{"id":1022,"date":"1954-10-10T17:07:17","date_gmt":"1954-10-10T17:07:17","guid":{"rendered":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=selezione_antologica&#038;p=1022"},"modified":"2019-05-13T08:56:45","modified_gmt":"2019-05-13T08:56:45","slug":"lo-spettatore-involontario","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/selezione_antologica\/lo-spettatore-involontario\/","title":{"rendered":"Lo spettatore involontario"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":2167,"template":"","categories":[],"tags":[24],"class_list":["post-1022","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-societa-costumi-e-stili-di-vita"],"acf":{"edizione":"N.5, 1954","autore":[{"ID":385,"post_author":"1","post_date":"2019-04-09 10:09:09","post_date_gmt":"2019-04-09 10:09:09","post_content":"Giornalista, traduttore e grafico (1924-1973). Figura anomala, tra le pi\u00f9 innovative degli anni Cinquanta, \u00e8 l\u2019antesignano del giornalista-grafico o progettista di giornali. Formatosi nella cerchia di Vittorini e della rivista \u00abIl Politecnico\u00bb, esordisce come segretario di redazione, succedendo poi ad Albe Steiner nella progettazione grafica. Giornalista impegnato e traduttore dei <em>Quarantanove racconti<\/em> di Hemingway, negli anni si reinventer\u00e0 impaginatore di \u00abLa Notte\u00bb e del nuovo quotidiano \u00abIl Giorno\u00bb di Enrico Mattei, concependo soluzioni rivoluzionarie e innovative che pi\u00f9 avanti lo porteranno a realizzare il progetto grafico de \u00abil Manifesto\u00bb.","post_title":"Giuseppe Trevisani","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"giuseppe-trevisani","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-04-09 10:09:09","post_modified_gmt":"2019-04-09 10:09:09","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/?post_type=autori&#038;p=385","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p><em><strong>I documentari pubblicitari sono talvolta una trappola di cattivo gusto per il pubblico che frequenta le sale cinematografiche. Nino Pagot, di cui pubblichiamo un\u2019intervista, ritiene che i cartoni animati, offrendo libert\u00e0 alla fantasia del regista, possano essere i meno estranei al divertimento dello spettatore e i pi\u00f9 idonei a reclamizzare un prodotto<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni mattina Nino Pagot entra in laboratorio con una segreta speranza: la speranza, vana ma fantastica e gentile, che l\u2019omino a colori lasciato la sera prima su un foglio di rodovetro abbia \u00abfatto qualcosa da solo\u00bb. Invece, ogni mattina, l\u2019omino, o il personaggio del cartone animato in lavorazione, \u00e8 fermo al foglio dove Pagot e i suoi collaboratori l\u2019hanno portato il giorno prima. Non c\u2019\u00e8 che da riprendere penna e pennelli e rimettersi a condurlo avanti, disegno per disegno, ventiquattresimo di secondo per ventiquattresimo di secondo. Giorni fa il contabile di Pagot inventari\u00f2 il materiale in giacenza dopo quattro anni di cartoni animati e scopr\u00ec che ci sono in magazzino oltre 100 quintali di disegni. 100 quintali di disegni eseguiti uno per uno da poche mani pazienti, meno di cento mani in tutto, comprese le mani pi\u00f9 umili; mani da inventori di \u00abtrompe-l\u2019\u0153il\u00bb settecenteschi, mani da fabbricanti di \u00abcarillon\u00bb.<\/p>\n<p class=\"Testo\">\u00abCome si fanno i cartoni animati\u00bb mi dice Nino Pagot, che non si accorge di essere un cultore del paradosso, \u00ab\u00e8 l\u2019unica cosa che sanno tutti\u00bb. Ed \u00e8 vero, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 probabilmente nessuno nel 1954, dai 6 anni in su, che consideri il cartone animato un miracolo e che non sappia riferirne semplicemente la tecnica: si fanno tanti disegni e poi si proiettano uno dopo l\u2019altro sullo schermo&#8230; \u00abCome si fanno, d\u2019accordo. Ma perch\u00e9 si fanno? Questo\u00bb dice Pagot \u00ab\u00e8 quello che molti si domandano, e che vale la pena di domandarsi\u00bb.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9, Pagot cerca di spiegarlo: \u00abIl disegno \u00e8 sintesi, interpretazione. Ha sempre avuto la maggiore immediatezza di comunicativa, nei secoli, anche nelle astrazioni pi\u00f9 ardite. Ma tempo e spazio erano fermati, immobili nell\u2019immobilit\u00e0 del disegno. Oggi invece l\u2019oggetto dell\u2019invenzione, per noi del cartone animato, non \u00e8 una figura grafica, magari da animare, bens\u00ec un movimento; movimento che, per essere definito, ovvero espresso, ovvero rappresentato, si serve del disegno, come si serve del suono, come si serve del colore. In assoluta libert\u00e0, col solo limite della fantasia&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questa la spiegazione del perch\u00e9. La spiegazione \u00e8 invece chiarissima, mentre Pagot parla, nel suo sguardo. \u00c8 come se Romeo volesse spiegare perch\u00e9 ama Giulietta. Pagot ama il suo lavoro, ci crede. E se questa \u00e8 una banalit\u00e0, magari fosse pi\u00f9 banale la gente che comincia a lavorare oggi! Pagot cominci\u00f2 a lavorare con Zavattini: \u00e8 uno della \u00abgenerazione adorabile\u00bb, quella che sembra avere bruciato molte possibilit\u00e0 di poesia e di entusiasmo per le generazioni successive. Tutti un nome e una strada se li sono fatti, avevano stima l\u2019uno dell\u2019altro e lo dicevano&#8230; Ma questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Dice Pagot: \u00abHo pensato, adesso, un film cos\u00ec e cos\u00ec\u00bb. E si mette subito, al giornalista che ha appena conosciuto, a raccontare l\u2019idea. La ruota, la storia della ruota. Le vibrazioni del passeggero sul veicolo, attraverso i secoli, sono tradotte in termini grafici da un sismografo e disegnano sullo schermo i diversi stili architettonici. \u00abEh?\u00bb dice \u00abeh?\u00bb. E subito dopo, una storia di case: case per ogni tipo di abitante, edilizia psicologica, case animate. E subito dopo, il film \u2013 astratto, sorprendente \u2013 fatto per spiegare il modo di inflettersi del nuovo pneumatico cinturato: un artista che parla agli ingegneri, \u00e8 un bel record. E poi la vicenda dell\u2019automobilina timida che appena uscita dalla fabbrica incontra il Cattivo Distributore che la porta a bere nella taverna delle macchine perdute&#8230; \u00abAh, come mi sto divertendo con questo, come mi sto divertendo!\u00bb dice.<\/p>\n<p class=\"Testo\">\u00c8 naturale che poi si diverta il pubblico; quel terribile pubblico che \u2013 spesso con sacrosanta ragione \u2013 strepita e pesta i piedi aggredito com\u2019\u00e8, tra uno spettacolo e l\u2019altro al cinema, da una pubblicit\u00e0 che a volte sembra ideata e pagata dal concorrente diretto del prodotto propagandato. Chi scrive ricorda di aver sentito levarsi da una platea buia, afflitta e oppressa da una voce che ordinava \u00abbevete, eccetera\u00bb, un grido entusiasmante, il grido del liberale ignoto contro la tirannide: \u00abNon lo berr\u00f2 mai!\u00bb. Eppure, chi scrive ha sentito anche applaudire al cinema dei cartoni animati pubblicitari. Il che spiega meglio di qualunque discorso teorico perch\u00e9 i cartoni animati \u2013 impossibilitati nelle attuali condizioni del mercato a fare programma da soli, purtroppo \u2013 siano i pi\u00f9 richiesti per la pubblicit\u00e0; e perch\u00e9 questo si verifichi non solo in Italia, ma anche in Francia, per esempio, o in Inghilterra o in America, paese dove addirittura la pubblicit\u00e0 diretta \u00e8 fatta esclusivamente con cartoni animati.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Pagot, oggi, riceve offerte di trasferirsi da Milano a Roma, di ingrandire la sua azienda che \u00e8 ancora giustamente segnata nei registri dell\u2019artigianato. \u00abMa non potrei pi\u00f9\u00bb dice lui \u00abseguire di persona io tutto il lavoro. E allora perch\u00e9 dovrei farlo? Per arricchire?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"Testo\">\u00abEcco\u00bb continua seguendo il filo del suo pensiero \u00abquando si ha l\u2019idea per un cartone nuovo, si prova uno slancio, una esaltazione, come quando\u00bb \u2013 e sorride \u2013 \u00absi concepiscono le cose grandi. Poi&#8230; poi ci si siede. E si cominciano i disegni uno dopo l\u2019altro, ventiquattro al minuto secondo, millequattrocentoquaranta al minuto primo. Ad ogni nuovo disegno, il lavoro rischia di non essere pi\u00f9 quello concepito nello slancio iniziale, rischia di risentire della pazienza, della fatica. Bisogna tener presente che c\u2019\u00e8 un signore seduto in una sala buia, che non pu\u00f2 andarsene perch\u00e9 ha pagato il biglietto, che non vuol vedere e non vuol sentire; e invece noi dobbiamo fargli vedere e fargli sentire quello che vogliamo noi, non solo, ma riuscirgli anche simpatici, per trasformarlo in acquirente del prodotto X. Bisogna che tutto sembri fatto con niente, che non si senta la fatica, perch\u00e9 altrimenti la partita \u00e8 perduta\u00bb.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_gallery","composizione_articolo_gallery_immagini":[{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18123023\/lo_spettatore_involontario_000.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11173001\/lo_spettatore_involontario_001.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11173002\/lo_spettatore_involontario_002.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11173003\/lo_spettatore_involontario_003.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11173005\/lo_spettatore_involontario_004.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18124938\/lo_spettatore_involontario_005.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18124939\/lo_spettatore_involontario_006.jpg"},{"composizione_articolo_gallery_immagini_immagine":"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18124940\/lo_spettatore_involontario_007.jpg"}]}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/1022","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2167"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}