{"id":3485,"date":"2026-06-12T08:19:53","date_gmt":"2026-06-12T08:19:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3485"},"modified":"2026-06-12T08:19:53","modified_gmt":"2026-06-12T08:19:53","slug":"vecchi-saloni-dellauto","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/vecchi-saloni-dellauto\/","title":{"rendered":"Vecchi saloni dell\u2019auto"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3483,"template":"","categories":[],"tags":[22],"class_list":["post-3485","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-impresa-produzione-e-lavoro"],"acf":{"edizione":"n\u00b0 2, 1952","autore":[{"ID":65,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 14:00:22","post_date_gmt":"2019-04-08 14:00:22","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Disegnatore, grafico e progettista (1879-1959). Figlio di Roberto Biscaretti di Ruffia, cofondatore della FIAT da cui eredita la passione per le automobili, esordisce collaborando con le principali aziende automobilistiche italiane in qualit\u00e0 di disegnatore tecnico. Nel 1907 fonda a Torino lo Studio tecnico Carlo Biscaretti, punto di riferimento di diverse aziende italiane ed europee per il disegno tecnico e la grafica pubblicitaria. Dal 1916 al 1930 \u00e8 direttore dell\u2019Ufficio stampa e pubblicit\u00e0 della casa automobilistica Itala. Nel 1933, su suo progetto, prende il via la realizzazione del Museo dell\u2019Automobile di Torino, aperto al pubblico nel 1939 e successivamente ampliato dopo un lungo iter.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Carlo Biscaretti","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"carlo-biscaretti","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 14:00:26","post_modified_gmt":"2019-04-08 14:00:26","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=65","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>I primi Saloni dell\u2019Automobile furono generalmente assai modesti e quasi sempre a seguito di qualche avvenimento sportivo, che determinando la riunione di un certo numero di esemplari del nuovo veicolo, ne favoriva poi a gara avvenuta la esposizione al pubblico. In Francia, in occasione della prima corsa mondiale, la Parigi-Rouen, i concorrenti vennero esposti alla galleria Rapp e il popolo accorse festante a vederli. Giornata indimenticabile il 22 luglio 1894. E di tale importanza da indurre il \u00abNew-York Herald\u00bb a far seguire la corsa da un redattore viaggiante&#8230; in bicicletta. Impresa eroica trattandosi di percorrere 125 km. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nel 1895 seconda esibizione in occasione della corsa Parigi-Bordeaux. L\u2019avvenimento \u00e8 di importanza eccezionale, poich\u00e9 prendono parte alla parata 39 costruttori e 22 fabbricanti di accessori. Al Salone vero e proprio non ci siamo ancora ma tre quarti del cammino sono brillantemente superati.<\/p>\n<p>Segue l\u2019Inghilterra nel 1896 quando a festeggiare l\u2019abolizione delle restrizioni alla circolazione automobilistica, patrocinata da Sir David Salomon, viene organizzata la celebre passeggiata Londra-Brighton e le macchine concorrenti sono poi messe in mostra, forse allo scopo di convincere i governanti che si trattava semplicemente di congegni meccanici e non di bestie feroci, assetate di sangue del popolo.<\/p>\n<p>Poi le date si snodano e si rassomigliano. La marea automobilistica sale regolarmente e contemporaneamente in tutte le nazioni che possiedono una industria organizzata.<\/p>\n<p>E quindi Berlino nel 1899, Bruxelles 1899, New York 1900, Vienna 1900 per non accennare che ai maggiori.<\/p>\n<p>E l\u2019Italia? Scusate se a questo punto parlo di me, ma ormai la mia vita \u00e8 tanto intimamente legata al movimento automobilistico da obbligarmi mio malgrado a farlo.<\/p>\n<p>Quando in occasione della ripresa dei Saloni torinesi nel 1948, io mi permisi di mettere avanti la mia proposta, di numerare i Saloni italiani secondo giustizia, fui molto in dubbio, se far partire la nostra era dal 1899 piuttosto che dal 1900. Effettivamente nell\u2019aprile 1899 in occasione della settimana motoristica organizzata da mio padre, presidente dell\u2019ac di Torino, i veicoli partecipanti, una ventina, erano stati adunati al Palazzo delle Belle Arti al Valentino ed esposti al pubblico. Ma la modestissima esibizione non aveva assunto il vero e proprio carattere di Salone, poich\u00e9 l\u2019ingresso era libero e le macchine esposte ancora coperte della onorata polvere conquistata gareggiando.<\/p>\n<p>Ed i bravi torinesi visitatori furono assai scarsi. Perci\u00f2 credetti opportuno di rimandare l\u2019inizio della numerazione al 1900, quando una vera mostra regolare fu bandita, ancora una volta a seguito di una settimana sportiva organizzata dall\u2019ac di Torino.<\/p>\n<p>[&#8230;] Il salone centrale rigurgitava delle belle macchine francesi che avevano preso parte ai concorsi della settimana. [&#8230;] Le altre sale accoglievano il fiore della produzione nazionale.<\/p>\n<p>In testa la nuovissima \u00abFiat\u00bb, appena nata, ma gi\u00e0 superbamente vitale. [&#8230;]<\/p>\n<p>In secondo piano la \u00abOrio\u00bb e la \u00abMarchand\u00bb di Piacenza, fabbrica che godeva di una simpatica notoriet\u00e0 e che avrebbe potuto, forte del suo lavoro e delle sue iniziative, avere un brillante destino, se l\u2019avversit\u00e0 non l\u2019avesse bersagliata fin dal principio, privandola del principale animatore, Orio.<\/p>\n<p>Michele Lanza era presente con una serie di parecchi veicoli ognuno dei quali rappresentava un prototipo fine a se stesso. [&#8230;]<\/p>\n<p>E poi ancora Ceirano colle \u00abWelleyes\u00bb, le progenitrici della \u00abFiat\u00bb, le vetturette \u00abRacca\u00bb. Accanto ai torinesi, unico milanese il Prinetti e Stucchi coi tricicli famosi a motori accoppiati che nelle mani di Ettore Bugatti conquistarono allori, su infiniti campi di gara.<\/p>\n<p>Come contorno accessori, in gran parte stranieri rappresentati da italiani. [&#8230;]<\/p>\n<p>La modesta mostra fu un successo e ne uscirono soddisfatti organizzatori e visitatori, numerosi ed entusiasti. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nel 1901 ecco Milano che si fa innanzi con una Esposizione Internazionale di Automobilismo in occasione della Mostra di Allevamento e Sport.<\/p>\n<p>Il \u00abSalone\u00bb non fu troppo favorito dal tempo tremendamente piovoso. Ed una altra iattura colp\u00ec la manifestazione milanese: lo sciopero dei carrozzai. E per giunta, noi del Giro d\u2019Italia stavamo ancora faticosamente arrancando sulle strade della penisola per mandare a termine la eroica impresa (1500 km circa) e le nostre macchine tardavano a comparire negli stalli loro assegnati alla bella esposizione.<\/p>\n<p>[&#8230;] La lista dei presenti \u00e8 lunga e completa. Da Reina e Zanardini, fari e fanali al buon Oleoblitz che inizia una brillante carriera. \u00abL\u2019olio che ha l\u2019et\u00e0 dell\u2019automobile!\u00bb Mi pare che si dica cos\u00ec&#8230; Da Prinetti e Stucchi che espone vetture e tricicli, a Ettore Bugatti costruttore del suo bellissimo giocattolo sportivo. Una vetturetta che io ricordo bene e che aveva gi\u00e0 molte caratteristiche della moderna macchina da corsa. Dai fratelli Marchand come sempre in prima linea, a Giuseppe Ricordi, il pap\u00e0 dell\u2019automobilismo milanese, rappresentante ultradinamico della \u00abBenz\u00bb, della \u00abAigle\u00bb, della \u00abPanhard\u00bb, della \u00abDe Dietrich\u00bb. Dalla \u00abFlorentia\u00bb alla \u00abRichard\u00bb, da Bonacini che presenta l\u2019omnibus, carrozzato dal modenese Orlandi, a T\u00fcrkheimer coi motori \u00abDurkopp\u00bb. E poi in grande come sempre la \u00abFiat\u00bb gi\u00e0 dominatrice, Rosselli di Torino, Bencetto, il Rivella milanese, e ancora Isotta e Fraschini, che intraprendono la gloriosissima ascesa.<\/p>\n<p>La sigla \u00abPirelli\u00bb non figura. Perch\u00e9 mai? Essa non aveva ancora a quel tempo preso posto tra i grandi del pneumatico, se pur gi\u00e0 celebre in altro campo. Basta leggere il libro dedicato alla sua storia per comprendere quali difficolt\u00e0 dovesse affrontare anche uno stabilimento di eccezione per iniziare questa nuova attivit\u00e0. E la battaglia per fare grande la fabbrica nazionale e milanese anche in questo campo fu dura e laboriosa. In quegli anni cruciali ed entusiasmanti (chi li ha vissuti \u00e8 stato favorito dalla Provvidenza) ferveva in pieno svolgimento la feroce battaglia tra i fabbricanti di pneumatici di tutte le nazioni: battaglia che si placher\u00e0 pi\u00f9 tardi nella pacata comprensiva paternit\u00e0, determinata dalla massa di lavoro da compiere in comune.<\/p>\n<p>Ho sott\u2019occhio una pagina pubblicitaria, in occasione del decennale del Salone di Parigi (1907) e ci sta scritto:<\/p>\n<p>\u00abIl pneumatico A \u00e8 presente con 1128 ruote; il B con 681 ruote; il C con 350 ruote; il D con 314 ruote; l\u2019E con 138 ruote; l\u2019F con 58 ruote. Sessantatr\u00e9 marche diverse si disputano 218 ruote\u00bb.<\/p>\n<p>Ed un\u2019altra ancor pi\u00f9 truculenta e che rimbomba come un solenne grido di guerra:<\/p>\n<p>\u00abAl&#8230; Salone la nostra Casa presenta l\u201989% delle ruote esposte&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>La divertente battaglia a suon di ruote si prolungher\u00e0 accanita ed insistente per molti e molti anni. Finch\u00e9 le nostre gloriose marche di pneumatici non riusciranno pi\u00f9 a contare le ruote che solcano le vie del mondo.<\/p>\n<p>I Saloni italiani hanno preso l\u2019avvio e si fanno ogni giorno pi\u00f9 belli e grandiosi. \u00c8 il periodo d\u2019oro quello: quando le maggiori fabbriche sacrificano un patrimonio per allestire dei posteggi di una ricchezza inaudita e che ad un certo punto (\u00e8 forse un\u2019eresia quella che io dico) superer\u00e0 in valore il valore stesso del prodotto esposto. E ci\u00f2 fino all\u2019anno terribile: il 1914 che vede crollare un mondo. Quel mondo che noi vecchi abbiamo avuto la fortuna di godere, entro certi limiti. Sereno, un po\u2019 pesante e monotono, ma imperturbabile, placido, talvolta accompagnato da una riposante sicurezza che, nervi in riposo, permetteva ad ognuno di finire in pace i suoi giorni, certo di lasciare ai figli, dei figli, una casa, un patrimonio, un avvenire felice.<\/p>\n<p>Dopo la lunga parentesi, la teoria riprende in tono minore. E toccher\u00e0 a Milano di ridare l\u2019avvio, con fiducioso coraggio. Nel 1920 sui bastioni di Porta Venezia, una serie di modesti posteggi di fortuna, da cui sono assenti le maggiori fabbriche, accoglie pochi volenterosi. Tanti per\u00f2 quanto basta per dimostrare che l\u2019Italia \u00e8 in piedi pronta a ricominciare. E ricomincia per davvero con un formidabile lotto di 16 saloni (salvo l\u2019interruzione di Roma 1929) uno pi\u00f9 bello dell\u2019altro, che formano la seconda serie conclusa nel 1937.<\/p>\n<p>Secondo cataclisma, seconda interruzione. L\u2019Italia ha decisamente finito di rappresentare qualcosa nel consesso delle nazioni civili? Ma neanche per sogno: l\u2019Italia ha mille vite e rinascer\u00e0 sempre a dispetto di tutti. [&#8230;]<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12081206\/RP_1952_02_Vecchi-saloni-dellauto_003.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12081204\/RP_1952_02_Vecchi-saloni-dellauto_004.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12081202\/RP_1952_02_Vecchi-saloni-dellauto_005.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/12081200\/RP_1952_02_Vecchi-saloni-dellauto_001.webp"}]}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3485","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3483"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}