{"id":819,"date":"1970-09-10T11:07:25","date_gmt":"1970-09-10T11:07:25","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=819"},"modified":"2019-05-13T09:21:32","modified_gmt":"2019-05-13T09:21:32","slug":"dallindustrial-design-al-social-design","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/dallindustrial-design-al-social-design\/","title":{"rendered":"Dall\u2019industrial design al social design"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1192,"template":"","categories":[],"tags":[44],"class_list":["post-819","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-architettura-e-design"],"acf":{"edizione":"N.7-8, 1970","autore":[{"ID":228,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 16:33:25","post_date_gmt":"2019-04-08 16:33:25","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Sociologo, urbanista e scrittore (1923-1998), si forma come ingegnere civile ma ben presto sviluppa interessi che spaziano dalla politica alla sociologia, dalla letteratura all\u2019urbanistica. Vicino agli ambienti olivettiani, negli anni Cinquanta fonda la rivista \u00abRagionamenti\u00bb con la moglie Armanda Giambrocono, Franco Fortini e Franco Momigliano. Professore di sociologia allo IULM di Milano, insieme al figlio architetto Lorenzo firma il progetto della nuova sede dell\u2019ateneo. \u00c8 autore di numerose pubblicazioni, fra cui <em>Socialismo e verit\u00e0<\/em> (1976); <em>Moneta per Caronte<\/em> (1988); <em>Periferie: le voci dei cittadini<\/em> (1993); <em>Solitudine sociale<\/em> (1996).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Roberto Guiducci","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"roberto-guiducci","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 16:33:30","post_modified_gmt":"2019-04-08 16:33:30","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=228","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>Il successo del design italiano si rivela, troppo spesso, un fenomeno individualistico di alcuni architetti intelligenti, inventori di prototipi, rimasti esemplari rari nelle mani di un\u2019industria incapace di raggiungere una vera produzione di massa a prezzi accessibili ai pi\u00f9 e con garanzie sicure di funzionamento nel tempo. C\u2019\u00e8 dunque un problema sostanziale nel disegno industriale di oggi: la necessit\u00e0 di non lavorare individualisticamente per elementi singoli<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre il disegno industriale italiano corre il mondo ottenendo apprezzamenti e successi, si sono avuti i primi sintomi di crisi proprio in Italia.<br \/>\nL\u2019ultima edizione del \u00abCompasso d\u2019oro\u00bb \u00e8 stata sull\u2019orlo della contestazione. Ma, contrariamente alla protesta verso le manifestazioni dell\u2019Istituto Nazionale di Urbanistica, della Triennale, ecc., questa contestazione non \u00e8 riuscita a raggiungere l\u2019obiettivo di critica globale che si era proposto. E vedremo pi\u00f9 avanti perch\u00e9.<\/p>\n<p>[&#8230;] Si potrebbe osservare che in quasi tutte le nazioni del mondo, con la sola eccezione di alcuni settori e di alcuni paesi nordici europei, il disegno di oggetti era corrispondente alla sua definizione di \u00abindustrial design\u00bb, dove la preoccupazione del disegno era assai pi\u00f9 in funzione di qualificazione e distinzione del proprio prodotto nei confronti di quelli della concorrenza che verso la funzione sociale dell\u2019oggetto stesso.<br \/>\n\u00c8 questa anche la ragione per cui l\u2019esteticit\u00e0 dell\u2019oggetto era soprattutto vista in termini di funzionalismo e razionalismo e assai meno in termini di espressione, tenendo conto del contesto in cui l\u2019oggetto sarebbe stato collocato e vissuto.<br \/>\nIn tutto questo giocava, come giustificazione, proprio la concezione del \u00abmovimento moderno\u00bb in architettura che aveva postulato con Gropius e Mies van der Rohe la coincidenza fra produzione industriale, produzione sociale ed esteticit\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Lo stesso Le Corbusier, ripensando alla sua esperienza nello studio di Behrens (che pu\u00f2 essere considerato il primo \u00abindustrial designer\u00bb che considerava il \u00abbrutto funzionalistico\u00bb un dovere), dichiar\u00f2 che \u00abnessun uomo pu\u00f2 oggi rinnegare l\u2019estetica che si va sviluppando dalla creazione dell\u2019industria moderna\u00bb. \u00ab\u00c8 nella produzione artistica generale di una epoca che si trova il suo stile e non, come troppo spesso si suppone, in certi prodotti di carattere ornamentale.\u00bb Di fronte a questa situazione ancora piena di \u00abcomplessi\u00bb, in Italia, dopo una grossa crisi di ritorno al liberty, doveva esplodere un tipo di disegno industriale che, pur tenendo conto delle lezioni funzionalistica e razionalistica, segnava una ripresa o un arrivo alla fantasia, all\u2019immaginazione, al gusto dell\u2019oggetto coraggiosamente \u00abbello\u00bb. Le macchine per scrivere Olivetti, disegnate dal pittore Nizzoli, cominciavano a piegare gli angoli retti delle lamiere in curve plastiche e a tradurre le leve e i carrelli in elementi ammorbiditi e gradevoli, non solo all\u2019uso, ma anche alla vista. Queste macchine, attraverso un lungo lavorio di perfezionamento, dovevano arrivare, prime nel mondo, al Museum of Modern Art di New York.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1202\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155429\/dall_industrial_design_002.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155429\/dall_industrial_design_002.jpg 560w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155429\/dall_industrial_design_002-150x150.jpg 150w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155429\/dall_industrial_design_002-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/>Albini, Gardella, i BBPR, Castiglioni ed altri fra i migliori architetti italiani, inventavano lampade, tavoli, librerie, mobili per uffici e per la casa, attrezzature per musei e mostre, arredi per sale e teatri, pieni di una nuova carica inventiva, spregiudicati nell\u2019uso dei materiali, dove la putrella razionalistica si accoppiava al marmo o il legno, il cuoio e la stoffa raffinati a supporti metallici semplici.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Ma la generazione pi\u00f9 giovane degli Zanuso, Magistretti, Gregotti, Aulenti, Sottsass, Steiner, Munari, Sambonet, Max Bill, Huber, Bellini, Conte e Fiori, Bonetto, Colombo, Menghi, A. Castelli, Helg, Rosselli, Mari, A. e T. Scarpa, ecc., doveva fare un passo ulteriore, affrontando con rinnovata fantasia gli oggetti, fino ad allora monopolizzati dalla austerit\u00e0 industriale.<br \/>\nE venivano cos\u00ec trattati con un disegno pi\u00f9 aperto e libero oggetti dal grande calcolatore fino alla televisione, al telefono, alla macchina per cucire, ecc.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Il disegno industriale italiano investiva, a questo punto, anche gli altri oggetti gi\u00e0 citati, disinibendo i designers dalle ultime remore. E gli architetti italiani delle generazioni pi\u00f9 anziane come di quelle pi\u00f9 giovani riprendevano un discorso pi\u00f9 libero anche per le lampade, le poltrone, gli arredamenti della casa, le cucine, la posateria, ecc.<br \/>\nIl successo arrivava a livello mondiale e gli oggetti italiani, e i negozi che li esponevano, diventavano punti di richiamo da New York a Parigi, da Londra a Francoforte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora la crisi?<br \/>\nMalgrado il successo, molti oggetti sono rimasti \u00abaristocratici\u00bb. I loro costi sono elevatissimi ricreando, proprio nel campo dove la grande produzione sarebbe possibile, il \u00abpezzo\u00bb raro, unico, da collezionista.<br \/>\nInfine, come si dice sull\u2019ultimo numero di \u00abCasabella\u00bb, gli oggetti sono belli ma spesso (anche per opera di imitatori) fragili, non sempre funzionanti, senza possibilit\u00e0 di manutenzione o ricambio di parti che si deteriorano. Non esiste, per quantit\u00e0 cos\u00ec piccole, una possibilit\u00e0 di verifica precisa nel tempo e, tanto meno, un controllo di qualit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Continua \u00abCasabella\u00bb: \u00abPer chi compera l\u2019automobile vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di leggere e di orientarsi sulle prestazioni della macchina, nel mercato del mobile, invece, ci si guarda bene di indicare, neppure minimamente, le prestazioni di ci\u00f2 che si offre\u00bb. \u00abUn controllo del progetto da parte degli organi capaci di selezionarlo e poi garantirlo\u00bb non esiste. Il successo del design italiano si rivela, troppo spesso, un fenomeno individualistico di alcuni architetti intelligenti, inventori di prototipi, rimasti prototipi o esemplari rari nelle mani di un\u2019industria ancora troppo piccola, a livello artigianale, incapace di crescita per raggiungere, dopo i necessari collaudi e verifiche, una vera produzione di massa a prezzi accessibili ai pi\u00f9 e con garanzie di funzionamento nel tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1201 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155423\/dall_industrial_design_003.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155423\/dall_industrial_design_003.jpg 560w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155423\/dall_industrial_design_003-150x150.jpg 150w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155423\/dall_industrial_design_003-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/p>\n<p class=\"Testo\">Eppure, come dice giustamente Magistretti \u00abil disegno italiano finir\u00e0 se non si avr\u00e0 una vera grande industria\u00bb. \u00abIndustria, materiali, grande numero, questi i dati positivi della produzione per oggetti&#8230; che <i>devono <\/i>essere destinati ad una grande massa, in un\u2019opera di arricchimento culturale, destinato a muoversi dal basso.\u00bb E Magistretti \u00e8 ancora pi\u00f9 severo e conclude: \u00abQuesta \u00e8 l\u2019opera principale del designer, altrimenti diventer\u00e0 \u201csoubrette\u201d del design, cadr\u00e0 nella moda, nella soddisfazione effimera dei bisogni pseudo-snobistici di un artigiano che gioca a fare l\u2019industriale\u00bb. Ma c\u2019\u00e8 anche un problema pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 grave, pi\u00f9 sostanziale nel disegno industriale di oggi. Perch\u00e9 se si trattasse solo di una questione di estensione quantitativa e di controllo di qualit\u00e0 degli oggetti positivamente gi\u00e0 disegnati, una nuova organizzazione produttiva potrebbe risolvere il problema e, del resto, la concorrenza straniera, a partire da quella francese, americana e tedesca, sta gi\u00e0 provvedendo lanciando sul mercato oggetti ben disegnati e ben costruiti, talora come imitazione o variante dei prototipi italiani. Dicevamo che il problema \u00e8 altro e grave perch\u00e9 non si tratta solo di un problema di organizzazione quantitativa.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Il disegno industriale si \u00e8 accanito e si accanisce, in quasi tutti i paesi del mondo, solo su una fascia ristrettissima di oggetti, soprattutto di apparecchi e di arredamenti per la casa. Cos\u00ec avviene anche un fenomeno preoccupante e antieconomico di una concorrenza spietata.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Ogni anno nascono centinaia e centinaia di esemplari simili di poltrone, divani, lampade, sedie, portacenere o addirittura accendisigari o rasoi elettrici. Sembra che solo questi tipi di oggetti possano essere disegnati e che le variazioni possano essere infinite. Questo tipo di concorrenza sugli stessi tempi \u00e8 anche la non ultima ragione che scoraggia la produzione di grande serie con caratteri di durata nel tempo.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Dove la concorrenza \u00e8 cos\u00ec forte, la moda viene ad avere il sopravvento e per mantenere il mercato occorre cambiare continuamente il modello, proporre altre soluzioni, spesso peggiori, esteticamente e funzionalmente, di quelle precedenti. Cosicch\u00e9 il design diventa un vestito da cambiarsi ad ogni stagione, non una sostanza durevole.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Il fenomeno si ribalta sull\u2019arredamento delle case, dove sembra impossibile organizzarsi per un\u2019intera vita perch\u00e9 occorre passare, per non essere fuori gioco, dal \u00abtutto vetro\u00bb al \u00abneo-liberty\u00bb, dai mobili di \u00abcuoio e di legno\u00bb al \u00abplexiglass nel bianco assoluto\u00bb. All\u2019orizzonte si profila il mobile di cartone pressato da bruciare secondo gli umori di \u00abVogue casa\u00bb.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 indica la disgregazione del valore dell\u2019abitare che \u00e8 stratificazione di memoria e di invenzione, di conservazione di oggetti e di introduzione continua di nuovi, corrispondenti allo sviluppo della personalit\u00e0, come ha ben chiarito il sociologo e psicologo Mitscherlich.<\/p>\n<p>Ma a parte questo fenomeno, a nostro parere negativo, resta l\u2019altro grande problema e, cio\u00e8, quello di abbandonare la concorrenza spietata in un campo limitatissimo di disegno per allargare l\u2019orizzonte a tutto quanto non \u00e8 ancora disegnato ed ha bisogno di esserlo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1203\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155452\/dall_industrial_design_004.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155452\/dall_industrial_design_004.jpg 700w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155452\/dall_industrial_design_004-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Nell\u2019ultima edizione del \u00abCompasso d\u2019oro\u00bb italiano, che ha un\u2019attenzione internazionale ed anche, appunto, giudici internazionali, ci si era proposti di rompere il cerchio e di cercare esempi di design nei settori della ricerca scientifica e tecnica, dell\u2019istruzione e della scuola, della sanit\u00e0, dell\u2019assistenza, del tempo libero, del turismo, ecc.<\/p>\n<p>E dopo un lungo lavoro di indagine, si \u00e8 potuto verificare che questi campi, almeno nel nostro paese, sono pressoch\u00e9 privi di \u00abdesign\u00bb. [&#8230;] Esistono elementi di questo genere in altri paesi, ma per punti singoli e disparati, per cui, la Polonia pu\u00f2 vantare di avere modelli avanzatissimi di attrezzature di sale chirurgiche, o l\u2019Inghilterra positivi esempi di attrezzature scolastiche.<\/p>\n<p>Ma quello che manca quasi ovunque, ad eccezione di alcuni punti nei paesi scandinavi, \u00e8 un disegno di insieme, una logica complessiva nella cura degli oggetti.<\/p>\n<p>[&#8230;] Alcuni spiragli (esempi per un possibile futuro) si possono avere in certe aree della Svezia o della Danimarca e, qualche volta, dell\u2019Olanda, dove il banco di lavoro nella fabbrica e il banco di scuola, il tavolo di laboratorio e il tavolo del ristorante, la segnaletica delle strade o la posata e la lampada nella casa, indicano un punto di riferimento ad un gusto unitario, ad una seriet\u00e0 di discorso complessivo.<\/p>\n<p>Proprio da questi rarissimi esempi, ancora imperfetti e incompleti, si pu\u00f2 intravvedere quello che potrebbe essere il compito nuovo del disegno industriale nel mondo moderno.<\/p>\n<p>\u00c8 dimostrato dalle pi\u00f9 recenti \u00abteorie dello strutturalismo\u00bb applicato all\u2019urbanistica, all\u2019architettura e al disegno di oggetti che ogni elemento visivo incide continuamente sulla psiche dell\u2019uomo, colpendola con messaggi, indirizzi, indicazioni di comportamento. Se questi segnali sono positivi e corretti, il risultato \u00e8 quello di una educazione civile che si aggiunge a quella della scuola e dell\u2019istruzione. Il cittadino moderno si forma assai pi\u00f9 nelle strade e nei luoghi che frequenta che per la lettura, abituato com\u2019\u00e8 all\u2019influenza visiva. Mai come oggi sembra che sia essenziale mettere ordine nel caos nel quale viviamo per dare all\u2019uomo non tanto orientamenti, quanto suggerimenti alla coerenza e allo sviluppo della propria personalit\u00e0. Esemplare, in questa direzione, \u00e8 lo sforzo fatto dalla \u00abScuola di Urbino\u00bb dove si \u00e8 tentato di progettare un modello a servizio della stessa citt\u00e0, mettendo in un ordine chiaro e significativo la segnaletica, la pubblicit\u00e0, i manifesti (che invitano la cittadinanza alla partecipazione alle questioni pubbliche), l\u2019organizzazione di centri culturali e scolastici, le attrezzature per i centri amministrativi, liberando, nel contempo, gli edifici antichi e moderni da un sovraccarico di insegne frastornanti e deturpanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1205 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155549\/dall_industrial_design_001.jpg\" alt=\"\" width=\"2556\" height=\"2054\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155549\/dall_industrial_design_001.jpg 2556w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155549\/dall_industrial_design_001-300x241.jpg 300w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155549\/dall_industrial_design_001-768x617.jpg 768w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155549\/dall_industrial_design_001-1024x823.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 2556px) 100vw, 2556px\" \/>Questo lavoro \u00e8 stato segnalato dal \u00abCompasso d\u2019oro\u00bb di quest\u2019anno e nella stessa direzione sono stati segnalati, nonostante la discontinuit\u00e0 dei risultati finora ottenuti e nonostante il livello non ancora sufficiente, un treno operaio per pendolari delle Ferrovie dello Stato che comincia a rendere meno disagevoli questi viaggi; un pullman per i trasporti pubblici in cui si possa avere un massimo di confortevolezza ed intensit\u00e0 di visione; un letto di ospedale, che sia almeno confortevole, servito di tutto quanto necessario, senza l\u2019umiliazione del paziente e separabile facilmente dai letti di corsia; apparecchiature non aggressive per le sempre penose prove di laboratorio per l\u2019ammalato; una scuola che, pur usando i metodi pi\u00f9 avanzati di prefabbricazione, non rinunci, anche con l\u2019uso di pannelli di legno, a dare un calore alle aule scolastiche e al complesso generale; un gioco in cui il bambino riesca ad afferrare la tridimensionalit\u00e0 dello spazio, allargando la mente senza coercizioni; attrezzature, in origine progettate per case di lusso, adattabili a centri di assistenza; strumenti ed apparecchi per la ricerca scientifica dove, al di l\u00e0 della pura funzionalit\u00e0 della macchina, il ricercatore si trovi in un ambiente in cui la macchina stessa esprima la sua duttilit\u00e0 a servizio dell\u2019indagatore, ecc.<\/p>\n<p>E anche la contestazione ha dovuto prendere atto di questo sforzo.<\/p>\n<p>La carenza di cose gi\u00e0 fatte e i vincoli del concorso stesso, che impone che gli oggetti siano gi\u00e0 prodotti in serie per essere presi in esame, non ha permesso di andare oltre a questa esemplificazione e indicazione. Ma, a mio avviso, \u00e8 proprio su questa strada che occorre insistere sollecitando e promuovendo nuove iniziative nei campi fino ad oggi trascurati e dove maggiore sarebbe la necessit\u00e0 di un esercizio del disegno.<\/p>\n<p>Se si riuscisse a rompere il cerchio ristretto del campo attuale in cui \u00e8 praticato il disegno industriale ed allargarlo ai tanti settori fino ad oggi inediti, il disegno industriale non solo non andrebbe in crisi, ma potrebbe vedere un nuovo \u00abboom\u00bb di dimensioni fino ad oggi non immaginate.<\/p>\n<p>E, del resto, si tratta anche qui di oggetti prodotti dall\u2019industria, che potrebbe cos\u00ec essere sollecitata ad estendere il suo orizzonte con importanti risultati, sia in campo nazionale che nell\u2019esportazione. Ma perch\u00e9 questo problema sia concretamente affrontabile e risolvibile sta, al fondo, la necessit\u00e0 di non lavorare individualisticamente per elementi singoli.<\/p>\n<p>A mio avviso il rilancio, a <em>grande scala<\/em>, del disegno richiede appunto di affrontare i problemi della <em>grande dimensione<\/em>. \u00c8 la citt\u00e0, in quanto tale, che va disegnata coerentemente dalle sue linee generali fino all\u2019ultimo dettaglio e ci\u00f2, si badi, non costringendo il tutto in un unico modello, ma lasciando che tutti i singoli apporti si sviluppino con massima fantasia, purch\u00e9 dentro un contesto che abbia un fine comune.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo modo che venivano, nei secoli, realizzate le citt\u00e0 medioevali che ancor oggi ci stupiscono per l\u2019impianto complessivo, per la costruzione dei singoli edifici, per i mobili e gli oggetti ancor oggi valutati di altissimo valore.<\/p>\n<p>Quello che allora poteva fare la mano dell\u2019artigiano oggi pu\u00f2 fare, in ben mutate condizioni, la mano del designer prolungata nell\u2019industria. Il designer potrebbe uscire dall\u2019isolamento e dalla subordinazione, lavorare non per fini particolaristici, ma per obiettivi sociali generali, venire a far parte \u2013 come ricercatore e progettista \u2013 del \u00abterziario avanzato\u00bb, collaborando con gli altri specialisti e sottoponendosi alle scelte e alle verifiche degli utenti, per lo scopo comune di dare una <em>nuova immagine<\/em> liberante alla citt\u00e0 in tutte le <em>forme <\/em>della vita associata.<\/p>\n<p>Ma allora il passaggio decisivo starebbe proprio nel capire la necessit\u00e0 di praticare finalmente l\u2019\u00abindustrial design\u00bb come \u00absocial design\u00bb.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}