{"id":3372,"date":"2026-06-04T14:28:50","date_gmt":"2026-06-04T14:28:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/?p=3372"},"modified":"2026-06-04T14:28:50","modified_gmt":"2026-06-04T14:28:50","slug":"diverso-difficile-e-facile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/diverso-difficile-e-facile\/","title":{"rendered":"Diverso: difficile e facile"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":1652,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[22],"class_list":["post-3372","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-non-categorizzato","tag-impresa-produzione-e-lavoro"],"acf":{"custom_sticky":false,"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Arrigo Castellani \u00e8 morto prima di essere divenuto un vecchio. Non sto a dire che sia una sorte invidiabile. Dico, pensando ad Arrigo, che la sua vita \u00e8 stata interrotta in un punto oltre il quale avrebbe sub\u00ecto un trauma, comune, s\u00ec, a molti, ma in lui assai rilevante. Se \u00e8 vero che in ciascuno di noi \u00e8 la maturit\u00e0 che progetta la vecchiaia, che in una certa misura la maturit\u00e0 gi\u00e0 contiene la vecchiaia, mi pare che la maturit\u00e0 di Arrigo sia stata, sotto questo aspetto, inadeguata. Direi di pi\u00f9, direi che \u00e8 stata ed \u00e8 rimasta sino alla fine ambigua, non mai assimilata. Cos\u00ec come lo vedo, egli non \u00e8 mai stato compitamente ci\u00f2 che le sue varie esperienze, la funzione aziendale, il ruolo sociale avrebbero dovuto fare di lui. Non si \u00e8 mai lasciato istituzionalizzare in modo completo. Ha sempre portato, nel reggere un complesso compito direzionale, nelle manifestazioni della vita associata, nel suo modo di esprimersi, negli stessi atteggiamenti del volto, i segni \u2013 le riflessioni, gli slanci \u2013 di un volontarismo giovanile; quasi che reclamasse a propria difesa e giustificazione l\u2019alibi di una sua definizione non ancora avvenuta; quasi che gli fosse stata garantita la possibilit\u00e0 di ridefinire la propria esistenza \u2013 eppure cos\u00ec inverata in un ruolo, immessa in una sequela senza fine di sensi unici, cos\u00ec saldamente inserita in un reticolo di rapporti convenzionali \u2013, di retrocedere per prendere slancio e ripartire in una prospettiva mutata. \u00c8 questo solo un risvolto della sua personalit\u00e0, un aspetto marginale? Pu\u00f2 darsi. Ma \u00e8 quello che faceva di lui, a mio giudizio, nel contesto nel quale operava, un uomo <em>diverso<\/em>; come un quadro appeso un po\u2019 di sbieco in una galleria di quadri, di ritratti che si presentano tutti bene allineati. Diverso: difficile e facile di giorno in giorno, da occasione a occasione, talvolta perentorio, prevaricante, talvolta duttile, problematico, addirittura indifeso, talvolta irritante, altre volte avvincente. Il rapporto di lavoro con lui \u2013 parlo di parecchi anni di collaborazione nella redazione della Rivista Pirelli \u2013 \u00e8 sempre stato a sorpresa; un rapporto da reinventare continuamente senza avere alle spalle nulla di stabilmente acquisito. Avrebbe potuto essere insopportabile ed invece, nel prolungarsi del rapporto, riusciva via via pi\u00f9 simpatico. Ed aveva un dono oggigiorno sempre pi\u00f9 raro, specialmente a Milano: sapeva essere allegro, sapeva essere malinconico. Non grigio, non noioso; malinconico. Se per ogni personaggio esiste una chiave d\u2019interpretazione, per Arrigo Castellani adotterei la seguente: ha conservato attraverso tutta la vita il gusto per la vita. Quand\u2019anche non fosse <em>la<\/em> chiave, questa non \u00e8, non pu\u00f2 essere un\u2019annotazione marginale. Se dietro uno scrittoio, nei pranzi di lavoro, nei viaggi di affari, se nei rapporti col prossimo \u2013 tutti o quasi tutti legati a una funzione e ad essa condizionati \u2013 l\u2019uomo aziendale riesce a tener desto il gusto del vivere, ad assaporare il sale della vita, ebbene, non \u00e8 cosa da poco. Penso, per tornare al punto da cui sono partito, che Arrigo avrebbe avuto una vecchiaia difficile. Non era individuo da accettare serenamente o bonariamente la regressione, la rinuncia all\u2019alternativa \u2013 anche se solo ipotizzata \u2013, la scomparsa dell\u2019imprevedibile, l\u2019insieme delle norme che rispondono a quest\u2019unica ed ultima norma: vivere male per sopravvivere a lungo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Mi avr\u00e0 mandato al diavolo, di Leonardo Sinisgalli<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Si faceva ancora un po\u2019 d\u2019illusione sul potere magico della pubblicit\u00e0 e \u2013 in genere \u2013 sull\u2019Arte che deve servire a ornare la vita. I poeti, i pittori, i filosofi godevano le sue simpatie; aveva in uggia i burocrati. Arriv\u00f2 a tal punto a credere nella parola poetica che non trov\u00f2 affatto straordinario mettersi lui stesso a scrivere per traslati. Nella storica \u00abcampagna\u00bb di qualche anno fa, quella degli scioglilingua, che fece scalpore presso i benpensanti, riusc\u00ec nientemeno a rifare il verso di Duchamp, di Desnos, a utilizzare il <em>nonsense<\/em> dadaista a fini di seduzione. Ricordate gli esquimesi che schivano le quisquilie e le ecchimosi, o Nausicaa che spiega la musica alle lumache?<\/p>\n<p>A lui che era un candido, in fatto d\u2019arte, che non era passato attraverso nessun seminario, che non aveva sub\u00ecto la tonsura, piaceva il giuoco, piaceva la libert\u00e0. Credeva nella religione del bello e del gratuito quando gli stessi artisti se ne infischiano del sacro e del sublime. Pensava all\u2019ispirazione, al miracolo, ora che i poeti si sono tecnicizzati, hanno chiesto aiuto ai calcolatori. Era commovente la sua fede opposta allo scetticismo degli stessi sacerdoti.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 stato l\u2019ultimo caposaldo a resistere contro l\u2019assalto delle Agenzie, delle ghenghe, delle congreghe, delle <em>\u00e9quipe<\/em>s, delle percentuali, delle taglie. Gli uomini della sua scuderia sono oggi gli unici a conoscere qualche manfrina e qualche segreto del mestiere. Quei pochi centri di resistenza che pure esistevano a Milano sono caduti nelle mani dei sociologi e dei semiologi. Codificata in norme, statuti, leggi, provvedimenti, codicilli, la pubblicit\u00e0 ha rinunciato a tutto il suo tesoro, la sua tradizione, la sua capacit\u00e0 inventiva, per servire soltanto il buon senso e la statistica. Niente pi\u00f9 colpi di testa e <em>coups de foudre<\/em>. Soltanto impiombature e, in qualche caso, occultismo e sessuologia.<\/p>\n<p>Pensavo, fino a qualche anno addietro, che il nostro mestiere fosse quello del giornalista, dell\u2019architetto, dell\u2019illustratore. Ora vedo bene che il \u00abdeus ex machina\u00bb \u00e8 soltanto il fotografo; tutti gli altri, compresi gli psicologi e gli economisti, sono suoi umili servi. Aveva conosciuto il Mostro che sembrava prima un agnellino, poi divent\u00f2 un montone, si trasform\u00f2 in tigre, eccetera: un essere che aveva fatto corpo tutt\u2019uno col suo strumento, l\u2019obiettivo fotografico, simile a quei mostri cari a Ernst o a Sutherland, mezzo uomini e mezzo macchine, che rappresentano l\u2019incarnazione odierna del Minotauro. Seppe tenere duro a questo assalto, a questa furia. Alz\u00f2 coraggiosamente i vessilli dell\u2019ispirazione, dell\u2019invenzione, dell\u2019improvvisazione. E finch\u00e9 ci fu lui, nessuno ebbe il coraggio di sputarci addosso.<\/p>\n<p>Arrigo non si sarebbe aspettato da me un piagnisteo. Tante volte mi avr\u00e0 mandato al diavolo per via delle mie scontentezze irritanti. Mi sfogavo con lui che mi sapeva prendere, conosceva il mio debole, mi faceva grandi elogi: \u00abLa tua lettera \u00e8 bellissima ma il tuo giudizio \u00e8 ingiusto&#8230;\u00bb. \u00abFammi lavorare per te\u00bb continuavo a celiare. \u00abSarebbe bello, ma chi lavorerebbe per noi?\u00bb<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3372","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3372"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3372\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3373,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3372\/revisions\/3373"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1652"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3372"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3372"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3372"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}