{"id":592,"date":"1961-04-09T15:31:04","date_gmt":"1961-04-09T15:31:04","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=592"},"modified":"2019-09-17T09:00:36","modified_gmt":"2019-09-17T09:00:36","slug":"il-film-letterario","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/il-film-letterario\/","title":{"rendered":"Il film letterario"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2241,"template":"","categories":[],"tags":[19],"class_list":["post-592","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cinema-tv-musica-e-spettacolo"],"acf":{"edizione":"N.2, 1961","autore":[{"ID":86,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:34:21","post_date_gmt":"2019-04-08 14:34:21","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Sceneggiatore, scrittore e critico cinematografico (1925-2018), inizia a lavorare negli anni Quaranta come critico per i quotidiani \u00abLibera Stampa\u00bb e \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb. Nel 1951 si trasferisce in Brasile, dove inizia a scrivere sceneggiature, attivit\u00e0 che proseguir\u00e0 anche dopo il suo rientro in Italia. A partire da quel momento collabora con registi come Antonio Pietrangeli, Dino Risi e Vittorio De Seta. Dopo essersi aggiudicato il Nastro d\u2019Argento per la sceneggiatura del film <em>Diario di una schizofrenica<\/em> di Nelo Risi nel 1971, debutta ufficialmente dietro la macchina da presa nel 1972 con il film drammatico <em>Corpo d\u2019amore<\/em>. Nel 1998 si aggiudica il premio Bagutta con il romanzo <em>Patchwork<\/em>.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Fabio Carpi","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"fabio-carpi","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:34:26","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:34:26","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=86","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>La televisione sta mettendo in crisi il racconto cinematografico, proprio come a suo tempo il cinema ha messo in crisi lo spettacolo teatrale. Per differenziarsi, il cinema dovr\u00e0 sostituire al tempo televisivo, tutto esterno, un suo tempo interiore pi\u00f9 simile a quello del romanzo. \u00c8 la via che sembrano indicare opere come La notte, Hiroshima mon amour, Fino all\u2019ultimo respiro<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando si parla di film letterario \u2013 e da qualche mese se ne parla con sempre maggior frequenza \u2013 bisogner\u00e0 prima di tutto mettersi d\u2019accordo sulla definizione. [&#8230;] Per film letterario io credo si dovr\u00e0 intendere oggi non tanto quel film che copia o sfrutta la letteratura quanto piuttosto quello che si mette sul suo stesso piano, allo stesso livello. Non cambia il contenuto, e neppure sostanzialmente la forma, ma il rapporto tra l\u2019autore e la sua opera, tra il regista e il modo di concepire il proprio lavoro. E cambia soprattutto il \u00abtempo\u00bb del film, il tempo del racconto, che nel cinema si vuole per consuetudine legato a uno sviluppo drammatico, cio\u00e8 a una progressione di fatti. In altre parole si potrebbe dire che la convenzione cinematografica porta, nel migliore dei casi, al dramma ed al romanzo ottocenteschi, o meglio ad una semplificazione esasperata di quegli schemi dovuta alla relativa brevit\u00e0 dello spettacolo. Per quanto tempo non abbiamo sentito ripetere che tutto quanto accade sullo schermo deve essere sempre necessario ai fini della storia, e che il cinema non sopporta dispersioni o riflessioni: insomma che tutto va sempre sacrificato al ritmo dell\u2019azione?<\/p>\n<p>[&#8230;] Cinema letterario \u00e8 dunque un cinema che rifiutando tutte le convenzioni dello spettacolo sceglie coraggiosamente di porsi al livello del romanzo, accettandone la problematicit\u00e0, le apparenti divagazioni, perfino le incertezze. La storia, intesa come serie di fatti, diventer\u00e0 cos\u00ec un pretesto per raccontare qualcosa che viene prima della storia, qualcosa che sta dietro i personaggi. \u00c8 proprio il contrario del film spettacolo, dove tutto deve essere organizzato secondo un criterio di necessit\u00e0, o almeno di sontuosit\u00e0 espressiva. Tanto per fare due esempi in questa direzione: <em>La dolce vita <\/em>e <em>Rocco e i suoi fratelli<\/em>.<\/p>\n<p>E nell\u2019altra direzione, in quella del film letterario, quale esempio si potrebbe scegliere? Io credo che nessun film meglio de <em>La notte<\/em> di Antonioni corrisponde \u2013 e in un modo pienamente realizzato \u2013 a quanto si \u00e8 precedentemente osservato sul film letterario.<\/p>\n<p>Anche per questo <em>La notte<\/em> \u00e8 un\u2019opera di un\u2019importanza eccezionale nella storia del cinema, e il modo di raccontare di Antonioni, cos\u00ec ostinatamente fedele a se stesso, cos\u00ec chiuso alle mode, cos\u00ec isolato nel proprio lavoro controcorrente, si rivela oggi, nel pieno della sua maturit\u00e0, come il linguaggio veramente nuovo, come l\u2019unico da cui il cinema italiano possa aspettarsi un rinnovamento integrale. [&#8230;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1212 alignleft\" src=\"\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/psi-dotcom-prd\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155837\/il_film_letterario_003.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155837\/il_film_letterario_003.jpg 500w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155837\/il_film_letterario_003-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 proprio nel caso di Antonioni che la definizione di cinema letterario acquista il significato di cinema a un livello letterario. E difatti <em>La notte<\/em> pu\u00f2 essere valutato, sia pure con strumenti critici diversi, alla stregua di un romanzo di Moravia, anche se il suo linguaggio \u00e8 di natura squisitamente cinematografica, tanto da sfiorare talora il cinema puro. Ma qual \u00e8 il carattere distintivo de <em>La notte<\/em>, e dunque del cinema letterario? Io credo si tratti soprattutto di una questione di scelta nel \u00abtempo\u00bb del racconto. E infatti il \u00abtempo\u00bb di Antonioni va talmente contro ogni regola del tempo cinematografico convenzionale che doveva fatalmente urtare la gran massa del pubblico. Date Proust in mano a un lettore di fumetti e avrete lo stesso risultato. Antonioni ha inventato un suo tempo narrativo mentre quello del cinema \u00e8 rimasto sempre lo stesso. Varia solo la durata del film, e con la durata la massa delle cose che ci sono nel film, ma la proporzione resta inalterata. Se a un minuto corrisponde una cosa, a un\u2019ora ne corrisponderanno sessanta, e a tre ore centottanta. Antonioni invece ha fatto un film di due ore sempre con la stessa cosa, direi con la stessa situazione, perfino con lo stesso materiale. E difatti, circa mezzo film non \u00e8 costituito quasi soltanto col materiale Moreau?<\/p>\n<p>Io credo che proprio qui stia la novit\u00e0 di Antonioni, e per questo il suo mi sembra un fenomeno appassionante anche sul terreno culturale. Tanto pi\u00f9 oggi che la concorrenza della televisione sollecita una revisione di tutte le convenzioni legate al linguaggio per immagini, e prima fra tutte proprio di quella del tempo narrativo.<\/p>\n<p>Prendiamo i romanzi sceneggiati. \u00c8 gi\u00e0 capitato che lo stesso romanzo sia stato ridotto per il video e per lo schermo, con un respiro di sei-sette ore nel primo caso, con due ore di spettacolo nel secondo. Ci\u00f2 significa che tutte e due le volte si \u00e8 ubbidito a un criterio di carattere commerciale (intendo a precisi calcoli economici) e dove la televisione aveva interesse a dilatare, il cinema invece si avvantaggiava contraendo la materia narrativa. Il tempo dello spettacolo cinematografico, non tanto le due ore dello spettacolo, quanto la quantit\u00e0 di fatti che si \u00e8 soliti pretendere da quelle due ore, \u00e8 quindi una convenzione dettata da presupposti economici piuttosto che da una necessit\u00e0 estetica. Ma quel che stupisce \u00e8 che, salvo rarissime eccezioni (Stroheim), nessuno si sia ribellato a una tale dittatura.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, proprio la presenza della televisione oggi sta mettendo praticamente in crisi il racconto cinematografico, proprio come a suo tempo il cinema ha messo in crisi lo spettacolo teatrale. Ora poi che sul piano della quantit\u00e0 di cose da offrire la televisione rester\u00e0 presumibilmente imbattibile, proprio per la possibilit\u00e0 di produrre spettacoli chilometrici superiori a qualsiasi <em>Ben Hur<\/em> o <em>Spartacus<\/em>, il cinema, per differenziarsi, al tempo tutto esterno e aneddotico della televisione dovr\u00e0 sostituire un suo tempo interiore pi\u00f9 simile a quello del romanzo, ma di un romanzo inteso in una forma autonoma, non derivata ed illustrativa. Proprio come sta facendo, mi pare, Antonioni.<\/p>\n<p>Quando per\u00f2 oggi si parla di cinema letterario, si intende anche altro: <em>Hiroshima mon amour<\/em>, per esempio, che \u00e8 un film solo parzialmente realizzato, spesso irritante, malato di letteratura nel senso peggiore del termine, ma anche appassionante proprio sul piano del linguaggio, cio\u00e8 della ricerca di un linguaggio autonomo [&#8230;].<\/p>\n<p>Un altro modo di intendere il cinema letterario \u2013 e ancora una volta ci viene dalla Francia \u2013 \u00e8 quello della camera-stylo, cio\u00e8 della macchina da presa intesa come penna stilografica. \u00c8 una formula felice anche se richiama piuttosto gli slogan pubblicitari che dei seri presupposti estetici, ma comprimendo i costi e riducendo l\u2019apparato produttivo permette un\u2019agilit\u00e0 e una libert\u00e0 di ripresa (o se si preferisce di scrittura) difficilmente rintracciabili nelle produzioni normali. Di tale corrente i due esponenti pi\u00f9 interessanti mi sembrano il Truffaut de <em>I quattrocento colpi<\/em> e soprattutto il Godard di <em>Fino all\u2019ultimo respiro<\/em>. [&#8230;]<\/p>\n<p>Per concludere questo breve discorso, bisogner\u00e0 segnalare come non ultimo merito del film letterario quello di aver abolito \u2013 o quanto meno ridotto \u2013 i confini tra le possibilit\u00e0 espressive del cinema e quelle della letteratura. Molte cose che fino a ieri erano vietate oggi sono diventate tentabili, e gli stessi produttori non si spaventano pi\u00f9 di fronte a nomi come quelli di Mann, di Kafka o di Joyce. Pu\u00f2 anche darsi che nei prossimi anni avremo nel cinema un eccesso di letteratura, ma sar\u00e0 pur sempre un benefico contrappeso di intelligenza dopo tanti decenni di pigrizia mentale. E sar\u00e0 proprio nella direzione della letteratura, cio\u00e8 della ricerca, del discorso aperto, e dell\u2019invenzione volta per volta di uno stile differenziato attraverso un particolare tempo narrativo, che il cinema italiano uscito ormai da quella giovinezza che ha coinciso con la fresca scoperta della realt\u00e0 (il neorealismo) potr\u00e0 approfondire il proprio discorso estendendolo a tutte le zone, anche alle pi\u00f9 ombrose e sfuggenti, della coscienza.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155814\/il_film_letterario_002.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155924\/il_film_letterario_006.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155922\/il_film_letterario_005.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155901\/il_film_letterario_004.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11155751\/il_film_letterario_001.jpg"}]}],"custom_sticky":false},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}