti e di abitudini, sia per l\u2019aspetto dimensionale. In particolare, ancora per l\u2019Unione Sovietica, i problemi produttivi o distributivi si presentano sotto aspetti macroscopici rispetto a quelli dei nostri mercati: ci\u00f2 potr\u00e0 consentirci nuove esperienze anticipatrici di un adeguamento del nostro apparato produttivo a dimensioni ben pi\u00f9 vaste.<\/p>\n<p>[&#8230;] La terza grande area a cui \u00e8 interessato il commercio internazionale \u00e8 quella dei Paesi in via di sviluppo. Se esistono ragioni di differenziazione fra i due gruppi di problemi gi\u00e0 esaminati, bisogna convenire che i temi relativi a quest\u2019ultimo argomento si staccano in un modo ancora pi\u00f9 netto. La nostra posizione nei confronti dei Paesi in via di sviluppo interessa infatti oltre che aspetti economici e politici anche aspetti morali: come nell\u2019ambito di ogni Paese \u00e8 considerato naturale e anzi doveroso che si verifichi una ridistribuzione dei redditi a favore dei meno abbienti, cos\u00ec sembra logico che tale etica si estenda ai rapporti fra Stati pi\u00f9 ricchi e Stati pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>[&#8230;] La collaborazione economica con questi Paesi richiede un notevole sforzo da parte nostra per comprendere appieno i problemi degli uomini con i quali entriamo in contatto: basti pensare che l\u2019obiettivo primario e centrale di molti di questi Paesi \u00e8 ancora quello di raggiungere un equilibrio economico e demografico tale da vincere il problema della fame.<\/p>\n<p>Dobbiamo anche tener presente che se, per noi occidentali, \u00e8 spesso difficile adattarci ai modi di vita che il progresso comporta, per queste popolazioni il fenomeno diventa addirittura sconvolgente: esse che non hanno conosciuto la fase della macchina a vapore n\u00e9 quella dell\u2019elettricit\u00e0, si trovano di colpo di fronte ai problemi posti dall\u2019era atomica: esse vedono contemporaneamente sulle loro strade carri trainati da buoi e in cielo giganteschi aeroplani, vedono nei loro campi operare moderni bulldozer mentre uomini seminudi continuano a lavorare in modo primitivo.<\/p>\n<p>Tutto questo rafforza la convinzione che il primo tema da affrontare nei nostri rapporti con questi Paesi sia quello della preparazione degli uomini, preparazione che pu\u00f2 avvenire sia localmente sia attraverso temporanee esperienze nei nostri Paesi. \u00c8 evidente che la scelta tra queste due alternative dipende da molti fattori e considerazioni; la soluzione che tecnicamente sarebbe forse preferibile, e cio\u00e8 quella dell\u2019addestramento nei nostri Paesi, pu\u00f2 infatti rivelarsi socialmente poco raccomandabile, se si pensa alle conseguenze, sul piano psicologico, del rientro in Patria di persone che hanno assimilato un ambiente che poi non riescono a ritrovare.<\/p>\n<p>Contemporaneamente alla preparazione degli uomini, si pone il problema finanziario: alla sua soluzione, almeno in un primo momento, contribuiranno soprattutto i governi e gli enti finanziari internazionali pubblici per creare le infrastrutture, investimento necessario per predisporre le condizioni per le iniziative industriali e agrarie, ma senza un reddito immediato e diretto, e tale quindi che difficilmente l\u2019industria privata potrebbe addossarsene l\u2019onere.<\/p>\n<p>In un secondo tempo prevalente sar\u00e0 invece il compito dell\u2019industria privata, sia sul piano degli investimenti, sia su quello degli scambi commerciali.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda in particolare gli scambi \u00e8 fin troppo noto che la caratteristica dei Paesi in via di sviluppo \u00e8 quella di esportare uno o pochi prodotti primari, agricoli o minerari, alla cui domanda e prezzi sono direttamente legati i problemi valutari e dello sviluppo economico. \u00c8 certo questo un motivo di rigidit\u00e0 che tuttavia non pare doversi sopravvalutare in senso negativo: \u00e8 probabile invece che le prospettive siano favorevoli, perch\u00e9 la richiesta, da parte dei Paesi industrializzati, di tali prodotti, \u00e8 in costante ed intenso aumento. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 senza contare che la graduale industrializzazione dei Paesi attualmente sottosviluppati comporter\u00e0 un crescente assorbimento delle materie prime da parte degli stessi Paesi produttori che potranno cos\u00ec realizzare una integrazione dei processi produttivi direi quasi naturale. Questa industrializzazione si orienter\u00e0 logicamente nei settori ad alto contenuto di mano d\u2019opera, onde trarre profitto dal basso costo del lavoro locale; ci\u00f2 potr\u00e0 quindi dare luogo a un ulteriore ampliamento della complementariet\u00e0 fra i due gruppi di mercati, che dovrebbe comportare una intensificazione degli scambi.<\/p>\n<p>[&#8230;] Da questo esame delle prospettive di sviluppo del commercio internazionale e, pi\u00f9 in generale, dei rapporti economici sul piano mondiale, risulta con evidenza la conclusione che il futuro ci offrir\u00e0 un ulteriore rafforzamento delle tendenze in atto. A questa conclusione portano le considerazioni fin qui svolte e molte altre, a volte pi\u00f9 strettamente economiche, a volte prevalentemente politiche, ma tutte tendenti a constatare la maggior interdipendenza fra i Paesi e gruppi di Paesi e ad evidenziare come le scelte economiche non possano pi\u00f9 prescindere da considerazioni ben pi\u00f9 ampie di quelle effettuate a livello nazionale. Da ci\u00f2 deriva una nuova, particolare visione dei rapporti economici fra i Paesi, nel senso cio\u00e8 di non considerare questi pi\u00f9 come un fine, ma piuttosto come un mezzo per realizzare obiettivi di ben pi\u00f9 vasta e impegnativa natura.<\/p>\n<p>Ho accennato al tema della conoscenza e della comprensione sul piano umano, cui danno e daranno luogo questi rapporti, rilevando come solo in tale modo si possa giungere ad una effettiva e proficua collaborazione fra \u00ec popoli. \u00c8 questo, a mio avviso, l\u2019obiettivo che deve essere perseguito se non vogliamo trattare il tema del commercio internazionale solamente da un punto di vista mercantilistico. Obiettivo che va perseguito nel giusto equilibrio e cio\u00e8 senza usare il metro del miope n\u00e9 quello del presbite, da un lato guardando molto avanti senza farsi distrarre da problemi e interessi particolari, sia pure legittimi, ma marginali; dall\u2019altro ricordando che sui grandi progetti si corre il rischio di commettere anche grandi errori, e che quindi gradualit\u00e0 e linearit\u00e0 d\u2019azione sono condizioni fondamentali per un sostanziale e duraturo successo.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1340"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}