{"id":3455,"date":"2026-06-11T13:25:11","date_gmt":"2026-06-11T13:25:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3455"},"modified":"2026-06-11T13:25:11","modified_gmt":"2026-06-11T13:25:11","slug":"meditazioni-su-di-un-balloon","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/meditazioni-su-di-un-balloon\/","title":{"rendered":"Meditazioni su di un balloon"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3456,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-3455","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 5, 1967","autore":[{"ID":137,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 15:32:02","post_date_gmt":"2019-04-08 15:32:02","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore, linguista e semiologo (1932-2016), \u00e8 uno degli intellettuali italiani pi\u00f9 noti all\u2019estero. Laureato in filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Torino con una tesi su Tommaso d\u2019Aquino, dopo un\u2019esperienza in RAI in qualit\u00e0 di autore pubblica il saggio <em>Opera aperta<\/em> (1962), seguito da <em>Apocalittici e integrati<\/em> (1963). Professore di semiotica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna dal 1971, \u00e8 tra gli ispiratori del primo corso di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS) dello stesso ateneo. Nel 1980 esordisce nella narrativa con il best seller mondiale <em>Il nome della rosa<\/em>, cui seguir\u00e0 nel 1988 <em>Il pendolo di Foucault<\/em>. Tra i suoi saggi di maggior successo: <em>Diario minimo<\/em> (1963); <em>Lector in fabula<\/em> (1979); <em>Kant e l\u2019ornitorinco<\/em> (1997).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Umberto Eco","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"umberto-eco","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 15:32:07","post_modified_gmt":"2019-04-08 15:32:07","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=137","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><strong>I grow old&#8230; <\/strong><strong>I grow old&#8230; I shall wear the bottom of my trousers rolled&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come sono vecchio&#8230; Ricordo certi periodi della storia d\u2019Italia che ai pi\u00f9 giovani sembreranno incomprensibili.<\/p>\n<p>C\u2019era per esempio un tempo (molto prima degli anni sessanta) che ci si ritrovava un tempo a bere la birra di qua o di l\u00e0 e all\u2019improvviso uno nominava Gordon. E allora nel gruppo alcuni (ma pochi, solo alcuni che ormai si riconoscevano a vista) alzavano il capo, e uno diceva in tono di sfida: \u00abCome si chiamava il re degli uomini falco?\u00bb. Un momento di esitazione, e poi (ma tutti insieme \u2013 il gruppo degli eletti): \u00abVultano!\u00bb. La risposta \u00e8 esatta (pensate, allora non esisteva neppure Mike Bongiorno, e ora che ricordo bene uno di coloro con cui facevo questi giochi era Romolo Siena, il futuro regista di \u00abLascia o Raddoppia\u00bb). Eravamo gli amatori dei fumetti. Si lavorava per di pi\u00f9 sulla memoria. Pochi avevano collezioni a casa. Chi le aveva non le mostrava agli altri. O non sapeva di averle. Le ha ritrovate dopo in certi solai.<\/p>\n<p>Verso il 1956 (o \u201957) \u2013 lavoravo in televisione ai programmi culturali \u2013 organizzai il programma \u00abQui comincia la storiella\u00bb, ideato da Vezio Melegari, con la regia di Pier Paolo Ruggerini. Era una serie di rievocazioni sui personaggi dei primi comics, quelli arrivati in Italia attraverso il \u00abCorriere dei Piccoli\u00bb. Consultavo le annate a Brera (certo ci sono, e anche quelle di \u00abTopolino\u00bb) e ricordo che era una grande emozione scoprire l\u2019esistenza di collezionisti. \u00abEsiste un certo Ferraro di Padova che ha tutte le annate di \u201cJumbo\u201d!\u00bb. Possibile? Come ha fatto?<\/p>\n<p>Oggi i collezionisti si riuniscono alle assise del fumetto di Lucca, o pubblicano annunci economici su \u00abLinus\u00bb. Le annate si pagano a peso d\u2019oro, nasce la speculazione. Divento vecchio, divento vecchio&#8230;<\/p>\n<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3457 alignleft\" src=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132358\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_001.jpg\" alt=\"\" width=\"724\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132358\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_001.jpg 724w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132358\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_001-300x207.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Shall I part my hair behind? Do I dare to eat Miss Peach?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era il 1962. A un congresso filosofico all\u2019Universit\u00e0 di Roma parlai sulla struttura del tempo nei fumetti di Superman.<\/p>\n<p>Partecipavano (il congresso era sulla \u00abdemitizzazione\u00bb) fenomenologi francesi, domenicani tedeschi e teologi protestanti olandesi. Mi guardavano con occhi sbarrati. I domenicani e i teologi protestanti, sornioni, mi rubarono vari pezzi della mia collezione di albi, che avevo portato come documenti, nascondendoli nelle ampie maniche delle tonache o in rigide cartelle ministeriali.<\/p>\n<p>Quando pubblicai gli studi di semantica del fumetto su \u00abApocalittici integrati\u00bb, i critici pi\u00f9 surcigliosi affermarono che non si dovevano affrontare argomenti cos\u00ec frivoli con strumenti culturali comunemente applicabili a Kant. Come dire che la chimica serve a studiare i profumi ma non il letame, per quello bastano le parolacce. I primi studiosi del fenomeno si riunivano quasi di nascosto. Chi ne aveva parlato prima ancora, era considerato un giornalista bizzarro. Ora, come \u00e8 giusto, appaiono in vari istituti universitari tesi sui fumetti, si aprono congressi, si discutono comunicazioni, non riesco a seguire la letteratura sull\u2019argomento, talora mi viene il desiderio di leggermi un fumetto in santa pace senza problemi. Il boom della consapevolezza mi ha superato di un balzo, mi sento un avanzo della preistoria.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>In the room the women come and go talking of Charlie Brown&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora \u00abLinus\u00bb ha rotto il fronte. Il fumetto \u00e8 diventato un fatto nazionale, e high brow per soprammercato. Intendiamoci, l\u2019azione di \u00abLinus\u00bb \u00e8 stata benemerita, ha sottratto da una situazione di minorit\u00e0 un prodotto intellettuale del nostro tempo che ci avevano abituato a considerare sottoprodotto. Ma la scoperta intellettuale ha generato (\u00e8 l\u2019accompagnamento fatale di ogni diffusione culturale) lo snobismo di massa. Si esce dalle catacombe con gli occhi ancora inadattati alla luce del sole e chi ieri sacrificava agli dei ci grida in faccia: \u00abE tu, non vai a messa?\u00bb.<\/p>\n<p>Col boom della consapevolezza critica, col boom della diffusione del prodotto, \u00e8 nato il boom dei fans.<\/p>\n<p>I collezionisti vincono gli studiosi due a zero. I congressi sui fumetti stanno diventando congressi misti in cui, agli psichiatri che analizzano gli effetti e ai sociologi che fanno analisi di contenuto sui caratteri dei personaggi, si alternano (senza troppe distinzioni) gli speculatori su annate rare. Presto la comunicazione introduttiva sugli \u00abEffetti del segno deformante sulla percezione della fisionomia\u00bb sar\u00e0 tenuta da Cocco Bill. Vinta la battaglia occorrer\u00e0 procedere forse alle purghe. Ogni rivoluzione deve divorare i propri figli pi\u00f9 imprudenti. Ma \u00e8 triste, cos\u00ec facendo si istituzionalizza, dai comitati di salute pubblica si passa al primo impero. Non so con esattezza cosa convenga fare. Divento vecchio.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>And should I then presume? <\/strong><strong>And how should I begin?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come non essere riconoscenti agli editori che hanno affrontato il problema dell\u2019antiquariato di massa? Ed ecco le riedizioni, vecchie pagine ingiallite che vengono fotografate su copie uniche e diffuse a centinaia di migliaia di esemplari. Operazione necessaria, cos\u00ec si possono analizzare personaggi e storie che rievocavamo soltanto sul filo del ricordo. Ma la conseguenza \u00e8 fatale: la memoria si sfalda e rivela i suoi belletti e le sue rughe. Idoli delle nostre reminiscenze mostrano il loro volto di Dorian Gray alla chiara luce del giorno. Come erano noiose le vicende di Gordon. Come disegnava male il primo Pat Sullivan. Come erano poco sexy e tutte coca-cola le ragazze del primo Terry e i Pirati.<\/p>\n<p>Certo, anche la scienza vuole le sue vittime, attraverso i difetti dei prodotti \u00abstorici\u00bb si capisce meglio la loro natura, e la societ\u00e0 che li consumava. Bisognava pure che \u00abLinus\u00bb pubblicasse tanto Li\u2019l Abner per accorgerci sino in fondo che Al Capp non \u00e8 un satirico radicale ma un fascista che si ignora. Grazie a dio oggi sappiamo tutto sui nostri miti. E ci sentiamo pi\u00f9 tristi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Should say: \u00abThat is not what I meant at all. That is not it, at all\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3458\" src=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132400\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_003-da-unire-con-002.jpg\" alt=\"\" width=\"396\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132400\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_003-da-unire-con-002.jpg 396w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11132400\/RP_1967_5_Meditazioni-su-di-un-baloon_003-da-unire-con-002-238x300.jpg 238w\" sizes=\"auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/p>\n<p>Una volta scoperto quello che gli storici sapevano, che il fumetto \u00e8 un mezzo di comunicazione per adulti, passato casualmente ai bambini, ecco nascere in Italia i fumetti per adulti. Siccome quelli nati in America per adulti qui venivano consumati dai ragazzi, i grandi dovranno consumare cibi pi\u00f9 forti. Nasce il fumetto del delitto e della violenza. Bene, una volta tanto non mi sento vecchio. Mi sento di interpretare le ragioni vitali dei fumetti \u00abgiovani\u00bb del passato nel rifiutare il fumetto nero nostrano.<\/p>\n<p>Ma non vorrei essere frainteso. Non cadiamo nella trappola moralistica. S\u00ec lo so, un ragazzo ha assassinato il proprio professore, gli ha rubato i soldi, poi, sporco di sangue e col coltello in tasca \u00e8 andato al cinema, dove \u00e8 stato arrestato con Diabolik in tasca. Deduzione: chi legge Diabolik ammazza i professori. Storie. Se un ragazzo \u00e8 cos\u00ec sottosviluppato da ammazzare qualcuno e poi andare al cinema ancora sanguinante, cosa pretendete di trovargli in tasca? Proust? Ma nemmeno Nero Wolfe, che almeno insegna come procurarsi un alibi.<\/p>\n<p>Arrestano Cimino e trovano nel suo rifugio Diabolik e Satanik. Subito un taglio basso di terza del massimo quotidiano lombardo, firmato da un vincitore di premi letterari, si indigna: vedete, ecco cosa lo ha spinto alla violenza. Amenit\u00e0. Nel rifugio di Cimino c\u2019erano anche gli scacchi. Qual \u00e8 il nesso causale tra gli scacchi e la rapina a mano armata? Cosa deve fare un omicida braccato e costretto a stare rinchiuso per qualche settimana? Costruire ciclotroni e leggere Gadda? Ma i fumetti del brivido sono immorali perch\u00e9 sono mal disegnati e peggio scritti. Ho tra le mani il fascicolo in cui appare Lola i stella del Diner\u2019s Club\u00bb&#8230; Siamo al livello del mito orecchiato e digerito a misura della scuola differenziale. Se mi volete raccontare con disegni realistici una storia di sangue, fatelo. Ma fatelo bene. Se la prospettiva della Jaguar di Diabolik lascia a desiderare, per me vale il giudizio del professore di disegno: il prodotto non va (e parlo di Diabolik che \u00e8 ancora il pi\u00f9 dignitoso). Chester Gould col suo Dick Tracy racconta storie raccapriccianti, ma il disegno stilizzato corrode ironicamente la trama, sospende i fatti di sangue in un limbo di stile e di nevrosi grafica elegante. Date da leggere Jodelle e Barbarella ai vostri bambini, non diventeranno peggiori di quel che sono leggendo le antologie scolastiche e commemorando le entrate in guerra; ma togliete loro dalle mani i falsi animalisti che contraffanno Walt Disney.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>But as if magic lantern threw the nerves in patterns on a screen&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma per fortuna il boom, la facilit\u00e0 delle occasioni, il crescere di un nuovo pubblico, ha permesso a qualche persona di genio di ricreare un fumetto italiano che costituisce un contributo di cultura. Penso al Girighiz di Lunari, all\u2019altezza delle strisce satiriche pi\u00f9 celebrate. Penso agli universi pop-op e allucinati di Crepax. Vivaddio, questo \u00e8 disegno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec queste nuove esperienze di fumetto si allineano con quelle operazioni di presa in contropiede del fumetto, a cui ci ha abituato la pop art. Con Lichtenstein il fumetto entra nella pittura e ne escono sfigurati pittura e fumetto. Una simbiosi che cambia le carte in tavola alla figurativit\u00e0 e alle stesse forme astratte. Una societ\u00e0 diventa consapevole delle proprie immagini dominanti: non conta stabilire se lo fa con vigile ironia o con gioconda complicit\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>I am no prophet \u2013 and here\u2019s no great matter&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sta di fatto che il fumetto apparso violentemente alla ribalta ha cambiato le proprie carte in tavola. Nel momento in cui viene riscoperto come letteratura per adulti, obbliga a ridimensionare le opinioni che ci eravamo fatte sul suo effetto sui bambini. [&#8230;] \u00a0Si fanno esperienze sulla percepibilit\u00e0 delle immagini e ci si accorge che il fumetto non ha introdotto un linguaggio elementare e spontaneo comprensibile solo ai semplici: Fabio Canziani ci ha mostrato che i bambini pi\u00f9 piccoli non capiscono affatto quando Pippo \u00e8 arrabbiato, quando Paperone \u00e8 irritato, quando Cocco Bill sghignazza. Per capire il fumetto occorre addestramento culturale, 5 anni non bastano, ci vuole almeno la licenza media superiore. E si scopre altres\u00ec che era troppo facile l\u2019obiezione \u00abil fumetto permette di guardare le figure e scoraggia la lettura\u00bb, perch\u00e9 la maggior parte dei fumetti (se ne discuteva due anni fa a Parigi in un dibattito con Roland Barthes) affidano all\u2019immagine il compito di sottolineare le emozioni, di manifestare le accentuazioni simboliche, e lasciano che sia la nuvoletta, la parola a portare avanti l\u2019intreccio.<\/p>\n<p>Un territorio vastissimo si apre alla pedagogia, sui fumetti e i bambini sappiano pochissimo. Che i fumetti facciano male ai bambini \u00e8 ancora dubbio, quello che \u00e8 certo \u00e8 che i bambini fanno bene ai fumetti (sia lode a Charlie Brown e ai suoi amici); sappiamo che gli albi disegnati potrebbero far male agli adulti e certamente fanno male agli adulti troppo colti che non riescono neppure a cogliere il significato di un controcampo al cinema perch\u00e9 si sono rovinati la percezione sulle righe dei libri letti come feticci culturali e non come esperienze di costruzione del mondo.<\/p>\n<p>Una sola cosa \u00e8 veramente certa. Che non esiste pi\u00f9 il fumetto come problema. Esiste il problema dei fumetti. Cos\u00ec come (tranne che in doverose discussioni filosofiche) una societ\u00e0, anzich\u00e9 il problema del cinema, si pone il problema di una opzione tra \u00abBlow-Up\u00bb e Franchi e Ingrassia. Nel romanzo, tra Joyce e Mickey Spillane. Nella pittura, tra Picasso e Carlo Levi. Non possiamo pi\u00f9 giudicare come aspetti di uno stesso fenomeno Sadik e Neutron, Feiffer e Tiramolla, Fulmine e B.C.<\/p>\n<p>Questo vuol dire, almeno, che il fumetto non \u00e8 pi\u00f9 un fenomeno da baraccone, ma un fenomeno di cultura: se al termine \u00abcultura\u00bb si sottrae l\u2019alone di prestigio ingiusto a cui l\u2019aveva ridotto una concezione aulica dei rapporti tra gli uomini, e gli si restituisce il suo senso pi\u00f9 dimesso, di repertorio e sistema dei vari modi attraverso cui un gruppo e un\u2019epoca mettono in piazza (e cio\u00e8 \u00abcomunicano\u00bb) se stessi.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3455","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3456"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3455"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3455"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3455"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}