{"id":1774,"date":"1968-07-10T15:07:04","date_gmt":"1968-07-10T15:07:04","guid":{"rendered":"http:\/\/qa-www.rivistapirelli.org\/selezione_antologica\/tempo-lavorato-tempo-liberato\/"},"modified":"2019-05-13T09:08:42","modified_gmt":"2019-05-13T09:08:42","slug":"tempo-lavorato-tempo-liberato","status":"publish","type":"selezione_antologica","link":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/selezione_antologica\/tempo-lavorato-tempo-liberato\/","title":{"rendered":"Tempo lavorato, tempo liberato"},"content":{"rendered":"","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":0,"template":"","categories":[],"tags":[46],"class_list":["post-1774","selezione_antologica","type-selezione_antologica","status-publish","hentry","tag-society-and-lifestyle"],"acf":{"edizione":"N.3-4, 1968","autore":[{"ID":20,"post_author":"1","post_date":"2019-04-08 12:38:57","post_date_gmt":"2019-04-08 12:38:57","post_content":"<!-- wp:paragraph -->\r\n<p class=\"testoafilo\"><span lang=\"EN-GB\">Agostini worked in the Pirelli Group in the labour and industrial relations sector during the difficult years of the 1960s, and was appointed deputy head of personnel in 1968. As such, he worked in 1969 on the \"decretone\", the Pirelli project to reform Confindustria, the general federation of Italian industries. Two years later he was called upon to work directly with the presidency and the managing directors as senior management advisor for matters related to work and employment.<\/span><\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->","post_title":"Serafino Agostini","post_excerpt":"","post_status":"publish","comment_status":"closed","ping_status":"closed","post_password":"","post_name":"serafino-agostini","to_ping":"","pinged":"","post_modified":"2019-05-07 14:15:18","post_modified_gmt":"2019-05-07 14:15:18","post_content_filtered":"","post_parent":0,"guid":"http:\/\/internal-pcons-be-fondazione-fr-dev-elb-1449244171.eu-west-1.elb.amazonaws.com\/autori\/serafino-agostini\/","menu_order":0,"post_type":"autori","post_mime_type":"","comment_count":"0","filter":"raw"}],"riassunto":"","composizione_articolo":[{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>Il problema della durata del lavoro non sembra aver oggi molto perduto della importanza che ha presentato per oltre mezzo secolo, nonostante il cammino percorso dal 1919, quando la prima Convenzione Internazionale del Lavoro, adottata nella Conferenza di Washington, stabil\u00ec di limitare il tempo normalmente occupato negli stabilimenti industriali in 8 ore giornaliere e in 48 settimanali.<\/p>\n"},{"acf_fc_layout":"composizione_articolo_testo","composizione_articolo_testo_testo":"<p>I termini del problema sono andati per\u00f2 via via modificandosi. Nel 1919, la giornata di 8 ore e la settimana di 48 costituivano da parecchi anni, nel quadro dell\u2019azione rivendicativa dei lavoratori, uno degli obiettivi primari cui tendere, in quanto la legislazione della maggior parte degli Stati non aveva ancora predisposto norme intese a disciplinare la materia e, come conseguenza, durate normali del lavoro notevolmente prolungate erano da considerarsi per nulla eccezionali, con pregiudizio non di rado della stessa integrit\u00e0 fisica dei lavoratori.<\/p>\n<p>Da allora, tuttavia, nella misura in cui l\u2019accrescimento della produttivit\u00e0 \u2013 a sua volta determinato dalla introduzione dei nuovi procedimenti tecnici, tecnologici ed organizzativi \u2013 consentiva la produzione di beni e servizi in quantit\u00e0 tale sia da elevare il tenore di vita di sempre crescenti popolazioni, sia da ridurre nel contempo la prestazione lavorativa, la legislazione e la contrattualistica hanno proceduto, per un complesso di motivi e di stimoli, ad abbassare sempre pi\u00f9 i limiti entro i quali la durata del lavoro andava contenuta.<\/p>\n<p>La riduzione dell\u2019orario di lavoro disposta negli ultimi 50 anni nelle economie progredite pu\u00f2 essere valutata da un minimo del 20% ad un massimo del 40% [&#8230;]. Se dunque il problema della durata del lavoro trovava in passato il suo principale fondamento nella esigenza della tutela della salute del lavoratore, \u00e8 certo che sotto questo profilo esso ha ormai da tempo cessato di sussistere [&#8230;].<\/p>\n<p>Tuttavia vanno acquistando sempre maggiore rilevanza altri motivi di carattere sociale \u2013 maggiormente legati alla personalit\u00e0 umana del lavoratore nelle sue esigenze, non solo come prestatore d\u2019opera, ma anche come individuo, come componente di un nucleo familiare, come membro del corpo sociale nel cui contesto si muove \u2013 che fanno prospettare [&#8230;] l\u2019opportunit\u00e0 di una diversa e pi\u00f9 razionale distribuzione del tempo occupato nel corso della giornata, della settimana e dell\u2019anno.<\/p>\n<p>[&#8230;] In questa sede si cercher\u00e0 di affrontarlo considerando in particolare il mondo dell\u2019industria, che rappresenta l\u2019agente principale del progresso economico ed il settore dove il problema si pone in termini di maggior rilevanza, tenuto presente anche che esso comprende in Italia oltre il 40% delle forze di lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che ogni diversa ripartizione del tempo occupato e del tempo libero pu\u00f2 realizzarsi, alternativamente o contemporaneamente, seguendo tre diverse vie:<\/p>\n<p>&gt; con la riduzione della <em>giornata<\/em> lavorativa;<\/p>\n<p>&gt; con la riduzione della <em>settimana<\/em> lavorativa, attraverso la eliminazione in toto o in parte della sesta giornata di lavoro;<\/p>\n<p>&gt;con la riduzione del numero delle giornate lavorative nell\u2019<em>anno<\/em>, mediante l\u2019aumento delle ferie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019esperienza estera, il forte aumento del tempo libero reso possibile, soprattutto in questi ultimi anni, dai rapidi avanzamenti della tecnica, \u00e8 stato realizzato operando lungo tutte le tre direttrici summenzionate, ma in particolare prolungando il riposo settimanale.<\/p>\n<p>In genere, all\u2019obiettivo della settimana di 40 ore \u2013 che rappresenta, a pi\u00f9 o meno breve termine, la meta cui si tende in tutti i Paesi progrediti \u2013 \u00e8 stato infatti quasi ovunque abbinato quello della settimana di 5 giorni con 8 ore di lavoro giornaliero.<\/p>\n<p>Del resto, gi\u00e0 parecchi sono i Paesi in cui la settimana di 40 ore ripartita su 5 giorni di lavoro risulta attuata per la quasi totalit\u00e0 dei prestatori d\u2019opera (vedi usa, Australia, Canada e, recentemente, urss). \u00c8 per\u00f2 sintomatico che in molti Paesi nei quali l\u2019orario settimanale \u00e8 ancora superiore alle 40 ore le riduzioni verificatesi si siano accompagnate ad aumenti della durata giornaliera in modo da permettere l\u2019attuazione della settimana di 5 giorni [&#8230;].<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1409\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181411\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_2.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181411\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_2.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181411\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_2-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/>L\u2019allungamento delle ferie non sembra invece trovare diffusa ed accentuata attuazione, anche se in questi ultimi tempi sono andate manifestandosi in Europa delle propensioni in tal senso, soprattutto nei settori in cui la settimana di 5 giorni \u00e8 gi\u00e0 una realt\u00e0. Queste tendenze sono pi\u00f9 o meno chiaramente riscontrabili anche nel nostro Paese.<\/p>\n<p>[&#8230;] Assistiamo nell\u2019industria italiana ad una evoluzione verso una sempre pi\u00f9 estesa attuazione della settimana di 5 giorni, specie per gli impiegati non direttamente legati al ciclo produttivo, la maggior parte dei quali ormai effettua la settimana corta con il sabato libero oltre la domenica, attraverso il prolungamento della durata giornaliera al di sopra delle 8 ore.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] Cos\u00ec le aziende, non a ciclo continuo, con lavorazioni distribuite su tre turni di lavoro hanno attuato le riduzioni di orario o accorciando i turni del sabato o, preferibilmente, mediante la concessione durante l\u2019anno di corrispondenti giornate di riposo retribuito coincidenti, normalmente, con il sabato.<br \/>\nDove invece le lavorazioni sono distribuite su uno o due turni, le riduzioni degli orari di lavoro sono state di solito attuate accorciando la durata della prestazione al sabato, ma diverse risultano le aziende che hanno adottato la settimana di 5 giorni prolungando l\u2019orario giornaliero.<br \/>\nPer quanto riguarda, infine, le aziende a ciclo continuo, le riduzioni sono state attuate mediante la concessione nel corso dell\u2019anno di giornate di riposo retribuito, usufruibili per\u00f2, date le particolari esigenze tecnico-produttive, in giorni diversi della settimana. Gettando uno sguardo sugli altri settori, a parte la agricoltura dove la situazione presenta aspetti particolari dato il fondamentale legame con le vicende stagionali, si va parimenti assistendo ad una sempre maggiore estensione della settimana corta.<br \/>\nNei servizi, infatti, mentre il personale di manodopera osserva orari di lavoro che non si discostano molto da quelli dell\u2019industria, per il personale impiegatizio \u2013 che rappresenta, come \u00e8 noto, la larga maggioranza degli addetti \u2013 \u00e8 ormai generalizzata la settimana di 40 ore distribuite su 5 giorni (vedi le aziende di credito, gli enti previdenziali e assicurativi, le aziende telefoniche, gli enti esattoriali, ecc.), salvo il commercio, nel quale prevale l\u2019orario di 44 ore settimanali, e la pubblica amministrazione, che continua a mantenere per la gran parte degli impiegati l\u2019orario unico di 6 ore giornaliere e 36 settimanali, stabilito per motivi contingenti durante l\u2019ultimo conflitto.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Questo breve esame della dinamica e della distribuzione del tempo occupato consente dunque di individuare un orientamento di fondo piuttosto marcato verso la progressiva estensione della settimana di 5 giorni con il sabato e la domenica liberi: la cosiddetta \u00absettimana corta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] I fattori condizionanti ogni diminuzione del tempo occupato sono numerosi, ma fondamentalmente possono essere ricondotti a due: l\u2019evoluzione della produttivit\u00e0 globale e la dinamica dell\u2019offerta di lavoro. Per quanto riguarda il primo fattore, mentre per alcuni settori dell\u2019industria italiana si pu\u00f2 presumere che i futuri incrementi potranno lasciare margine a considerevoli riduzioni degli orari di lavoro, per altri \u2013 che rappresentano la maggioranza, soprattutto come numero di occupati \u2013 i possibili incrementi saranno probabilmente in grado di consentire solo riduzioni contenute, insufficienti a realizzare una integrale attuazione della settimana corta senza andare incontro a limitazioni nella formazione del risparmio aziendale e a conseguenti difficolt\u00e0 negli investimenti [&#8230;].<\/p>\n<p class=\"Testo\">Va ricordato a questo proposito che, laddove gli incrementi di produttivit\u00e0 si manifestano in misura rilevante, ci\u00f2 lo si deve per gran parte alla introduzione di tecniche produttive che richiedono onerosi investimenti ed \u00e8 noto che, d\u2019altro lato, la nostra economia si lascia caratterizzare da una relativa scarsit\u00e0 di capitali, di cui l\u2019alto costo del denaro \u00e8 uno degli indici pi\u00f9 espressivi.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] Ma anche considerando il secondo fattore, e cio\u00e8 l\u2019offerta di lavoro, la diminuzione oltre certi limiti del tempo occupato va vista con molta cautela.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] Permane una aliquota di disoccupati al di sopra dei limiti fisiologici ed un notevole numero di lavoratori ha ancora una occupazione saltuaria. Nel quadro della politica di sviluppo \u00e8 d\u2019altra parte fondamentale che l\u2019obiettivo della piena occupazione venga perseguito nei limiti consentiti dal mantenimento, nelle aziende, delle condizioni di competitivit\u00e0. Pertanto, considerato che ogni riduzione degli orari di lavoro si risolve comunque in aumenti dei costi unitari, \u00e8 ragionevole pensare che tali riduzioni non possano ad un certo punto non ripercuotersi sulla capacit\u00e0 per le aziende di intensificare il processo di occupazione della manodopera e quindi di assorbire il margine di inoccupazione attuale.<\/p>\n<p class=\"Testo\">Altro importante elemento: il livello salariale. Mentre i costi del lavoro italiani occupano posizioni molto elevate nell\u2019ambito europeo soprattutto per il pesante carico di oneri sociali, il reddito netto di alcune categorie di lavoratori risulta ancora piuttosto basso se posto in raffronto con quello dei lavoratori degli altri paesi che hanno attuato riduzioni del tempo occupato all\u2019incirca uguali alle nostre. Ci\u00f2 induce a ritenere che la maggior parte dei futuri incrementi di produttivit\u00e0 saranno verosimilmente da destinarsi, almeno in diversi settori, pi\u00f9 all\u2019elevamento delle remunerazioni che non ad una ulteriore contrazione degli orari.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] Il problema della settimana corta si pone comunque diversamente nelle industrie a ciclo continuo rispetto alle altre [&#8230;]. Il problema pu\u00f2 meglio essere affrontato nelle aziende con lavorazione distribuita su uno o su due turni giornalieri di lavoro, dato che queste sono in grado di procedere all\u2019attuazione della settimana corta senza ridurre ulteriormente l\u2019orario di lavoro settimanale, ma solo modificandone la distribuzione [&#8230;].<\/p>\n<p class=\"Testo\">A prescindere da ci\u00f2, le conseguenze sul piano dell\u2019impresa si identificano, per le aziende di questo tipo, con la diminuzione del rendimento che si verifica a seguito del prolungamento della durata giornaliera. \u00c8 ormai nozione acquisita che il rendimento del lavoro, considerato in funzione della durata giornaliera della prestazione, pur essendo variamente influenzato da una serie molteplice di fattori (ambientali, economici, fisiologici, ecc.), segue in generale il principio della produttivit\u00e0 decrescente.<\/p>\n<p class=\"Testo\">\u00c8 da ritenere pertanto \u2013 e l\u2019esperienza delle aziende che hanno attuato la settimana corta prolungando l\u2019orario giornaliero lo conferma \u2013 che la protrazione del lavoro al di l\u00e0 delle 8 ore comporti un abbassamento dei rendimenti unitari, che spesso non trova attenuazioni apprezzabili nel godimento di due giorni consecutivi di riposo.<\/p>\n<p class=\"Testo\">[&#8230;] Una certa attenuazione dei limiti che si incontrano per l\u2019adozione della settimana corta potrebbe aversi con lo spostamento di tutte, o di alcune festivit\u00e0 infrasettimanali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1410 alignleft\" src=\"\/\/d2snyq93qb0udd.cloudfront.net\/FondazionePirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181438\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_1.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181438\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_1.jpg 450w, https:\/\/assets.fondazionepirelli.org\/rivista-pirelli\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/11181438\/Tempo-lavorato-tempo-liberato_Agostini-Serafino_1-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/>\u00c8 noto che nell\u2019industria la produzione deve presentarsi il pi\u00f9 possibile come un flusso ininterrotto e uniforme. Da ci\u00f2 deriva che la interruzione del ciclo settimanale comporta un danno \u2013 di ampiezza pi\u00f9 o meno apprezzabile a seconda delle caratteristiche della produzione \u2013 che va oltre la perdita di prodotto afferente alla giornata di festivit\u00e0, perch\u00e9 incide anche sulla produttivit\u00e0 del giorno precedente, nonch\u00e9 su quella del giorno successivo (di qui la tendenza delle aziende a fare effettuare i \u00abponti\u00bb, oltre che per andare incontro alle preferenze dei lavoratori). Il problema assume una peculiare importanza nel nostro Paese in cui le festivit\u00e0 previste dalla legge e dai contratti collettivi risultano 17, numero di gran lunga pi\u00f9 elevato di quello che si riscontra altrove (in Germania da 10 a 13 [&#8230;]; in Belgio, in Francia, in Danimarca e in Norvegia 10; in Olanda, da 6 a 7 a seconda dei contratti; nell\u2019urss 8; negli usa 7; in Svezia 4).<\/p>\n<p>\u00c8 importante rilevare a questo proposito che il differente numero di festivit\u00e0 \u2013 e in parte anche delle ferie \u2013, aggiunto alla forte spinta sindacale che da noi si ha per l\u2019attuazione effettiva delle riduzioni dell\u2019orario di lavoro, porta a collocare i nostri orari di fatto ai livelli pi\u00f9 bassi della scala europea. Diversamente da quanto avviene da noi, all\u2019estero vi \u00e8, inoltre, una tendenza a far cadere i giorni festivi al luned\u00ec o ad unirli ai periodi di ferie. Il giorno di vacanza isolato in mezzo alla settimana \u00e8 stato abolito, ad esempio, in Gran Bretagna e nei Paesi scandinavi. Particolari anniversari che cadono durante la settimana vengono in questi Paesi solennizzati esclusivamente con articoli su giornali e manifestazioni serali.<\/p>\n<p>Anche tenendo presente la possibilit\u00e0 di coincidenza con la domenica \u2013 per la Pasqua questa coincidenza c\u2019\u00e8 sempre \u2013 o con il sabato, appare dunque di tutta evidenza l\u2019opportunit\u00e0 di una revisione delle norme in atto nella materia, revisione peraltro complessa, considerati i diversi aspetti del problema e in primo luogo quello religioso, dal momento che delle 17 festivit\u00e0, 13 costituiscono delle ricorrenze liturgiche. Dell\u2019argomento si \u00e8 peraltro occupato il Concilio Vaticano ii, giungendo alla risoluzione di non opporsi in via pregiudiziale a iniziative in tal senso.<\/p>\n<p>\u00c8 certo comunque che l\u2019eventuale spostamento delle festivit\u00e0 al sabato o alla domenica potrebbe favorire, sotto ogni profilo, un generale migliore assetto degli orari di lavoro e fra l\u2019altro accelerare, almeno in alcuni settori, il processo di attuazione della settimana corta.<\/p>\n<p>In merito, la recente proposta di legge del Consiglio Nazionale dell\u2019Economia e del Lavoro sui \u00abProvvedimenti in materia di orario di lavoro, riposi settimanali e annuali dei lavoratori dipendenti\u00bb porterebbe ad una disciplina pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n<p>Tale proposta prevede infatti per quattro festivit\u00e0 (Capodanno, 1\u00b0 maggio, 2 giugno e 25 dicembre) un divieto di lavoro quasi assoluto, le eccezioni riguardando le esigenze di pubblica utilit\u00e0 e il danno che altrimenti deriverebbe ad alcune produzioni.<\/p>\n<p>Per le altre festivit\u00e0 non cadenti in domenica viene invece demandato alla autonomia collettiva [&#8230;]. Per quanto concerne le ferie, il problema non \u00e8 peraltro tanto di quantit\u00e0 quanto di distribuzione. Analogamente infatti a ci\u00f2 che pi\u00f9 o meno si verifica in altri Paesi, il periodo di ferie \u00e8 da noi concentrato nel trimestre luglio-agosto-settembre, in cui viene mediamente usufruito circa il 73% della spettanza annua, ed in ispecie nel mese di agosto \u2013 mese in cui la maggior parte degli stabilimenti effettua la chiusura collettiva \u2013 solo nel quale se ne utilizza ben il 43%.<\/p>\n<p>Di qui una serie di inconvenienti: particolarmente nel mese di massima concentrazione, le citt\u00e0 si svuotano e le localit\u00e0 di villeggiatura registrano un repentino affollamento cui le attrezzature esistenti non possono far fronte; le strade sono percorse da migliaia di automobili con ingorghi paurosi e punte eccezionali di incidenti; i treni viaggiano sovraccarichi e cos\u00ec via. Un panorama, insomma, di estremo disagio. D\u2019altra parte vi sono, a favore della chiusura collettiva di agosto, esigenze e motivi di non poco conto sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori.<\/p>\n<p>Per i datori di lavoro lo spostamento della chiusura a diversa epoca comporta il rischio di pregiudizievoli sfasature sia nei confronti dei concorrenti sia nei confronti dei fornitori e della clientela; sopprimere la chiusura, per converso, significherebbe fare utilizzare le ferie a turni, soluzione questa che presenta molti aspetti negativi (tanto per citare, soltanto durante la chiusura si possono eseguire certe operazioni di grossa manutenzione e di modifica degli impianti che richiedono il fermo per pi\u00f9 giorni del macchinario).<\/p>\n<p>Per i lavoratori \u00e8 da rilevare che il sistema attuale offre maggiori probabilit\u00e0 di trascorrere, avendo i figli liberi dagli impegni scolastici, le ferie con la propria famiglia e nel periodo in cui si ritiene \u2013 invero le statistiche metereologiche smentiscono tale convinzione \u2013 che il tempo sia pi\u00f9 propizio. Indubbiamente il problema dello scaglionamento delle ferie va affrontato con molta cautela, sulla base di un piano concordato tra le varie organizzazioni (produttive, turistiche, dei trasporti, ecc.) a poco giovando iniziative di singole aziende o, anche, di intere categorie.<\/p>\n<p>[&#8230;] Attesa l\u2019opportunit\u00e0 dello spostamento di alcune festivit\u00e0 infrasettimanali al sabato o alla domenica, nonch\u00e9 dello scaglionamento delle ferie, non \u00e8 del tutto certo in via generale che l\u2019adozione sempre pi\u00f9 generalizzata della settimana corta rappresenti la via pi\u00f9 razionale e soddisfacente per arrivare ad una migliore ripartizione fra tempo occupato e tempo libero. A favore della settimana corta si enumerano i benefici per il personale femminile, per gli studenti lavoratori, per coloro cui, data la lontananza della famiglia, i due giorni di riposo consentono un ritorno a casa altrimenti irrealizzabile, per chi ama sports non praticabili in citt\u00e0, ecc. Si evidenzia la spinta a dedicarsi alle attivit\u00e0 ricreative e culturali, la maggior parte delle quali richiede una certa disponibilit\u00e0 di tempo. Ma soprattutto si pone l\u2019accento sulla possibilit\u00e0 della lunga gita di fine settimana \u2013 il week-end \u2013 che consente un distacco netto, fisico, dalle fabbriche, dagli uffici, dalle strade abituali, dalla citt\u00e0: una fuga di due giorni destinata a ricostruire le energie psichiche spese nella settimana.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 da osservare \u2013 e qualche voce qualificata si \u00e8 gi\u00e0 espressa in questo senso \u2013 che il week-end non si traduce certo, almeno nella gran parte dei casi, in un riposo ristoratore: se \u00e8 una \u00abevasione\u00bb, si tratta invero di una evasione faticosa, caratterizzata da perigliosi ed estenuanti viaggi in auto sulle strade congestionate.<\/p>\n<p>Non va dimenticato inoltre che il week-end comporta un dispendio spesso notevole di denaro e ci\u00f2 ne limita l\u2019uso. \u00c8 chiaro infatti che la fuga dalla citt\u00e0 ha un senso se si realizza nel trasferimento in un luogo desiderato: ad esempio il mare, il campo di sci. Ma la maggioranza delle famiglie deve invece ripiegare su altre pi\u00f9 modeste soluzioni, quando poi non resta a casa. Le facili generalizzazioni della citt\u00e0 vuota al sabato ed alla domenica perch\u00e9 tutti gli abitanti hanno preso l\u2019automobile od il treno e sono altrove vengono smentite dalle immagini dei quartieri periferici, dei caff\u00e8, dei cinema.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la \u00abcivilt\u00e0 dell\u2019evasione\u00bb non ha saputo ancora crearsi i modelli necessari.<\/p>\n<p>Manca la mentalit\u00e0 favorevole alle attivit\u00e0 ricreative e formative, ma mancano altres\u00ec le attrezzature che non siano quelle di divertimento passivo. A Milano, per esempio, vi \u00e8 solo una piscina coperta ogni 500 mila abitanti ed un campo da tennis ogni 30 mila abitanti. Eppure Milano \u00e8 in testa per attrezzature sportive e numero di utenti.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 anche il problema di alcuni servizi pubblici. La \u00absociet\u00e0 dell\u2019evasione\u00bb congloba tutti: al sabato gli uffici comunali sono chiusi e cos\u00ec gli uffici delle imposte, le banche, gli enti previdenziali, ecc. Per il lavoratore che abbisogna di uno di questi servizi ed il cui orario giornaliero non gli consente di usufruirne nella settimana, prima dell\u2019inizio del lavoro o dopo la chiusura, sono evidenti le difficolt\u00e0 che si frappongono.<\/p>\n<p>\u00c8 forse da domandarsi a questo punto se non sia preferibile per la intera comunit\u00e0 tendere piuttosto verso un altro obbiettivo: la giornata corta.<\/p>\n<p>A parit\u00e0 di prestazione nel ciclo annuo, la distribuzione dell\u2019orario settimanale su 6 giorni, estesa a tutte le settimane dell\u2019anno, consentirebbe invero di attuare una durata giornaliera apprezzabilmente ridotta. [&#8230;] Pi\u00f9 tempo libero nel corso della giornata consentirebbe di stare maggiormente con la famiglia, nonch\u00e9 di adempiere alle piccole necessit\u00e0 di tutti: andare dal medico, fare degli acquisti ecc., senza attendere il sabato quando tutto \u00e8 pi\u00f9 difficile ed in particolare l\u2019affluenza nei negozi \u00e8 tale da non permettere a volte una scelta ponderata tra una merce e l\u2019altra; ma aprirebbe inoltre la possibilit\u00e0 di maggiormente dedicarsi alle attivit\u00e0 formative che l\u2019attrattiva del week-end ostacola.<\/p>\n<p>Appare chiaro, tuttavia, che la tendenza verso la progressiva estensione della settimana corta \u2013 come i precedenti esteri e la stessa nostra esperienza dimostrano e come attestano tra l\u2019altro anche i risultati della inchiesta che la Doxa ha condotto per conto della rivista \u2013 sia irreversibile e che pertanto l\u2019accorciamento della durata giornaliera vada visto, piuttosto, in prospettiva, a settimana corta acquisita, realizzandosi la possibilit\u00e0 di ulteriori contrazioni degli orari di lavoro. Intanto, l\u2019aumento del tempo di cui si pu\u00f2 liberamente disporre nel corso della giornata va cercato per altre vie: l\u2019estensione dell\u2019orario unico e l\u2019accorciamento dei tempi di trasferimento.<\/p>\n<p>Con l\u2019urbanesimo e la motorizzazione gli ingorghi di traffico cittadino causano, specie nelle ore di punta, perdite di tempo notevolissime. Se si considera il tempo che si spende per raggiungere l\u2019ufficio e l\u2019officina gli orari giornalieri sono invero gravosi; quando poi gli spostamenti avvengono quattro volte al giorno essi diventano il pi\u00f9 delle volte intollerabili.<\/p>\n<p>Del resto si pu\u00f2 fare un piccolo calcolo. Delle 24 ore di cui \u00e8 composta la giornata, nell\u2019ipotesi che ogni trasferimento richieda mediamente 45 minuti, il \u00abtempo di trasporto\u00bb ne assorbe 3, 8 sono da dedicarsi al sonno ed altre 2 ai pasti; se la durata del lavoro \u00e8 di 8 ore, ne rimangono solo 3 a disposizione, (che si riducono poi a 2 se la durata del lavoro \u00e8 di 9 ore).<\/p>\n<p>[&#8230;] Si tratta inoltre di risolvere alcuni non piccoli problemi, a cominciare dalla insufficienza delle attrezzature logistiche per la refezione, non sempre essendo infatti possibile trovare nel luogo di lavoro o nelle sue vicinanze un servizio che fornisca il pasto meridiano ad un prezzo moderato [&#8230;].<\/p>\n<p>In conclusione, l\u2019estensione dell\u2019orario unico \u00e8 certo auspicabile, ma non \u00e8 sufficiente. Occorre anche migliorare le vie di comunicazione e l\u2019efficienza dei pubblici trasporti, nonch\u00e9 procedere ad opportune diversificazioni degli orari per tutti quegli organismi in cui la coincidenza degli stessi non \u00e8 strettamente necessaria, perch\u00e9 il tempo richiesto dai trasferimenti tra la casa e il lavoro risulti il pi\u00f9 possibile abbreviato, tra l\u2019altro favorendo cosi il decentramento delle abitazioni in luoghi residenziali, vale a dire in una cornice pi\u00f9 congeniale alla natura umana.<\/p>\n<p>La migliore soluzione che potr\u00e0 darsi al problema della distribuzione degli orari e del tempo libero dipende dalla fattiva collaborazione tra tutti: autorit\u00e0 politica, enti pubblici, enti privati.<\/p>\n<p>[&#8230;] Va sottolineato, comunque, che ogni modificazione dei calendari e degli orari di lavoro richiede, perch\u00e9 sia produttiva di effetti positivi, l\u2019esistenza di adeguate \u00abinfrastrutture\u00bb per l\u2019utilizzazione del tempo libero, nonch\u00e9 di un certo grado di educazione sociale al suo impiego.<\/p>\n<p>Tempo libero significa essenzialmente scelta, libert\u00e0, espressione e sviluppo della personalit\u00e0 per tutti gli individui e in particolare per quelli che non riescono a realizzare se stessi nel lavoro. Ci\u00f2 \u00e8 attuabile nella misura in cui esistano opportune istituzioni che non solo siano in grado di offrire la possibilit\u00e0 di svolgere benefiche attivit\u00e0 di riposo e di svago, ma che in pari tempo costituiscano fonte e mezzo di espressione di pi\u00f9 profondi valori: allargamento del sapere, aumento della partecipazione sociale, stimolo all\u2019attivit\u00e0 creativa eccetera.<\/p>\n<p>Nel tendere a questo obiettivo occorre per\u00f2 evitare di fare del tempo libero l\u2019aspetto positivo della vita e del lavoro quello negativo (il che porterebbe, in ultima analisi, a pregiudizievoli frustrazioni con conseguente diminuzione dell\u2019efficienza di quest\u2019ultimo), attraverso una separazione netta che tra l\u2019altro non trova corrispondenza nella realt\u00e0; ma piuttosto cercare, a tutti i livelli, valide forme di integrazione tra lavoro, <em>loisir<\/em> e cultura, sulla base di un costante impegno formativo, perch\u00e9 l\u2019uomo sia \u00abeducato\u00bb, in tutta la pienezza del termine, oltre che alla vita di lavoro, anche \u2013 e sempre pi\u00f9 \u2013 alla vita fuori del lavoro.<\/p>\n<p>Solo in questo modo la riduzione del tempo occupato pu\u00f2 costituire un fattore di compensazione e di equilibrio, non rischiando di risultare fine a se stessa, ma convertendosi invece nella disposizione di un maggior tempo personalmente disponibile, tale da rappresentare un equivalente morale della occupazione produttiva e un \u00abarricchimento\u00bb sia per i singoli individui, sia per l\u2019intera collettivit\u00e0.<\/p>\n"}]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica\/1774","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/selezione_antologica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/selezione_antologica"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rivistapirelli.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}