{"id":803,"date":"1949-01-10T10:23:00","date_gmt":"1949-01-10T10:23:00","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=803"},"modified":"2019-05-13T11:07:11","modified_gmt":"2019-05-13T11:07:11","slug":"la-mosca-di-fuoco","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/la-mosca-di-fuoco\/","title":{"rendered":"La Mosca di fuoco"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1322,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-803","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N.1, 1949","autore":[{"ID":351,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 09:49:03","post_date_gmt":"2019-04-09 09:49:03","post_content":"Editore, giornalista e scrittore (1914-1976), entra nella casa editrice del padre Arnoldo all\u2019et\u00e0 di 13 anni. Poco pi\u00f9 che ventenne si avvicina al mondo del cinema, sceneggiando e dirigendo con il cugino Mario Monicelli il cortometraggio <em>I ragazzi della via Paal<\/em>. Attratto dal giornalismo, fonda e dirige con Indro Montanelli il settimanale \u00abTempo\u00bb, lavorando come inviato di guerra durante il secondo conflitto mondiale. Testimone e protagonista della nascita della rivista \u00abEpoca\u00bb e della Casa della cultura a Milano, nel 1958 d\u00e0 vita a una rinnovata stagione di fervore culturale fondando la casa editrice il Saggiatore. Autore di quattro raccolte poetiche, si aggiudica il premio Viareggio nel 1957 con <em>Quasi una vicenda<\/em>.","post_title":"Alberto Mondadori","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"alberto-mondadori","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 09:49:03","post_modified_gmt":"2019-04-09 09:49:03","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=351","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":""},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em>a Ernest Hemingway<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lezione di filosofia teoretica finiva alle sei e il Prof. B. ci salutava sulla porta uno per uno \u2013 molto pochi eravamo \u2013 e il corridoio dell\u2019universit\u00e0 era oscuro e freddo e molto inospitale. Di solito fuori c\u2019era nebbia, c\u2019era, e uscendo dicevo a Remo: per\u00f2 \u00e8 intelligente, oppure, \u00e8 proprio simpatico, e Remo diceva che s\u00ec, che era in gamba, B., ma lui aveva capito tutto e io quasi niente del problema gnoseologico o della conoscenza. C\u2019era nebbia in corso Roma, una nebbia spessa e grigia che si infittiva al Bottonuto e qualche volta, senza parlare e sottobraccio, si andava in via Chiaravalle dove le lampade giallastre appena foravano la nebbia e le piastrelle del corridoio erano bianche e trasudavano umidit\u00e0 e l\u2019odore l\u00e0 dentro era uguale a quello della nebbia, ma pi\u00f9 acido e meno accogliente e c\u2019era molta luce e caldo. Quell\u2019inverno ebbi l\u2019auto, una 509 millemiglia che quando la comprai cost\u00f2 a mio padre 1000 lire e aveva fatto 100 mila chilometri. Era gialla e aveva i cerchioni rossi e i cerchioni avevano i raggi che alcuni erano cromati e gli altri arrugginiti e c\u2019era il mozzo per togliere la ruota e anche lui era ruggine e aveva le gomme pirelli molto consumate ma ancora buone, una spider a due posti era e dietro avevo un buco per un terzo e l\u00e0 dietro ci potevano stare anche in due a pigiarsi.<\/p>\n<p>Dopo pochi giorni, Beppe e Filippo erano diventati davvero bravi e si sdraiavano sui parafanghi davanti e Renzo si metteva a cavalcioni sulla ruota di scorta, molto malandata, quella, che si sfilacciava e qua e l\u00e0 si vedeva il rosso mattone della camera d\u2019aria. Era preoccupato Mario di quella gomma, ma io ridevo tranquillo e Albertino diceva che non importava, che bastava servisse per i pochi chilometri fino al primo garage, ma non ci capit\u00f2 mai di dover cambiare una ruota bench\u00e9 in segreto lo sperassimo con molto desiderio.<\/p>\n<p>La targa portava scritto bz, mezzo cancellato, ma di notte la luce bianca e rossa del fanale posteriore la illuminava bene, bz, ed allora gli arrivi in Chiaravalle furono sfacciati e adulti, pieni di spavalderia e Remo da allora fu meno riservato e il professore di filosofia non era pi\u00f9 il nostro tema. Parlavamo di cilindri e di alesaggio senza sapere che cosa fossero, lui diceva che la macchina era ridicola ma utile e Mario la battezz\u00f2 <em>Mosca di fuoco<\/em> e io dissi che per\u00f2 non era brutta con quel colore giallo e che comunque i freni erano buoni, guardate, dissi.<\/p>\n<p>Sulla <em>Mosca <\/em>c\u2019erano Remo, Mario, Tullio, e io la spinsi a settanta all\u2019ora lungo la via Bellini e frenai tre metri prima della Bianchi che era ferma davanti ai cancelli di via privata Livorno, ma la <em>Mosca <\/em>continu\u00f2 e invest\u00ec la Bianchi che per fortuna era frenata e fece un balzo avanti, e un altro ne fece al secondo urto, e la <em>Mosca <\/em>finalmente si ferm\u00f2 davanti ai cancelli, un poco ammaccata sul radiatore che adesso perdeva un po\u2019 d\u2019acqua.<\/p>\n<p>Remo disse accidenti, porcogiuda bestemmi\u00f2 Mario, Tullio rideva, guarda un po\u2019 dicevo io scuotendo la testa e scesi a vedere quello che era successo ma non era successo niente di grave e i pneumatici avevano tenuto, questi pirelli dissi, ed eravamo sbalorditi.<\/p>\n<p>Quella sera andiamo al Continental alla festa del guf e c\u2019erano ragazze che ci aspettavano, noi in abito nero, smoking, e le ragazze avevano alle spalle nude e odoravano di buono, sempre in sette sulla <em>Mosca<\/em>, rombando ci fermammo davanti alla bussola e il portiere ci salut\u00f2 con un grande inchino, come ormai ci salutavano i vigili agli incroci, conoscevano la <em>Mosca<\/em> e ridevano, guarda, dicevano, sono quelli della bz, e ridevano e mai mi dettero la multa.<\/p>\n<p>Solo una volta ce la dettero che la <em>Mosca <\/em>rest\u00f2 tutta la notte all\u2019ingresso di via Paolo da Cannobio, dalla parte del palcoscenico del Lirico, e sbarr\u00f2 tutta la strada, e molti clacson suonarono per chiedere il passaggio, ma noi eravamo nella trattoria della Sora Amelia a fare la corte all\u2019Elsa, e Giorgio aveva bevuto un fiasco di Chianti che stava restituendo in un angolo insieme agli spaghetti e al tonno fra gli strilli della Sora Amelia e Pelosini strillava a Valli che non sapeva sparigliare, Mario, Remo e io mangiavamo fagioli toscani e l\u2019Elsa non si lasciava toccare nemmeno una mano&#8230; Il vigile mise quattro biglietti per la multa, uno ogni due ore, ma nessuno pag\u00f2 la multa n\u00e9 so pi\u00f9 che fine abbia fatto. Nemmeno in Pretura andammo.<\/p>\n<p>Nel dicembre di quell\u2019anno \u2013 era il 1932 e c\u2019era molto freddo, nebbia e neve sulle campagne spoglie, sotto il bianco la terra bruna e pochi erano i contadini sui campi \u2013 Mario, Tullio, io e Albertino decidemmo che assolutamente dovevamo fare un film per i littoriali, e Castellani che era il dirigente del Cine guf disse bene, che stava proprio bene disse e che era una ottima idea e dunque preparassimo il soggetto e la sceneggiatura, che poi si sarebbe visto.<\/p>\n<p><em>Mosca <\/em>partiva come un razzo da piazza Giovinezza, come un proiettile fra il traffico natalizio e festoso fino a casa mia, urr\u00e0 che faremo il film migliore del mondo, e sociale dev\u2019essere, proclamava Albertino, come no, lo incalzavo io. <em>Incrociatore Pot\u00ebmkin; Linea generale; Verso la vita. <\/em>A Mario venne l\u2019idea di ambientarlo in un deposito di locomotive, meglio una tipografia, dissi io, capisco, disse Tullio. E fu deciso, sebbene Remo dicesse che gli pareva tutta una stupidaggine e si rifiutasse di fare il primo attore.<\/p>\n<p>Clelia, che era bella e piaceva a tutti anche se era allontanante e intellettuale, accett\u00f2 di fare la prima attrice, e altri c\u2019erano che dissero di s\u00ec e altri che dissero di no. Giorgio disse, perch\u00e9 no? Far\u00f2 volentieri i dialoghi, e noi fummo felici perch\u00e9 lui era antifascista e sapeva come erano gli operai e poi ce l\u2019aveva con la borghesia, sporchi borghesi, diceva Mario e poi recitava come suo padre i Sepolcri, scalpitando. La <em>Mosca <\/em>serv\u00ec molto in quel periodo, ci portava con pazienza per la periferia di Milano a cercare i posti e i pirelli stridevano sull\u2019asfalto lucido delle curve e tenevano la strada anche a settanta, e in periferia c\u2019erano alberi neri di pioggia e povera gente che si scaldava intorno ai carrettini delle castagne arrosto, brutto inverno, dicevano, e noi scendevamo dalla <em>Mosca <\/em>fra la meraviglia di tutti, parlottando, e facevamo grandi gesti, atteggiando le mani come una volta ci era capitato di veder fare a Blasetti, e qui, diceva Albertino, qui la macchina e un bel campo lungo e io dicevo gi\u00e0, e poi subito ci vuole un primo piano di Clelia infagottata in una sciarpa da uomo, caldi eravamo nella nostra gioia e dei poveri. Dannati dalla terra, compiangeva Mario, e Giorgio prendeva appunti perch\u00e9 i dialoghi fossero \u00abrealisti\u00bb e andava in Chiaravalle per cercare il clima, diceva lui, con una bottiglia di cognac, e la <em>Mosca <\/em>aspettava fuori fra la nebbia, umida e allegra nei suoi giallo e rosso che impallidivano sotto i fiochi fanali lontani e tristi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2232\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18162749\/la_mosca_di_fuoco_001.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18162749\/la_mosca_di_fuoco_001.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18162749\/la_mosca_di_fuoco_001-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>Fu il mese dopo, era un gennaio ostile e pieno di freddo, c\u2019era vento sulla pianura e molto freddo, che si decise la spedizione a Verona nella tipografia di mio padre, ancora per cercare i posti dal vero e per farsi un\u2019idea delle masse. Le masse, diceva Giorgio, bisogna conoscerle bene, penetrarne la psicologia, precisava fra la rispettosa attenzione di Tullio e Albertino, e certamente rincarava Tullio convinto, e bisognava trovare i generici, aggiungeva Mario, Dio buono, dissi io, ma anche Clelia bisogner\u00e0 portare, ma Clelia disse di no, che non poteva venire sola a Verona con quattro giovanotti, e Remo rise dicendo che eravamo stupidi.<\/p>\n<p>\u2013 Si va lo stesso \u2013 decisi.<br \/>\n\u2013 Che ce ne importa di quella l\u00ec \u2013 diceva Mario.<br \/>\n\u2013 Cento ce ne sono \u2013 dicevo arrabbiato e deluso \u2013 altre cento ne troviamo, Maria, Isa, Laura\u2026 Lul\u00f9 magari, \u2013 dicevo \u2013 la bella di Chiaravalle.<br \/>\n\u2013 Se le pare verr\u00e0 quando gireremo \u2013 disse Albertino.<br \/>\n\u2013 Sei scemo? \u2013 diceva Mario \u2013 Che c\u2019importa?<br \/>\n\u2013 Davvero \u2013 disse Tullio \u2013 che c\u2019importa.<\/p>\n<p>E partimmo che l\u2019alba era grigia in un cielo di latte sporco, e bianchiccia era l\u2019autostrada di brina, un nastro d\u2019avorio sporco era tra il bianco opaco e luminoso dei campi. Lontane c\u2019erano montagne azzurre vicino ai campi, cupe a met\u00e0, bianchissime verso il cielo, e pi\u00f9 lontane ancora montagne, ma pi\u00f9 basse, brutte e gialle, e ai loro piedi c\u2019era la pianura bianca con tanti alberi spogli e gli uomini erano chiusi nelle case come i buoi e i cavalli e i trattori. La <em>Mosca <\/em>correva sul nastro sporco, cammina bene, dicevo compiaciuto, benissimo, confermava Mario, e nel buco dietro Tullio e Albertino stavano zitti per paura di girarsi la lingua bench\u00e9 fra noi e loro avessimo rizzato un telo di juta che si gonfiava al vento freddo di quel gelido inverno. Era cattivo il vento e c\u2019era nebbia e sporco e malinconia sulla pianura. Tutto bene? gridavo a pieni polmoni senza voltarmi, e da dietro arrivava un borbottio animale, stanno benone, decise Mario, vai pure, e io spingevo l\u2019acceleratore, felice di sentire i pirelli mordere l\u2019asfalto misto alla fanghiglia bianchiccia, che macchina, dicevo, che macchina, confermava Mario con orgoglio, ma dopo Bergamo la <em>Mosca<\/em> sembr\u00f2 stanca, soffiava come se fosse stanca, un cavallo stanco e bolso, e accidenti, dicevo, porcogiuda, bestemmiava Mario, che razza di rumore fa e Albertino spunt\u00f2 dalla juta con il naso rosso e la bocca rigida, puzza, diceva, come puzza, porcogiuda, continuava Mario, e Tullio taceva rabbrividendo.<\/p>\n<p>\u2013 Fermati \u2013 disse Mario.<br \/>\n\u2013 No \u2013 mi ostinavo \u2013 non \u00e8 niente, difetto di carburazione.<br \/>\n\u2013 Ma puzza \u2013 diceva Albertino.<br \/>\n\u2013 Tu, puzzi \u2013 dicevo io irritato.<br \/>\n\u2013 Ferma, ferma. \u2013 urlava Mario \u2013 Frena!<br \/>\n\u2013 Cosa fermo, cretino \u2013 dissi.<br \/>\n\u2013 La <em>Mosca<\/em>, ferma.<br \/>\n\u2013 <em>Mosca <\/em><em>di fuoco<\/em>, \u2013 brontol\u00f2 Tullio, e Mario da sopra la juta gli allung\u00f2 un cazzotto.<br \/>\n\u2013 Puzza, perdiana, fermati.<\/p>\n<p>Mi fermai e c\u2019era la nebbia umida che appannava il parabrezza e il sole sembrava un\u2019arancia nel cielo grigio e sfilacciato.<\/p>\n<p>\u2013 Apri \u2013 dissi a Mario.\u2013 Neanche per sogno, apri tu.<br \/>\n\u2013 Non fate gli scemi \u2013 diceva Albertino<br \/>\n\u2013 dai, apriamo il cofano. Usc\u00ec molto fumo nero e puzzolente che si confuse presto con la nebbia, il motore faceva tru tru tru, singhiozzando, e dappertutto colava olio, un olio nerastro e puzzolente, e c\u2019era fumo nero intorno e tanta nebbia che gli alberi si confondevano con il cielo e la pianura che era piena di tristezza e di pigrizia.<br \/>\n\u2013 Carburazione \u2013 dissi io con sicurezza dopo un certo tempo \u2013 o difetto di accensione.<br \/>\n\u2013 Gi\u00e0 \u2013 diceva Mario \u2013 e quell\u2019olio da dove viene?<\/p>\n<p>Tullio si sdrai\u00f2 sotto la <em>Mosca <\/em>e grid\u00f2 che il tubo di scappamento scottava.<\/p>\n<p>\u2013 Idiota \u2013 disse Albertino \u2013 che c\u2019importa di quel bidone di scappamento?<\/p>\n<p>Tullio cacci\u00f2 fuori la faccia che era diventata sporca e lucida di olio, e nella faccia gli occhi erano due macchie nere, sperdute, e disse solennemente che Albertino doveva andarci piano con le parole e che voleva essere rispettato. Mario guardava e aveva molti dubbi e io insistevo che la faccenda era solo una faccenda di carburazione.<\/p>\n<p>\u2013 O di accensione \u2013 disse Mario.<br \/>\n\u2013 Smonta la bobina \u2013 suggeriva Albertino.<\/p>\n<p>Tullio taceva offeso e nessuno passava nel mattino e adesso il giorno schiariva sotto le nuvole gialle e uccelli di passo volavano rapidi e bassi sulla campagna e pass\u00f2 anche un\u2019alfa e poi una balilla e noi continuavamo a discutere, molto preoccupati e stanchi e c\u2019era molto freddo, intorno a noi.<\/p>\n<p>\u2013 Dov\u2019\u00e8 la bobina \u2013 chiedevo io.<br \/>\n\u2013 A me lo dici \u2013 disse Mario alzando le spalle.<br \/>\n\u2013 No, ad Albertino che studia al Politecnico lo chiedo.<br \/>\n\u2013 In architettura non \u00e8 obbligatorio sapere dov\u2019\u00e8 una bobina, confidava Albertino a Tullio che diceva di s\u00ec, che era vero e che io e Mario la piantassimo di fare i fessi e darci delle arie.<\/p>\n<p>Poi si ferm\u00f2 un camion, di quelli grandi con il rimorchio, e dalla cabina scese un uomo grosso e strafottente che guardava nel cofano tirandosi su i capelli con l\u2019avambraccio unto e disse bronzine disse, quel porco, fuse le bronzine, aggiunse con aria pedante distratta e risal\u00ec nella sua cabina cos\u00ec alta che pi\u00f9 alta delle nostre teste e ci lasci\u00f2 l\u00ec con quelle due parole, mentre il camion scompariva nella nebbia e ancora fumo usciva dal cofano anche col motore fermo \u2013 l\u2019uomo aveva tolto il contatto dicendo se eravamo scemi, del resto quattro scemi di gag\u00e0 aveva detto \u2013 e anche olio bruciato che colava piano piano e a terra si form\u00f2 una viscida pozza sullo sporco bianchiccio dell\u2019autostrada e altro fumo azzurro e puzzolente arriv\u00f2 dallo scappamento del camion ormai lontano, e azzurra era diventata la pianura.<\/p>\n<p>\u2013 E adesso chi ci riporta a casa? \u2013 disperava Tullio.<br \/>\n\u2013 Tua nonna con le ruote, dissi io e Tullio si arrabbi\u00f2 un\u2019altra volta dicendo che sua nonna non aveva le ruote. Piantala, disse, e mettiti l\u00ec a fare dei segni, meglio se tu fossi una donna cos\u00ec i camionisti si fermerebbero, e nella nebbia nessuno si ferm\u00f2 per due ore finch\u00e9 il sole usc\u00ec fuori e non c\u2019era pi\u00f9 nebbia ed era mezzogiorno e avevamo fame, e anche freddo avevamo, e allora Albertino tir\u00f2 fuori una bottiglia, che scemo grid\u00f2 Mario, ma guarda che scemo dicevo io, adesso aspetti, certo rispondeva Albertino, aspetto che siamo stanchi, e bevemmo al collo il cognac che scendeva caldo fino ai piedi.<br \/>\n\u2013 Un camion, un camion si ferma \u2013 annunci\u00f2 estasiato Tullio che era ubriaco e barcollava sotto un ponte.<br \/>\n\u2013 Com\u2019\u00e8 piccolo \u2013 disse Mario.<br \/>\n\u2013 Ma \u00e8 rosso \u2013 disse Alberto.<br \/>\n\u2013 Dai, dai \u2013 dicevo io \u2013 non perdete tempo.<br \/>\n\u2013 Chiedigli se ci rimorchia \u2013 disse Mario.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tornammo a Milano rimorchiati a venti all\u2019ora e il freddo ci tagliava la faccia e le ruote facevano un rumore simile all\u2019acqua sbattuta da due mani in una fontana azzurra di freddo, e ogni tanto il camionista si voltava e rideva. Poi la <em>Mosca <\/em><em>di fuoco<\/em> fu venduta come rottame e comperai la balilla e poi la millecento, ma non fusi pi\u00f9 bronzine e quando c\u2019era la nebbia, sul parabrezza c\u2019erano luminosi i fili incandescenti e oggi l\u2019auto \u00e8 riscaldata e ci sono fari antinebbia e il defroster e tanti bottoni sul cruscotto e ancora i pirelli che girano e mordono l\u2019asfalto e la neve e il ghiaccio e vai a cento all\u2019ora, a centotrenta anche a centocinquanta, se la sai portare e i pirelli tengono forte, sull\u2019autostrada che in dicembre \u00e8 di nuovo un nastro sporco fra i campi brulli e stanchi sotto il cielo bianco di neve.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}