{"id":3495,"date":"2026-06-12T08:28:26","date_gmt":"2026-06-12T08:28:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3495"},"modified":"2026-06-12T08:28:26","modified_gmt":"2026-06-12T08:28:26","slug":"la-spedizione-italiana-al-k2","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/la-spedizione-italiana-al-k2\/","title":{"rendered":"La spedizione italiana al K2"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3502,"template":"","categories":[],"tags":[18],"class_list":["post-3495","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-sport"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 1, 1954","autore":[{"ID":82,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:17:12","post_date_gmt":"2019-04-08 14:17:12","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Giornalista e scrittore (1906-1972), \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi autori fantastici del Novecento italiano. Redattore del \u00abCorriere della Sera\u00bb, diventer\u00e0 poi inviato e corrispondente di guerra. Oltre al capolavoro <em>Il deserto dei Tartari<\/em> (1940), tra le sue opere principali ricordiamo: <em>B\u00e0rnabo delle montagne<\/em> (1933); <em>Il segreto del Bosco Vecchio<\/em> (1935); <em>Il grande ritratto<\/em> (1960); <em>Sessanta racconti<\/em> (1958); <em>Il colombre e altri cinquanta racconti<\/em> (1966). Cimentatosi con il linguaggio fumettistico in <em>Poema a fumetti<\/em> (1969), fin da giovane si dedica anche alla pittura, realizzando in parallelo all\u2019attivit\u00e0 di scrittore e giornalista quelle che lui stesso definir\u00e0 le sue \u00abstorie dipinte\u00bb.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Dino Buzzati","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"dino-buzzati","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:17:16","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:17:16","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=82","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><strong>Le fotografie a colori che illustrano questo articolo di Dino Buzzati sono state scattate durante l\u2019ultima ricognizione del prof. Ardito Desio nella zona della seconda vetta del mondo<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Tra le nazioni che hanno grande tradizione alpinistica l\u2019Italia si affaccia all\u2019Imalaia buona ultima. Per fortuna l\u2019impresa che si tenta, la conquista del K2, seconda vetta del mondo, \u00e8 tale da compensare largamente, in caso di successo, il rammarico del tempo perduto.<\/p>\n<p>Dopo la guerra si \u00e8 visto nettamente che l\u2019alpinismo mondiale stava per prendere una strada nuova. Esauriti tutti i problemi delle Alpi, i giovani pi\u00f9 forti puntavano ai colossi mastodontici degli altri continenti, e soprattutto al problema dei problemi, all\u2019Imalaia, fino allora apparso come un quasi irraggiungibile miraggio.<\/p>\n<p>In questi anni \u2013 a parte le spedizioni sulle Ande sudamericane, dove si \u00e8 fatto molto onore il nostro intramontabile Piero Ghiglione (anche laggi\u00f9 ci sono ancora degli interi grandiosi massicci da esplorare) e dove i francesi hanno ottenuto una formidabile vittoria scalando il Fitz Roy, in Patagonia, senza dubbio una delle pi\u00f9 belle e difficili montagne del mondo \u2013 l\u2019ambizione dei Paesi alpinistici si \u00e8 rivolta agli \u00ab8000\u00bb, le vette cio\u00e8 che superano tale quota e che costituiscono la corona suprema della terra.<\/p>\n<p>Gli \u00ab8000\u00bb conosciuti \u2013 ed \u00e8 improbabile che se ne scoprano di nuovi \u2013 sono quattordici e si trovano tutti nell\u2019Imalaia; in ordine di statura sono l\u2019Everest, metri 8888; il K2, 8611; il Kancenjunga, 8579; il Lhotse, 8501; il Makalu, 8470; il Cio Oyu, 8189; il Dhaulaghiri, 8167; il Manaslu, 8135; il Nanga Parbat, 8120; l\u2019Annapurna, 8075; il Gasherbrum i o Hidden Peak, 8068; il Broad Peak, 8047; il Gasherbrum ii, 8035 e il Gosainthan, metri 8018.<\/p>\n<p>Finora, e ci riferiamo al periodo dopo l\u2019ultima guerra, si sono mossi: gli inglesi che, dopo aver tentato l\u2019Everest (spedizione Shipton) nel 1951, sono riusciti a toccare la vetta l\u2019anno scorso (Hillary e lo <em>sherpa<\/em> Tenzing, spedizione Hunt); gli svizzeri che nel 1952 hanno pure tentato due volte l\u2019Everest, arrivando (spedizione Lambert) a 250 metri dalla cima; i francesi, che con la scalata dell\u2019Annapurna, nel Nepal, hanno per i primi, nel 1950, vinto un \u00ab8000\u00bb; i tedeschi che l\u2019anno scorso (Hermann Buhl da solo) hanno salito il Nanga Parbat, dove avevano lasciato la vita, nel 1934 e nel 1937, dieci dei loro pi\u00f9 forti alpinisti; i giapponesi che l\u2019anno scorso hanno tentato in forze ma senza successo il Manaslu; i russi che l\u2019anno scorso hanno tentato senza frutto l\u2019Everest dal versante nord (risulterebbe che pi\u00f9 di uno dei loro ci abbia rimesso la vita); gli americani infine che nel 1953 hanno tentato inutilmente il K2 (spedizione Houston).<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che laggi\u00f9 l\u2019alpinismo si trova nella fase corrispondente alla situazione delle Alpi nella prima met\u00e0 del secolo scorso: quando cio\u00e8 la maggioranza delle pi\u00f9 alte vette non era stata ancora raggiunta e la ricerca della via pi\u00f9 difficile, come avvenne poi, non entrava neanche in discussione. Questa fase, nell\u2019Imalaia, durer\u00e0 un bel pezzo. Se poi si pensa alle possibilit\u00e0 di sfidare questa o quella parete, questo o quello spigolo, la mente si smarrisce in una prospettiva senza fine; ci sar\u00e0 \u2013 come ha detto Marcel Kurz \u2013 lavoro sodo per parecchi secoli.<\/p>\n<p>Superfluo poi notare che si tratta di un alpinismo ben diverso da quello nostrano. La ascensione di due amici che, magari con pochi soldi in tasca, partono dalla citt\u00e0 e dopo due tre giorni ritornano dall\u2019aver fatto un \u00absesto grado\u00bb, nell\u2019Imalaia \u00e8, almeno per ora, inconcepibile. Lass\u00f9 non esistono centri come Zermatt o Courmayeur e tanto meno rifugi con servizio di alberghetto. Ogni volta bisogna organizzare una vera e propria spedizione che costa decine e decine di milioni; bisogna condurre a termine spesso lunghe trattative diplomatiche coi governi dell\u2019India e del Pakistan per ottenere i permessi, limitazione non dovuta a un capriccio ma al fatto che quelle alte valli sono povere di risorse e di uomini, quindi l\u2019arrivo contemporaneo di due spedizioni fatalmente darebbe luogo a inconvenienti; bisogna assoldare <em>sherpas<\/em> nepalesi o quanto meno portatori indigeni per alleggerire gli alpinisti delle fatiche pi\u00f9 pesanti; bisogna stabilire con sagace tattica un sistema di campi successivi e rifornirli regolarmente cos\u00ec da permettere alle cordate d\u2019attacco di spiccare l\u2019ultimo balzo verso la vetta da un punto quanto \u00e8 pi\u00f9 possibile avanzato e in condizioni di relativa freschezza; bisogna essere protetti dalla fortuna per quanto riguarda il tempo che concede solitamente due periodi favorevoli, in estate e al principio dell\u2019autunno, periodi talora che durano pochi giorni; bisogna acclimatarsi progressivamente alla rarefazione dell\u2019aria, che dopo i 7000 metri costituisce una delle difficolt\u00e0 maggiori; bisogna saper resistere, specialmente in caso di bufera, allo sgomentante senso di isolamento che assale anche gli uomini pi\u00f9 temprati, e che si aggrava per la fatale debilitazione fisica dovuta all\u2019altezza; bisogna rinunciare, da parte di ogni membro della spedizione, alle ambizioni personali che vanno spesso crudelmente subordinate all\u2019interesse collettivo. Tutto questo senza contare le difficolt\u00e0 intrinseche di quelle salite che mettono alla massima prova le facolt\u00e0 fisiche e morali dell\u2019uomo anche quando i singoli passaggi da superare, tecnicamente parlando, non superano il secondo o il terzo grado.<\/p>\n<p>Ma ora consideriamo un poco le prospettive della nostra impresa.<\/p>\n<p>A chi gli chiedeva come si presentasse il K2, Riccardo Cassin, che nell\u2019estate scorsa ha accompagnato il prof. Ardito Desio nella ricognizione preparatoria al ghiacciaio del Baltoro, ha risposto: \u00ab\u00c8 come due volte il Cervino\u00bb. Il paragone col Cervino \u00e8 tutt\u2019altro che gratuito, soprattutto se lo si completa con una corrispondente analogia tra l\u2019Everest e il Monte Bianco. L\u2019Everest \u00e8 meno ripido del K2 cos\u00ec come il Monte Bianco \u00e8 meno ripido del Cervino. La salita dell\u2019Everest ha richiesto una lunga e complicata traversata di ghiacciai e di seracchi mentre il K2, cos\u00ec come il Cervino, non richiede prestazioni del genere, la sua piramide balzando subito con grande ripidezza dal sottostante ghiacciaio Godwin-Austen, che non presenta alcuna difficolt\u00e0 essendo pianeggiante. Inoltre il K2, come il Cervino, si innalza al cielo isolatissimo, precipitando da ogni versante con ciclopiche pareti. E il paragone regge anche per quanto riguarda le difficolt\u00e0 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 dubbio che il K2 sia pi\u00f9 duro dell\u2019Everest.<\/p>\n<p>Nonostante questi ostacoli, nonostante la terrificante grandiosit\u00e0 della parete da scalare \u2013 il dislivello \u00e8 di oltre 3000 metri \u2013, ci sono alcuni elementi favorevoli. Prima di tutto la via di salita per la cresta sud-est (ogni altro versante \u00e8 giudicato di gran lunga pi\u00f9 arduo, se non addirittura impraticabile) si svolge lungo un costolone, ci\u00f2 che riduce di gran lunga i pericoli di valanghe. Inoltre, non dovrebbero pi\u00f9 esistere incognite circa le difficolt\u00e0 da superare, dato che l\u2019americano Wiessner, pur non essendo riuscito a raggiungere la cima, aveva gi\u00e0 risolto il problema alpinistico pi\u00f9 preoccupante, cio\u00e8 il tratto pi\u00f9 ripido tra la spalla e la calotta sommitale.<\/p>\n<p>In quanto alla storia alpinistica del K2, sarebbe troppo lungo ripercorrerne qui tutte le vicende. Le sintetizziamo:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>nel 1861 il capo del servizio orografico dell\u2019India, Godwin Austen, si avvicin\u00f2 per primo alla base del colosso (Godwin-Austen \u00e8 infatti il secondo nome del picco);<\/li>\n<li>nel 1902 la spedizione Guillarmond-Wessely, in prevalenza svizzera, attacc\u00f2 la cresta est ma non oltrepass\u00f2 la quota 6800;<\/li>\n<li>nel 1909 il nostro duca degli Abruzzi con le guide Joseph Petigax e il figlio Lorenzo, Henry e Alessio Brocherel, i portatori Emilio Brocherel, Alberto Savoie ed Ernesto Bareux, attacc\u00f2 la cresta sud-est, che da allora si chiama cresta Abruzzi, esattamente per il contrafforte \u00abdelta\u00bb di tale cresta (il quarto da sinistra), e dovette desistere quand\u2019era giunto a quota 6700;<\/li>\n<li>nel 1938 la spedizione americana capitanata da Charles Houston, attaccando allo stesso punto, raggiunse in sette campi successivi la sommit\u00e0 della cresta, sboccando sulla cosiddetta \u00abspalla\u00bb, e si ferm\u00f2 a quota 7925 alla base della muraglia finale, parte in ghiaccio parte in roccia, che ha una pendenza media di 65-70 gradi;<\/li>\n<li>nel 1939 un\u2019altra spedizione americana, dopo aver posto nove campi, si port\u00f2 (cordata Fritz Wiessner-<em>sherpa<\/em> Pasang Lama) fin oltre la suddetta muraglia, raggiungendo quota 8370 metri; i due dovettero per\u00f2 tornare perch\u00e9 veniva notte; il giorno dopo ritentarono, ma presero un colatoio di ghiaccio che sarebbe stato troppo lungo scalinare; poi successe la tragedia perch\u00e9 un portatore aveva dato in basso la cervellotica notizia che la pattuglia di punta era perita. Erano stati quindi smontati i campi e \u2013 attraverso una serie di incidenti che sarebbe troppo lungo spiegare \u2013 trovarono la morte l\u2019americano Wolfe e tre portatori;<\/li>\n<li>nel 1953 Houston ancora parte all\u2019attacco ma, ostacolato dal maltempo, non riesce neppure a innalzarsi alla quota gi\u00e0 da lui stesso raggiunta nel 1938. Sulla via del ritorno, il geologo Gilkey, ammalatosi di flebite, viene ucciso da una slavina mentre viene calato in basso.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019iniziativa<\/p>\n<p>Il primo passo ufficiale verso un\u2019impresa imalaiana risale a pi\u00f9 di un anno fa quando il Consiglio generale del Club Alpino Accademico Italiano, figlio nobile del Club Alpino, che raccoglie dopo una severa selezione il fior fiore dell\u2019alpinismo non professionista, decise di iniziare gli studi per una spedizione in quel massiccio. Ma tutto era incertissimo. Non si sapeva neanche quale sarebbe stata la meta.<\/p>\n<p>Fin da prima per\u00f2 un uomo si interessava per ottenere quello che era la premessa indispensabile, senza la quale la buona volont\u00e0, la capacit\u00e0, il coraggio, l\u2019organizzazione, i mezzi, sarebbero stati completamente inutili, vale a dire il permesso dell\u2019autorit\u00e0 locale. Quest\u2019uomo era il professore Ardito Desio, membro dell\u2019Accademico, direttore dell\u2019Istituto di geologia dell\u2019Universit\u00e0 di Milano, alpinista, scienziato ed esploratore di fama internazionale. Sia per la situazione della concorrenza tra le nazioni aspiranti a questi lasciapassare (l\u2019Everest era gi\u00e0 stato ad esempio largamente prenotato), sia per la conoscenza personale del Karakorum dove era gi\u00e0 stato anche col duca di Spoleto nel 1939, sia per la speranza di assicurare all\u2019Italia un successo di importanza mondiale, inferiore appena alla conquista dell\u2019Everest, Desio, fin dal 1952, si interessava per il K2. Era andato apposta in India e in contatti diretti con autorit\u00e0 governative di Caraci aveva gi\u00e0 avuto assicurazioni, sia pure non impegnative. Fatto sta che il suo prestigio personale e la sua opera diplomatica sono valse ad assicurarci l\u2019autorizzazione del Pakistan, autorizzazione che era ambita contemporaneamente da varie altre nazioni; e specialmente dagli americani che consideravano di avere sul K2 una specie di ipoteca morale dopo le loro spedizioni del 1938, del 1939 e del 1953, nonch\u00e9 dai tedeschi che avevano gi\u00e0 indicato pubblicamente il K2 come meta per la prossima estate di una loro <em>\u00e9quipe<\/em> capitanata dalla guida Mathias Rebitsch.<\/p>\n<p>L\u2019autorizzazione ufficiale per tentare il K2 nel 1954 ci \u00e8 giunta relativamente tardi, cio\u00e8 in ottobre. E questo ha costretto a stringere i tempi della preparazione. Certo molti particolari si sarebbero potuti studiare col vantaggio di una maggiore calma se ci fosse stato un pi\u00f9 largo margine di tempo.<\/p>\n<p>Ecco in sintesi le caratteristiche dell\u2019organizzazione: gli enti promotori sono il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Club Alpino Italiano; vi \u00e8 interessato anche il coni, che aveva in passato dato l\u2019incarico a Desio di fare approcci in India per una spedizione del genere. Capo del tentativo \u00e8 lo stesso prof. Ardito Desio, il quale presiede il Comitato organizzatore composto da varie eminenti personalit\u00e0 del mondo alpinistico: dottor Guido Bertarelli, conte Aldo Bonacossa, avvocato Renato Chabod, Amedeo Costa, avvocato Alessandro Guasti, dottor Vittorio Lombardi, Guido Rivetti, dottor Silvio Saglio, senatore Attilio Tissi e conte Ugo di Vallepiana; tutte persone di tale seriet\u00e0 e competenza da dare la massima garanzia. Inoltre ci sono dieci sottocommissioni tecniche, formate da personalit\u00e0 della scienza, della medicina, dell\u2019industria e dell\u2019alpinismo sia per curare la scelta e la confezione dei materiali, sia per i controlli medici e gli esami fisiologici dei candidati, sia per assicurare la base finanziaria.<\/p>\n<p>A met\u00e0 dicembre Desio ha convocato a Milano ventun accademici e guide alpine, candidati per la grande impresa. In un\u2019aula dell\u2019Istituto di geologia, in via Botticelli, egli ha spiegato loro i criteri con cui sarebbe stata fatta la selezione e il programma del tentativo. Tra quei ventuno dovevano essere scelti i dieci pi\u00f9 adatti; con questi partiranno, oltre al capo della spedizione, il medico dottor Guido Pagani, pure membro del Club Alpino Accademico, e cinque scienziati.<\/p>\n<p>La prima fase del piano, organizzativa, era gi\u00e0 in corso fin dall\u2019ottobre e per quanto riguarda la selezione dei partecipanti \u00e8 cominciata appunto verso la met\u00e0 di dicembre con la visita medica e fisiologica dei designati presso gli istituti dell\u2019Universit\u00e0 di Milano. Sono seguite a Torino altre prove fisiologiche cos\u00ec da realizzare artificialmente le condizioni di ambiente corrispondenti agli 8000 e passa metri. Dal 17 alla fine di gennaio gli alpinisti che avevano superato bene tali esami \u2013 e va notato che nonostante la limitazione del tempo il controllo dal punto di vista fisico \u00e8 stato accuratissimo, quale forse non si \u00e8 avuto neppure per i partecipanti alla spedizione inglese all\u2019Everest \u2013 hanno fatto un campeggio sperimentale e di acclimatazione a 3700 metri, sul ghiacciaio di Pian Ros\u00e0, fra la Testa Grigia e la Gobba di Rollin, sopra Cervinia. Qui non solo gli uomini hanno potuto collaudare la resistenza all\u2019alta quota, al freddo e alla fatica, ma si \u00e8 pure esperimentato il materiale, dai vari tipi di vestiti alle calzature, dalle tende isotermiche alle vettovaglie, dalla teleferica portatile alle maschere per la respirazione ad ossigeno. I nove giorni di campo e di esercitazioni hanno dato risultati preziosi, dal punto di vista tecnico, oltre a consentire un cordiale affiatamento tra i partecipanti.<\/p>\n<p>La preparazione si completer\u00e0 poi a met\u00e0 febbraio con un secondo campeggio, sul Monte Rosa, a circa 4200 metri, dove gli uomini faranno una acclimatazione preliminare e prenderanno la confidenza con le maschere ad ossigeno e con altri attrezzi \u00abimalaiani\u00bb. Si pensa che verso la met\u00e0 di marzo gli scalatori saranno cos\u00ec a punto. Poi imballaggio dei materiali e loro trasporto a Genova dove saranno imbarcati su un piroscafo.<\/p>\n<p>Col 1\u00b0 aprile \u2013 questa tabella oraria logicamente potr\u00e0 subire qualche lieve variazione \u2013 avr\u00e0 inizio la seconda fase, preparatoria, durante la quale bagaglio e uomini dovranno trasferirsi, in successivi scaglioni, dall\u2019Italia al campo base, situato ai piedi del K2, a circa 5000 metri di quota.<\/p>\n<p>Il grosso della spedizione raggiunger\u00e0 Caraci per via aerea, e di qui Rawalpindi in ferrovia. Da Rawalpindi a Skardu ancora con velivolo. Quindi a piedi per Askole e Urdukas, dove \u00e8 previsto un primo periodo di acclimatazione, allenamento e prove dei materiali.<\/p>\n<p>Infine, dal 1\u00b0 al 5 giugno, gli alpinisti si porteranno al campo base, che permetter\u00e0, fino alla met\u00e0 di giugno, un secondo periodo di acclimatazione, mentre una parte di materiali verr\u00e0 trasportata all\u2019inizio del crestone Abruzzi, lungo il quale verr\u00e0 sferrato l\u2019attacco al K2.<\/p>\n<p>Ed eccoci alla fase cruciale. Dalla met\u00e0 di giugno al 25 luglio sar\u00e0 fatto l\u2019assalto decisivo, previo allestimento di una catena di nove campi affinch\u00e9 la cordata di punta non abbia a dover superare, nell\u2019estremo balzo, un dislivello eccessivo. Nel caso che in queste settimane il tempo sia ostinatamente sfavorevole, un secondo tentativo verr\u00e0 fatto nel periodo dal 25 luglio al 20 agosto. Ma si spera che questo secondo sforzo non sar\u00e0 necessario.<\/p>\n<p>Il ritorno in Italia \u00e8 previsto per la met\u00e0 di agosto, se riuscir\u00e0 il primo tentativo; l\u201911 settembre, se invece la manovra di attacco dovr\u00e0 essere ripetuta.<\/p>\n<p>Il capo della spedizione<\/p>\n<p>Il professor Ardito Desio \u00e8 un uomo di 56 anni, friulano, piuttosto piccolo, magro ed asciutto, il naso aquilino, l\u2019espressione cordiale e sorridente. Titolare dell\u2019Istituto di geologia dell\u2019Universit\u00e0 di Milano, ha al suo attivo, a parte vari ponderosi lavori scientifici, numerose spedizioni: nelle Alpi, nel Dodecanneso, nel Karakorum (dove and\u00f2 come geografo e geologo col duca di Spoleto nel 1929), in Persia (dove nel 1933 esplor\u00f2 la catena dello Zard-e Kuh, compiendo una serie di prime ascensioni), nel Sahara libico, nel Tibesti, nell\u2019Africa Orientale e in Albania. \u00c8 membro del Club Alpino Accademico Italiano. Oltre alla sua specifica competenza alpinistica egli ha quindi una grande pratica delle difficolt\u00e0 che presentano le spedizioni in regioni remote, selvagge e inospitali, dove massima \u00e8 la solitudine e tutto deve essere calcolato meticolosamente prima di partire. Possiede quindi tutti i titoli, per dir cos\u00ec, formali per dirigere l\u2019impresa del K2. Ma ci\u00f2 che soprattutto d\u00e0 affidamento, a quanti l\u2019hanno conosciuto di persona, \u00e8 la sua straordinaria vitalit\u00e0 ed energia. Bench\u00e9 non sia pi\u00f9 un giovanotto, d\u00e0 l\u2019impressione di essere veramente instancabile e stupisce la sua serenit\u00e0, la sua calma, il suo ponderato ottimismo anche quando si accavallano all\u2019improvviso preoccupazioni e grane. Qualcuno l\u2019ha paragonato a certi personaggi di Verne; e il paragone ci sembra che vada benissimo purch\u00e9 non si intenda che Desio sia uomo alla vecchia; anzi. Sotto la sua perenne giovialit\u00e0, che del resto non \u00e8 una maschera ma corrisponde al fondo vivace e socievole del suo temperamento, non \u00e8 poi difficile indovinare, per poco che lo si abbia frequentato, una grande fermezza di carattere. Del resto anche da vecchi alpinisti di difficile contentatura e facili alla critica abbiamo sentito esprimere, sul conto di Desio, a proposito del K2, una fiducia senza riserve. In poche parole: per la competenza, per l\u2019esperienza, per la chiarezza di vedute e per capacit\u00e0 di comando egli appare l\u2019uomo pi\u00f9 indicato.<\/p>\n<p>Gli uomini<\/p>\n<p>La selezione \u00e8 stata fatta col massimo scrupolo e con piena serenit\u00e0 di giudizio. Da alcuni essa ha tuttavia avuto una curiosa interpretazione, come se il non essere ritenuto adatto ad ascensioni oltre gli 8000 significasse una <em>capitis deminutio<\/em> fisica o morale. Ebbene: ci sono uomini capacissimi di affrontare i pi\u00f9 tosti \u00absesti gradi\u00bb delle Alpi, che tuttavia non sono in grado di cimentarsi a quelle altezze estreme; e questo non gi\u00e0 perch\u00e9 manchi loro il coraggio o la forza d\u2019animo bens\u00ec per deficienze fisiche. Deficienze, ben si intende, sempre relative perch\u00e9 tutti i candidati della \u00abprima ora\u00bb erano elementi di primissimo ordine e una esclusione non poteva in alcun modo diminuire la loro statura di alpinisti.<\/p>\n<p>Polemiche si sono avute specialmente per l\u2019esclusione di Riccardo Cassin, il quale \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 glorioso esponente dell\u2019alpinismo italiano. Ma \u00e8 assurdo vedere nel parere negativo espresso dai medici un giudizio sia pur menomamente sfavorevole dal punto di vista tecnico o morale. Egli stesso del resto, persona seria come \u00e8, si \u00e8 subito reso conto, quando ha letto i \u00abreferti\u00bb, di non poter partecipare all\u2019impresa. Non che gli fossero state riscontrate delle gravi tare. Solo che, in rapporto agli altri candidati, egli risultava fisicamente meno efficiente.<\/p>\n<p>Dover decidere l\u2019esclusione di Cassin \u00e8 stata per i dirigenti una cosa ingrata. Desio per primo capiva quale garanzia per lui sarebbe stata la presenza di un uomo simile. E Desio stesso, per quanto scienziato, non esclude che un uomo uscito male da tutte le prove fisiologiche possa magari domani fare meraviglie anche oltre gli 8000. Ma come prendersi una responsabilit\u00e0 simile? Se proprio nel momento critico quelle riscontrate deficienze fisiche avessero all\u2019improvviso messo Cassin in condizione di inferiorit\u00e0? Il malessere di un sol uomo lass\u00f9 pu\u00f2 avere \u2013 vedi spedizione Wiessner del 1939 e spedizione Houston dell\u2019anno scorso \u2013 tragiche o addirittura catastrofiche conseguenze.<\/p>\n<p>Chiarito questo punto, non resta che presentare brevemente gli alpinisti convocati per il secondo campeggio (undici uomini, di cui uno dovr\u00e0 essere scartato) con la avvertenza che fino al giorno della partenza non si pu\u00f2 escludere che possa intervenire qualche cambiamento:<\/p>\n<p><em>Enrico Abram<\/em>, di 31 anni, da Bolzano, guida alpina, noto sestogradista dolomitico.<\/p>\n<p><em>Ugo Angelino<\/em>, di 30 anni, da Coggiola (Vercelli), accademico.<\/p>\n<p><em>Walter Bonatti<\/em>, di 24 anni, da Bergamo, accademico, celebre per aver scalato la parete del Grand Capucin sul Monte Bianco.<\/p>\n<p><em>Achille Compagnoni<\/em>, da Sant\u2019Antonio Valfurva, guida a Valtournenche, di 39 anni.<\/p>\n<p><em>Cirillo Floreanini<\/em>, accademico, di Cave del Predil (Udine).<\/p>\n<p><em>Pino Gallotti<\/em>, di 34 anni, ingegnere, accademico, presidente della sucai.<\/p>\n<p><em>Lino Lacedelli<\/em>, di 30 anni, guida alpina, uno dei pi\u00f9 audaci \u00abscoiattoli\u00bb di Cortina d\u2019Ampezzo.<\/p>\n<p><em>Mario Puchoz<\/em>, guida alpina, di Courmayeur, di 35 anni.<\/p>\n<p><em>Ubaldo Rey<\/em>, di 30 anni, guida, pure di Courmayeur.<\/p>\n<p><em>Gino Sold\u00e0<\/em>, guida alpina, da Recoaro, di 46 anni, tra i pi\u00f9 famosi campioni del sesto grado, che ha vinto tra l\u2019altro la parete sud-ovest della Marmolada.<\/p>\n<p><em>Sergio Viotto<\/em>, guida alpina, di 25 anni, da Courmayeur.<\/p>\n<p>Il gruppo scientifico che andr\u00e0 per suo conto, sar\u00e0 composto dal dott. Bruno Zanettin, petrografo, dal prof. Antonio Marussi, geofisico, dal colonnello Enrico Ceccioni, topografo, dell\u2019Istituto Geografico Militare e dal capitano Francesco Lombardi, topografo, da un antropogeografo di cui non si conosce ancora il nome.<\/p>\n<p>Medico della spedizione, come si \u00e8 detto, \u00e8 il dott. Guido Pagani, accademico.<\/p>\n<p>Equipaggiamento<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che le esperienze delle ultime spedizioni imalaiane svizzere e inglesi sono state preziose, anche perch\u00e9 alpinisti britannici ed elvetici ci hanno dato, con spirito cameratesco e grande cavalleria, tutte le richieste informazioni.<\/p>\n<p>Le tende isotermiche, a doppio telo cos\u00ec da creare una intercapedine isolante, sono state costruite in Italia.<\/p>\n<p>Il vestiario per le alte quote non differir\u00e0 granch\u00e9 da quello usato dagli svizzeri e dagli inglesi; quindi giubboni \u00abtutta piuma\u00bb altrimenti detti \u00abduvet\u00bb, imbottiti di piuma e fatti di tessuto leggerissimo ma assai isolante.<\/p>\n<p>Le scarpe saranno, a quanto \u00e8 dato sapere, simili al tipo svizzero; cio\u00e8 di cuoio a doppia tomaia con imbottitura di opossum e completate da una specie di ghetta che arriva fin sotto il ginocchio. Il tipo inglese per altissima quota, fatto di materiale leggerissimo, \u00e8 giudicato infatti \u2013 a detta dello stesso colonnello Hunt \u2013 troppo fragile e cedevole. Anche le altre scarpe, da usare sotto i 7000 metri, avranno imbottitura di pelo.<\/p>\n<p>In quanto alle maschere di respirazione, dopo accurati studi ed esperienze si \u00e8 finito per scegliere un tipo a circuito aperto \u2013 con utilizzazione cio\u00e8 anche dell\u2019ossigeno dell\u2019atmosfera \u2013 costruite in Italia con qualche modifica rispetto al tipo svizzero e a quello inglese. Gli inglesi avevano portato tre tipi di apparecchi: quello a circuito chiuso, che fu usato da Hillary e Tenzing, quello a circuito aperto, e un terzo, pure a circuito aperto, usato di notte in tenda. Ma a parte il fatto che l\u2019apparecchio a circuito chiuso d\u00e0 luogo a vari inconvenienti, \u00e8 ovvio che il dover portare ai campi superiori due o tre equipaggiamenti del genere anzich\u00e9 uno solo costituisce un preoccupante aggravio di peso. E a quelle altezze anche mezzo chilo risparmiato significa un considerevole vantaggio.<\/p>\n<p>L\u2019involucro delle bombole \u00e8 stato studiato apposta e realizzato con materiale superleggero, con un netto miglioramento su quelle usate dagli inglesi. Il problema del peso da portare \u00e8 a quelle altezze estremamente delicato. E il ridurre di uno o due chilogrammi l\u2019apparecchio di respirazione pu\u00f2 costituire una probabilit\u00e0 in pi\u00f9 di successo.<\/p>\n<p>Un particolare pittoresco: tende, giacche a vento, zaini, eccetera saranno a colori vivacissimi, cos\u00ec da poter essere avvistati, sul bianco della neve, anche a grandissima distanza, senza contare l\u2019evidente vantaggio per le fotografie o imprese cinematografiche a colori.<\/p>\n<p>Il preventivo, calcolato senza ristrettezze ma anche senza esagerazioni, ammonta a 107 milioni di lire (pare che la spedizione inglese all\u2019Everest non sia costata meno di 300 milioni).<\/p>\n<p>Il piano finanziario \u00e8 cos\u00ec impostato: 50 milioni li dovrebbe dare, quale contributo straordinario, il Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso un finanziamento deliberato dal Parlamento con apposita legge, 5 ne ha dati il Comune di Milano, 5 la Provincia di Milano, 5 almeno dovrebbe stanziarne la Cassa di Risparmio, un milione \u00e8 stato dato dal Comune di Torino, altri 12 sono attesi dagli enti locali del Piemonte e del Veneto; almeno dieci provengono da contributi privati; 20 milioni infine li d\u00e0 il coni.<\/p>\n<p>Non ci sono dubbi sulla positivit\u00e0 di tali finanziamenti, ma trattandosi in gran parte di somme stanziate da enti pubblici, le pratiche relative si sono, come al solito, attardate. A un certo punto, verso la fine di gennaio, si cominciava a essere preoccupati, soprattutto per quanto riguarda i 50 milioni del Consiglio delle Ricerche.<\/p>\n<p>Attualmente per\u00f2 la raccolta dei fondi sembra ormai avviata per il meglio; a coprire gli eventuali vuoti c\u2019\u00e8 ad ogni modo una garanzia rassicurante. Il dottor Luigi Morandi, presidente dell\u2019Ente manifestazioni milanesi, apprezzando l\u2019importanza della iniziativa nella quale \u00e8 in gioco il prestigio del Paese e giudicando che, nonostante il suo carattere nazionale, si tratta di una impresa soprattutto milanese (sia perch\u00e9 partir\u00e0 da Milano, sia perch\u00e9 a Milano \u00e8 nata ed \u00e8 stata preparata), ha preso a cuore il problema e ha dichiarato che, qualora intervenissero intralci o ritardi nella erogazione delle attese quote, Milano sapr\u00e0 ancora una volta dimostrare il suo generoso slancio anticipando le somme necessarie. Ci\u00f2 che ha permesso a Desio e ai membri della Commissione di dormire sonni tranquilli.<\/p>\n<p>Anche in sede strettamente confidenziale, il prof. Desio ha fiducia che l\u2019impresa riuscir\u00e0. A chi gli fa notare come la preparazione degli uomini sia stata affrettata, risponde che lo stesso, pi\u00f9 o meno, \u00e8 accaduto anche nei precedenti tentativi stranieri. Hillary, il vincitore dell\u2019Everest, per esempio, non aveva fatto n\u00e9 in Europa n\u00e9 in Nuova Zelanda alcun campo di acclimatazione ad alta quota. E circa le capacit\u00e0 strettamente alpinistiche, gli italiani non hanno certo nulla da imparare dai colleghi, pur bravissimi, che li hanno preceduti sui ghiacci imalaiani.<\/p>\n<p>Abbiamo l\u2019impressione che Desio abbia gi\u00e0 concepito un preciso piano di attacco; ma non ce l\u2019ha voluto rivelare. \u00c8 presumibile tuttavia che l\u2019azione decisiva far\u00e0 perno sulla \u00abspalla\u00bb, cio\u00e8 sul lungo pendio relativamente dolce alla sommit\u00e0 della cresta Abruzzi, pendio che sale da quota 7400 a 8100, fino alla base della muraglia finale. \u00c8 probabile che il capo del gruppo d\u2019assalto \u2013 con investitura formale o no, un capo infatti ci sar\u00e0 \u2013 dovr\u00e0 stare lass\u00f9 e manovrare le cordate di punta, nei momenti pi\u00f9 favorevoli; pu\u00f2 darsi benissimo che al tentativo massimo partecipi egli stesso. Ogni cura e ogni sforzo dovranno perci\u00f2 essere dedicati alla sistemazione e al rifornimento degli ultimi campi da piantare sulla \u00abspalla\u00bb pi\u00f9 in alto che sar\u00e0 possibile. In quanto a Desio, \u00e8 improbabile che egli voglia spingersi lass\u00f9. II suo dovere di capo della spedizione lo tratterr\u00e0 relativamente in basso, cos\u00ec da poter controllare la spola dei portatori lungo il crestone Abruzzi e tenere in pugno la delicatissima macchina dei rifornimenti.<\/p>\n<p>Prevedere quali saranno i successivi episodi della grande impresa \u00e8 oggi impossibile. Per quanto fervida, la nostra fantasia non riesce ad uguagliare la maestosit\u00e0 terribile della favolosa montagna n\u00e9 a rappresentarsi il travaglio dei piccolissimi uomini impegnati in quella magnanima lotta ai confini supremi della terra.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082735\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_005.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082737\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_004.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082738\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_006.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082740\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_003.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082741\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_002.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12082742\/RP_1954_01_La-spedizione-italiana-al-K2_001.webp"}]}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}