{"id":2509,"date":"2019-04-18T14:43:24","date_gmt":"2019-04-18T14:43:24","guid":{"rendered":"http:\/\/qa-www.rivistapirelli.org\/selezione_antologica\/some-aspects-of-the-italian-economy-from-1870-to-1950\/"},"modified":"2019-05-16T08:39:46","modified_gmt":"2019-05-16T08:39:46","slug":"some-aspects-of-the-italian-economy-from-1870-to-1950","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/some-aspects-of-the-italian-economy-from-1870-to-1950\/","title":{"rendered":"Alcuni aspetti dell\u2019economia italiana dal 1870 al 1950"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2522,"template":"","categories":[],"tags":[40],"class_list":["post-2509","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-politica-economia"],"acf":{"edizione":"N.6, 1950","autore":[{"ID":461,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 10:46:28","post_date_gmt":"2019-04-09 10:46:28","post_content":"Entrepreneur and company director (1882-1971). Second child of the founder Giovanni Battista Pirelli, in 1904 he took on the co-direction of the Shareholders Assembly together with his brother Piero. Following the death of Piero in 1956, he took over the Presidency of the Group until his son Leopoldo was appointed President in 1965. He was the architect of the Group\u2019s internationalization, started by expanding the company\u2019s activities to Spain, the British market and later to Latin America. A great political thinker, he represented Italy as an economic expert in the conferences on war reparation and war debts following the Great War. He was father of Maria Giovanna, Elena, Giovanni and Leopoldo.","post_title":"Alberto Pirelli","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"alberto-pirelli","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-15 16:04:51","post_modified_gmt":"2019-04-15 16:04:51","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=461","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>Abbiamo il piacere di portare a conoscenza dei nostri lettori un articolo che il dott. Alberto Pirelli ha dettato per la rivista \u201cEuropean Exporter\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>1870: l\u2019anno della consacrazione dell\u2019unit\u00e0 italiana con la proclamazione di Roma a Capitale. Nei quarant\u2019anni successivi un graduale assestamento e sviluppo in un\u2019atmosfera di quasi ininterrotta pace internazionale, ma poi altri quarant\u2019anni di guerre, di crisi economiche e sociali, di esperimenti politici con un tragico saldo passivo. Pure errori e sciagure non hanno impedito nuovi progressi nel campo economico anche in questo secondo periodo, se esso venga preso nel suo insieme: cosicch\u00e9, nel diagramma che segna lo sviluppo dell\u2019economia italiana nell\u2019ottantennio, la linea mediana segue una forte inclinazione ascensionale e segna, dopo temporanee pressioni e precipizi, riprese pi\u00f9 che compensatrici.<\/p>\n<p>Il punto di partenza era stato basso, n\u00e9 poteva essere diversamente dopo secoli di frazionamento del Paese sotto dominazioni straniere o sovrani oppressori, le une e gi altri per la maggior parte scarsamente solleciti di elevare il tono di vita materiale e spirituale della popolazione, e dopo un assestamento nazionale raggiunto in undici anni (1859-1870): una agricoltura primordiale, un\u2019industria quasi inesistente ed ostacolata dalla scarsit\u00e0 delle risorse nazionali; poche scuole, poche ferrovie, pochi ospedali, pochi acquedotti; un tenore di vita in generale molto basso: una scarsa produttivit\u00e0 ed una deficienza di risparmio e di capitale per lo sviluppo economico; un analfabetismo che in alcune regioni raggiungeva l\u201985 per cento.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Per meglio fissare le caratteristiche dell\u2019economia nazionale italiana giovano alcuni dati sulla popolazione: 26 milioni circa di abitanti nel 1870 e 46 milioni circa nel 1950 al netto di circa cinque milioni di emigrati permanenti. Oggi, oltre 300 abitanti per chilometro quadrato, di terreno seminativo, densit\u00e0 quattro volte quella della Francia e superiore a quella della Germania e del Regno Unito, cosicch\u00e9, la quota per abitante di superficie territoriale \u00e8 di ettari 0,73, una delle pi\u00f9 basse di Europa e circa la met\u00e0 della media del Continente pur senza la Russia.<\/p>\n<p>Si comprende cos\u00ec facilmente come l\u2019agricoltura italiana, nonostante l\u2019intensificazione della produzione agricola, non sia stata in grado di assorbire parte alcuna dell\u2019aumento di popolazione negli ultimi ottant\u2019anni. Tale aumento ha trovato uno sbocco, oltrech\u00e8 nell\u2019emigrazione, nei servizi pubblici e privati, nel commercio, nelle banche e soprattutto nell\u2019industria, pur lasciando un grosso saldo di disoccupati. Lo sviluppo industriale le ha permesso di far salire nell\u2019ottantennio il numero degli addetti a questo settore da circa un milione e mezzo a quasi sette milioni, e all\u2019Italia di diventare da paese prevalentemente agricolo un paese a larga base industriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2204\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18143630\/alcuni_aspetti_economia_italiana_001.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18143630\/alcuni_aspetti_economia_italiana_001.jpg 550w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18143630\/alcuni_aspetti_economia_italiana_001-220x300.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/strong><em>Cause di difficolt\u00e0<\/em><strong><br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 stata certo facile questa evoluzione. Alla ben nota deficienza di materie prime e di fonti di energia nazionali (temperata dalle risorse idroelettriche e, recentemente, dal ritrovamento di gas metano nella Valle Padana) ed alla, sia pur relativa, deficienza di capitali, si \u00e8 aggiunta la difficolt\u00e0 che il processo di industrializzazione si \u00e8 svolto mentre altre Nazioni gi\u00e0 avevano preceduto l\u2019Italia; gi\u00e0 avevano superato le \u00ab malattie dell\u2019infanzia \u00bb; gi\u00e0 \u2013 almeno talune di esse &#8211;\u00a0 si erano formate un impero coloniale; gi\u00e0 dominavano i mercati mondiali con una organizzazione commerciale, bancaria, assicurativa e di marina mercantile. Giovava anche alle industrie gi\u00e0 sviluppate in altri paesi l\u2019esistenza locale di industrie complementari, la utilizzazione dei sotto-prodotti, la disponibilit\u00e0 di grandi laboratori di ricerche, la formazione di maestranze molto specializzate. Nonostante questi svantaggi iniziali, si calcola che il volume della produzione industriale italiana si sia decuplicato negli ottant\u2019anni, il che rappresenta un poco pi\u00f9 della media mondiale. Si sono andati sviluppando alcuni grossi complessi industriali, ma prevalgono le medie e piccole industrie.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>L\u2019ottantennio \u00e8 stato caratterizzato anche in Italia da un aumento di salari sia nell\u2019industria che nell\u2019agricoltura con un benefico miglioramento del tenore di vita della popolazione. Il graduale progresso tecnologico e nella organizzazione del lavoro ha notevolmente attenuato l\u2019effetto dell\u2019incremento del costo del lavoro sui costi globali, ma si pu\u00f2 affermare con sicurezza che la quota \u00ablavoro\u00bb \u00e8 aumentata, sull\u2019insieme dei costi di produzione, pi\u00f9 che in altri Paesi. L\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 una Nazione a bassi costi del lavoro, e sebbene sussistano ancora notevoli diversit\u00e0 tra Regione e Regione e tra categoria e categoria, si constata oggi che, se alle rinumerazioni dirette si aggiungono gli oneri complementari di carattere legale o contrattuale, il costo del lavoro per es. nelle maggiori industrie meccaniche, della gomma, ecc., del Nord Italia s\u2019avvicina, ai cambi attuali, a quello di Paesi a maggior sviluppo industriale come la Gran Bretagna ed il Belgio ed in alcuni casi lo supera.<\/p>\n<p>La manodopera, quando le sue capacit\u00e0 e volont\u00e0 produttive non sono frenate da interventi sindacali, \u00e8 buona e mostra di sapersi addestrare rapidamente. Queste virt\u00f9 d\u2019altronde si sono appalesate nel corso dei passati decenni anche attraverso il contributo che questi stessi lavoratori italiani, che sono emigrati partendo da Regioni dove l\u2019industria non era affatto sviluppata, hanno saputo dare alla produzione dei Paesi di immigrazione rivelando notevoli virt\u00f9 di laboriosit\u00e0, capacit\u00e0 di lavoro ed anche di rapido progresso generale in condizioni adatte.<\/p>\n<p>Da quanto sopra esposto sia pur succintamente e tralasciando settori pur importanti, quali la politica finanziaria ed i trasporti, risulta quanto intensa sia per l\u2019Italia la necessit\u00e0 di una cooperazione internazionale: afflusso di capitali esteri; facilitazioni per l\u2019esportazione italiana; accoglimento di emigrati. Molto \u00e8 stato fatto per il primo capitolo, specialmente dagli Stati Uniti con alto senso delle loro nuove responsabilit\u00e0 internazionali. Troppo poco \u00e8 stato fatto per i due altri punti in un mondo spiegabilmente preoccupato dai problemi della ricostruzione post bellica ma dominato talvolta da egoismi nazionali che si estendono alle pi\u00f9 svariate classi di interessi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Volont\u00e0 di lavoro<\/em><strong><br \/>\n<\/strong>Nel chiudere vorrei aggiungere poche osservazioni sull\u2019ultimo periodo di vita del nostro Paese. Sul cinematografo della nostra memoria gli eventi si accumulano e si susseguono con tanta rapidit\u00e0 che \u00e8 difficile rivivere emozioni pur vicine; ma chi ritorni con la mente alla situazione in cui la seconda guerra mondiale ha lasciato molte zone d\u2019Italia, non pu\u00f2 non constatare con soddisfazione il cammino percorso; distrutti o danneggiati numerosi impianti industriali, e abitazioni, e ponti, e stazioni ferroviarie; danneggiati anche uliveti, vigneti ed agrumeti; immobilizzati, sia pure per guasti parziali, nove decimi della possibilit\u00e0 di forniture di energia elettrica, messo fuori servizio il novanta per cento della marina mercantile e la maggior parte del parco ferroviario ed automobilistico; esaurite le riserve d\u2019oro; ridotte le scorte di bestiame, di materie prime, di prodotti finiti; vuota in molti luoghi la stalla del contadino, vuoti l\u2019armadio della massaia, il deposito del negoziante, il magazzino della grande industria. Ridotta la vita civile ad una paurosa miseria: il focolare senza legna, la cucina senza gas, il pane senza sale, il bambino senza latte, il vecchio senza coperte, l\u2019ospedale senza medicine. Tutto questo \u00e8 stato purtroppo una triste realt\u00e0. Dobbiamo alla vitalit\u00e0, alla volont\u00e0 di lavoro del popolo italiano, ma anche in larga misura ai tempestivi aiuti di paesi esteri, tra cui il Canad\u00e0 e la Svizzera, se si \u00e8 potuti risalire rapidamente da questi abissi.<\/p>\n<p>Sulle rovine di una catastrofe come quella che si \u00e8 attraversata \u00e8 stato difficile, non soltanto per l\u2019Italia, ma per tutti i Paesi che ne hanno sofferto, riedificare secondo schemi ideali mentre bisognava puntellare un muro, riparare il tetto, rimettere in sesto i serramenti del vecchio edificio. L\u2019eredit\u00e0 che lascia la guerra impegna molte linee della ricostruzione ed una politica a lunga scadenza \u00e8 resa impossibile dalla necessit\u00e0 di misure di emergenza. Ma nel complesso \u00e8 fonte di orgoglio per gli italiani il riconoscimento generale dell\u2019opera ricostruttiva compiuta, del successo ottenuto nella rimessa in marcia dell\u2019attivit\u00e0 economica e del conseguito riassestamento dell\u2019attrezzatura sociale e politica del Paese.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/2509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}