{"id":3518,"date":"2026-06-12T12:48:47","date_gmt":"2026-06-12T12:48:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3518"},"modified":"2026-06-12T12:48:47","modified_gmt":"2026-06-12T12:48:47","slug":"una-citta-al-tramonto","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/una-citta-al-tramonto\/","title":{"rendered":"Una citt\u00e0 al tramonto"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3523,"template":"","categories":[],"tags":[32],"class_list":["post-3518","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-viaggi-e-tempo-libero"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 5, 1959","autore":[{"ID":93,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:41:25","post_date_gmt":"2019-04-08 14:41:25","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore e saggista (1917-1987). Avvicinatosi alla letteratura a ridosso della Seconda guerra mondiale, pubblica i primi racconti e inizia a collaborare con la rivista \u00abCorrente\u00bb. Attivo nella Resistenza, prende parte alla militanza partigiana che ispirer\u00e0 molte delle sue ambientazioni. Fra le opere pi\u00f9 note: <em>Fausto e Anna<\/em> (1952); <em>Il taglio del bosco<\/em> (1953); <em>Il cacciatore<\/em> (1964); <em>Storia di Ada<\/em> (1967). Vincitore del premio Strega nel 1960 con <em>La ragazza di Bube<\/em>, a partire dagli anni Settanta alterner\u00e0 all\u2019attivit\u00e0 di narratore quella di saggista impegnato e antimilitarista, con titoli come: <em>Il gigante cieco<\/em> (1976); <em>La lezione della storia<\/em> (1978); <em>Contro le armi<\/em> (1980).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Carlo Cassola","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"carlo-cassola","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:41:29","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:41:29","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=93","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><strong>Tuscania \u00e8 minacciata dalla \u00abmorte del tufo\u00bb: mura, torri, castelli, chiese, conventi, palazzi sono crollati o minacciano di crollare. Un patrimonio artistico inestimabile rischia di andare completamente in rovina<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo lasciato alle nostre spalle il traffico della Via Aurelia, e l\u2019etrusca e medioevale Tarquinia affollata di turisti, per prendere una strada che conduce a un\u2019altra cittadina etrusca e medioevale: Tuscania. \u00c8 una strada secondaria, ma ha il fondo asfaltato, \u00e8 ben tenuta, ha lunghi rettilinei e presenta solo leggere pendenze; pure, in ventiquattro chilometri di percorso, non abbiamo incontrato una sola macchina: e questo tanto all\u2019andata che al ritorno. [&#8230;] La strada risale dapprima la valle del fiumicello Marta: una valle abbastanza spaziosa, chiusa da ogni parte da collinette nude, lisce, simili a dune [&#8230;].<\/p>\n<p>Fatti pochi chilometri, la strada infila una valle incassata tra due collinette dirupate e boscose che si fronteggiano a poca distanza. Quindi sale, e si porta sulla linea di cresta. Ora sembra di essere in pianura, o per dir meglio su un bassopiano, un bassopiano chiuso, in fondo, dalla mole selvosa del Cimino, sotto cui biancheggiano le case di Viterbo: e invece \u00e8 un seguito di collinette, tutte alte uguali, e tra l\u2019una e l\u2019altra ci sono dei profondi valloni, e a volte addirittura dei precipizi; ma ci se ne avvede solo quando si arriva sull\u2019orlo. \u00c8 tutto cos\u00ec il Viterbese: il terreno \u00e8 tufaceo, e il tufo \u00e8 una roccia friabile, l\u2019acqua la sgretola e la corrode con facilit\u00e0, perci\u00f2 anche i pi\u00f9 insignificanti corsi d\u2019acqua si sono scavati un letto profondo.<\/p>\n<p>Ed ecco emergere Tuscania: una linea giallastra di mura, di torri, di case, di edifici pi\u00f9 grandi che saranno palazzi o conventi. Il tufo, qui, \u00e8 il solo materiale usato per le costruzioni: ed \u00e8, a mio parere, bellissimo, pi\u00f9 bello delle pietre dure, della panchina, del travertino, dello stesso marmo: perch\u00e9 conferisce una snellezza, una grazia, anche alle moli pi\u00f9 massicce, alle torri, ai castelli. Ma \u00e8 una pietra porosa, di cui le intemperie finiscono con l\u2019aver ragione. I competenti parlano addirittura di una \u00abmorte del tufo\u00bb: dopo un certo numero di secoli, anche gli edifici meglio costruiti sono destinati a crollare, se non si provvede a renderli pi\u00f9 stabili con opportune iniezioni di cemento. \u00c8 questa appunto la tragedia di Tuscania, minacciata dalla \u00abmorte del tufo\u00bb: mura, torri, castelli, chiese, conventi, palazzi sono crollati o minacciano di crollare: un patrimonio artistico inestimabile e, sotto certi aspetti, unico in Italia, rischia di andare completamente in rovina.<\/p>\n<p>Singolare storia, questa di Tuscania. Nel secolo iv avanti Cristo, \u00e8 una delle pi\u00f9 potenti citt\u00e0 etrusche: a quanto pare, fu lei a capeggiare la lega etrusca contro i Romani, in un momento in cui questi erano impegnati a fondo dai Sanniti. Con una leggendaria marcia attraverso la Selva Cimina, nel 311 il console Quinto Fabio Rulliano ridusse Tuscania all\u2019obbedienza. Sembra che la citt\u00e0 avesse allora 30 mila abitanti. Diventata prima una citt\u00e0 <em>f\u0153derata<\/em>, poi un municipio romano, Tuscania decadde; ma si riprese nel Medioevo, tanto che fu uno dei primi comuni dell\u2019Italia centrale. [&#8230;] Poi cadde sotto il dominio pontificio, e il vendicativo Bonifacio viii la pun\u00ec di un atto di ribellione obbligandola ad assumere lo spregiativo nome di Toscanella, e a fornire ogni anno a Roma otto saltimbanchi in occasione dei giochi di Testaccio.<\/p>\n<p>Costretta a cambiar nome, Tuscania fu costretta anche a cambiar sede. Nel 1494 ebbe infatti l\u2019audacia di opporsi a Carlo viii che attraversava il territorio pontificio per recarsi a conquistare il Regno di Napoli: e il re di Francia, irato, non solo mise a sacco la citt\u00e0 ma comp\u00ec tali distruzioni che i tuscaniesi decisero di abbandonare i colli di Rivellino e di San Pietro per spostare il centro della citt\u00e0 a sud-est; costruendo, naturalmente, una nuova cinta di mura. Cos\u00ec Tuscania non poteva nemmeno pi\u00f9 vantarsi di essere edificata su sette colli come Roma; e, quel che \u00e8 peggio, le sue pi\u00f9 insigni basiliche, San Pietro e Santa Maria Maggiore, rimanevano fuori della citt\u00e0: e l\u2019abbandono contribuiva, insieme alla morte del tufo, a minarne l\u2019esistenza. Dei 30 mila abitanti dell\u2019epoca etrusca e del periodo comunale, ne rimanevano 1500: Tuscania era minacciata di completa estinzione.<\/p>\n<p>Ce l\u2019ha fatta, invece, ad arrivare fino ai tempi nostri. Nel 1911 il Comune deliberava di ripudiare lo spregiativo nome di Toscanella per riassumere quello glorioso di Tuscania. [&#8230;] Eredi di uno splendido passato, ma costretti a vivere in un presente mediocre, con scarse prospettive per l\u2019avvenire, i tuscaniesi sono pieni di risentimento per i veri o supposti responsabili della loro decadenza. Ce l\u2019hanno con i viterbesi, che si son presi il vescovo [&#8230;] Ce l\u2019hanno coi tarquiniesi, che grazie all\u2019ubicazione della loro citt\u00e0, posta a fianco della ferrovia e della Via Aurelia, hanno valorizzato il loro patrimonio archeologico, mentre Tuscania, per essere fuori mano, non ha potuto fare altrettanto. Ce l\u2019hanno con chi li ha spogliati delle loro urne, dei loro sarcofaghi, dei loro buccheri, delle loro suppellettili etrusche: che ora abbelliscono i musei di Tarquinia, Roma, Firenze, Londra. Ce l\u2019hanno con Roma, che ha lasciato crollare met\u00e0 delle torri, e andare in rovina chiese, palazzi, fontane, affreschi senza muovere un dito.<\/p>\n<p>Bisogna riconoscere per\u00f2 che anche i tuscaniesi hanno contribuito e contribuiscono la loro parte a sfigurare e a spogliare la citt\u00e0. Le amministrazioni comunali del passato hanno sfondato le mura in pi\u00f9 punti per discutibili esigenze di viabilit\u00e0, e hanno permesso ai privati di costruire case modernissime intonacate di bianco nei punti panoramici (una di queste orribili case sorge proprio sulla stupenda collina di San Pietro, a due passi dalla basilica, dalle torri e dal rudere del Palazzo Vescovile). Quel che \u00e8 ancora peggio, gli scavi clandestini, con conseguente trafugamento e smercio di oggetti etruschi e romani, in questo dopoguerra sono diventati un\u2019attivit\u00e0 sistematica, causando un danno incalcolabile al patrimonio archeologico della citt\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>Scavatori clandestini e morte del tufo: si potrebbero riassumere cos\u00ec i mali di Tuscania. Per fortuna alla morte del tufo, e all\u2019abbandono in cui era lasciata la maggior parte dei monumenti, si \u00e8 cercato di porre qualche rimedio in questi ultimi anni. Cos\u00ec si \u00e8 provveduto a puntellare qualcuna delle torri che circondano San Pietro, si sta riedificando il vicino Palazzo Vescovile, si \u00e8 ricostruita la torre del Bargello, crollata nel \u201954, \u00e8 stato eliminato lo sconcio della cappella di San Francesco inclusa nel recinto del mattatoio e ridotta a servire da stalla. Ma il pi\u00f9 resta da fare [&#8230;]. Conosciamo ben poche cittadine che possano vantare tanti tesori artistici e archeologici; nessuna in cui l\u2019incuria e l\u2019abbandono siano a questo punto.<\/p>\n<p>Speriamo che siano per lo meno preservate e rimesse in pristino le due gemme di Tuscania: San Pietro e Santa Maria Maggiore. San Pietro, come abbiamo gi\u00e0 accennato, sorge in cima alla collinetta che un tempo, prima delle distruzioni operate da Carlo viii, era la cittadella di Tuscania. Esistente gi\u00e0 nel vii secolo, fu poi rifatta nel periodo romanico, ma conserva numerosi elementi architettonici dei secoli precedenti. [&#8230;] Santa Maria Maggiore sorge ai piedi del colle. Anch\u2019essa \u00e8 romanica, con elementi arcaici: cos\u00ec i plutei che compongono il pergamo sono del secolo ix.<\/p>\n<p>Custode delle due basiliche \u00e8 una vecchietta ottantenne, Felicetta Zampelli. Malgrado l\u2019et\u00e0, \u00e8 contentissima di fare la strada in su e in gi\u00f9 per aprire ai visitatori. Ma \u00e8 anche convinta, a quel che pare, che dopo di lei non ci sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno di custodi. \u00abQui crolla tutto\u00bb mi dice. \u00abNon lo vede? Qui sta andando tutto in malora\u00bb. Ma gli operai che lavorano a ricostruire il Palazzo Vescovile mi dicono che al primo piano verr\u00e0 sistemato un museo, mentre il pianterreno servir\u00e0 da abitazione per il custode. Auguriamo lunga vita a Felicetta Zampelli, ma speriamo anche che la casetta del custode non rimarr\u00e0 disabitata.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12124804\/RP_PP_1959_5_11_007mod.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12124802\/RP_PP_1959_5_11_002r.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12124800\/RP_PP_1959_5_11_006mod.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12124759\/RP_PP_1959_5_11_008mod.webp"}]}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3518","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3523"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3518"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3518"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}