{"id":825,"date":"1963-10-10T11:14:07","date_gmt":"1963-10-10T11:14:07","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=825"},"modified":"2019-05-13T09:18:30","modified_gmt":"2019-05-13T09:18:30","slug":"dellautomobile","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/dellautomobile\/","title":{"rendered":"Dell\u2019automobile"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1220,"template":"","categories":[],"tags":[24],"class_list":["post-825","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-societa-costumi-e-stili-di-vita"],"acf":{"edizione":"N.5, 1963","autore":[{"ID":190,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 16:13:17","post_date_gmt":"2019-04-08 16:13:17","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ingegnere e scrittore (1893-1973), \u00e8 uno dei massimi innovatori della lingua e della letteratura italiana. Dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, esercita la professione e coltiva la sua grande passione per la letteratura e la filosofia. Inizia a scrivere durante la Grande Guerra, da cui \u00e8 profondamente segnato, ma il vero esordio avviene nel 1926, grazie alla collaborazione con la rivista \u00abSolaria\u00bb. Dopo la prima raccolta di racconti <em>La Madonna dei filosofi<\/em> (1931) pubblica <em>Il castello di Udine<\/em> (1934), con cui si aggiudica il premio Bagutta. Seguono <em>L\u2019Adalgisa<\/em> (1944) e il grande capolavoro <em>Quer pasticciaccio brutto de via Merulana<\/em> (1957), gi\u00e0 apparso fra il 1946 e il 1947 sulla rivista \u00abLetteratura\u00bb.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Carlo Emilio Gadda","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"carlo-emilio-gadda","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 16:13:22","post_modified_gmt":"2019-04-08 16:13:22","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=190","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>L\u2019automobile, nata col secolo, si inser\u00ec nello strumentale meccanico della nostra vita durante il primo decennio di esso. Re Vittorio comper\u00f2 la sua prima automobile nel 1901. A Milano, circolavano alcuni taxi nel 1902, fra migliaia di gambe di cavalli, e carrozze lucidissime con fanaliere di cristallo molato. Sulle strade foranee, non asfaltate, le macchine spinte a 40 all\u2019ora sollevano \u00abnembi di polvere\u00bb come gli dei dell\u2019Olimpo quando discendevano nella Troade in soccorso dei rispettivi protetti. Paul Morand nel suo rapido saggio \u00abMille Neufcent\u00bb (anno 1900) riserva all\u2019automobile alcune vivacissime note, non meno che al guidatore, ai proprietari, o agli utenti. Guidare una macchina al Bois de Boulogne a 25 all\u2019ora, col motore al posto della quinta ruota, faceva molto Principe di Galles. Un pelliccione da orango, dei guantoni da esploratore polare, un berrettone a visiera incerata da ammiraglio polare, degli occhiali da ghiacciaio, un plaid sulle ginocchia a disegno scozzese insignivano allora il guidatore.<\/p>\n<p>In Italia lo si chiam\u00f2 chauffeur, che in francese vuol dire fuochista, l\u2019aiuto del macchinista. Molti anni pi\u00f9 tardi il genio poetico-filologico di colui che guid\u00f2 l\u2019Italia a ramengo, in un impeto di filologismo autarchico, deliberatosi a forbir la lingua dagli odiati gallicismi (ma il gallicismo era un nostro errore di francese), coni\u00f2 il vocabolo <em>autista<\/em>. L\u00ec per l\u00ec mi misi a letto dalla rabbia, poi a poco a poco mi pass\u00f2 la rabbia. Oggi&#8230; dico e scrivo autista come niente fosse: come scrivo macchinista, flautista.<\/p>\n<p>La prima delle due guerrone mondiali acceler\u00f2 il processo d\u2019inserimento dell\u2019automobile nella vita europea e credo anche nella giapponese e nella sudamericana cittadina. Per \u00ablos caminos\u00bb e \u00ablas carreteras\u00bb delle pampas, dal fondo di terra bruna o rossa, filava meglio il cavallo. Nell\u2019Europa in guerra i servizi logistici dimenticarono a poco a poco i loro denutriti cavalli, o cavalle, secondo le chiamava Ugo Foscolo, e si rifecero all\u2019automobile, ai \u00abcamions\u00bb autarchicamente <em>autocarri<\/em>. Per il Tonale e per il monte Grappa seguitarono a volerci i muli per\u00f2. La guerra del quindici-diciotto richiese un consumo enorme di proietti. A cose fatte, come sempre, si fecero i conti, si calcol\u00f2 che per conquistare un monte s\u2019era dovuto sparare mezzo milione di schioppettate e ottomila settecento cannonate, di cui quaranta di grosso e grossissimo calibro. Alcuni proietti da 381 rimasero inesplosi nella cava di ghiaietto del F\u00e0iti, insieme ad alcuni loro colleghi austriaci da 420. Per trasportare a pi\u00e8 d\u2019opera codesti enormi salami repleti di tritolo che facevano accapponar la pelle al solo vederli, non bastarono gli equini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2196\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18140618\/Dell_automobile_001.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18140618\/Dell_automobile_001.jpg 550w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18140618\/Dell_automobile_001-220x300.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/>Il trasporto si effettu\u00f2 con autocarri: ed egualmente l\u2019approdo delle pagnotte e delle scatolette, il traino delle artiglierie, il \u00ab<em>rifornimento d\u2019uomini<\/em>\u00bb, l\u2019arroccamento dei generali. Nel cervello umano, sempre fertile di idee sempre nuove, germogli\u00f2 a poco a poco l\u2019idea che al vecchio \u00abpatatruk\u00bb di Re Carlo e Re Vittorio, al fante e al geniere di Goito e di San Martino, si potesse e per\u00f2 dovesse a poco a poco sostituire un fante autotrasportato, un reggimento autotrasportato: una divisione motorizzata.<\/p>\n<p>Dunque centinaia e migliaia d\u2019autocarri, e d\u2019automobili. All\u2019antico generale col pennacchio bianco che cavalcava il suo caval sauro bardato con una pelle di pantera, succedette a poco a poco il generale moderno in divisa di autista. In Italia, non c\u2019\u00e8 bisogno di ricordarlo, l\u2019industria dell\u2019automobile si svilupp\u00f2 nella vecchia capitale dei fanti di Goito e di San Martino; ma anche in altre citt\u00e0, del resto. A riassumere la storia di questa industria bisognerebbe un volume: l\u2019industria stessa potrebbe curarne l\u2019approntamento, compensando lo storiografo.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019automobile \u00e8 quel che \u00e8: serve a quel che serve. \u00c8 inutile decantarvi ci\u00f2 che avete sotto gli occhi. Alle vecchie stalle si sono sostituiti i garages, i boxes: autarchicamente rimesse. Al tepido e vitale profumo delle stalle, ai nugoli di zanzare che le attorniavano, le igieniche, certo, ma rabbiose cateratte delle saracinesche dei boxes: dalle cinque di mattina alle tre e mezzo della notte successiva. Gli architetti razionali, funzionali, non hanno potuto non inserire nell\u2019elenco (delle ragioni e funzioni della casa) il precipitare delle saracinesche dei boxes. Funzione per funzione, \u00e8 ovvio che ogni automobile debba avere il suo box, come ogni marito ha una moglie; per quanto si conoscano oggi, sotto il cielo di Roma, delle mandre di automobili allo stato brado che pernottano e svernano all\u2019addiaccio. No, neanche il solstizio d\u2019inverno ha trovato per loro un alloggio, un capanno periferico.<\/p>\n<p>[&#8230;] Ma di tanto in tanto la polizia ne ripesca sei o sette a otto chilometri di distanza dall\u2019abituale parcheggio, le riconsegna ai proprietari con le maniglie scassate, e con in meno le valigie che c\u2019eran dentro: la grossa valigia di coccodrillo satura di biancheria fine e di smeraldi, di macchine fotografiche e di dollari del Canad\u00e1. Altre macchine, lo sapete meglio di me, vengono rubate \u00abprovvisoriamente\u00bb per andare a rubare. Rubarle per tenersele o per rivenderle non franca la spesa: la marca, la forma, il colore, i cuscini, la matricola del motore, la targa, il libretto di circolazione, il nuovo pieno di benzina per cui mancano i baiocchi. E poi la polizia vi pianterebbe una di quelle grane che non finiscan pi\u00f9, o meglio finiscano con due anni d\u2019accertamenti istruttori del giudice e tre di carcere, di cui otto condonati, questo \u00e8 vero. Poich\u00e9 c\u2019\u00e8 questo d\u00ec buono a favore dell\u2019automobile rubata: che il buon cuore pubblico, non disponendo delle galere sufficienti (a tenerci tutti gli inquilini meritevoli d\u2019alloggio) parte dal punto di vista squisitamente attuale del recupero e del re-inserimento. Recuperare il ladro alla societ\u00e0 dei derubati e re-inserirlo in circolo: nel circolo dei pi\u00f9 preziosi valori sociali, tra cui le automobili in circolazione figurano al primo posto. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ma lo scopo, il fine, di questo mezzo non \u00e8 quello solo di trasportare bombe e bombarde in tempo di guerra e di spingere il nostro senso sociale ad esercitare il recupero di rapinatori e dei grassatori in tempo di pace: oh! no. C\u2019\u00e8 anche l\u2019altro, il fine legittimo e direi santo, di motorizzare il lavoro quotidiano, di sveltire ed espedire i commerci, i trasferimenti di persone e di derrate, i viaggi a scopo archeologico ed esplorativo, i pellegrinaggi dei devoti al luogo della loro particolare devozione, le gite del popolo, gli sterri e i trasporti di terra necessari ad aprir le strade ove il mezzo stesso abbia poi a poter correre a tutto gas.<\/p>\n<p>Nella vita civile di oggi l\u2019utilitaria piccolo-borghese o la borghese media 1100-1500, cos\u00ec come l\u2019autobus delle linee urbane e suburbane, risultano indispensabili: alla vita del professionista, dell\u2019agente di commercio, del funzionario, alla vita del popolo lavoratore, ai servizi del soccorso pubblico: pompieri, croce rossa, polizia. L\u2019estendersi e il moltiplicarsi dei \u00abnuclei urbani\u00bb, dei \u00abcentri residenziali\u00bb, delle \u00abcitt\u00e0 giardino\u00bb, delle \u00ababitazioni di bonifica\u00bb, rende pi\u00f9 che mai necessario il nuovo strumento della locomozione privata, oltre che della pubblica. Lo scrittore, quando scrive, \u00e8 seduto; e in quel momento non ha bisogno d\u2019automobile: essa gli serve per la ricognizione del paese.<\/p>\n<p>A Roma, oggi, senza la macchina \u00e8 difficile vivere: ed io vivo difficilmente. Con le macchine degli altri, \u00e8 difficile applicarsi a leggere, a studiare, a dormire. Tutte le notti alle tre vengo svegliato, dopo essermi coricato alla luce, dall\u2019avviamento di un motore sotto la funzional finestra della mia abitazione razionale. Immagino che si tratti di uno \u00abche guida\u00bb, e lascio a voi di immaginare perch\u00e9 parte dal Vascello tutte le notti alle tre per andare a nanna a Citt\u00e0 Giardino.<\/p>\n<p>Non voglio amareggiarvi, n\u00e9 amareggiarmi l\u2019anima con richiamare gli \u00abinconvenienti\u00bb stradali [&#8230;]. No, non voglio rattristarmi, n\u00e9 rattristare. Da quell\u2019ottimista che mi studio di essere, credente, oh, s\u00ec credente in un miglior domani, dar\u00f2 forma di preghiera e di scongiuro \u00abcostruttivo\u00bb agli acerbi risultamenti statistici. E con animo fraterno dir\u00f2: siate cauti, vale a dire onesti e civili nell\u2019usare e nell\u2019usufruire della vostra indispensabile automobile: ricordatevi che ci sono anche gli altri, al mondo: non intestatevi a sorpassare in curva, a sorpassare in salita rettilinea con orizzonte di cielo, discendere dal Moncenisio o dallo Stelvio, tagliando ai tornanti, per il gusto di catapultarvi nell\u2019abisso incastrati nel cofano di chi vi viene incontro. Quanto agli eccessi di velocit\u00e0, potete ritenere che la velocit\u00e0 raggiungibile non \u00e8 funzione esclusiva del vostro merito, cio\u00e8 della vostra perizia nel guidare e del vostro coraggio. \u00c8 una funzione a pi\u00f9 variabili, a molte variabili: dalle condizioni della strada alla disciplina civile dell\u2019ambiente, dal tempo che fa, dalla luce che avete e non avete negli occhi, alla probabilit\u00e0 statistica di incontrare o non incontrare un ostacolo, o un guidatore vostro pari in senso opposto. Non giocate come bambini coi passaggi a livello, massime se recate al di l\u00e0 della via ferrata un carico di bidoni di benzina o di bombe di ossigeno. Quando poi voleste procurarvi l\u2019onore di avermi a bordo, vedete allora di non superare in alcun modo i 30, in citt\u00e0, n\u00e9 i 40-50 \u00ablungo la via che tra gli alberi suburbana verdeggia\u00bb; quei 40-50 che soli si addicono al prezioso carico&#8230; da voi tanto gentilmente imbarcato.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/825","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1220"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=825"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=825"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=825"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}