{"id":3513,"date":"2026-06-12T09:18:03","date_gmt":"2026-06-12T09:18:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3513"},"modified":"2026-06-12T09:18:03","modified_gmt":"2026-06-12T09:18:03","slug":"sulla-via-di-delhi","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/sulla-via-di-delhi\/","title":{"rendered":"Sulla via di Delhi"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3516,"template":"","categories":[],"tags":[32],"class_list":["post-3513","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-viaggi-e-tempo-libero"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 4, 1957","autore":[{"ID":261,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 16:53:40","post_date_gmt":"2019-04-08 16:53:40","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore, pittore e saggista (1902-1975), debutta alla Biennale di Venezia nel 1924 ed entra a far parte del Gruppo dei sei pittori torinesi. Collaboratore di Piero Gobetti nella redazione de \u00abLa rivoluzione liberale\u00bb, dirige con Nello Rosselli il giornale clandestino \u00abLotta Politica\u00bb. Per le sue posizioni antifasciste, nel 1935 viene mandato in confino ad Aliano, esperienza che ispirer\u00e0 il suo romanzo pi\u00f9 noto, <em>Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli<\/em>, pubblicato da Einaudi nel 1945. Negli anni Cinquanta aderisce al movimento neorealista e continua la sua attivit\u00e0 politica e artistica, divenendo senatore della Repubblica per due legislature con il Partito comunista.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Carlo Levi","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"carlo-levi","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 16:56:04","post_modified_gmt":"2019-04-08 16:56:04","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=261","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>[&#8230;] Siamo in una landa infinita di terra giallastra, su cui la larga strada polverosa \u00e8 come un fiume di folla in movimento in mezzo a un deserto, una lenta migrazione di un popolo innumerevole, dove passano insieme le automobili, i carri trascinati dalle bufale, le biciclette, i cammelli carichi di cumuli immensi di fieno, i mendicanti pieni di croste e di mutilazioni, i bambini ciechi con gli occhi bianchi, le donne, avvolte nei <em>sari<\/em>, col passo di regine, gli operai: uomini in tutte le fogge, a migliaia, in gruppi, in file, solitari, coi piedi nudi che sollevano migliaia di nuvolette di polvere: avanti e indietro, in una circolazione secolare ininterrotta. Arriviamo cos\u00ec alle rive del sacro fiume Yamuna, che scorre tortuoso nel suo lungo corso verso il Gange. Il ponte \u00e8 in costruzione, e dobbiamo fare, tra la folla agglomerata, un lungo giro sullo stretto passaggio provvisorio ingombro di vacche e di cammelli. Non si pu\u00f2 camminare che a passo d\u2019uomo: \u00e8 il tempo di Acharya. \u00abTutto si fa lentamente qui\u00bb, egli dice: \u00abanche lavarsi i denti con le foglie di <em>babul<\/em>: le cose avvengono ugualmente: le piante non hanno fretta. Le piante vivono come i contadini. Come \u00e8 la giornata di un contadino, di un vecchio contadino? Ha dormito sul letto, o per terra nella sua capanna o nel campo; si alza alle 4, si guarda attorno, dice qualche preghiera e canta qualche canzone. La moglie \u00e8 in un\u2019altra parte della casa, o, se hanno dormito nei campi, se n\u2019\u00e8 gi\u00e0 andata altrove. Mette l\u2019acqua e il tabacco nella sua <em>hukah<\/em>, nella sua pipa, l\u2019accende col fuoco, e si mette a fumare. Se non \u00e8 malato, esce, con la lunga pipa, e passeggia un poco pei campi, trova dell\u2019acqua e si lava la faccia. Quando si \u00e8 ben lavato, torna verso casa, beve qualcosa, e forse si ferma a chiacchierare un po\u2019 con la gente che incontra. \u00c8 l\u2019alba. Allora per un\u2019ora si lava, si pulisce i denti con le foglie di <em>babul<\/em>, e torna a chiacchierare. Come colazione prende un pugno di riso o un po\u2019 di pane. Se \u00e8 molto religioso, prima di mangiare fa un bagno. Poi va nei campi, e si mette a lavorare. Lavora duro, ma sempre chiacchierando, combinando qualcosa coi conoscenti e gli amici. Lavora, lavora, se il campo \u00e8 lontano il cibo \u00e8 portato l\u00e0. Se i campi sono vicini, torna a casa a mangiare. Se il tempo \u00e8 bello, mangia un po\u2019 di canna da zucchero o una patata, e poi riposa un po\u2019, e si rimette a lavorare. Se invece il tempo \u00e8 caldo, smette di lavorare verso le 11 e torna a casa a riposare. Se ha da fare, si protegge dal caldo mettendosi qualcosa addosso e esce: in pratica va fuori con ogni tempo, anche con un caldo mortale. Se \u00e8 poverissimo, non mangia niente. Quando \u00e8 in casa, esce di quando in quando per fare delle grosse bevute di acqua. Ci sono molti modi di bere: a una fontana, a un ruscello, a un pozzo, a uno stagno, e cos\u00ec via: e intanto, mentre va a bere, si ferma a parlare con tutte le persone che incontra, e l\u2019argomento \u00e8 sempre quello: \u00abDi dove vieni? Da quale villaggio?\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3514\" src=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091702\/RP_PP_1957_4_7_001r.webp\" alt=\"\" width=\"409\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091702\/RP_PP_1957_4_7_001r.webp 409w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091702\/RP_PP_1957_4_7_001r-245x300.webp 245w\" sizes=\"auto, (max-width: 409px) 100vw, 409px\" \/><\/p>\n<p>Acharya si deve interrompere: siamo fermi per un altro ponte in riparazione, e circondati da uno stuolo di pellegrini nudi, barbuti, bianchi di polvere. \u00abIl pellegrino\u00bb dice Acharya \u00abnon \u00e8 perfetto se non \u00e8 completamente coperto di polvere. Questo \u00e8 un detto tradizionale che viene messo in pratica: bisognerebbe vedere i grandi pellegrinaggi di Allahabad, dove arrivano i viandanti con la polvere di tutte le parti dell\u2019India\u00bb. In questi discorsi arriviamo alla cittadina di Gabiadad, e dobbiamo tornare a fermarci perch\u00e9 la strada \u00e8 ingombra per un prestigiatore o mago, che, tra una gran folla di curiosi, va ipnotizzando un bambino e rivoltandogli la testa all\u2019incontrario; e poi prende un coltello e si appresta, se gli diamo 2 rupie, a tagliare il bambino in due: cosa che non vedremo, perch\u00e9 il coltello, immerso nel lenzuolo che copre il bambino, invece che di sangue si copre di fiori rossi. Ripartire \u00e8 difficile: attorno al finestrino dell\u2019automobile c\u2019\u00e8 una siepe di facce di bambini dai denti luminosi e dagli occhi splendenti. La strada continua ugualmente popolosa nella campagna: tra gli alberi spunta una casa con una grande scritta: \u00abScuola Montessori\u00bb. Pi\u00f9 avanti, la campagna si fa pi\u00f9 vasta e pi\u00f9 aperta, costellata di tempietti ind\u00f9, tra i campi di canna da zucchero fioriti, e i grandi alberi isolati; e dappertutto le vacche, i maiali magri e pelosi, i corvi, gli avvoltoi bianchi e gialli, enormi, che di lontano, nelle erbe alte, sembrano pecore. E arriviamo sullo stradone tra due file di alberi di mango, al villaggio di Dadri.<\/p>\n<p>La sorella di Acharya, una bruna fanciulla graziosa, ci aspetta sulla strada; e l\u00ec ci lascia scomparendo col fratello per non so quali preparativi: torneranno a riprenderci poi. Restiamo nel sole sulla grande strada, dove \u00e8 il mercato, e arrivano da ogni parte i contadini sui carri, alti come pagode o grandi gabbie da uccelli, con le grate di legno e le tendine, dentro cui stanno le donne velate. I bambini ci avvolgono come una nuvola: ci guardano, ci circondano: nessuno chiede l\u2019elemosina. Sui fuochi accesi qua e l\u00e0, su grandi piatti di metallo, cuociono i grani e gli ortaggi colorati: da un lato, una baracca coperta di scritte e di pitture che rappresentano un uomo senza denti e uno coi denti: un giovanotto bruno sta seduto lass\u00f9, in alto, tra ferri e boccette: su un tavolino messo in terra, davanti alla scaletta che porta alla baracca, \u00e8 posato un grande vassoio con un mucchio di migliaia di denti. Acharya ricompare improvviso, e ci avviamo con lui in un largo stradale di campagna, tra gli alberi <em>bo<\/em>, i grandi <em>pipal<\/em>, gli alberi di Buddha. Camminiamo, tra il sole e l\u2019ombra, per un lunghissimo tratto, fino a un canale sui cui bordi delle donne seminude grattano il terreno accovacciate, con delle grappette per togliere le erbacce, e si coprono il viso col velo al nostro passaggio. Saliamo sull\u2019argine e continuiamo in mezzo alla campagna. Queste terre\u00bb dice Acharya \u00aberano tutte della mia famiglia, rette col sistema <em>samindari<\/em>. Eravamo i padroni del paese, ma ora, con la riforma agraria, non ci \u00e8 rimasto che la casa e qualche campo di mio zio contadino. A me basta di potermi rifugiare qua al villaggio: ho tenuto una stanza per me, dove mi raccolgo a meditare\u00bb. Cos\u00ec conversando, traversato il canale su un ponticello, arriviamo, per uno stretto sentiero, alla casa. \u00c8 una casetta in muratura, con una stanzuccia a pianterreno dietro un portico, due stanze al primo piano e una terrazza al posto del tetto. Davanti alla casa, sull\u2019aia, una bufala nera dall\u2019aria selvaggia pare voglia impedirci il passaggio; due vacche magre e picchiettate stanno sdraiate pi\u00f9 in l\u00e0. Sotto il portico, su un lettuccio contadino di stuoia, solennemente avvolto in una coperta, sta un vecchio dagli occhi fiammeggianti; e, dentro la coperta, con lui, due bambini bellissimi di cui si vedono soltanto le teste vivaci. \u00c8 il vecchio zio di Acharya; oggi \u00e8 malato e non si pu\u00f2 alzare. Dietro l\u2019angolo della casa, accovacciate in terra, ci sono le zie, occupate a tagliuzzare delle verdure, ad accendere un fuoco, a scegliere dei chicchi di riso per la nostra colazione; e, dietro ad esse, un pozzo primitivo e altre vacche vaganti. Per una scaletta strettissima saliamo al primo piano: una delle due stanze \u00e8 chiusa con un lucchetto: dalla porticina a vetri vedo dei vecchi libri in disordine, coperti di polvere: \u00e8 la stanza abbandonata di Acharya. Per un\u2019altra scaletta saliamo sulla terrazza. Acharya ci dice di aspettare l\u00ec che il pranzo sia pronto. Di lass\u00f9 si vede la campagna stendersi tutto attorno da ogni parte, fino al villaggio lontano, con le sue case di terra, a una antica moschea in mezzo agli alberi: si vedono i canali, i boschetti, i sentieri polverosi, il passare dei carri, i contadini nei campi. In cielo girano i corvi e gli avvoltoi: da un albero all\u2019altro volano, come verdi saette, i pappagalli: un silenzio asciutto e brulicante ci avvolge d\u2019ognintorno. Poich\u00e9 nessuno ci chiama per il pranzo, scendiamo a passeggiare nella campagna. Dietro la casa \u00e8 un bel frutteto di mandarini giganteschi e di manghi: poi i sentieri si perdono tra i canneti, dove i contadini sono intenti, sotto delle tettoie, alla bollitura dello zucchero nelle grandi caldaie, e insistono ospitali offrendoci il sugo fresco di canna. Ci avviamo verso la moschea diroccata e il cimitero musulmano, per una strada di polvere dove passano i carri dei contadini tirati da piccoli bufali al galoppo.<\/p>\n<p>[&#8230;] \u00c8 ormai sera; il pranzo qui non \u00e8 ancor pronto: ma arriva un messaggero dal villaggio, dicendo che la madre di Acharya e le sorelle ci aspettano in paese. Ci avviamo, nei campi gi\u00e0 bruni.<\/p>\n<p>Ai margini del villaggio, come un esercito accampato tutto attorno sotto le tende, stanno gli zingari; ci spiano, avide e oscure, le donne della buona ventura. Il villaggio \u00e8 un chiuso incanto di muri, di terra, di voci interne, di vita misteriosa. Nell\u2019ultima luce che ha gi\u00e0 colore di stella, giriamo per le stradette tra i greggi ritornanti. Davanti a una casa dipinta sta seduto un vecchio dai grandi baffi. \u00c8 uno zio di Acharya, gi\u00e0 ispettore di polizia, che per la meticolosa regolarit\u00e0 delle sue abitudini \u00e8 considerato il vivente orologio del villaggio. Tutta la famiglia viene sulla soglia, e ci scambiamo, a mani giunte, il saluto. Ed ecco, un poco pi\u00f9 in l\u00e0, la casa della madre di Acharya. Le sorelle, le nipoti nei loro <em>sari<\/em>, come figure di una Grecia arcaica, con le lunghe trecce nere e i neri occhi, ci fanno entrare in una corte selciata, dove vanno e vengono amici, parenti, contadini, ragazzi, e ci offrono l\u2019acqua per lavarci. Acharya \u00e8 felice di vederci in questa casa, e in segno di amore mi invita, per prima cosa, a far visita agli d\u00e8i della famiglia. Saliamo per una stretta scaletta aerea, senza ringhiera, appoggiata al muro della corte, alle stanze superiori. Ci togliamo le scarpe, e entriamo, riverenti, nella camera degli d\u00e8i. Sono molti gli d\u00e8i: ci sono quelli di sua madre, delle sue sorelle, ci sono i suoi, ci sono gli d\u00e8i principali, Shiva, Vishnu, Krishna, Ganesh, e tanti altri. C\u2019\u00e8 una pietra rotonda, un\u2019altra a forma di <em>lingam<\/em>, una conchiglia, ci sono dei fiori, del riso, dei frutti, delle collane, e c\u2019\u00e8 anche, tra gli d\u00e8i, l\u2019immagine di Cristo, e quella di uomini santi e miracolosi. Finita la visita agli \u00a0d\u00e8i, in attesa del pranzo, passiamo in un\u2019altra stanza, piena di letti di stuoia. La nipote di Acharya, una ragazza bellissima dal viso viola e rosa, ci canter\u00e0 delle canzoni religiose antiche. Un lume a olio manda una luce gialla e oscillante sul grande pavimento nudo della stanza vuota. Sdraiati sui miseri letti, accanto al muro, ascoltiamo quelle sacre nenie. Per terra i bambini dalle grosse teste rotonde ascoltano, a bocca aperta, le canzoni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3515 alignleft\" src=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091704\/RP_PP_1957_4_7_003r.webp\" alt=\"\" width=\"613\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091704\/RP_PP_1957_4_7_003r.webp 613w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12091704\/RP_PP_1957_4_7_003r-300x245.webp 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px\" \/><\/p>\n<p>E finalmente, digiuni dal mattino, scendiamo per la cena, sotto il portico. Ci togliamo di nuovo le scarpe (anche il mangiare \u00e8 cosa sacra) e ci accoccoliamo per terra lungo il muro. La notte \u00e8 fredda, fredda la stuoia sull\u2019impiantito per i piedi nudi. Davanti a ciascuno sta posato in terra un vassoio di rame, e le donne, gentili, con povera eleganza ci offrono le vivande: del riso quasi freddo e qualche scodellina microscopica di verdure, di <em>curry<\/em>, di latte rappreso: una cena vegetariana, per cui, in tante, avevano lavorato tutto il giorno. Finita in breve la cena la conversazione cade sull\u2019India, sui suoi principi spirituali, sulla politica. Acharya, a piedi nudi, con la sua redingote nera e gli stretti pantaloni di cotone bianco, in piedi, in mezzo al portico, comincia un lunghissimo discorso, parlando di Gandhi, della non-violenza, della tradizione religiosa che \u00e8 il fondamento di ogni politica, allungandosi in una casistica di quando sia lecito difendersi anche con le armi, parlando dell\u2019eterna vicenda delle vite e delle morti che vietano a ogni uomo la violenza, finendo col valore dello <em>yoga<\/em> e della santit\u00e0. Acharya, commosso per la sua stessa eloquenza, e tanto pi\u00f9 amandomi per questo, finito il discorso, vuole mostrarmi il suo tesoro pi\u00f9 segreto, quello che, egli dice, non aveva mai mostrato a nessuno. Era una cassettina di metallo chiusa a chiave. Dentro c\u2019erano le cose pi\u00f9 sacre. La fotografia del padre (vale a dire, secondo il suo modo simbolico, l\u2019immagine del passato), del padre nato contadino e andato poi a Oxford e diventato ministro dell\u2019educazione. Sotto il padre c\u2019era la santit\u00e0 del presente, l\u2019immagine del suo <em>guru<\/em>, Bansuria baba, un <em>guru<\/em> miracoloso, che non insegna tuttavia i miracoli ma l\u2019amore degli d\u00e8i; e il disegno di un altro <em>guru<\/em>, dal viso femminile di giovinetto dai lunghi capelli, un <em>guru<\/em> che sta sull\u2019Himalaya, ma che in circostanze straordinarie compare nello stesso tempo altrove, misteriosamente giovane nella sua antichit\u00e0; e infine la pi\u00f9 sacra delle cose sacre, il suo dio, un oggetto nero fatto di due sferette attaccate insieme, di una sostanza indefinibile, forse di legno fossile o di pietra, un oggetto divino creato dal nulla nella mano miracolosa di Bansuria. Per la prima volta mi avviene di poter toccare un dio, e lo tengo a lungo, liscio e nero, nella mia mano.<\/p>\n<p>Ci alziamo infine per partire, e ci avviamo, verso la strada, nella corte semibuia. Da una porticina nera che d\u00e0 su un bugigattolo oscuro, esce, a un tratto, la madre. \u00c8 una piccola vecchia, col <em>sari<\/em> avvolto alle gambe come le contadine, rugosa, curva, sottile, minuta e nera. Mi viene incontro, mi pone le mani sul capo, le fa scendere lente attorno al mio viso, sul collo, sulle spalle, e, antica madre, mi benedice.<\/p>\n<p>Passiamo per le strade oscure del villaggio addormentato. Il taxi ci aspetta fuori del paese. Ripassiamo il fiume Yamuna, corriamo verso la citt\u00e0. La grande luna giace, navigando per il cielo, tra le stelle limpidissime.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3513","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3516"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}