{"id":3447,"date":"2026-06-11T12:57:42","date_gmt":"2026-06-11T12:57:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3447"},"modified":"2026-06-11T12:57:42","modified_gmt":"2026-06-11T12:57:42","slug":"caro-stefano","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/caro-stefano\/","title":{"rendered":"Caro Stefano"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3448,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-3447","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 6, 1963","autore":[{"ID":137,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 15:32:02","post_date_gmt":"2019-04-08 15:32:02","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore, linguista e semiologo (1932-2016), \u00e8 uno degli intellettuali italiani pi\u00f9 noti all\u2019estero. Laureato in filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Torino con una tesi su Tommaso d\u2019Aquino, dopo un\u2019esperienza in RAI in qualit\u00e0 di autore pubblica il saggio <em>Opera aperta<\/em> (1962), seguito da <em>Apocalittici e integrati<\/em> (1963). Professore di semiotica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna dal 1971, \u00e8 tra gli ispiratori del primo corso di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS) dello stesso ateneo. Nel 1980 esordisce nella narrativa con il best seller mondiale <em>Il nome della rosa<\/em>, cui seguir\u00e0 nel 1988 <em>Il pendolo di Foucault<\/em>. Tra i suoi saggi di maggior successo: <em>Diario minimo<\/em> (1963); <em>Lector in fabula<\/em> (1979); <em>Kant e l\u2019ornitorinco<\/em> (1997).<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Umberto Eco","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"umberto-eco","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 15:32:07","post_modified_gmt":"2019-04-08 15:32:07","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=137","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p style=\"text-align: right;\">Natale 1963<\/p>\n<p>Caro Stefano,<\/p>\n<p>si avvicina il Natale e presto i negozi del centro (e quelli della periferia, naturalmente) saranno affollati di padri eccitatissimi che giocheranno la commedia della generosit\u00e0 annuale \u2013 essi, che hanno atteso con gioia ipocrita quel momento in cui potranno comperarsi, contrabbandandoli per i figli, i loro trenini preferiti, i teatri dei burattini, i tiri a segno per frecce e i ping-pong casalinghi. Io star\u00f2 a vedere, perch\u00e9 quest\u2019anno non \u00e8 ancora il mio turno, tu sei troppo piccolo, e i giocattoli Montessori non mi divertono pi\u00f9 che tanto, forse perch\u00e9 non provo gusto a metterli in bocca, anche se l\u2019avvertenza mi comunica che non mi andranno gi\u00f9. No, debbo aspettare: due, tre, forse quattro anni. Poi verr\u00e0 il mio turno, passer\u00e0 la fase dell\u2019educazione materna, tramonter\u00e0 l\u2019era dell\u2019orsacchiotto e sar\u00e0 il momento in cui incomincer\u00f2 a plasmare io, con la dolce sacrosanta violenza della patria potestas, la tua coscienza civile. E allora, Stefano&#8230;<\/p>\n<p>Allora ti regaler\u00f2 fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra. Castelli con ponti levatoi. Fortini da assediare. Casematte, polveriere, corazzate, reattori. Mitragliatrici, pugnali, pistole a tamburo. Colt, Winchester, Rifles, Chassepots, novantuno, Garand, obici, colubrine, passavolanti, archi, fionde, balestre, palle di piombo, catapulte, falariche, granate, baliste, spade, picchi, ramponi, alabarde e grappini di arrembaggio; e pezzi da otto, quelli del capitano Flint (in memoria di Long John Silver e di Ben Gunn). Draghinasse, di quelle che piacevano a don Barrejo, e lame di Toledo, che ci si fa il colpo delle tre pistole, da stendere secco il marchese di Montelimar, o la mossa del Napoletano, con cui il barone di Sigognac trafiggeva il primo bravaccio che tentasse di rapirgli la sua Isabella; e poi azze, partigiane, misericordie, kriss, giavellotti, scimitarre e verrettoni e bastoni animati, come quello con cui John Carradine moriva fulminato sulla terza rotaia, e chi non se ne ricorda peggio per lui. Sciabole d\u2019arrembaggio da far impallidire Carmaux e Wan Stiller, pistole arabescate che Sir James Brook non ebbe mai (senn\u00f2 non si sarebbe dato per vinto di fronte alla sardonica ennesima sigaretta del portoghese); e stiletti dalla lama triangolare, con cui, mentre la giornata moriva assai dolcemente a Clignancourt, il discepolo di Sir Williams diede morte al sicario Zampa, consumato che ebbe il matricidio sulla vecchia e sordida Fripart; e pere d\u2019angoscia, quelle che furono introdotte nella bocca del carceriere La Ram\u00e9e mentre il duca di Beaufort, i peli ramati della barba resi pi\u00f9 fascinosi dalle lunghe cure di un pettine di piombo, si allontanava a cavallo pregustando le ire del Mazarino; e bocche da fuoco caricate a chiodaglia, da sparare coi denti fatti rossi dal <em>betel<\/em>: e fucili dal calcio di madreperla, da imbracciare su corsieri arabi dal pelo lucido e dal garretto nervoso; archi rapidissimi, da far diventar verde lo sceriffo di Nottingham, e coltelli da scalpo, come ne ebbe Minnehaha o (tu che sei bilingue) Winnetou. Pistole piccole e piatte, da marsina, per i colpi da ladro gentiluomo, o <em>luger<\/em> pesantissime da deformare la tasca o da gonfiar l\u2019ascella, alla Michael Shayne. E ancora fucili. Fucili, fucili da Ringo, da Wild Bill Hickcok, o da Sambigliong, ad avancarica. Armi, insomma, figlio mio, tante armi, solo armi. Questo ti porteranno i tuoi Natali.<\/p>\n<p>Mi stupisco signore \u2013 mi diranno \u2013 lei che milita in un comitato per il disarmo atomico e flirta con le consulte della pace, che fa marce capitniane [<em>sic<\/em>] e coltiva mistiche all\u2019Aldermaston. Vi stupite, eh? \u00abMi contraddico? Ebbene, mi contraddico\u00bb (Walt Whitman). Ma non mi contraddico, so quel che mi faccio.<\/p>\n<p>Era una mattina, avevo promesso un regalo al figlio del mio amico, e entrai nel gran magazzino a Francoforte per domandare una bella pistola a tamburo. Mi guardarono scandalizzati. Non facciamo giocattoli bellici, signore. Da sentirsi gelati.<\/p>\n<p>Uscii mortificato e andai a sbattere il naso in due uomini della Bundeswehr che passavano sul marciapiede. Tornai alla realt\u00e0. Non mi avrebbero pi\u00f9 ingannato, da allora in poi mi sarei basato solo sull\u2019esperienza personale e avrei diffidato dei pedagoghi.<\/p>\n<p>Ho avuto una infanzia fortemente, esclusivamente bellica: sparavo fra gli arbusti in cerbottane fatte all\u2019ultimo momento, mi acquattavo dietro le rade macchine posteggiate facendo fuoco col mio fucile a ripetizione, guidavo assalti all\u2019arma bianca, mi perdevo in battaglie sanguinosissime. In casa, soldatini. Eserciti interi, impegnati in strategie snervanti, operazioni che duravano settimane, cicli lunghissimi in cui mobilitavo anche le vestigia dell\u2019orso di peluche e le bambole della sorella. Organizzavo bande di avventurieri, mi facevo chiamare da pochi scherani fedelissimi \u00abil terrore di piazza Genova\u00bb (ora piazza Matteotti); sciolsi una formazione di \u00abLeoni Neri\u00bb per fondermi con un\u2019altra banda pi\u00f9 forte, al cui interno organizzai poi un <em>pronunciamiento<\/em> dagli esiti disastrosi; sfollato nel Monferrato fui assoldato di forza dalla Banda dello Stradino e subii una cerimonia di iniziazione che consistette in cento calci nel sedere e la prigionia per tre ore in un pollaio; combattemmo contro la banda di Rio Nizza, che erano neri sporchi e terribili, la prima volta ebbi paura e scappai, la seconda mi presi un sasso sul labbro e ancora adesso ho come un nodulo dentro che si sente con la lingua. (Poi arriv\u00f2 anche per me la guerra vera, i partigiani ci prestavano lo Sten per due secondi; n\u00e9 lo volemmo pi\u00f9 quando si vide alcuni di loro morti con un buco nella fronte; ma ormai si stava diventando adulti e si andava lungo le rive del Belbo per sorprendere i diciottenni che facevano all\u2019amore, salvo i momenti delle prime crisi mistiche.)<\/p>\n<p>Da quest\u2019orgia di giochi bellici \u00e8 venuto fuori un uomo che \u00e8 riuscito a fare diciotto mesi di servizio militare senza toccare un fucile e dedicando le lunghe ore di caserma a severi studi di filosofia medievale; un uomo che si \u00e8 macchiato di tante iniquit\u00e0 ma che \u00e8 sempre stato puro di quel tristo delitto che consiste nell\u2019amare le armi. Un uomo che comprende il valore degli eserciti solo quando li vede accorrere tra la melma di Vajont a ritrovare una serena e nobile vocazione civile. E penso di dovere questo mio profondo, sistematico, colto e documentato orrore della guerra ai sani e innocenti sfoghi, platonicamente sanguinari, concessimi nell\u2019infanzia, cos\u00ec come si esce da un film western (dopo una scazzottatura solenne, di quelle che fan crollare le pareti del saloon, in cui si fracassano i tavoli e i grandi specchi, si spara sul pianista e si schiantano le vetrate) pi\u00f9 puliti, buoni e distesi, disposti a sorridere al passante che ti urta con la spalla, a prestar soccorso ai passerotti caduti dal nido \u2013 come Aristotele ben sapeva, quando chiedeva alla tragedia di agitare ai nostri occhi il drappo rosso del sangue per purificarci a fondo, col divino sale inglese della catarsi finale.<\/p>\n<p>E mi immagino invece l\u2019infanzia di Eichmann. Prono, lo sguardo da ragioniere della morte, sul rompicapo del meccano, seguendo le istruzioni del manualetto; avido ad aprire la scatola variopinta del piccolo chimico, sadico nel disporre i suoi attrezzetti di gaio falegname con pialletta larga una spanna e sega di venti centimetri su legno compensato. Temete i giovani che costruiscono piccole gru! Nelle loro fredde e distorte menti di piccoli matematici si stanno comprimendo i complessi atroci che agiteranno la loro et\u00e0 matura. In ogni piccolo mostro che azioni gli scambi della sua ferrovia in miniatura io vedo il futuro direttore di campo della morte! Guai se ameranno le collezioni di automobiline, che orrendamente l\u2019industria del giocattolo propone loro in facsimile perfetto, col portabagagli che si alza e i vetri che scorrono \u2013 terrificante, terrificante gioco per futuri sergenti di un esercito elettronico che premeranno senza passioni il bottone rosso di una guerra atomica!<\/p>\n<p>Voi gi\u00e0 potete identificarli ora. Gli speculatori edilizi, i cesellatori dello sfratto in pieno inverno, che han formato la loro personalit\u00e0 sull\u2019infame \u00abMonopoli\u00bb, abituandosi all\u2019idea della compravendita d\u2019immobili e della cessione disinvolta di pacchetti azionari. I pap\u00e0 Grandet d\u2019oggigiorno, che hanno succhiato il gusto dell\u2019accumulazione e della vincita in borsa sulle cartelle della tombola. I burocrati della morte educatisi sul meccano, i moribondi della burocrazia che han dato inizio alla loro morte spirituale sulle cartelline e sui timbri della piccola posta&#8230;<\/p>\n<p>E domani? Cosa avverr\u00e0 di una infanzia a cui il Natale industriale porta bambole americane che parlano e cantano e muovono da sole; automi giapponesi che saltano e ballano senza che la pila si consumi mai; automobili radiocomandate, di cui si ignorer\u00e0 per sempre il meccanismo&#8230;<\/p>\n<p>Stefano, figlio mio, ti regaler\u00f2 fucili. Perch\u00e9 un fucile non \u00e8 un gioco. \u00c8 lo spunto di un gioco. Di l\u00ec dovrai inventare una situazione, un insieme di rapporti, una dialettica di eventi. Dovrai fare pum con la bocca, e scoprirai che il gioco vale per quel che vi inserisci, non per quel che vi trovi di confezionato. Immaginerai di distruggere dei nemici, e soddisferai a un impulso ancestrale che nessuna barba di civilt\u00e0 riuscir\u00e0 mai ad ottenebrarti, a meno di far di te un nevrotico pronto all\u2019esame aziendale attraverso Rorschach. Ma ti convincerai che distruggere i nemici \u00e8 una convenzione ludica, un gioco tra i giochi, e imparerai cos\u00ec che \u00e8 pratica estranea alla realt\u00e0, di cui giocando ben conosci i limiti. Ti ripulirai di rabbie e compressioni, e sarai pronto ad accogliere altri messaggi, che non contemplano n\u00e9 morte n\u00e9 distruzione; sar\u00e0 importante, anzi, che morte e distruzione ti appaiano per sempre dati di fantasia, come le fate e il lupo di Cappuccetto rosso, che ciascuno di noi ha conosciuto ed odiato senza che di qui sia nato un odio irragionevole per i cani lupo. Ma forse non \u00e8 tutto qui, e non sar\u00e0 tutto qui. Non ti conceder\u00f2 di sparare le tue colt solo a titolo di sfogo nervoso, di purificazione ludica degli istinti primordiali, rimandando a dopo, a depurazione avvenuta, la <em>pars<\/em> <em>construens<\/em>, la comunicazione dei valori. Cercher\u00f2 di darti idee gi\u00e0 mentre spari acquattato dietro una poltrona. Anzitutto non ti insegner\u00f2 a sparare agli Indiani. Ti insegner\u00f2 a sparare ai trafficanti di armi e di alcool che stanno distruggendo le riserve indiane. E agli schiavisti del sud, per cui \u00e8 inteso che sparerai come uomo di Lincoln. Non ti apprender\u00f2 a tirare sui cannibali congolesi, ma sui mercanti d\u2019avorio, e in una momento di debolezza forse ti insegner\u00f2 a cuocere in pentola il dottor Livingstone, <em>I suppose<\/em>. Giocheremo dalla parte degli Arabi contro Lawrence, che oltretutto non mi \u00e8 mai sembrato un bel modello di virilit\u00e0 per i giovanetti dabbene, e se giocheremo ai Romani staremo dalla parte dei Galli, che erano Celti come noi piemontesi e pi\u00f9 puliti di quel Giulio Cesare che dovrai ben presto imparare a guardar con diffidenza, perch\u00e9 non si tolgono le libert\u00e0 a una comunit\u00e0 democratica dando per tutta mancia, dopo la morte, gli orti da andarci a passeggiare. Staremo dalla parte di Toro Seduto contro quel ripugnante individuo che fu il generale Custer. Dalla parte dei Boxers, naturalmente. Dalla parte di Fant\u00f4mas piuttosto che da quella di Juve, troppo ligio al dovere per rifiutarsi, all\u2019occorrenza, di manganellare un algerino. Ma qui sto scherzando: ti insegner\u00f2, certo, che Fant\u00f4mas era cattivo, ma non verr\u00f2 a raccontarti, complice della corruttrice Baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia.<\/p>\n<p>Saranno giochi formidabili, pensa, e li faremo insieme! Ah, volevi farci mangiare <em>brioches<\/em>? Avanti, signor Santerre, faccia rullare i tamburi, <em>tricoteuses<\/em> di tutto il mondo, sferruzzate gioiose! Oggi si giuoca alla decapitazione di Maria Antonietta! Pedagogia perversa? Chi parla? Lei signore, che sta facendo film sull\u2019eroe Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni? Ah, me li educate bene questi figli! Ma lei, ha mai insegnato a suo figlio a giocare a Carlo Pisacane, o ha permesso all\u2019istruzione elementare e al poetastro Mercantini di farlo passare agli occhi dei nostri piccoli come un biondo idiota gentile da imparare a memoria? E lei, lei che \u00e8 antifascista si pu\u00f2 dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si \u00e8 mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?! Lei regala a suo figlio i legnetti da costruzione e lo manda con la domestica a vedere i film razzisti che esaltano la distruzione della nazione indiana. Cos\u00ec, caro Stefano, ti regaler\u00f2 dei fucili. E ti insegner\u00f2 a giocare guerre molto complesse, in cui la verit\u00e0 non stia mai da una parte sola. Ti sfogherai, nei tuoi anni giovani, ti confonderai un poco le idee, ma ti nasceranno lentamente delle persuasioni. Poi, adulto, crederai che sia stata tutta una favola, Cappuccetto rosso, Cenerentola, Sandokan, i fucili, i cannoni, l\u2019uomo contro l\u2019uomo, la strega contro i sette nani, gli eserciti contro gli eserciti. Ma se per avventura, quando sarai grande, vi saranno ancora le mostruose figure dei tuoi sogni infantili, le streghe, i coboldi, le armate, le bombe, le leve obbligatorie, chiss\u00e0 che tu non abbia assunto una coscienza critica verso le fiabe e che non impari a muoverti criticamente nella realt\u00e0.<\/p>\n<p>E per quest\u2019anno, buon Natale. Ti comprer\u00f2 un gioco di cerchietti concentrici che ti inizier\u00e0, forse, ai misteri della topologia.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3448"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}