{"id":3435,"date":"2026-06-11T12:54:09","date_gmt":"2026-06-11T12:54:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3435"},"modified":"2026-06-11T12:54:09","modified_gmt":"2026-06-11T12:54:09","slug":"valsolda-piccolo-mondo","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/valsolda-piccolo-mondo\/","title":{"rendered":"Valsolda piccolo mondo"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3436,"template":"","categories":[],"tags":[21],"class_list":["post-3435","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cultura-e-letteratura"],"acf":{"edizione":"N\u00b0 5, 1962","autore":[{"ID":113,"post_author":"0","post_date":"2019-04-08 15:01:27","post_date_gmt":"2019-04-08 15:01:27","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Scrittore, traduttore e saggista (1913-1986). Dopo una giovinezza irrequieta, conclusasi con l\u2019espatrio in Svizzera per sottrarsi a una condanna del Tribunale speciale fascista, esordisce tardivamente come narratore nel 1959 con il libro <em>Dolore nel tempo<\/em>. Raggiunger\u00e0 il successo raccontando la vita di provincia dell\u2019alta Lombardia e dei cantoni svizzeri con stile arguto e velato di un sottile umorismo. Tra le sue opere: <em>Il piatto piange<\/em> (1962); <em>La spartizione<\/em> (1964); <em>Il balordo<\/em> (1967); <em>L\u2019uovo al cianuro e altre storie<\/em> (1969). La sua carriera di scrittore raggiunge l\u2019apice nel 1976 con <em>La stanza del vescovo<\/em>, trasposto sul grande schermo da Dino Risi e interpretato da Ugo Tognazzi.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Piero Chiara","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"piero-chiara","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-08 15:01:31","post_modified_gmt":"2019-04-08 15:01:31","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=113","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Il <em>piccolo mondo<\/em> che va, lungo la costa del Ceresio, da Oria a Porlezza e che sale per colli, fratte e piccoli altipiani fin sotto le rocce dolomitiche del passo Stretto, appariva antico al Fogazzaro e appare antico ancora a noi, bench\u00e9 dai tempi di <em>Leila<\/em> abbia cercato di camminare e di aggiornarsi. Chiuso dal confine svizzero, dalle montagne e da rocciosi promontori, quel piccolo mondo di undici \u00abterre\u00bb potrebbe ricordare la \u00abCinque terre\u00bb di Liguria tanto \u00e8 appartato e quasi isolato dal mondo. Solo nel 1913 si \u00e8 incominciata la strada che ora lo percorre lungo la costa, ma la costruzione \u00e8 durata venticinque anni. E da quella strada una sola arteria automobilistica si dirama e sale fino a Dasio. I paeselli non toccati da queste due strade sono ancora congiunti dalle antiche mulattiere che scavalcano i dossi e guadano i piccoli torrenti.<\/p>\n<p>Un automobilista della domenica pu\u00f2 percorrere tutta la rete stradale della Valsolda in mezz\u2019ora. Partito da Lugano e superata a Gandria la frontiera, dopo un quarto d\u2019ora di curve lungo il litorale sbuca da una galleria davanti a Porlezza e viene attratto dalla strada Tremezzina che in breve lo porta a Menaggio in pieno lago di Como. Se proviene invece dal lago di Como e ha percorso la litoranea occidentale fino a Menaggio, svolta a sinistra verso le rampe della Tremezzina e, percorsa la ridente valle fino a Porlezza, in un salto \u00e8 al confine e quindi a Lugano fra il verde umido e le acque azzurre del Ceresio, quasi senza essersi accorto della Valsolda.<\/p>\n<p>Visitare la Valsolda vuol dire dunque fermarvisi, fare tappe di uno o due chilometri per volta, lasciare la macchina in una piazzetta e inerpicarsi per le mulattiere; oppure scendere per scalette, anditi e sottoportici attraverso gli agglomerati di Oria o di Cadate, fino alla riva del lago e di l\u00ec guardare in su alle logge, alle finestre, ai balconi che si affacciano al lago e ai monti verdi e inabitati dell\u2019altra sponda.<\/p>\n<p>Visitare la Valsolda non vuol dire soltanto comprendere la sua unit\u00e0 storica e geografica, riducibile a pochi elementi, ma tentarne l\u2019identificazione poetica attraverso il Fogazzaro. Come Recanati pu\u00f2 essere visitata solo tenendo in mano al posto di una guida i <em>Canti<\/em> di Giacomo Leopardi, cos\u00ec la Valsolda pu\u00f2 essere visitata solo sulla scorta dei romanzi e delle poesie di Antonio Fogazzaro. Con una simile guida ogni paese, ogni casa, ogni scenario prende valore. E non si tratta soltanto di una sovrapposizione letteraria, ma proprio di una identificazione del paesaggio attraverso la decantazione storica e pratica che il Fogazzaro ha saputo operare. Qui meglio che altrove si potrebbe parlare di una <em>poetizzazione del paesaggio<\/em>. \u00c8 certo infatti che nomi come Oria, San Mamete, Albogasio, Cressogno, Puria, e luoghi come la villa Fogazzaro, il Niscior\u00e9e, Looch, il picco di Cressogno, la darsena di Ombretta e tanti altri, prima del Fogazzaro dovevano dare altre sensazioni, legate a tutt\u2019altro substrato.<\/p>\n<p>Esisteva, ed esiste ancora sotto il denso velo della poetica fogazzariana, un\u2019antica Valsolda, ricca di una sua fama di libera repubblica accantonata in un angolo remoto di Lombardia; una piccola e ben circoscritta regione grigia di ulivi, nereggiante di lauri e di cipressi, dalla quale nei secoli oscuri partirono i <em>magister<\/em>, i decoratori, gli scultori, gli stuccatori, i pittori e gli architetti che lasciarono opere egregie in tutta Europa; una Valsolda contadina e artigiana in tono minore, con qualche pescatore o barcaiolo annidato nei villaggi costieri.<\/p>\n<p>Ma dopo che il vicentino Mariano Fogazzaro ebbe preso in moglie Teresa Barrera, valsoldese, il destino della piccola regione cambi\u00f2. I due coniugi vennero a vivere in Valsolda nella villa dello \u00abzio Piero\u00bb. Nacque da loro Antonio Fogazzaro \u00abCUI (la Valsolda) ADOLESCENTE SVEL\u00d2 \u2013 DELLA NATURA IL DIVINO \u2013 NEL POMERIGGIO DELLA VITA DIEDE GLORIA \u2013 DOPO OGNI BATTAGLIA PACE\u00bb, come dice l\u2019epigrafe dettata da Tommaso Gallarati Scotti e murata sul fianco della antica villa.<\/p>\n<p>Dopo <em>Piccolo mondo antico<\/em>, <em>Malombra<\/em> e <em>Leila<\/em>, la Valsolda divenne, come scrisse il Linati, \u00abmecca e sospiro di anime innamorate, angolo romito di sogno e di poesia\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione naturale alla Valsolda \u00e8 costituita dal lago di Como e dalla Tremezzina. Chi vi proviene da quella strada ha l\u2019impressione di essere arrivato in un rifugio ben protetto, in un\u2019oasi di pace popolata da ombre note e ormai non pi\u00f9 misteriose. Dopo la svolta di Cressogno, dove sorgeva la villa della Marchesa Scremin, l\u2019occhio viene colpito dal bel santuario della Caravina. Da lass\u00f9 l\u2019intera Valsolda appare verso ovest tutta distesa al sole tra i monti e la riva: \u00abLe sue case, i suoi giardinetti, i suoi piccoli moli accucciati a pi\u00e8 dei monti che le spalancano dietro un rigoglioso ventaglio di picchi, di selve e di burroni\u00bb, invitano alla sosta e promettono un incanto durevole. \u00abVeniamo avanti ma adagino \u2013 diceva Linati \u2013 perch\u00e9 in poco pi\u00f9 di mezz\u2019ora ce lo saremo bevuto tutto\u00bb questo piccolo mondo.<\/p>\n<p>Ed ecco subito San Mamete, capoluogo della valle, con la sua piazzetta in pendio e le sue case a portici e loggiati. In alto, sopra uno sperone del monte, appare il paese di Castello, proteso nel vuoto col suo cerchio di case decrepite. Da uno di quei loggiati la famosa signora Cecca ispezionava con un lungo cannocchiale tutta la Valsolda.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 avanti \u00e8 Albogasio. La geografia valsoldese continua e si identifica con la topografia fogazzariana: ecco infatti lass\u00f9 il Palazzo del Pasotti (<em>el bargniff<\/em>), la chiesa, la scalinata.<\/p>\n<p>A Oria siamo \u00abnel cuore delicato e fremente della poesia fogazzariana\u00bb. L\u00ec visse il Poeta, l\u00ec nacquero i suoi capolavori e quelle pagine serene dei primi libri, ancora lontane dai turbamenti mistici di dopo e tutte ventilate da un fresco umorismo paesano, da una capacit\u00e0 descrittiva alla quale i luoghi e le persone del suo tempo diedero quel fondamento realistico che li fa ancora resistere in cos\u00ec mutata atmosfera letteraria e morale.<\/p>\n<p>Se il visitatore di Recanati pu\u00f2 portarsi in tasca una piccola edizione dei <em>Canti<\/em>, non \u00e8 pensabile che il visitatore della Valsolda si porti dietro tre o quattro romanzi del Fogazzaro. N\u00e9 qui, come a Recanati (e per fortuna), l\u2019amministrazione comunale ha provveduto a far murare piccole lapidi coi brani corrispondenti al luogo. Ma chi non ha letto almeno il <em>Piccolo mondo antico<\/em>? Basterebbe solo aver sentito questo titolo, e sapere che un grande scrittore del secolo scorso ha scelto come sfondo ai suoi romanzi quest\u2019angolo di terra, coi suoi costumi, con le sue memorie, coi suoi personaggi, per essere coinvolti nella magia dei luoghi. Romantiche vicende di anime in tempesta agitate da nobili passioni e da grandi ideali, in quel titolo riprendono vita: e dove non soccorre memoria di lettura interviene ancora fresco il ricordo dei films fogazzariani con Isa Miranda e Alida Valli.<\/p>\n<p>Il visitatore che fosse ammesso nella villa di Fogazzaro, dentro la cameretta del Poeta troverebbe ancora, scritti a matita sull\u2019uscio, i quattro versi di Giacomo Zanella:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>Fra tanto variar d\u2019ombre e di luce<\/em><\/p>\n<p><em>che sui monti e sul lago il sole induce<\/em><\/p>\n<p><em>una cosa non varia: il lieto volto<\/em><\/p>\n<p><em>onde sempre vien qui l\u2019ospite accolto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>10 ottobre 1865<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un po\u2019 pi\u00f9 sotto, quattordici anni dopo all\u2019incirca e cio\u00e8 il 13 settembre 1879, il musicista Coronaro music\u00f2 quei versi; e sempre a matita, su due righe di pentagramma lunghe quanto il traversino della porta, fiss\u00f2 le note di un motivo. Il Coronaro aggiunse alla data la parola \u00abmezzanotte\u00bb, tanto per sottolineare la sua partecipazione di buon romantico nell\u2019atmosfera che lo circondava.<\/p>\n<p>Nella cameretta oggi saltuariamente abitata dal Marchese Giuseppe Roi, pronipote del Poeta in quanto nipote di Gina Fogazzaro (maritata al senatore Roi), tutto \u00e8 in ordine come in attesa di un ospite. Sul tavolino dove tante pagine ancora vive furono scritte, spicca un bel telefono nero: sembra che alzando la cornetta, senza bisogno di alcuno squillo avvisatore, si possano intendere non le voci dei fornitori o degli amici del Marchese, ma quelle misteriose e lontane di Leila, di Luisa, di Franco, della piccola Ombretta di cui parla sommessamente l\u2019acqua nella darsena sottostante.<\/p>\n<p>La villa del Fogazzaro non \u00e8 aperta alle visite e solo eccezionalmente viene ammesso nel suo interno qualche ricercatore di memorie. Ma le richieste sono scarsissime. Finita la circolazione dei films <em>Malombra<\/em> e <em>Piccolo mondo antico<\/em> queste memorie sono rientrate nell\u2019ombra. I lettori di Moravia e di Pasolini passano rombando sulle \u00abalfette\u00bb senza badare al monito di Linati: \u00abAdagino, perch\u00e9 in poco pi\u00f9 di mezz\u2019ora ce lo saremo bevuto tutto\u00bb questo piccolo mondo!<\/p>\n<p>Tappa pi\u00f9 certa anche oggi, specialmente verso mezzogiorno, \u00e8 San Mamete con la sua ombrosa piazzetta aperta verso il lago. L\u2019albergo Stella d\u2019Italia, gi\u00e0 caro al Fogazzaro, ha camminato coi tempi e pu\u00f2 accogliere il turista pi\u00f9 esigente tanto per una sosta che per un soggiorno. Lo regge ancora la famiglia Ortelli; e l\u2019attuale proprietario, Umberto Ortelli, \u00e8 figlio dello \u00abomino per bene\u00bb che in <em>Malombra<\/em> riceve Leila al suo arrivo a San Mamete col battello che attracca proprio di fianco alla porta dell\u2019albergo. Nella realt\u00e0 l\u2019albergatore riceveva il Fogazzaro; e ne resta testimonianza in due lettere autografe del Poeta conservate in vetrina. Le guardano ora disinteressati gli ospiti che scendono dalle camere diretti alla spiaggia tenendo nelle mani il salvagente di gomma colorata o il tubo di plastica del respiratore subacqueo.<\/p>\n<p>Da San Mamete, chi volesse davvero conoscere la Valsolda pu\u00f2 salire in auto fino a Dasio, sotto il ventaglio delle rocce dolomitiche. Un chilometro prima dell\u2019alpestre paesello trover\u00e0 Puria. Da Puria in un quarto d\u2019ora potr\u00e0 andare a Castello lungo un bel sentiero tra le forre del fiume Soldo. Quel sentiero rester\u00e0, unico residuo della rete stradale antica, perch\u00e9 Castello sta per essere raggiunta da una strada automobilistica dalla direzione opposta. \u00c8 infatti in costruzione il tronco in partenza da Oria, che attraverso Albogasio Superiore raggiunger\u00e0 Castello correndo sotto l\u2019antico sentiero a strapiombo sul lago.<\/p>\n<p>Una mattinata, tra le nove e mezza e le dodici e mezza, pu\u00f2 bastare per i sette chilometri di sponda del <em>Piccolo mondo antico<\/em> e per l\u2019escursione a Dasio, Puria e Castello e viceversa, che riporter\u00e0 il visitatore a quei vivaci o meditabondi passi che i personaggi del Fogazzaro hanno segnato indelebilmente su quelle pietre sempre calde di sole.<\/p>\n<p>A Castello bisognerebbe andarci da Oria, salendo ad Albogasio e poi proseguendo per il sentiero a mezza costa. Ad ogni svolta appare l\u2019aereo paese sullo sfondo del picco di Cressogno, in un vuoto d\u2019aria azzurrina. Sotto si dispiegano i brevi versanti con i paeselli aggruppati intorno alla chiesa e tra il verde spuntano qua e l\u00e0 gli oratorii sancarlini costruiti al tempo delle visite pastorali del gran santo lombardo. Castello \u00e8 ancora un paese al quale si giunge per i sentieri; un paese senza automobili e senza motociclette, una vera reliquia d\u2019altri tempi. Ma la strada nuova \u00e8 ormai arrivata ad Albogasio e presto lo raggiunger\u00e0.<\/p>\n<p>Le ore del pomeriggio serviranno per una sosta a Lugano a chi \u00e8 venuto dal lago di Como, o per una rapida visita alla valle d\u2019Intelvi a chi \u00e8 venuto attraverso Lugano. Da San Mamete, raggiunta in pochi minuti Porlezza, si pu\u00f2 proseguire per Menaggio e percorrere la riviera del Lario fino a Como; oppure, sempre da Porlezza, si pu\u00f2 deviare verso Osteno seguendo la costa del lago di Lugano. Da Osteno si vedr\u00e0 di fronte tutta la Valsolda e si continuer\u00e0 a vederla, sempre pi\u00f9 dispiegata, salendo verso Lanzo. A Lanzo una ricchezza di strade, di panorami e di belvederi consentir\u00e0 di capire l\u2019andamento di quel dedalo d\u2019acque e di vallate che \u00e8 il lago di Lugano o Ceresio.<\/p>\n<p>Un ultimo consiglio per qualche superstite romantico: arrivati a Gandria, tra Oria e Lugano, si pu\u00f2 scendere nell\u2019incantevole paesello aggrappato alla sponda e percorrere il <em>Sentiero di Gandria<\/em>. Gli svizzeri, maestri di turismo, hanno conservato e incastonato qualche chilometro dell\u2019antica strada pedonale che portava alla Valsolda.<\/p>\n<p>Il <em>Sentiero di Gandria<\/em> ricorda la passeggiata a mare di Nervi, tra gli scogli e la roccia sovrastante; ma \u00e8 di uno squisito sapore fogazzariano e sembra una perfetta introduzione alla sinfonia romantica che scoppier\u00e0 poco pi\u00f9 avanti, tra i cipressi e gli oleandri di Oria.<\/p>\n<p>Inutile dire che al di fuori di questo sentiero tutta la costa e il breve entroterra, tanto sul territorio italiano che su quello svizzero, sono disseminati di nuove villette che in breve soffocheranno il <em>Piccolo mondo antico<\/em> e il <em>Piccolo mondo moderno<\/em> instaurando un <em>Piccolo mondo contemporaneo<\/em> di indefinibile atmosfera. Fra gli ulivi, i lauri e i cipressi spiccano i cartelli: \u00abSi vende\u00bb. Gli antichi statuti medioevali della Valsolda proibivano rigorosamente le vendite dei terreni e l\u2019insediamento dei forestieri. Ora invece la Valsolda accoglie a braccia aperte tedeschi, francesi, svedesi e milanesi; lottizza, scorpora, tagliuzza poggi e pendii, si popola di ville, di casette e di darsene. Presto cominceranno i condominii: <em>Condominio Malombra, Societ\u00e0 immobiliare Ombretta, Societ\u00e0 immobiliare Leila<\/em>, eccetera. Gli \u00abomini per bene\u00bb si ritireranno a Menaggio, a Lugano o a Como a godersi i <em>soldi<\/em> della Valsolda venduta a ventimila lire il metro; e finalmente diventer\u00e0 chiaro quell\u2019oscuro nome che gli antichi scrivevano qualche volta Val Solida e qualche volta Valsolda, pensando a etimi orobici o celtici e non certo a questo destino cos\u00ec poco romantico di febbrile abbondanza e di furore monetario che ha finito per raggiungerla da pi\u00f9 parti soffocandone l\u2019antico e mite splendore.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125323\/RP_1962_Valsolda-piccolo-mondo_005-da-unire-con-004.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125325\/RP_1962_5_Valsolda-piccolo-mondo_004.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125326\/RP_1962_5_Valsolda-piccolo-mondo_003.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125327\/RP_1962_5_Valsolda-piccolo-mondo_001.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125328\/RP_1962_Valsolda-piccolo-mondo_004.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125330\/RP_1962_Valsolda-piccolo-mondo_002-da-unire-con-001.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125331\/RP_1962_Valsolda-piccolo-mondo_001.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125333\/RP_1962_Valsolda-piccolo-mondo_003.webp"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/11125334\/RP_1962_5_Valsolda-piccolo-mondo_002-da-unire-con-001.webp"}]}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3435","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3436"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3435"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3435"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3435"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}