{"id":568,"date":"1955-04-09T14:24:47","date_gmt":"1955-04-09T14:24:47","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=568"},"modified":"2023-10-18T11:37:37","modified_gmt":"2023-10-18T11:37:37","slug":"allegra-michela","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/allegra-michela\/","title":{"rendered":"\u00abAllegra Michela\u00bb"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":1480,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-568","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N.2, 1955","autore":[{"ID":337,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 09:42:39","post_date_gmt":"2019-04-09 09:42:39","post_content":"<p class=\"p1\">Scrittore e traduttore (1908-1966). Intellettuale impegnato, protagonista della Resistenza e grande animatore della rinascita del paese, \u00e8 uno dei protagonisti del panorama culturale del secondo dopoguerra. Ideatore della rivista \u00abIl Politecnico\u00bb (1945) e pi\u00f9 avanti fondatore e direttore con Italo Calvino della rivista \u00abIl Menab\u00f2\u00bb (1959), \u00e8 autore di saggi (<em>Diario in pubblico<\/em>, 1957) nonch\u00e9 di racconti e romanzi (<em>Piccola borghesia<\/em>, 1931; <em>Conversazione in Sicilia<\/em>, 1938; <em>Il garofano rosso<\/em>, 1948). Consulente delle principali case editrici italiane e inventore di importanti collane come I Gettoni Einaudi o la collezione Medusa per Mondadori, \u00e8 traduttore di Poe, Faulkner e Lawrence e curatore di importanti antologie come <em>Americana. Raccolta di narratori dalle origini ai nostri giorni<\/em> (1941).<\/p>","post_title":"Elio Vittorini","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"elio-vittorini","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-29 15:27:01","post_modified_gmt":"2019-04-29 15:27:01","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=337","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p class=\"p1\"><em><b>\u00abI diritti dell\u2019uomo\u00bb o \u00abLe citt\u00e0 del mondo\u00bb sar\u00e0 il titolo del romanzo ambientato in Sicilia a cui attualmente Vittorini lavora: siamo lieti di offrire ai nostri lettori alcune pagine inedite<\/b><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\">[&#8230;] In quel treno viaggiavano, su una terza classe col corridoio in mezzo, l\u2019uomo Gioacchino e la giovane Michela che all\u2019alba erano partiti, felice lui, finalmente, e abbastanza serena anche lei, dalla stazioncina di Serradifalco.<\/p>\n<p class=\"p3\">\u00abAlla faccia di chi ci vuol male\u00bb, aveva continuato a dire l\u2019uomo Gioachino mentre aspettavano per i biglietti, in coda con una folla di zolfatari, e poi mentre aspettavano, tra crocchi di zolfatari a conciliabolo, che l\u2019accelerato di Girgenti spuntasse fuori, rosicchiatasi tutta la salita, dove si vedeva il disco ancora acceso nel celeste dell\u2019aria. Egli lo aveva ripetuto, sul lento trenino operaio, ogni volta che gli era parso di avere un motivo di soddisfazione: quando il sole aveva ricoperto del suo primo sguardo gioioso il paesaggio di pietra che attraversavano; quando i sornioni zolfatari del loro scompartimento erano scesi a una fermata in campagna aperta lasciandoli a tu per tu come in un loro cocchio principesco; o quando Michela, frugato in un panierino di vimini che si teneva accanto, gli aveva messo dinanzi da spartire un pesceduovo e una forma di pane. \u00abAllegra Michela\u00bb, egli aveva anche soggiunto, dalla terza o quarta volta in poi, beato dello spettacolo che lei offriva di s\u00e9 nella placidit\u00e0 imbambolata di com\u2019era quel mattino, senza nulla di inquieto n\u00e9 di ironico. Non gli riusciva di farla sorridere, ma si contentava, e aveva finito per non ripetere altro che \u00aballegra Michela\u00bb, come, in effetti, se volesse ricordarle che era \u00aballegra\u00bb, e l\u2019esortasse a conservarsi tale e a non cambiare pi\u00f9 umore. Le mostrava le torrette in legno delle zolfare, e le ripeteva \u00aballegra Michela\u00bb. Le mostrava qua e l\u00e0 per la campagna di pietra la bocca affumicata d\u2019un calcarone, e le ripeteva \u00aballegra Michela\u00bb. E persino se era il volo di un corvo che le mostrava, nero e blu nel sole, le ripeteva \u00aballegra Michela\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p3\">Si era accalorato, a un certo punto, a parlare dei luoghi suoi, nel deserto montagnoso che era sopra a Capizzi, con le montagne che sono intorno come madri, una come una madre gravida del suo primo figlio, una dolce sposa, e una come una madre che ha gi\u00e0 avuto un figlio e ne aspetta un secondo, una come una madre che ha gi\u00e0 avuto una caterva di figli e ne aspetta ancora uno, e altre come madri ormai vecchie e flosce, o vecchie e rinsecchite, ma che sono pur sempre madri. Le alture che passavano ai lati del treno verso Caltanissetta avevano cominciato ad avere pendii che tondeggiavano, spalle che tondeggiavano, ed egli aveva indicato, nel piccolo che esse erano, il grande che c\u2019era dalle parti sue. Aveva detto che doveva essere splendido, lass\u00f9, in un giorno simile. I boschi in bocca ai valloni, con un tempo cos\u00ec bello, diventavano azzurri; le lente curve di pietra diventavano lisce e morbide, e anche rilucevano; per di pi\u00f9, a quel periodo dell\u2019anno, c\u2019era verde che nasceva lungo tutto l\u2019orlo della neve e tra la neve stessa finch\u00e9 si avevano le cime coperte di una neve verde invece della bianca. Allora la solitudine, aveva detto, uno la sentiva che gli allargava il cuore; e aveva ripetuto \u00aballegra Michela\u00bb vantandole come qualcosa che le permettesse, e anzi le offrisse, le porgesse, il piacere che si provava, con un tempo cos\u00ec, ad andare avanti e indietro per le proprie faccende tra il campo delle fave e i boschi e la fossa del carbone sapendosi lontano di cinquanta chilometri da ogni posto abitato e ogni strada, con la possibilit\u00e0 di vedere una faina al ruscello o un\u2019aquila in cielo pi\u00f9 facilmente che un uomo. \u00abAllegra Michela\u00bb, aveva continuato a ripetere, \u00aballegra Michela\u00bb, come se stesse spiegandole i motivi per i quali accadeva che lei fosse allegra, e le aveva anche detto della casa nuova ch\u2019egli si era fabbricata, met\u00e0 nella roccia e met\u00e0 fuori, al fianco della casa vecchia, ma vasta il doppio e con in pi\u00f9 una finestra, per abitarla il giorno che si fosse ammogliato. \u00abAllegra Michela\u00bb, aveva ripetuto, e aveva riflettuto, aveva riflettuto, si era alzato e aveva riflettuto, s\u2019era riseduto e aveva riflettuto, e s\u2019era affacciato dal treno fermo al disco di Caltanissetta e aveva riflettuto, e aveva sorriso e riflettuto, riso e riflettuto, e le aveva infine chiesto se sapeva che cosa avrebbero fatto. Sapeva che cosa? \u00abNoi a Caltanissetta\u00bb le aveva detto \u00abnon ce ne andiamo in giro per la citt\u00e0 e non andiamo in un albergo. Noi prendiamo il primo treno che parte per Enna, e non per scendere a Enna, ma per scendere dopo Enna, a Pirato, dove ci sono le corriere per Nicosia e per Agira. D\u2019accordo?\u00bb<\/p>\n<p class=\"p3\">\u00abCome volete voi\u00bb gli aveva risposto Michela.<\/p>\n<p class=\"p3\">\u00abE dalla corriera per Nicosia\u00bb egli aveva continuato \u00abnoi non scendiamo che a Nicosia stessa, dove possiamo prendere la corriera che va a Capizzi o quella che va a Cerami, e poi in un giorno di cammino a piedi, da Cerami o da Capizzi, andarcene per le serre dei monti fino a casa. Noi ce ne andiamo dritto a casa\u00bb aveva gridato. \u00abAllegra Michela! Noi ci mettiamo sulla strada di casa, e ce ne andiamo a casa\u00bb<\/p>\n<p class=\"p3\">\u00abCome volete voi\u00bb aveva ripetuto Michela.<\/p>\n<p class=\"p3\">Ma sul treno diretto che la signora delle Madonie ora seguiva in corsa, con il suo cannocchiale a levante, dalla stazione di Santa Caterina Xirbi, l\u2019uomo Gioacchino viaggiava senza pi\u00f9 dire \u00aballegra Michela\u00bb, e Michela con un\u2019aria non pi\u00f9 placida e imbambolata come al mattino ma che sembrava ridiventasse, come a Serradifalco e prima di Serradifalco, interrogativa e ironica.<\/p>\n<p class=\"p3\">Il treno era non meno lento di quello operaio che li aveva portati a Caltanissetta; se non si fermava nelle stazioni si fermava, e a lungo, dinanzi ai dischi loro o a met\u00e0 d\u2019un tratto in riparazione; ed era vociante di folla nei suoi otto vagoni di terza classe e anche nei tre di seconda e prima; e l\u2019uomo Gioacchino doveva stare in piedi curvo su Michela seduta, a cercare di proteggerla, da un\u2019onda accaldata di gente che tendeva ogni poco ad abbattersi proprio verso di lei.<\/p>\n<p class=\"p3\">\u00abCopriti\u00bb sussurrava l\u2019uomo Gioacchino nell\u2019orecchio di Michela. E si guardava intorno tra le facce lucide della ressa, guardava brusco i giovinastri nel nero taglio degli occhi esilarati, nel loro ammicco stesso, e stringeva con le gambe le gambe di Michela. Il viso gli si allungava, gli si ispessiva di tristezza sempre un po\u2019 di pi\u00f9, e un pensiero glielo annebbiava. Egli impallidiva e poi subito arrossiva. Era come se lottasse contro una paura, e carezzava Michela sulla testa, ma trovava i suoi capelli invece dello scialle sotto le dita, e di nuovo si piegava vicino al suo orecchio e le ripeteva: \u00abMa t\u2019ho detto di coprirti, Michela!\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p4\">Fu l\u2019una, fu l\u2019una e un quarto, pass\u00f2 la stazione di Villarosa, e nessuno nello scompartimento aveva potuto tirar fuori il panierino delle provviste e rifocillarsi. Era a sento se qualcuno, qua e l\u00e0, riusciva a strappare un sorso da una bottiglia. All\u2019una e mezza l\u2019uomo Gioacchino ripet\u00e9 a Michela: \u00abMa la faccia copriti!\u00bb. Michela era solo \u00absis\u00bb che ormai gli rispondeva. Di nuovo. Per non dire semplicemente \u00abs\u00ec\u00bb o \u00abs\u00ec, Gioacchino\u00bb, e insieme per non dire \u00absissignore\u00bb. Oppure \u00abnonz\u00bb. Per non dire semplicemente \u00abno\u00bb e insieme per non dire \u00abnossignore\u00bb. L\u2019uomo Gioacchino le chiedeva se avesse fame, e Michela rispondeva \u00abnonz\u00bb. L\u2019uomo Gioacchino le chiedeva se avesse sete, e Michela rispondeva \u00abnonz\u00bb. Questo era lo stesso che se avesse sollevato il viso a guardarlo con tutta l\u2019inquietudine e ironia di cui erano capaci suoi occhi azzurri. E mentre passavano, forse alle due, sotto il breve tunnel ch\u2019\u00e8 poco prima di Enna, l\u2019uomo Gioacchino le disse: \u00abAppena ci si ferma scendiamo\u00bb; e le disse: \u00abPreparati\u00bb; e afferr\u00f2 nel buio i due fagotti ch\u2019erano nel nella rastrelliera.<\/p>\n"}],"custom_sticky":true},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/568","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1480"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}