{"id":3213,"date":"2020-05-21T15:21:43","date_gmt":"2020-05-21T15:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rivistapirelli.org\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=3213"},"modified":"2020-05-21T15:21:43","modified_gmt":"2020-05-21T15:21:43","slug":"jerry-lewis-ultimo-buffo","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/jerry-lewis-ultimo-buffo\/","title":{"rendered":"Jerry Lewis ultimo buffo"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":3215,"template":"","categories":[],"tags":[19],"class_list":["post-3213","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-cinema-tv-musica-e-spettacolo"],"acf":{"edizione":"N.2, 1967","autore":[{"ID":361,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 09:55:56","post_date_gmt":"2019-04-09 09:55:56","post_content":"Critico cinematografico e giornalista (1924-2015). Collaboratore delle testate \u00abLa Notte\u00bb e \u00abIl Giorno\u00bb e poi del mensile \u00abDuellanti\u00bb in veste di critico, nel 1964 partecipa come attore al film <em>Prima della rivoluzione<\/em> di Bernardo Bertolucci. \u00c8 autore di diverse monografie dedicate a grandi registi come John Houston e \u0116jsen\u0161tejn, nonch\u00e9 di una <em>Storia del cinema<\/em> per Garzanti insieme a Goffredo Fofi e a Gianni Volpi. Nel 1998 riceve il premio Flaiano. Con la moglie Laura e la figlia Luisa \u00e8 autore per diciassette anni del celebre <em>Dizionario dei film<\/em> - <em>Il Morandini<\/em>. Direttore del festival \u00abAnteprima\u00bb di Bellaria, nel 2004 d\u00e0 vita al \u00abLaura Film Festival\u00bb di Levanto in onore della moglie.","post_title":"Morando Morandini","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"morando-morandini","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 09:55:56","post_modified_gmt":"2019-04-09 09:55:56","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=361","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Perch\u00e9 bisogna occuparsi di Jerry Lewis? I motivi sono diversi. La decadenza del cinema comico, intanto. Persino gli attori scarseggiano: Peter Sellers in Inghilterra; Sordi, Tognazzi, Manfredi, la Valeri e l\u2019\u00aboriundo\u00bb Gassman in Italia; ma gi\u00e0 in Francia dobbiamo scendere al livello di Fun\u00e8s, Bourvil, Blanche, Darry Cowl, e Hollywood vive ormai soltanto di sagacissimi caratteristi (\u00e8 un vivaio inesauribile) e di Jack Lemmon. [&#8230;] Anche gli autori mancano. Non parliamo di casa nostra, per carit\u00e0 di patria. Il motto della \u00abcommedia all\u2019italiana\u00bb \u00e8 una parafrasi della nota <em>boutade<\/em> di Buster Keaton: perch\u00e9 essere volgari quando, con un piccolo sforzo, potete diventare scurrili? La coprolalia \u00e8 la sua regola, ed \u00e8 inutile spiegare quale sia la sua ossessione, anzi \u00abl\u2019idea fissa\u00bb. Abbiamo i comici e qualche sceneggiatore, ma gli uni e gli altri lavorano troppo. Non abbiamo registi-autori, salvo Marco Ferreri (<em>L\u2019ape regina, La donna scimmia<\/em>), ma con lui non siamo pi\u00f9 nel cinema comico: nel grottesco, nell\u2019umore \u00abnegro\u00bb.<\/p>\n<p>In Francia c\u2019\u00e8 soltanto Jacques Tati, ma la rarit\u00e0 dei suoi impegni creativi sfiora la sterilit\u00e0: <em>Playtime<\/em>, di imminente uscita, dopo quasi un decennio di silenzio, dir\u00e0 se ha ancora qualcosa da dirci. Come il defunto Preston Sturges, uomo di talento, Howard Hawks e Billy Wilder appartengono alla categoria dei \u00abfalchi\u00bb della satira cinematografica, pur essendo il primo incline a un\u2019obliqua accettazione, il secondo a una critica virulenta dei costumi sociali americani. Entrambi, per\u00f2, sono vecchi, ormai disposti a una visione pi\u00f9 distaccata, e perci\u00f2 pi\u00f9 serena, della vita. Non hanno pi\u00f9 tempo di indignarsi.<\/p>\n<p>Alla categoria delle \u00abcolombe\u00bb si iscrive, come Richard Quine e Blake Edwards, Frank Tashlin che, con uno stile derivato da quello dei disegni animati, dove fece il suo apprendistato, ha spesso raggiunto il punto di fusione tra la <em>sex comedy<\/em> sofisticata e la frenesia dello <em>slapstick<\/em>. Anche egli \u00e8, per\u00f2, in parabola discendente: non gli ha giovato il passaggio da Jerry Lewis a Doris Day, accanitamente decisa a prolungare la sua seconda giovinezza di attrice. La comicit\u00e0 di Tashlin affonda le radici negli strati pi\u00f9 tipici del mondo nordamericano: la tecnologia (<em>Sherlocko&#8230; investigatore sciocco<\/em>), i fumetti (<em>Artisti e modelle<\/em>), il cinema (<em>Hollywood o morte!<\/em>), la musica leggera (<em>Gangster cerca moglie<\/em>), la pubblicit\u00e0 (<em>La bionda esplosiva<\/em>), ma la sua irriverenza verso i \u00abmass media\u00bb e la \u00abcivilt\u00e0 delle macchine\u00bb \u00e8 tutto tranne che satira, assomiglia a un omaggio pi\u00f9 che a una critica. Non ha bisogno di deformare o di esagerare gli aspetti tecnologici o fumettistici della societ\u00e0; gli basta rappresentarli come sono per renderli divertenti. Pur mettendoli in burletta, li accetta e li ama perch\u00e9 fanno parte del suo tempo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 dobbiamo occuparci di Jerry Lewis, il James Dean del comico, l\u2019unico buffo cinematografico in servizio attivo che abbia ingegno, idee e una visione del mondo. La sua carriera si pu\u00f2 dividere in tre fasi: 1) la preparazione del personaggio dal 1949 al 1956 con sedici film in coppia con Dean Martin; 2) lo sviluppo autonomo del personaggio dal 1957 al 1960; 3) la definizione di un carattere e di un mondo con i film interpretati, scritti, diretti e prodotti personalmente dopo il 1960: sono finora sette, da <em>Ragazzo tuttofare<\/em> (1960) a <em>3 sul divano<\/em> (1966). La suddivisione \u00e8 di comodo. Non tiene conto degli otto film diretti da Frank Tashlin che, grazie alla personalit\u00e0 del regista, costituiscono un blocco omogeneo: il primo \u00e8 <em>Artisti e modelle<\/em> (1955) e appartiene alla prima fase, l\u2019ultimo \u00e8 <em>Pazzi, pupe e pillole <\/em>(1964) e rientra, perci\u00f2, nella terza. Inoltre, da quando ha esordito nella regia, Lewis ha continuato a interpretare film con altri registi; ricordiamo gli ultimi due, <em>Boeing Boeing<\/em> (1965) e <em>Stazione Luna<\/em> (1966), entrambi mediocri, ma interessanti almeno perch\u00e9 confermano indirettamente l\u2019inizio di una quarta fase, quella della maturit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_immagine_testo","composizione_articolo_immagine_testo_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/18115020\/RP_1967_02_Jerry-Lewis-ultimo-buffo_001.jpg","composizione_articolo_immagine_testo_testo":"<p>Sulle qualit\u00e0 di Jerry Lewis attore \u00e8 difficile avere dubbi. E se il primo periodo della sua carriera \u00e8 all\u2019insegna della ripetizione pi\u00f9 che dell\u2019evoluzione, come ha fatto osservare Adriano Apr\u00e0 in un acuto saggio (<em>Il meraviglioso mondo di Jerry Lewis, <\/em>\u00abFilmcritica\u00bb, n. 141), lo si deve alla circostanza che l\u2019attore ha cercato per diversi anni di mettere a punto una comicit\u00e0 visiva e di esplorare tutte le vie possibili della propria arte pantomimica e fonica.<\/p>\n<p>Si deve dire subito che una delle ragioni che hanno impedito al pubblico e alla critica italiani di apprezzare Jerry Lewis come meritava, e merita, \u00e8 il doppiato. [&#8230;] Ne <em>Il nipote picchiatello<\/em> c\u2019\u00e8 una scena in cui Jerry Lewis, impossessatosi di un centralino, imita al telefono la voce di Nina Foch; la sua mimica facciale d\u00e0 un\u2019immagine eloquente del suo <em>exploit<\/em>, ma l\u2019effetto comico \u00e8 frustrato dal doppiato; basti dire che nell\u2019edizione italiana s\u2019\u00e8 stati costretti, in quella sequenza, a usare la doppiatrice stessa della Foch. Allo stesso modo potremmo citare la scena in cui Lewis passa improvvisamente dall\u2019imitazione di un ragazzone di 14 anni a quella di un gangster, mimando, con l\u2019espressione del volto e il tono della voce, Humphrey Bogart.<\/p>\n<p>Un giorno chiesero a Marilyn Monroe di fare una lista dei dieci uomini pi\u00f9 \u00absexy\u00bb del mondo. La fece. Tra i dieci nomi c\u2019era quello di Jerry Lewis. Che cosa poteva trovare di sessualmente attraente la povera M.M. in questo buffo per il quale spettatori e critici usano con metodica monotonia l\u2019aggettivo \u00abscimmiesco\u00bb, per questo comico che dopo essere stato di volta in volta \u00ab<em>The Id<\/em>\u00bb (l\u2019idiota) e poi \u00ab<em>Ug<\/em>\u00bb (il brutto) \u00abha saputo, con un\u2019intelligenza quasi diabolica, costruire su questi soprannomi cos\u00ec offensivi una mitologia personale, uno stile comico, e un piccolo impero industriale\u00bb? (Robert Benayoun,<em> Jerry Lewis, Man of the year, <\/em>\u00abPositif\u00bb<em>, <\/em>nn. 50-52).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Probabilmente il fatto di essere stato per tanto tempo un adulto che si comporta nella finzione con la mentalit\u00e0 di un bambino, anzi di un bambino yankee: represso, dissociato, impaurito. Nonostante le differenze esteriori, \u00e8 chiara la sua parentela ideale con Stan Laurel per il quale, d\u2019altronde, ha una grande ammirazione; lo chiama \u00ab<em>the one and only Stan<\/em>\u00bb, l\u2019unico e il solo Stan.<\/p>\n<p>Anche Jerry Lewis \u00e8 unico. \u00c8 l\u2019ultimo dei grandi comici espressionisti, quelli che pensano col corpo e si esprimono con una spasmodica acrobazia muscolare: dallo strabismo vertiginoso all\u2019assurda dinamica delle gambe. Cos\u00ec come, sul piano del sonoro, la sua comicit\u00e0 \u00e8 di carattere fonico pi\u00f9 che verbale: fa ridere per il modo con cui pronuncia una battuta, quasi mai per quel che la battuta dice. [&#8230;]<\/p>\n<p>\u00ab<em>I Like Liking You<\/em>\u00bb \u2013 cio\u00e8 voglio piacervi \u2013 \u00e8, al tempo stesso, il suo motto di personaggio e di uomo di spettacolo. Qui ha le radici il pericolo che fa da ombra costante al suo lavoro, il sentimentalismo. Comico e sentimento possono convivere, e il cinema di Chaplin lo dimostra, ma a patto che il secondo non allenti n\u00e9 indebolisca il primo. La tentazione costante di Lewis \u00e8 la pretesa di essere amato per la sua amabilit\u00e0 quanto per la sua buffoneria. Quando sar\u00e0 riuscito a dominarla, arriver\u00e0 al capolavoro che ha sfiorato con <em>Le folli notti del dottor Jerryll<\/em> e al quale \u00e8 andato vicino con <em>L\u2019idolo delle donne <\/em>e<em> Jerry 8 e 3\/4<\/em>.<\/p>\n<p>Joseph Levitch, in arte Jerry Lewis, ha compiuto 41 anni lo scorso 16 marzo. Con <em>3 sul divano<\/em> (1966), suo settimo film, ha fatto il suo definitivo ingresso nel mondo degli adulti. Presa nelle sue linee principali, la vicenda pu\u00f2 persino far pensare a quella di una commedia del pi\u00f9 tradizionale teatro di consumo con pretese psicologiche. Un Feydeau che abbia orecchiato le teorie di Freud.<\/p>\n<p>Christopher Pride (orgoglio, in inglese), pittore, vince un concorso che gli permette finalmente di sposare Elizabeth Accord (consenso), dottoressa in psichiatria, e di trasferirsi per un anno a Parigi. Ma Elizabeth \u00e8 indecisa, vorrebbe rinviare ancora le nozze: ha tre pazienti, tutte giovani e belline, che non si sente di abbandonare, affidandole ad altri medici, in una fase delicata della cura. Come si vede, sembra una situazione canonica di conflitto tra Ippocrate e Cupido, tra dovere professionale e sentimenti privati, ma a parti invertite.<\/p>\n<p>Le tre pazienti soffrono del medesimo complesso di misantropia: reduci da delusioni amorose, odiano gli uomini. \u00c8 una reazione che non manca di logica: anche se il dialogo dell\u2019edizione italiana non \u00e8 molto esplicito su questo punto, sembra che i loro ragazzi le abbiano deluse perch\u00e9 di dubbia virilit\u00e0.<\/p>\n<p>Christopher Pride ha una pensata: all\u2019insaputa della fidanzata decide di sottoporre le tre ragazze a un personale trattamento terapeutico. Fa la corte a ognuna delle tre, incarnandone i rispettivi ideali maschili: Rutheford, un misogino appassionato di zoologia; Ringo Raintree, un rude cow-boy del Middle West; Warren, un accanito cultore di esercizi sportivi.<\/p>\n<p>Ritorna in<em> 3 sul divano<\/em> quel tema dello sdoppiamento comune a tutto il cinema di Jerry Lewis regista [&#8230;]. C\u2019era in <em>Il Cenerentolo<\/em> (1960), film con il quale Jerry Lewis voleva esordire nella regia e che all\u2019ultimo momento affid\u00f2 a Frank Tashlin, una battuta eloquente: \u00ab<em>I\u2019m going to be my reverse<\/em>\u00bb, cio\u00e8 sto per diventare l\u2019opposto di me stesso. Cos\u00ec l\u2019ha commentata il critico francese Jean-Louis Noames: \u00abGi\u00e0 quest\u2019ossessione dei doppi, questo desiderio incontrollato di rovesciare la propria natura e la \u201cpaura\u201d che ne consegue. Poich\u00e9 qui, come in <em>Le folli notti del dottor Jerryll<\/em>, c\u2019\u00e8 sempre, dopo il fascino dell\u2019opposto, un panico ancor pi\u00f9 forte che obbliga Jerry a desiderare questo ritorno all\u2019ambiente primitivo\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i film di Frank Tashlin e quelli di cui l\u2019attore s\u2019\u00e8 assunta la piena responsabilit\u00e0 creativa c\u2019\u00e8 questa differenza di fondo: [&#8230;] arrivato alla maturit\u00e0, Jerry, gi\u00e0 spaesato e ipersensibile e nevrotico, tende, invece che ad adattarsi, a signoreggiare il mondo. [&#8230;] Lo si vede nella vicenda di cui determina e controlla gli sviluppi. Lo si vede persino nella scelta della \u00abpartner\u00bb, la sua quasi coetanea Janet Leigh. Con la parziale eccezione di Stella Stevens in <em>Le folli notti del dottor Jerryll<\/em>, non era mai stato concesso nei suoi film uno spazio cos\u00ec vasto a un personaggio femminile. Anche nei titoli di testa il nome della Leigh \u00e8 alla pari col suo. Inoltre, per la prima volta, la donna non \u00e8 il traguardo ideale, l\u2019obiettivo di una conquista, ma una persona <em>au pair<\/em>, una fidanzata dalla quale non si \u00e8 divisi che da una cerimonia, da un atto legale.<\/p>\n<p>S\u2019\u00e8 gi\u00e0 detto che la materia del film non \u00e8 molto dissimile da quella di una commedia sofisticata: protagonista potrebbe esserne un Cary Grant o un Tony Curtis. Se si toglie il personaggio di Heather (in inglese: violaceo o erica), la finta sorella di Rutheford (che per misteriosi motivi \u00e8 stata trasformata in zia nell\u2019edizione italiana) il tema dello sdoppiamento \u00e8 qui affrontato senza trucchi n\u00e9 travestimenti: per assumere le tre diverse personalit\u00e0 s\u2019affida unicamente alle sue risorse di attore. [&#8230;] Ma \u00e8 proprio vero che questo Christopher Pride potrebbe convenire anche a Cary Grant? Soltanto in apparenza. Evidentemente, pur nella sua evoluzione verso la normalit\u00e0 \u2013 e la dignit\u00e0 \u2013 Jerry Lewis non pu\u00f2 e non vuole staccarsi completamente dalle radici della sua buffoneria. Non a caso la caratteristica comune dei suoi tre travestimenti maschili \u00e8 l\u2019incompetenza: cacciato dalla porta, il personaggio del disadattato, dell\u2019\u00ab<em>id<\/em>\u00bb, dell\u2019\u00ab<em>ug<\/em>\u00bb rientra per la finestra.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/3213","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}